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Full text of "Trattato della coltivazione delle viti e del frutto che se ne può cavare: E ..."

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TO 



ce LLE VITI 

DÒ CATARE 



)DERrai 

TIMO. 



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MIl, A N O 

Dalla Societi Tipografica db' Cusìici Jtauan», 

conttada di s. Hargheriu,. N." iiit, 

ANNO llloC. 



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1 . 



» rf 



I EDITORI 



GL 

A' LOaO ASSOCIATI. 



N 



Vi 



i presentiamo^ o cortesi Associati , la 
ColtivaziofXie delle Viti di GioYanvetlorio 
Soderini , opera che da qualche tempo di- 
venuta era rarissima . La venustà dello 
stile non menò che P importanza della mar 
teria rendono questo Trattato utilissimo fi 
commend^ole a chiunque ama d! attingere 
d puri fonti della • Toscana favella i leg" 
giadri modi del ben dire eziandio le co^ 
se di campagna . La nostra edizione è 
fgjtta sulla bellissima ed accurata di Do* 
menico Maria Maniii , che nel 1734- ri- 
stampò in Firenze la prima e famosa 
d(? Giunti 1600. Sì questa de? Giunti^ che 
quella del Manni sono ammesse dalla 
Crusca , e fanno testo di lingua . Dopo le 
Notizie intorno a Gio. Vettorio Soderini 
raccolte dal Manni abbiamo noi ancora 



ristampata la lettera di Filippo Giunti al- 
r Alamanni , ed alle stesse ì^othit abbiamo 
premesso r Avviso del Manni , perchè ci 
sembrò che questo non meno che éjuella inr 
teressar potessero i Lettori , e rendere così 
viepiù perfetta la nostra eé^izione . Gradite 
adunque La nostra diligenza ^ e wete fé* 
liei . 



Giusti , Ferramo , e C/ 



• f 



^ 1 






\' ' 



• » ' 



DOMENICO MARIA MAKHl 



A CHI I.EGGE. 



Xo Stimo certamente 4 che V affaticarsi a 
dinlostrare la necessità , Y eccellenza e la 
sovranità sulle altre Arti , ddl' Agricoltura 
generalmente , o in particolare Futilità della 
cultura delle Viti (antico trovarne» to^ di- 
cono , de* nostri Etrusci).(i) sia ornai uno 
sforzarsi senza prò alcuno di aggiugner lu- 
<3e al Sole^ essendo già palese abbastanza , 
essere stata cotale arte u nervo della Ro- 
mana Repubblica ^ ed ancora nìòn avervi 
tra le cose utili e fruttuose nulla, che sia 
deir Agricoltura migliore , più abbondevole^ 
più giocondo 9 e che alF uomo libero mag- 



(i) Vedi gli Scrittóri a1%«|i dal Dampstero dd 



"N 



6 

rrme0t€ si <:5òn&oeia(f). Qwndi se^ia tutte 
IVazioni più colte e adorae tì ebbe! ohi 
di queit* Arte nobilissima diede |»rec«tti ^ 
sia eoa pace di tutte loro , ì# non xrédo^ 
che forse patria alcuna tì sìa , eiie àfik^fae 
nel numero degli scrittoli di essa cijopraf 
yaiui . E che Scrittori ! II sdo nome di Pier 
Vetiori , di Luigi Alamanni il: vecchio, (a 
differenza del giovane figliuolo di Piero ; 
che anch* egli di Agricoltura si dilettò ) di 
Giovanni Rucellat, di Bernardo Davanzati, 
non' va egli siccome tra quei delle più tào* 
bili Famiglie di Fireize^ cosi in compagaia 
de^U. Scrittori nostri più celebrati? Acquali 
a buona equità alcun altro aggiugnere se 
ne yjuole , se non cognito qtlanto i pur ora 
mc'i to vati, tutta volt4 degno della memoria , 
che di Ini i marmi ed i libri conservano^ 
^ fu quiesti il Senator Gio. Battista Tedaldi 
jrivente ne' medesimi tempi , scrittore ao- 
chVesso di un Trattato di Agricoltura MS. 
é ritrovatore eziandio di una falce adopra^ 
(a p^* villerecci lavori dagli antichi Romani^ 
dipoi i^duta > appellata Sagolo, la quale 
il Negri ^ sbagliando , dice essere una sorlai 
dite^rra (fl). Ma tra tutti loro onorevole hiogo 
occupa 9 e ut altrerì ornamento alla nostra 
leggiadra favela Giovanvetto&io Sodekini^ 



<i) Cic. I. de Off. 

(2) L' IjMGVì^ioi)^ ru^ C«)>peIlA Tedaldi nella Aa- 
minc* e r Isu degli Scrìi. Fiw. del lilc§d . 



/ . . ■ ■ i 

ébi«lù larga' «M«^>i^ >9Ì'&^ di ^96lto v il 
i|tial8iUtia >ootftl matem necessarissima , qua-* 
)o jì 'è^.lp. oi^iiFazioiiie ia generale, a lungcv 
tratiò'iy 10 si troira : MS. origioale di- tnaiH^ 
•dèU*' Autore ia quattro Volumi b«n gròssi: 
ta?«fogfii) ndla oahabre Ubiferia del $ig. Git^ 
lo Tdmmaso Slroe7Ì*(f)CaTalicre tra le ahre 
pperogadare che la arricchiscoao , delle liet** 
tere oenemerito; ed in uno di essi (2) sì 
ragiona lan^meii te della GoltÌTazione delle 
Viti ( checenè per incidenza vi «i fiiveUi 
d'alcuni altri arbori) che èìr operetta , che 
di preaeate noi doniamo novellameme alla 
luce . Fu ella impresa dapprima in Firenze 
da 'FiMppo Giuntt in 4. nel j 6oo. unita alla 
Coltirazione di Bernardo Davanzati Bostichi^ 
ed alla I^Ce^ del Popone di lionardo Gia« 
chini ; aggiunte ambedue , che noi traiasoia^ 
mOy la prima a cagione d? essere stata indi 
ristampata più fiatae, ed in specie ona di 
fresco; r altra perchè non affatto convelli^ 
ente . al nostro assunto ; contentandoci di 
non ommettereJa lettera .di dedloazióne^ 
ohe il Giunti fece a Luigi Alamanni il gio« 
Tane , per non ; defraudare la m^norìa di 
alcuni grandi tiomini, de* quali yi à fa per 
entro onorata nominanza • Scnsossi . prìmie<> 
«Hnente il Giunti coir Alamanni deg^i er- 
rori accaduti in tale impre^ione , per noa 



(i) Coda. NF. KG. va. ma m. in focL 
1^) CadL NT. 



X 



8 

aver 'potato ^ùoudkpfi Aurdio 'Bnmdi uMiida: 
erudito « ebe di piteparare ii restò di qrte^s^ 
Agrìeidtura tenera Jomi(aiieQ0a f dar ijitt 4 ^ 
cui il Soderini av^faae latto grazioso fdcHio;. 
poscia rimise esK inedeeiiao queste ^scàaL 
pordone delle Viti di bel quoto alle «tam« 
pe ramio 1622. e si proiésiò di meglìovarla 
e correggerla . Or quanto felicemente ciò 
gK . riuscisse di fare» , owero se viepiù aje* 
Tohnetite ma sortilo a Bie, lo giudicherà^ 
chi che sia 9 il quale ne faccia il coiifroat<^ 
Ma sebbene questo della miglior oorreaào'^ 
ne 'è slato un de* motivi di rimettere tale 
13>ro sotto il torchio ; non però è stata 
r unico y essendo bisognato nalla meno di 
ciò Care per la Tarità , in cui questa parte 
d* Agricoltura era in certo modo venuta t 
il che non segue ^ tanto degli altri ugual-^ 
mente che questo principali scrittori di co« 
tal arte di sopra divisai , perchè forse pilli 
edidoni , che di questo ne sono finora usci^ 
le; taotopù che di più d'utto di loro se 
ne. $qno rìnnovellate alcune da pochi tomi 
in qua ^da" diligentissimi tot^hj di Giuseppe 
G)mino di Padova , e quella ad Vettori osi 
quesli di.Giusep|)e Manni.mio padre. 01- 
tredichè la maggior frequenisa , con che 
meritava questa operetta del Sederini d^ es- 
ser citata ' nel nostro Vocabolario della Gru- 
sca per le molte voci , di cui mestiere ab* 
biamo d* autorità , richiedeva ^ che una assM 
emendata ediùone si conducesse ,di essa ; la 
qual cosa tnolto prima avrenimo tentai di 



9 
§Mft^ se <)ectipaii non fmsimo stati hiinet^. 

ter fcmri di pianta, per lo medcmno Sfetwì*- 

fgio '^e^re. ÌDcdite^^ non men che qticstar 

neeeitarìe, ddUe aùaìi tutte in tuAò ràgiàK 

ne^olittent^ dire <^1 Poeta : 

fOnesd-sen gli occhi d^la Lingua 7ìOBiraJ{i): 

Perchè poi nulla manchila render compian- 
ta e gradita questa ristampa , oltre alF aver 
io procorato, che le pagine corrispondano 
uniformemente a queUe della edizione del 
1600» per eomodo delle citazioni , mi son 

r^so la briga di raccogliere di qua e di 
le poche notizie qui annesse, risgnar- 
danti la persona delF Autore, di cui poco 
'e quasi direi nulla si sapeva; e ciò ho io 
fatto, come hanno permésso e la. mia in-^ 
sufficienza , e quei pochi ritagli di tempo ^ 
che in questa ricerca ho potuto impiegare. 
Gradisca pertanto chiunque legge, F opera 
mia , qualunque ella sia per se 6tes6à , à 
riguardo del mio animo, che è di scunpce^ 
mai occuparmi a tutta possa per lo puh* 
hlico benefizio; e viva felice. 



\ 



/ • 



<i) Petr. Trionf, d^a Funa e. 3. 



* . ' . 



4 ^ ; .< 




\ 



/ 



II 



NOTIZIE 



INTOKNO 



A GIO. VETTORIO SODERINl. 



O^ 



UEi pochi ^ i quali di questo scrittore 
^ d!una delle cospicue famiglie di nostra 
patria hanno preso exprofesso a trattare^ 
passano in silenzio le cose di lui pia desi'^ 
derei^oli ed importanti. Ed invero troppo 
scarsamente ne favellano Fra Michele Poc- 
cianti e Giovanni Cinelli , la cui Opera 
manoscritta non fu per avventura compiuta ; 
e con molto d^ inavvertenza il Padre Giulio 
Negri j che tra le altre cose d^uno scritto- 
re ne fa due . y4l che volendo io supplire 
senza sovercìda prolissità , dico in prima , 



12f 

<^ GiorjNrBTTORto SoDJSRim illuure Qe^ 
tUt^offtù Fiorentino venne a ifues^ ^iuce 
Panno MDXXVI. eH ri. di M^zq . U 
padre suo , nipote di fratello de^ du^ chior 
rissimi soggetti il Cardinal Francesco e 
Pieto Gonfaloniere perpetuo , fu 'tùmm^o 
Soderini Senatore Fiore^ttino ^ uomo lette- 
rato \ e tra gli idtrì suoi adomamenti ^' alla 
Tòsbana Poesia inclinato^ talché riu^soextdo» 
vi ndraòilmente , meritò , che uri suo ^^net^ 
to illustrato fosse , ed esposto da Alessan* 
dro Solicino Ferrarese , alla Religione poi 
Frate Orazio Carmelitano , con un suo 
erudito Trattato sopra di esso^ impresso 
in Firenze ( oi^e il Solicino nel corwento di 
S. Maria Maggiore lungamente dimorò i e 
moriwi^ Fanno ih&j. Né questo basta u 
far ragione di (piante e quali lettere ador* 
ho fosse Tommaso , se non si riporta qui 
ciò , che il dottissimo Pietro Candido Mo^ 
naca Carruddólense del^ monastero degli 
Angeli della Città nostra, in dedicando a 
lui giovane di soli ig. anni Lucrezio da 
se emendato , e per le stampe di Filippo 
Gkatti nel i5i2, impresso^, nel fine della 
Dedicatoria gli dice: Nostra autem haec , 
qua in emaóu landò nobili poeta , tui^auspr 
ciis nsi , TFhoma splendidissime , sumus in- 
dustria, ob idque inconiparabili Tirtuji tu« 
dicata, fiet jam per Te omnibus bonarum 
Artium sectaioribus exploratior ; Tibique 
non in poetica solum , atque oratoria ^ in 
quibus tantopere excellis, sed in reliqub 



. ' . ... y 

amplissima o)^>lìmo , doctisdimoque cuiq^ue 
semper pattiit dòìim6,cujus ob haer^itatiam^ 
6iiMtì€ntèmqoe - daptentiam , Dtjìque ipsi^s^ 
Optimi Maxitni mnnei^e ad summa eYecti 
rerttm fesiigia'Patrui Italia hac tenì|}^std,tie 
vektli elkri^ma duo. sydera illuxer^i^^ ..iwlli. 
tkon hùfiìanariuzL Hlérarum eludiosi perpettuo^ 
se dèbcfpé j&tebuntur • Mihi vero, in q^extt 
egregia tua^ Reverendissiiniqui^ inprimis Pa- 
trui tui extaut maiala y niliil prorsus «evenire 
potuerit antiquius , quam si acri , magiioque 
ntriusque judicio. Eisce in T. Lacret^ium 
eastigationibus 6atis a nobis fuisse factum 
intelTexero • Nasceva questo Tommaso So- 
derini di quel M. Gio. f^ettorio Avvocato , 
che dalT Epistole di Marsilio Ficino sL ri- 
trae essere stato suo amico e familiare. La 
madre di GiorAnrETTORio U giovane 9, che 
è il nòstro , fu Caterina di Lorenzo della 
tanto illustre schiatta de* Marcìwsi Molar 
spina . Così per tempo fu V applicazione di 
ijuesto fanciullo agli studj , e tali le > nu- 
\ • nuaziani paterne furono , die di 16. •anni 

X^ Ofmara^^ in Bologna Filosofia e Leggi ; di 
\^jeke più chiara testimonili n:^ aver non. si 
puote , che quella che ce ne fa una lettera 
di Niccolò Martelli^ traile stampate a car^ 
24, di questo tenore: 



N 



ò 



A M. Gio. VRtwwo SoDfiMN*^ 



ia fiotogiifti. 



' '* -. w \> 






^:. ^A]^Mla che ooi et eravaou» jpkì^làti'-due^^ 
YC^ ( riobii Gio. Teticnuo) òhe tì fanoA^ 
gDÀ(* lras£erire in Bologna pei^ dar princi|iiO * 
agli on^^ati stud j della Filosofia ; e ^1^ parte ' 
per soddisfare al desiderio paieruo^ eutrare^ 
m mteUi utili ^ ma iioo piacevoli ; delle L^ 
gÌ4 bttochè dell* una e deir altra professione» 
De sarete sopimamente lodato , persev-erando 
iiisÌBO al fioe ; e questo lo potete benissimo 
fare ^ per esservi stata la fortuna cortese! e 
liberale delle sue fiftcoHati^, non meno che 
1^ stelle graziose e benigne di tanti loro 
cortesi doni. MaperchMo non vi vada rac- 
contando quello che per voi mede^mo vi 
sapete e conoscente , me ne passerò , riser- 
bandomi a un* altiera volta a larvì intendere 
quanto io deside^ sempre per voi far co- 
sa y che grata vi sia • In questo mezzo vi 
piacerà una lettera per la virtuosa signora 
Veronica da Gambara ( dove sono alc.iae 
mie Rime ) di fai^liene tenere in man pro- 
pria per persona fidata e diligente, protac- 
cianJione poi Qon que' destri e cortesi mo- 
di, che la natura vi porge, la risposta, hi 
quale sopra a ogni altra cosa sommamente 
mi sarà gmta.^i fiorenza adi xx. di 1>»« 
cembre moxlu« 

Niccolò Martella 



i5 
TóméUù idlar patria ^lorjurÈTtcRio^ 

nella sua più fresca e fiorita età fu ammeS' 
so nella celebre Accademia Fiorentina tan* 
no MDtXldff^ Avvenne poi nelMD^JCI. 
la -morte del Senator Tommaso suo : P^ 
dre ^ <perlo€^ mestando egli soianiènèe 
con > tm /hatellù par nome^ Alesuindr&y P^^ 
sossi in dover tirare aitanti Io antico splene* 
dare dipana Famiglia ; e quindi si congiun*^ 
se in matrimonio con Maria del Senàtor^ 
Leone^del Senatore XM^^aUere Filippo dè*Ner* 
li y dalla quale in progresso di tempo dap^ 
pia m^schile^ prole acquistò ^ Ma perchè /e 
qvudità de^ due nòbiìitsimi * congiunti jww 
meno , che quelle d^ alcuni altri di questa^ 
Prosapia ^ espresse vengono al vivo dal 
mentovato Solicino nel iiiogo di sopra ac^' 
connato , non fa grolle ^ / io non m^ingan^ 
no , etti quel Trattato alcuni pochi periodi 
a^fer sotto rocchio. Propongo , dice egU ^ 
di volermi affaticare in esplicarvi un dot- 
tissimo Sonetto sopra ciò fatto dal nobili^ 
simo e virtuosissimo Signor Tommaso So-^ 
derini , uomo di felicissima memoria , do^ 
tato di, sottilissimo intelletto, ripieno d'^o^ì 
filosofica Ci buona disciplina , chente tutti 
sono y ovrer la maggior parte di quella Casa 
nobile e generosa , nel di cui lung^ ordine • 
sono, state per ogni tempo persone illustri 
per armi e per lettere , tra' quali ( per la- 
sciarvi da parte il Magnifico Pietro, che 
meritò per le sue rare victù d'esser fatto 
Gonfaloniere , come lo dicono , a vita , delk 



^ 



1 



]%,.i>tlabiiità del modestissimo- suo coaver,-, 
«are . e ]e doU del gloriosissimo suo ^nimo , 
quali si possono dire , che io lei si troTÌno ■ 
tuaggiori ec. Al par di questi per dirittisM> 
ipa ragione mi convieo porre lo illustre e 
geae^pso Sig. Qio.. Vettohio , il quale eoa 
le an^oanime sue azioni sarebbe Bjiffìcieote 
a uc\'^litar qualunque Casato si sia. Che, se 
]a nobiltà vera dalie virtù si acquista , e 
AOu d'altronde , meritameule dico, che se 
ì gloriosi progeniton della Casa Soderiua . 
foisiero in manco numero assai di quel che ^ 
sonò, questi soli * ooi doni che gli ha coit' . 
$;esso. .l'ottimo. Dìo, la potrebbe . ridurre . 
ugusde, a qualunque altro lignaggio ha og- 
gidì, fisr giudicip universale , nome, di no* 
bilisstmo e d'iUastrissìmo . AUa grand^zw 
del quftle arridendo, il .Ciclo {)iù. di/igiamo 



ava aw> di tG/(?i^i<iyyj6W^jjra^iiiri^ 

nèù$» f^&etótsu FiamthetUk St^detkld iw\iSfi^ 
ifaii» SÈMI ^cognata ^^àui kìm'^yP^i^^^^ 
ri3aa' il B4trgec^.ÉJilemosH /senta dubhH^ 
ancKe^ d^la Ti^sc^Mt Pcetim /MMU^kd^^ 
tnsUPeSire un SaueMo gioiDos^'dmiJl^iSwiCf^ 
to in VoUerra , non senza ^aH \^à\\ùi^^ 
xims Tiaffrdato nelle Ncèe isùorich^^ed^^eni' 
dàe. fatte da M<Ms* Sommai a^udlm Simm% 
deiie/amiglie Fwremtine di Piero MomdM^ 
cke^và oSisormii^leqtttdiNcte esistono^. ne^ 
tArehàfia segreta di S» A. Meaie^, Piùi 
Mse t V» é^yisando 41 i^inelU essere ^sptàèh 
sórièèe dal nastrò \ ^ ?ira éfUesèe ia ^ffompàk 
funeraiB^ colla "^fual^ celebraransiin ^i^^ 
rénze ndP am^ t&S^^ ieseé/uie delGmfà^ 
duca * Fr/uicmùOL^ Operetta y .che pcL^niA 
Jiiori FiUfìpo- ' Gitàttii dedicandala al* Goi^ 
keife\òio. Kincenzo. Modesti GendbsansoBL 
Res'kUmtù in Milana paer Ferdinanda diMe^ 
diciiCerHinah insième e^ Granduca dLT^^ 
s&a^ y- la ^ tfiml <fmre' tnanoscriHa di^ ytam 
profgrio' [M^io indirizzata V a^ea fìi^^.d>»% 
r^Émùas a Sik4o Pécoolomini sua mpate^^ 
/quegli che aMaper moglie ynafigUoi^ 
^Téodosia Sadermi suasoraMa. Sensm 
Jimdmente portata da nobile ^ffagkextm 
iais^iee. ^di ^ qualbt ,' onde $nobiiGreoi ^ 
mani' SerìtÓ»^ Sentinmsi stimobdi •:. ÌA 







f^ fien^^i^^^iWifn ^/^ mòno* che \^idcumt{ 

dbkc^fn délÈìió^ iA^aic^^ 

c^'^àggfi^ ""day fui > fiata , impondim kìco^ 

th^f^in i^iièi paesi ^ '\ ^v vv 

' ù/m^\ uwtu> di hai^anle un. poè^ in^r^ 

qui^ó eHtzarrxy^ e ^tomB^ Ciùùàdma:fiMà% 

UBaPv^i ed a cid '€ranaa^7rmm<»iak gti\QnQ^^ 

ri^^nd» )mc* hAù la sua Repubblica, destai*^ 

itì^i^eaia Casa Sademrd^ non/uisk^gùar-i 

dumo ^ <^he asBetter ^i sapesse idéunavoiim 

dw^ esptfùnete in- i^oce ^d in oa^ùkifuMafW 

fetto ^'cK egU nel lempo^ .dpi Prùè(f^dsasnu^\ 

dwa ancora ^ fiìi^ore. della iibenà^ deiim 

Patria-^ kIo* che gli fu piscia 4)affÌQnB^d6i 

sHiturbi. e di ang0sce r se- rwn ^§e^e^^\ 

uaùmralè s^suo fésbeffole\ m liesOf dà* tutSsÀ 

eapèm^e^ Uronfor motiva di vivaói^^e^dliaSk 

leffdà^ nd in^ fatti traile^ ^ellte^^ pt^^^^émxià 

meminat^ vi si leggono piU ^& divèrsi \detti 

e '^sMi .spiritosi del Sodemni ^ <^\ io^pfim. 

4^p€dmmte per isfisggire lunghezza ùBédasdaè 

lièiVi ^itace U rigaatda ben^^ ^e tde^^ 

meoèe .che av^ pervàdi camesU'^qùelià 

ifìastìre) /Casata^ il Onmdm^a Fnàsceii^a^i^ 

& \dmsìennaakresh^uriiifUoì49Ìonej Jùbe^^egH 

JSioe, tsmandosi a^Camei Riàd^ed iL^iuiogà 

preciso ' di sua abitazione in Firenze » cioè^ 



ufficio sentirà infinito contento e soddisfa" 
zioné\eaverà òér saturno i^À^^cW? Ai^'kséc^ 

cbe i) retiderà ^taidt éiàAAo' mà^ gl'ade e 
riguardatole al ìOBìfiAo . B mi /iHt^i^d»lÌLi^ 

cùiò *t kgge: - (; ì 

' f * - ^ «- 

P» il SK. GldVANTÉTTORlO SODBM!^ ^ 



• ■ '^"v 



Spìnto did rio dei^in Bàtto Pastoia, 
^Uasciafe il Gregge suo^ misero arante ^ 
Dal ^tiio nido rivoltò le piante , - t 
^' 9^n setica aspi^ sentii^ pena é doloi^^ ^ 
É'ai^iè déirAlp, ève con grande x>ftO!m 
^ ' €tìitA ' t>AMc»a diverse tìose e tinte , ^ ^ 
1 '^K* ^dispose à seguir ^élf orme sa^n^e» 
-' ^E ciò ,' piangeoao , un di mandò di iViorè: 
CUi^ linporÉariti^ e tm gravi 6se^cÌ2^, ^ ' * 
- Hitoàttètévi, poi^èlie^ CieJ destina , ' ^ 
^ t6K!ìò debbia dimaràr sii 'questi *p^>ggi* 
^ «lii^ ^i laiòio , é <^i mi r£^erm* c^^t 
' Pbscià ché^ St)riÈ!iti?f neillico a* vhy ^ ^ 
^ Jlidoma i! s«iol di sua vìrtà Svinai ' 



N 



. n ^^^ S^(gÌO; Avolo ^0»tra ti II9Ì tC^Q|Lt^, ; 

:3 H&tefANVWTonio mi^t né dispregia|;e' 
-h]^ sante fopz^ del cek^te AinorC:^ - •., 
M^do ìa (|i^ ob)e?ciM^tò Damcui Pastori 
Per colH e boschi nelF andata state ^^ ^ 

Finalmente Alessandro CeccherelU Fio- 
reì^tìnQ dando alla bio^ ii Siia Ragionar 
mento delle Azioni e/^entenze del Sig. 
Alessofìdro de" Medicea ptima JOh^ca 4h Fir 
rew^f stampato in .J^n^zia in qif^tGtsnel 
1564,.^ Gabriel Giolito d^ Ferrari ^s^tto 
i suoi auspici, il mandò faorì ^ e cpn.qìMesti 
s^jfUifnefiti f infra gli altri hei tratti di^st^ 
ma , s'' espresse : Solo la predierò bei^ , ,che 
si degni in questo mio dono riconoscer 
, ya^imo mìo presiti di .s^ryirla,» e f^r ^osa 
che le sia gr^ta ; perchè cqsì oom^ Elk^non 
è mai saida di beoleficare e gioiiàre altrui , 
cosi non doverebboi^ . mai rendersi appagati 
gli animi di chi la conosce di renderli^ gm-p^ 
zie, e dehitam^ente farle^ conoscere «,11 che 
io dj^derando più che tutti gli al^ af- 
fezionati suoi tanto di cuore j quanto so 



*4c 

e posso» la pr^ a tenermi nella sua 
grasia . ^ ■ t: j ; i i t ^ 

Conciossiachè A folte testimonianze 

i^ale^ofi /sifmt: m ^cf: cpinpr^P^r^^^lii^ro 

somigliantissimo carattere di Gjor^KrET-* 
TORIO SoDJK^ojsn i*nà9t'ìciwhi i^K^die debba 
essere stato di noja a chi legge P averne 
qui osservate queste poche distesamente. 



9 1 



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A LlM ILLUSTRE oi^^ri^ 

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JL ^Tc3ìè è convenevole che ciascuno me- 
ritamenùe inter,da a quelle cose , alle quali 
vede il guiderdone secondo le affezioni 
seguitare , nd lon mosso a dedicare a V. S. 
questo Trattata della Coltivazione e frutto 
delle P^iti del Sig, Gio. flettono Soderini 
di onoratissimi memoria ^ aspettando d^ es- 
ser guiderdonaio da V. S. non d^ altro , 
che d^ una lodd di costante gratitudine ver-' 
so il morto aiutare ^ e di una grata cor- 
rispondenza ^affetto verso la divozione 
che tengo d meriti e valore di V. S. Né 
mi son punto vergognato far questa corir- 
sequenza sulV affezione ,' con la quale ella 
inclina al diletto della vera Coltivatone e 



iwfiffaòe^ 4gC perugini 1ph^ Q€inijJA ^^WH^O^ 
creila terru^ pare ^h^^6Q^Hii^i ^.Mj^éò^thr 

rpii^JhJiiui la ghria,>éyjR^tffum9^i\^fip^ 

Ar^r^c^o tfw 4I0A» hdti 4i huom: Agrigml^ 
,j^^^^ TtUUo amsi^ i, , che la yi^ 4^' é^fM- 
vf'amró di p^ p^s0 m*és^ con la. vif^\4§^ 
:,SiOfnmzdpr0^edes^,ì^0glùirm oUm^^u^ 
^t(^f adempia di,^4fil doko , nan m^j(M^<^ 
^ol^^ ieggiadr^ P^^^i 4i cid V. '^4um 
Ja-.^hmhr^ del s^mga^ -fi con Iq fm^^ 
*fe/ '/2iSOTe^t^w<w pfr dritto, redaggia seria 
e»ifl(i4ió la d0ti(rirM, A 'l valore ; che^ per 
pfùi^n^HO.de' s%¥>i: ^kgarUissimi Poemi (^é^- 

4^^^fffi(^gki,C<m^fQmm^ntì\ ave^d^^^^^lla 

(C0kivmÌQ^9^ ^oriftp m versU 9^ Tnain^ 
J^.yid ^nm sMssGristififmssi^ JKraii^«^^4. 

iok^ ^lr,whfp$et mgeg^ ai hi mm fpss^ 
^ce^)p£s»o fattore Oiffi^ 4d ottùm^e^ 

^fmdiùoi Lamo <fe parie am^f» , iìke^i^a^ 
^v^^^dirUitut^a da ^fo^to rispeiùa io mm 
^bfSsiZmossa^ ^ \e che^*. tpiesiù Lihmti^ ..wm 
fbs^.f^h altra .degno deUa ^ua libr^rior^ 
i^irskime ^kdeUssimó'j delh\ Muse Grec/te^^ 
^aiSnet^es Tmcanei^doii^e^a ^oxindirisz^- 
^gliele nmsotia , pen essere parUK d^ippmsa 



/ 



dre^^ìi^ 







, f^^fnm^^^ 

-dfsid che è fra» di nói;^ non mmé ^ofHjpiàr 
ìòé^ ^ mé^ che luméntrt^ miéèù^d'f^af^ 
^éèi pràcactio che jf6 délkt gf^^zìi^sdi^^^^. 
"ia i^a , éome ella ^Dedè v di^Tté^d&in^^ui- 
^sa , ^h& or imb e ìfuèftd? ab^ofoéiì^^ 
tàfnékme oMa Stampa^' fnà liei^e :^ 'jmhì^ 
<d condm^re tutèò M èWixS^^ tìM^'Opèmf^ 
^come delle Rapèodie di Oniet^ ìm^fiè) 
eosi ben tostù anyverrà;, èhe in pi^ ^kumti 
avendo compiuta FOpent ùuita^ mi^'^iM^ 
<rò aver soddi^amx cu'desidériù^ dkiry^tiò- 
^r&j che delle sue fesche perdo M fìoe 
pwùóso dona , e al deuterio di^^sim^n^ae 
ha notìzia di esse yCke per ogni guisàsvtxp- 
le che io le dia alla Siampa^ rB\ comnen 
bene che* io paccia scusa C9n t^i^^S^ niiti 
pure de^ disavveduti et^riy neV^^^udi' l^ 
pia i^lte incorre la Sùanpa; im etìdndio 
di molii pia apfumeiiUiiyn^ìiptàtksHéihr 
4Àatnp^Uxr^ per ii ngna^wer^ poìMxt^xil-^dàfp 



2&: 

M. Aurelio ^^òpiraitai^ éU^ Stàatupa^ e per* 
lo essermi io pur troppo Jidato ■ di quegli ^ 
che comunemente ha il idrico ili rivedere i 
libri che si stampano : il ohe mi fa meno 
ardite - di mettere *àn éfitaUdèrazfobà: £*Jkè- 
tori 9 oltre alla utilità della materia , la 
purità "^ é ' bontà della Fù^reniima iixàgua ^ 
con la quale ella è trattata : Si potrà bene 
essa vedere sicuramente nel libretto ^ essen^ 
do egli composto con la solita purità e 
brevità dal Sig. Bernardo Da^anzati ^ il 
quale , sebbene trgJtpfi della Coltfira di di^ 
versi alberi e bisogne della Trilla ^ nondir 
meno trattando principalmente delle J^iti^ 
mi è parso che si possa aggiugnere con* 
venientemente con questo . e, pregola a ri* 
cever insieme t affetto , col quale gliele 
presento. E qui facendo fine , prego Nostro 
Signore Dio , le doni felicità e corUerUo , 
quanto merita la sua gran bontà e valore^. 
Diì ffjremse. li. 20., di. Settembre MIW. 

t^ìi/,Pii f^k.S. Illustre 

-fli » M •,', . ■ ì 

, f I I ■ I f ' , . 






Ser. Aff 

Filippo Gmuti. 






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Vi* ».iv. u\ >.s- r.>o AN :OiAS'\ .^ ..i <vX-v V\>u\ 









GlÒVANVETTOBIO SODERINÌ 



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JLia Vite, cBe Vke peria vita die clki^bà^ 
e dà alla nostra umana vita , è stata ad- 
domandata, e che tanto volentièri '^lìiTita 
ognuno alla sua coltivazione per lo giocon- 
do , grato , soave, e dilettevole e amato frut^ 
io che ella produce , e per lo pregiatissimo 
Hquore che se ne trae, e per lo guadagno, 
d* ogni altro che dalla madre terra si cavi , 
maggiore, se non si opponga e la contrasti, 
ma la secondi e favoreggi il benigno cielo ; 
perciocché questa nobilissima e fecondissi- 
ma pianta è sottoposta alle ingiurie de^ tem- 
pi^ restando offesa dai gieli agghiacciati. 



Set 

TU» Je j:Qpde»davi»t - Ifit Vile, sjinmfm >fpte»- 
cbvwf^t «« non ftli*o^|tficor% ciccia;, j^R, ri. 

ciKi, ntt gcirtilwwo fiwao ; ,« .pw; ^ilticwi:) 

ddiiiiò e relribueiido 4i se delicatb^iini^ ae?, - 

J^atrejhe e lavare, gli umuni capelli . Fu dal - 

S;vii4 Bairiarca l^oè idopo il gra^dissia;^)' ^ ,^ 
i^v^iaj^es^ » pi^io fm' mortaU , ^e app%«t. 
reiiat^ d# lui. A talché favol^^g^iifi^ gÙ^ 
ali(ie£iii <50"¥^€ì in mol^ ijtre co&3;(a<idQi$;t 
puy/I^Qfc^ ,t\UtQ ciò» i^ deVRomatti ?i. ha a>> 
ct^ré piùt iis^. ^ quello che «tCFittp sie^ . 
n^ J5itrp^a * de' G(reti eiMdche cosa , e de*{V J 
l^ifM miM^ ) a dii^9,cHe)Liibei'o padret d^?U^ ^ 
B£^ ^l?i|troTMW(^ l^iVite * che fu dopc^jittòWi, 
segqlii % |f 09. « al lyaale imiaim si dee ^Uiaii^J 
rfif c&ft ,«1^ fosse,» se i^pn cosi mufrii^ift#ni 
taoiflwepso^ cotìoàciote» e in. qu^kàf^^p^p^ ^ 
uspla K Qome Taltf e jfriittte* . t . ^ . , / 4 . 
; »»j tìft«^ pr^ift^ii»^* pi^ji^a^fià d^oguft 
aÌtoii,'4woTKd^ §. £rpàtii^rA , dal AW:Sp9g^--, 
^^if^^m^O: tcM^Q.ie mùm raBai;,,di quejt».. 
l4i^)noft^^^rfStvì)¥JJ^^ imj^ K^o^^ 

l'^^bQiidaftl^ ricoltai.w% ;; « » .god<5» tì«P| 
hi§xì^:j^.fii J>onifi€^^iie'M^^^ pfl^i^^^^ m-. 



/ 



3i^> 

a' etir4> baft^jifeto fedfeì; *^ kt^RoftuiMà'qpttfe^' 
stì^r^ R6i»àur istefci , a'^'lffeitìOTtitìi», le 'L«min 
réndf^i^'i^t^i^^ «ir Messina ^ &«i' SitàcuMi»!' et: 
a' Grél^MéK^I^«|]^> OetìFléfe Cfaiai^dH^ PAuè^rj? 
Ck^lH l^<3rima e A^rim } é fuor dfiiatìr' 
in Ge^^ibàEnk » dove a teM^ de^ Rdmdnin^ 
eràtib^ Viti né Ulitvoggigioi^ao £aiì|]fl^ezfdsfì(t 
Titti itSLtbróo al Reo^ i ^ kl' Nec^àro , al Mf^n^v ^ 
alla M^^lft; € iMcino a1 Daautbiò e ttl Oa^i- 
gfaet*ia , masfiimaoàeiit;^ aliai sim "visti ^ lànuo ^ f 
e'id 'qtuKilità delicatì^ini'^ vìm , è^ sd^Mt^ 
tiiittd il y libere i« montaci cfaè od^r^i' 
8(^ó^ ; ma in Caiidià , ti^k Giudèli e 'li? Gi^e^] 
eia-, j^ fi ùiù Ittogliì <tó es^ ; perehè ^i^ 
i iTtìtd^ jmmtaiit> Je Vitì per dbtt?^ -èel*^ 
rtrva, cbé è laro dalla ' MàOHneCtàBa^ kg^< 
próibito il vino ^( come itf ^ (|%i€^e due fjro*^^ 
vilièlè g£ii ) sono vini di fDtébea- iiiGKnÉlpa-' 
raMte > siccome ' in quella^ isola { èomfé^ ìiài- 
tém di Lavoro a Napoli' i Grechi^^ tì ' jj^ro^ 
duce la gagliardissima Malvagia ) i Cui '^Vl«^ 
tygni fìto Tuva a terra dalla Vile senza pali; 
eìn Cipri tfnco di questa^^ vino più' piJtetìPfté^ 
a»tei i' causato tntio' dalla'^^Ktà d«) j[)ieSé; 
cke ebsi faeta sorte di Yitì «ntisoido \ cémèf 
cpelle dell' ^va passe»ina> = 'di Coraiato ^ \!^^ 
p» téPra w n'è in >^pia^ le conduca' a^ 
taniéi^ ì)^pol«at4 # gagUdtdia'perfeiMiiey»* 



»» 
♦ 



3* 

che altrore non avrerrebbe « bencluè le sorti 
delle Viti yarìe ( che son tante , quanto i 
paesi) che si riiro^ano trasportate dalle lor 
madri in altre regioni, quantunque lonta- 
nissime 9 non altramente che i frutti addotti 
da strane parti in altre a nca TÌ6ine » per 
la prima Yolta , e quasi quanto durano que^ 
fili stessi che furono trasferiti , rattencodo 
m lor quel natio patrio impresso seme , an^ 
Cora nelle parti lorestiere, rattengono la 
simiglianza ai loro medesime , e producono 
assai simile^ a quelle , di dove elle sono usci^ 
te 9 così il vino , come i frutti • Dipoi nella 
seconda stirpe degenerano ;«(ia tutti gli agri- 
coltori convengono in un parere, che i sassi 
sieno amici alle Viti, massimamente quand^. 
sopra di loro sia spprammes^ assai terreno ; 

1)erchè essendo i sassi frigidi e tenaci del- 
* umore , non lasciano patir di sete agii ec- 
cessivi caldi le loro radici ; il perchè gli 
antichi lasciarono per ricordo delle Viti , 
che si lanciassero presso a* fiancai delle fosse 



questi 

r Eslate il caldo . Cosi si vede ne*^ fertilissimi , 
colti di esse iitf:ca*no al Reno,. dove. souq. 
sassi a filoni per tutto, venirvi felicissima-^ 
ipeute ; e conviene levar vìa le pretre ch^, 
sono nella superficie 46lla terra ^ percl^è p 
restate abbruciano riscaldate dal Sole, e. 
rinverao raffreddano , al contrario s^ quel- 
le cke ^ stendono ia fondo. E sebbene. le 



3S 

iti hanno per natura di non rifiutare ^ al- > 
cun sito o terreno che sia , tuttavia nel 
lTO{>po gelato e nel troppo caldo elle non* 
fanùo; ma fuor di questi due estremi elle 
vengono tanto felici ne' campi, quanto né* 
colli, e non meno nella rescauta, che nella 
densa terra , e spesso anche nella gracile e 
umidiccia ; ma nelle pretre fortunatissima* 
ménte ,' ove sia ancora poco o nulla di ter- 
réno, siccome ne monti della Spezie, a Mal- 
ta e nel Carso , ed altrove . E quanto a' siti 
innanzi a tutti amano i piedi de' monti , che 
dair altesee loro in hasso ricevono terreno , e 
le Valli che dall' inondazioni de' fiumi abbia- 
no avuto materia ; non rifiutando né ancora 
la creta , di che si fanno i piatti , sebbene 
di sua natura sia inimica loro , come il pu- 
ro sabbione, e 1 salso e l'amaro, e'I troppo 
asciutto e secco • Molte non disapprovano il 
sabbione che sia mescolato con terra alquan- 
to umida • Non vorria anche terreno né 
troppo caldo né troppo freddo , né troppo 
Tstró ù denso, né troppo secco né troppo 
tiii»do • La ten*a grave ^ che non si può 
vincere con alcuna sorte di lavoro , e la 
I^giere , che non sì tenga insieme, son loro 
contrarle . NeUa grassissima mettono troppo, 
andandc^ne in rigoglio , e nella troppo 
magra non vi é nutrimento che le possa 
far dai'e innanzi . Adunque fa di bisogno 
f i^a queste disuguagliante di tenlperamentó , 
come ne^ nostri corpi, moderando insieme 
i quattro umori che gli r^ono, operan- 

Soderini Colt, delle J^iU 3 



S4 

dóv the jpià MBpi^ ififrantt U >^éb}Dedb^/l 

freddn; più' ìi secca ehe TionidOk^ i« ViQMra 

^to del Cidd , « gli ' sìa in faTor&i Qr 'et 
èlle nòti sieno ^kr* fi^ modo fredde regjqnit 
e quasi del coirtinuo dalle Bevi o(>prés$àtiei) 
vengono iananzi e vi produco*» 'te»* ^Jf iti 
buon vino ; le quali ancne , per dilfe&dani 
da' ^hiaccf , reggendosi in poco- alM pnoEtie^ 
si ncuoprono tutte di terra* «moM^ ; so»* 

frendosi poi nella stagione iempemt&ék di 
rimavera . E sebbene elle per iot ' pw ^ 
godono nelle colline o colli, cbe c^^stmesi* 
zanamente si elevano , e soii piA Ue^ eise 
negli alpestri e ripidi iaonii.y*e scosioesi pcA- 
ffi, ripe e balze dirupate; anbovain queste 
fanno, non rifiutando dite- quasi alcun* ^leir-> 
reno, se non umidissimo e pantanoso , ma 
lieir elevato , scoperto , asciutto e aaiftO,na* 
^Iiore rendono il Vino , e più copioétsa^le 
mattifitamo , se non fosse schietta ore^ , 

S eesosa e tutta argilla: e ueir àldeisiiiie oasie 
elle ripide montagne sassose , sebb«3# in 
non gran copia , non ricusano di aUioBare 
ki otlìmo vino, afferrandosi fra' ikiagsi^;«o^ 
Irte fra quelli déUe ripe della Spe^iti^^^^^e 
si trae il Rafczese e TAmabile, a questa- sti>r^ 
cendo'i grappoli, a quello vendeaamìaoiQ^ 
senza eiò innanzi. Ke conviene «^Oir per 
eostante, che la prima' volta le vi fii'pcti- 

Sno per aftacoarvisi , ma in dUe ^IM tbita 
se^na ripiantìdrlè), ficcandovi t ìb«^1sm>1ì 
eom, ove £ra*'aasÀ ^ scuopve ^ pudUii^edi 



X 






icqgtiMdSètèL Bìaca?f^ia.uJ9 t^nta^jfceqfiei^ 
£ -8jàa$ai/co.i|)eoi|iFÌa. di, t^i;^,* A fattp^J-e 
logiìQ^ è;«^)pèMmi[v h XwamQiajta^ , ^ ji 
jtwuirìi Mfift^ che a^ qu^sfa «i)mo ^^posti , i\è 

mf^l^twÌMùiQ Iliaco Je, jpos^ j^ Occidenle ; w 
jyiaiiéf TttWtte . pare c^.^ l^uoi^a dezioa^ 
so> p9«»J&*eddi piaut^r^ i viguam a Mez- 
iogkwnd^l tJ*e':tpmpw^ti ypltarli a Orient^^ 
e n^ lati oaldis^imi, copae io, Afripa e iti 
^EgHtViV rii;M^OQlro .a Tr^liiODt^a . AJicuai 
"Vi^^boiii) .cli,e h Viti pìfiguardiiio Agjiilone , 
p-'^ Arajbi . Mezzf^ioriio \ Amano aapqr^ 4^ 
tSii è^ <|»a8Ì'p^r . tutto , il ^*evsMite verso Mez- 
zodì ;<iaè< alu^sinw) maiite p cplk, ;,iiul jwaco 
}iurgeij*«r ..cottine, <ft sibille a poggio 4e$ide- 
Irt » wi» a fMopt';AKgeii^«Hj , pye^^quiyi.yi- 
^biQ.UcYpia di Por t' ercole .ti/Bi^?^il pri^ci- 
]|^cr,tm tutti i yioi 4'litaliadi/?QlorByp4i>- 
je^^. UmfìAm^ e sapore <mturalm(Bnve.>p^jp- 
4iìC»MÌiwisi jappTjpssp di; più : che prdj||£^rja 
^ pc^;/9 ^wo-t .B^piM^M? 4 ^igihU^ pp4)t«f a 
fer teaYigp* è 1p.IQ^^]^ d^l|^ fpwgg^./^io 
»e, i JM^ Bftpko ifijfor^i oolJ» d^ U^eri^ , 
éme^ laccolgoi^ l^ppritias^i^ g o4p»a^1^ » 
>ic#we: . «tìir iW^i^^ ib^^. lo * stOQuMii^ e 
ii^lu^^i^ro n'igiap di .^^ wpei: ^wf|ghissy3io 
vfrfaatte jwiir iwM*ualif,.i^, iicm Mn oli^m^ V- 

. ■ iiré'^4iÌJjtàré«5uO«ii e^ttifo^ yiti^iRo jp ^e$e , 



/ 



36 

cario e abbonirlo. E, Teramente^^clMilaiat* 
tura che oggi dall'arie si può lusaiìe i^^ 
toroo a* Tini e si usa ^li fa diy^^tai? dif- 
ferenti da loro istessi e dissimili daU^^.llaMlrà 
dealer paesi. Cosa contraria del tixlM^a ^oà, 
fatta pianta , che pù d' ogde abra . Sie^iie 
tutta la condizione e natura del paeso^dcH 
Te ella nasce : imperciò cosi eimie r^rta è 
atta in molte cose a correggere e mod^inar^ 
la natura con Fumano ingegno e cUlì^pr- 
za ; similmente nelF acconciare i nw per 
la chiara prova deir esperienza » nella quale 
sola è fondata tutta la scienza dell* agriepl" 
tura , Tale a ridurgli e rassettargli • Oret 
nella medesima maniera che avviene a >oo- 
lui che vuole avere tutte V ulive , non ha 
tutto r olio per li var j accidenti che le fan* 

Crdere , lasciandosi tanto suir arbore ( seb- 
ne la vera è, che vi si lascin su mMora- 
re e cascar da loro ) nella istessa avviene 
a quelli 9 che volend^o tutto 1 vino, non han 
tutte r uve ; e cosi per contrario come di 
quelle , perchè lasciandole maturar ìsBXXk 
8uU[e Viti , o v' infracidano , o sonof via por- 
tate e mangiate dagli animali ; pei^ciò con 
ima certa modera&za bisogna contentarsi di 

F^rfezionarne parte, non si poteatdo aver 
occhio a tutto-, è questo ben procurare # 
e r altro in altri vasi lasciare un poco pia 
in numero e in bonfò minore • Sosteatansi 
le Viti in alcuni paerìiy come in alcimi ìnor 
ghi di Francia, e in, Còrnea e in. Oandlar-e 
altrove ^ dove sono i terreni ga^y^rdi;^ ;a 



37 

amattèirótni delk Vili , da per loro stedae^ « 
xie^gead<]^i senza ^K; e tiò «incora < ainriene 
pei" eàgiMié della .goalità delF aere , am* 
éijlgié^fimmiéfìibo a custodia data lóro da mC" 
ei^lè <^a$léirglndosi basse , e quasi rasente terra 
éó^^^^Mo^pfè corto , forte e^ diritto , e 9oprat- 
ttìita'^tattno bene le Viti nelle regioni 9, che 
HO^^^iano per ordinario ventose » soggette 
a'i|*tóÀ&' di- tempeste e a tristi temporali ; 
otiid^e^ 'ìf ' che amano sempre ¥ appoggio , o sia 
d'^aybore o polo o broncone , o sopra ordi- 
tìi dì pertiche alte, doppie e lunghe, sic- 
diè vi si posino in quel mezzo stese, e cosi 
dccónee facciano meglio , e crescano più vi- 
gorose, liete e abbondanti di frutto. 

£ siccome se quando da un luogo a 
Ut» altro elle si traspongano, $' osserva di 
metterle in luoghi simili a quelli di dove 
levate A sono , come sarebbe a dire , se si 
spÌGcaùò i magliuoli da una vigna volta a 
Oriente , si piantano in lato volto al mede- 
^mo Levante , nel modo che egli erano 
sìMati prima ; cosi nel piantar gli arbori 
à&ìV un luogo air altro , si osservsmo le pò* 
9izidn4 delle bucce segnate, che stiano per 
lo medesimo verso che elF erano , a di do- 
te elle m muovono , in quello eh' elle si 
ripongono ; ma neBe Viti e assai mantener 
Itntp 4a sbmiglia[njBa della situazione • 

•I Turclu' e i Greci piantando nelle ibi- 
se 6 'ÌM:ehe i magKuoli , , ne aggraticciano 
Hei ^fòMo d* esse dtre o i^e interne , e <faai^ 
die^'^Ndilà.'lina graii fila' intrecciato T^uno 



30 

con P alttf), dfpoi riem jnemd lA'^ib^i*^» 

tetTk ia^liatiddlì , Hkytàt q«i éèt Udi ^S> iiiPk 

pantare per vere Iiiag6a6l<> ({«if U& efa#^ à 
spicca raseftle t1 c^po ^he* rimaiiW'ialla Ti- 
«e; còti fatti gli altri 9ertti«Mi <è(e= ^gii §9m 
decanto tagKsaiidolo, « pmi^tidotiiU^ inetti 
sotterra , solo cavando fàorì^qnef pi^itidpàA 
le ; avendo forse opinione ^ ^ cosi fGK^tnM^^^ 
elle quelle aderenti prodtt<%iné alttetCi|i i^^ 
he più vigorose e gagliarde , e che di ^f^ 
fito modo frattifichmo più presto e pki WÙ^ 
piosamente . È buon magKtioIo pei^ jftantsw 
ancora quello che « stacca dai capo'ìrtii^ 
so clie si tascia alla Vite , lasciando a q&é-» 
atà gli occhi che h^ ad avere , e serveiraost 
a piantare del rimanente , perchè qtiel taiK 
gKargli col vecchio non fsetve ad altro^élie pé# 
attaccarvi la gruccia a spignerlo sOtlo , ^ 
che si fa flfenm il vecchio, torcendolo «m 
pocoy tanto lo pigli fe cocca idelkg^ucefa^; 
ma m^eglio è piantar di ma^o m meno «^-^ 
ledesse che si fanno per lo ditelto. Ort^ 
¥ iiaj[kynMità è non ^piccare dàlie YfAì 
itf a^iuoli , ^hmt che elle ahinano coiidotl^ 
il lor fV^tittò a- perféfeiotìe , e sieno tìn p©^ 
rassodali ' dafl freddo ^ o osiservandé ^l mìi^ 
tnassegiie già fa«^Uòt^i ^i trar^ dà qO^ 
le cfhe abbiali fetfòf fi^i^i^é P^nriò' digitò- 
a*, e die* sièA^ ^^ j^i^ ti^fecé ,f ^è^^^lifi^ 
magagnata, e non 'di> Wi'iioVeBè^^fché S«*^ 
mo infernie; itta d* i|ttèB^J|^^ii»^«ÌI 



«olmo 4Ì«i lor vigore 9 e $i spicchi de) me^ 
MO kj^rlìe Viti » sia irolcmdo / oelioato., sodo p 
cpli: dechi spessi , corti dajr uno air a^ro $ 
ì» chcr v^))lHa ^saisiimf g^min^ auór^ , da 
Viti *iriOQ più che di di^ci anni . 

: :B seobene alcuni 9gbo d'opiaiope, cbé 
tMto itaocati daUe Viti $i debwne pianta^ 
tei: Ottavia r^speriei^ ha FinKosIrato^ che 
i| IjHiilai^M per pa^ocfai di star colti e ut 
]atè.^«90Ìiitio faccia poi {Cantandogli mi^ 
gliot l^roTa , e fHi^ agcTolmente afferrargli $ 
ma 6è egli occorresse conservargK a q[ual« 
^he . ^i^eito lungo tempo , oaccinsi iu nn 
OfTcio prive d*ogni unùde^Ka^ mettendovi 
in {bvdo deUa terra sparsa e sopra fra 
tmk^è bieche tutti n'abbiano attorno; sia 
Torcio lungo e alto quanto i magliuoli » 
perdbè col loto si possa turar bene in hoc* 
oa^ cfce non vi poss^ trapelare ne vento 
tè aere , e cosi si manterranno per due 
mesi , e trasporteransi da toatano :- e ^ , in 
volendo piantargli , vi se ne ritrovano al-» 
euni che abbian patito » e sien ristecchiti i 
piamtinsi: dopo avergli per un di^ e per Bn^ 
n(M^ intera tenuti neir acqua • Uaano alouni 
piantarne due insieme » per tirare innan4 
queUo di più messa » ma qua^ndo sooo qna^ 
nficati» c^me s*è detto » è assai porgli scet 
Veri» I magliuoli poiché hm gli occhi sjpassi 
jQon corti iiddi# s' hanno a fare di mmo|r 
ittoghesljEa ,. ebtì non quoUi che gli abbiami 
l?ad^ è distanti runqf ^ir.^tro , nè^naggiori 
4i ìm bra^c^io e m9x^§ o^ u^ braccio e ire 



\ 



^ : 

ÌSftP)4)Wi giusti w- • , ,: .ì- jw,'( ,'--> };lrÌMi^-' 

^oor^)ti> i.^i!^ V «tao» c<^YÌ4m»rtgbA s^ 
jla positara^Ofìl oi^o sìa){tk>v^if^p$i|^.Q &h|^ 

lìura lobe seot»; d'u»i4t>». sia be^fi^pvm- 
tarli di Privmverfi; e se sia «eooa. • f^^|s<^ÌAt|- 
ta^ e calda la oompkssicme d^llj^reb^j^i^ 
campo di poco polso € asciaUo, e^ip^'^p^ 
gri. e scoscesi colli , è ben porli d' A^um^: 
e dì Priniayera è buon Uve dar l^e^Mii^di^ 
Febbrajo fino ali* equinozio di Pi^in^ii^^, 
q neir Autunno , da' tredici d*Qttc^cè..fiw> 
a caknde di Oiceinbre • Altri dicono » <^ 
Qe' lati doye scorre acqua , sia B^ag^Of^p#]Èi- 
targlii d'Autunno^ tosto cjbie &i^n le iQg]^ 
caM^te a)k Viti , e spo^Uati^ de^lor i^tl^i, 
e rassodate , com^ si di$se , splamenle* dalle 
brin^t^^ che alku^a s'uaisce jn^lia la tcpr- 
ra 9 . e .s* impasta alle radici » dando Icaro 
sot^ ; putrimcA^o niaggiore • I Turchi; in. 
pj^ntandQle cacoia.njq $otto due magliuc^ia 
^p, (raM<>». caTaudo fuori ,il ca^po d' un s^ , 
^. iiitrecf^ia,aclogli softp Mjrra iusi^i9e«> Èpi^ 
avendo, opinione^ cfce quello di sotjtQ,a)^i 
d^F m^P fayo^e^.a q^llo x^l^^^^pra^.U 
terra rlijaa^da ; . nsuib a^» voler cli^n qU$4o 
^eu.^lg^a , fa ^4i Vfft^i¥^;neljCAlcÌ0 inm- 
str^rgU in^iwMì ,cw^i g^lj^is ,e #§WftroCten 
j^^^co rinfaocftU^ii?^^} ^.^ qu^Bfit^ijmapift^ 

^rà effetto, 4CConciafl4oIifr/ppxBéi^i5pdtA}«). 



4^ 
^'^ ''lo ff» certo ho'' esperiinenlata , ck^ 

eoil^-^iUe . m>i tH>n poMaBfto ben sa^peré la 
qualità della natura dì ciaseheduna sorte 
wt ^&^ ' sìa meglio senza dqbbio piantare 
i iMglìiìéìl > alP Uttobi^ ,. antiche a) Marzo; 
imH^idcéhè )' da ol|e il lor vero depiosito , 
^miì èepoltura perpetua ha a essere la ter- 
iFtif fché cosa fvA esser più conveniente , 
eb^^piànlargli a Ottobie » affinchè ciascfae^ 
dfiii>d''^ecoiìdo la «uà razza abbia a poter 
tMttei^e-al tempo ^ che secondo la sua na- 
tum se gli richiede? Del mnoTcr d'essa o 
priflàao poi, non si patendo cosi per ap- 
j^ttM^ appostare il tempo giusto deUa lor 
ttMssa al Marzo (sendobhè chi prima muo- 
^ e ^Au dopo ) in quella maniera ciasche- 
dmio potrà muovere sfondo la sua natu- 
ra • E altramente ho fatto pruòva di tutti 
.gli arbori e piante che si pongono a' rami, 
è * avendo avuto . sospetta del rigor del fred- 
do, ho usato coprirle di terra ooHa 1^- 
giere o di altra materia , che più al dar 
fuori di esse le possi riparare, dipoi si 
«cuoprono a Pritnavenà, e vengono moHp 
bene'. Ma ne* magliuoli, ancora tonto più si 
dee osservare in mie^ltoghi che noti* sono 
troppo soggetti ajr acque e alT umidore , 
perciocché m que$ti , cthne in tutti i luo- 
ghi' piani, è meglio piantare al Marzo. Ma 
ée^iè ^r&èò il pat-ei^ di colòno , che affermano 
^^e 'allotti tempo^ il pie accomodato che si 
^pdssài ieltógeriè ^t^ ispibcare i maglinoK , 
4ià*^>q«urhdo' sott Ì0ir <!aiscate la metà delle 



&^^ (^ permò mostrami) aiic^i^ ^^W*^ 
re il loro umone e timore f pm* tutto eia 
laràr ^miqpr^ fH^ dCdmcio il piAiiÙrgU <l'Ofc» 
lobre cbe di Mì&f^»:; se già intpi'po alte 
BMSM loro di Pfimai^ra npo ^ éf^i^iM^^^pf^^ 
ehe àllrameole il V^rno $i fitacca^o; d^^tl^ 
e secobi privi di .^mòre^ e sola]||e^(A/,4A 
(pesto tempo si deano staccare per jaeq^ 
sita 9 quando non > ^ possono* ayer^ . ià t ^Jfi^ 
stagiona . Sono ancora molti che. *$^fsfic^f^ 
non si dovere staccare i magliuòli ^anti 
che abbiano avuto. due o tre brinale y e cbtt 
siano assodati e indurati bene, dal IreddQ ^ 
perchè allora si tengono fcp fatti , e n j^iQt 
posito a. piantarsi. 3t coQsenranò poi a^ai 
a Inverno a ricoprirgli col terreno sea^pU^ 
cernente, non volendo omettergli- in cgrj^, 
come si dkse di sopra , cEe cosi ancora n 
manterranno per d^ niesi e più • E avei^ 
dos^ a condurre da pi*o^incie lontane^ pev 
spiasi 4utta r inveriata , s'impiastrano, col 
mde r o si sotterrano nelF arena dolce, di 
eoptiutto . innanzi inumidita con aequa ^i-^ 
miln^ent^ dolce. Se a-venga che abbnino^a 
esftir portate per, T acqua isalsa , po$ti in, 
«assedile di stsigno , piombo o.raaie^ dure* 
r^nno - a mantenersi il niede^mo^ ttempo . B. 
di qi^esta medes^a nianfefa durai«y a^ucpi^, 
ie- maree di quabjM^ia fi^itq; che da lon»^ 
tan issimi paesi aJ4>i^ fiì cgindursi »^ M^ le^èv 
stato osservato peir iSós^oCitóara , ch/e ìr.^a-, 
glioolì, che per K^daliipque ^ccij^tp:,?! 
coki d'un pe»K> add^^i^» ó€0Bfie.<^g#Ì9^ff 



AlSlaife %Jt< >|^Ó* j^tìtó',' é steàd" qtósi af^^ 



»é?élfè^ tiò$ J Stìda*NÌ^-^ il *etìipo<>àstòufté 

fyi*uèift*^^^ iÉjhe i bene e freschi cj^usér^ 
tàlP} ^ febe i^ tostò" spiccali ^ ^sli ; e itaji 
gi(yiAtfeiiml , pit^fehè siéno |nr«iafil piaiitetó 
a>^^^%étìÉa , |)iù'gH écemopagiia la tèrra ,' 
é^'le Utìtséon^, at€«ido cura d&« taHà^ 
tfei'sl piantino alF asciutto, e rijriem attor-^ 
Aa V ^rcotidali di arena fresca , o terra 

^tìà'iri ^rttiso oyè si piantana, »«» "f^i» 
ài Vinaccia ( come afferma alcuno) ojdl^al- 
ti^ ; T^kitfciàitìré . Ma tutlatia, cod iii^mtesio, 
éonie» nel piantare ogtri sorte d'arfe<3rrie^ 
feuttìci ed ethe\ s'osservi il crescere o-sée^ 
wkr' della Luna , Ift »quate ha espressi^ pi^ 
dolminio tóprà tutte le sòliti àmb Vegefeitì»^ 
té, e màssimatacfnte |)ér fer coj^ose e ab-* 
Bòndànti le Viti . Adunque la Ltma *cr^ 
Scenté ih piantando òss» Visi ctrte Mài ^^ttó^ 
Aeab^ augumén to , ' e gioverà atìsaÌBsit!io>^ -ohe 
così itopartisce della s«ia natura aBe ^iaitltfe^ 
itffbtidendó in loro il vigdt^ elle è lA ^s» 
ècl crescimcntò; ed calore , Aèlte «siccità'. 
d*ir umidezza e^ frigidità* j è^ di >W»i -^q^e^ 
tègliendéf e levando v^qu^to cita i?a «àu** 
<fe^^ »e scarna V tè > eosè*^ ^oiilrario es^ 
sendo iì^ 'àugftHtetìto^i^O^^ «ia«' àvettào eMa 
^cutì* Intnè dà '^^^ttik -rfceteiidolo^ e ihc^d^r- 



44^ 

é fér' tòifitavfo , ^^rftd>pié s'à^^piNn|a iljm 
stm doi^nrttfoné-, tàttto mmco k>cra)Hs|deii^r 
dente* ìà ltvr^\ è diqui tietìéi U oteeeri 
deUà Lutia e io seema^e , nop 'chti)iin'ilét> 
yeramente cresca o manichi - il lufiife ^fse^'nàtq 
se quando s* eclissa ) per 'ej'^cr' ^6tnpt«'4 uix 
mwesimo modo - illuminata dal S6>ii^4 si^^'^^)^^ 
me n ^ole illumina il corfk> di luitd^r^lf^ 
stelle, che stanno sempre da ts^ ttitto^faKf 
cidate a un modo rispetto alla gfìa«déEzi^; 
del convesso del Cielo ; mia in lei so^tiie9iite> 
Cresce e manca quel lume che da qutifa ; 
[i riflette alla terra, il quale, seoduaoòhè: 
égli va diminuendo e augumentandosi'v' hfeì- 
parimente più e men forza di muov^et^ il-' 
natio vigore delle piante vegetative , e* de ^ 
tutte le cose naturali a fare i suoi €^tti«^ 
causati dal suo primo motore il Sole. Pet^^ 
ciòcche quanto più egli in esse lo fa cm« ^ 
scere , tanto più in esse lo fa abbondare 
o diffondere a tutte le parti estrinsieche;'e: 
altresì per contrario quanto più scema , si* • 
dimlntiisce : onde siccome il Sole nella' pri- 
ma stagióne veste gli arbori , nella seèowbi^ 
produce i frutti , nella terza gli m^tuiha^^ fe - 
nella quarta gli sfronda ; somigliantetìleMe'- 
H^l primo quarto la LUna è poteti^ am 
muovet^e, nel secondo^ a^ fruttare, titixet^^ 
a far maturare , neK quarto' a cons^M^^é ". " 
E 6* è ancora Osservalo \ e pei^ iiin^h é^pé*-^ 
rienza approdato, ehi^ ttttte* te ^^fegttte^^ 



4^ 

teroà |i 1 £p!ùu3)d0^^ ' M t*vi4J^ è ; ^ttà teff 51, , o, ji^i;^ 

fa9$i%^ tutto ^re$9^ve; ■ in vigore e copi^ 
di ! fretti i . e • pi^stqiza 4i , venire ìnnmin 4 
pianseiià fÀadita , irigogliq^ e bella . , 

r Pva radui»que tanto Ja diligenza del. 
laivorf^ JhìIoho con che $* attendono le Viti, 
cto * te*ì si I mcconta , . che L. Annìo ^ Seneca 
possedeva i^na vigna d'inestimabil grande^- 
z&x e oiro^ito in quel di P^apoli ; della quale 
essendogli occorso per casare le figliuole 
( U^tochè ^li fosse ricco, come pr^ettore 
ai.7Iet*oae, di più di due milioni d'oro) 
alidnarae la metà ; con aver raddoppiato 
lo ati^dio del governarla , aver cavata la 
nwedesijna rendita di quella metà che gli 
era rtmasta , che del tatto che egli aveva 
prima . Così ancora riferiscono per ultimo ^ 
essendo ^i restato con la terza p^rte sola^ 
aver^ eoi rìnterzar la fatica del procurarla , 
cavato quanto di tutto insieme . ì)\ q^ì vie- 
ne cerlificatissimo il prqverbio: Chi.,$epiua. 
e »on custode , Assai tribola e poco gode; 
e, CIA tanto più avviene jall^ Viti, d;ie tra: 
sandate si conducono > perdizione per ^ 
loro fi^agilità e debo^ecsze^ uè $i Tegg^nào da 
per lora, hanno t^nto* più ^sogoq d'ajutq 
e g^vierno 9 che tton r$Jtri2 ,piwte . l)al di 
adunque, che ia . t^rra . elle si pongono, 
haauQ di ! mestiere di ^p^linua cura ^^ vigi- ^ 
laxiza .e rigiOardp ^ ivè^ gemmai deonp rest^^ 



X 



rè *]Jib«QdiMiafee i, «^ seoKa fiorii:; 41 /cotti In 
vanga, se sono in piano, e ^e. ìj)^ pqg^j,^ 
IBoateyO oolie ripido Q iscoaebK^^ivtoiftì la 
zappa trassinate ; e non pure uaa volti 
Tanno , come, si mal :&i^>mav cóit^clii^uno 
mese, per e^irpar i'wb^ e ji^^ort^ Ij^ 
loro radici , perchè ^Ue div^n^ono» pc^ ^ |f^ 
liete e più fruttifere senza Qomp^asMH^i 
Ancora s^ahbta in ossetranza ^ ,cbe ^^if^iidosi 
a {Hantare vigne o altri . frutti , n .c^Vifft 
sempre del magro 6; n^diocre ti^r^r^no^ ^fgi^ 

rèi ne' glissi, e^nonpoai si £»ccÌ£aioca^ÌA 
quelli pei?, póaiitarrì in quelli • E jpmsA 
vol^do aucoiià nel. por re p Viti p. aii'i(^4 
fruttiferi, osservar ìft I^na, s^ può |iare:i^ 
^esti giorni , che s^no verametue per^)$^pfe? 
Fieuza al porre profittevoli, come 4ÌfQ^^ 
uajo il di 8» g< io. v tatti i giofui iatefi.^ 
può profitte vcdm^te pprre. ^ • . j ^^ 
Di Febbraio 7» 6. 9. infinp % ^ ##1^ 
giornov . , ^^ .. )• .i 

: Di Marzo 3. 4* 5. da m^zzp ^Mn%Q^ 4 

ET Aprile ;!• 2. 3. sino a mezjso giq^no^/ 
. Di Maggio 28» 29. 3o. tijitti . interi 1 

giornlé-^ , ...:..... . » / 

Di Giugno 26, ]?f7.,28. sino a w^emh dt^- 
D& Luglio twUti iii^ria3« ;(4f )^$. 
Di Agosto da *ieiz^ di fino a seisa^r - j, 
Di Settembre 2i. 28. 29» 3o. .dltrn42sso 

di fiuaUa 9«i^« r . . .' / 

Di Qitobre 16^ i7« «8., ano 4 B»e»w dì* 

•> ^ ^ . * 'ìli f <■ > '*■« *i -"fi f^ 






^ I Sic fftfve»^rr iSc M24i ^5;.;da'*^zfaD di 
^^ Dà'Dieékttbre i k ,fd^^ iB. Aro a . 

éiffidéllày'dbe T ifitfofmDcieaKsiJ^ quando j& nudi 
tMAp^V é^-quaiKÌo tirof^ freddo: e (piando 

-<< "^dìfà i itt^Ktioli' non pur s^ekggmb 
jlèf ' f^ottdiséinie Viti ^ ma da rìgogHefussìina 
IM^té' delie Viti, e la più che ^i ^a^ di 
Ènilio odiosissima . E .aTvertiscasi , che ¥(h 
ìtìùAo Ì9kT pergole, si stacchino da pergole^ 
e -isùi^ da oroQConi per bronconi , e diei vi« 
gfte per vigne , staccando i magKaòU da 

Sèlle' Viti , che ranno dinanzi abbuHio 
t0 pocbt ttve , e che si speri che Tattno 
avvenire sieno^ per dover £arne buondaie^ 
ed abbiano per lo più sette in otto occhi :^ 
peivbè da onivi in su è reputato il ma^ 
glinolo stenle , ed è ancora buono wpA 
ìsu^&uqIo , che vsi spicca rasei^è a quello 
che si lascia per capo aUa^ Vite , e quanto 
pia si taglia rasaite il «gambale delhr Vite, 
tatiti»' è miglio; e sebbene, non ha del^veo* 
ohto, non rilieva , ancorché e' mettino trarci 
Tèc<^io e "I nuovo ,' e più «ex^pre sui àuo* 
To , e questa medeómai ^ àvvertensa è da 
essere avuta nelle >^i«i de^ arbor^^, peiijgole 
^e^biM>n60ni« /^ 

Nelle valli dove concorre sc<dam»Uo 
£ tema buocio , Wmai^ benissimo la vigne , 
e nelle au)derataixiente alte cime de' monti ^ 



4B 

e !!%• colli 4j^odaf^ aHl»?inMrtii!gi|»^afcb 

no 9^ JOcofdeoAe c^^¥4^fii9 TnmÌ9Dia|i»^[a£EBrK{ 
man^ ^be ccm ^llatfOfio piùoficfcopdeq «nù) 

* di mea bua» Y^«/49«lfi ;W fMmgelinéHod 
spiale aperto, póltdl % ^ ^iè ìdie^monti odbeb 
valli pro£oade sono 4ft ^$$ei; f aggit8xi|>^rb 
rumidiUi che rioe¥0{K>^ e pàtrie gfabdlfaoiiilg 
bre 9 essendo lé^ Viti awct^siaie-.TdellQ fsco^nj 
perto e del Sole , e vi ^i iproducook) débo^ p 
lis^mi Tini, e se pur m. di.me6tiei^'|>obh>i 
vene , piantinvisi , vitigni . che feociano i lésha 
niente i lor granelli rari » che fra ess&tpoisslìi 
agevolmente . penetrare il Sole » e w qiifiia>( 
parte 4^ valle ^ dove egli pia che là oltm 
si scuopra . IMe* piani e nelle impervalK 
slhanno a piantar tal sorte d*uvi^ dtmy&Oi^i 
gliono portar le Viti alte , e ehe peodacòn»! 

, rAcya priqaatìccia 9 e non moka SutaLì; rmìan^ij 
rada ^ (u ^appoli , di dura scorza , ««oda», o 
a&ciuUa .e forte, come la colombana e sr</ 
mili . "SieìV alture de' monti , a)lli e cc^line '^ 
coste e ^iag^ £samo ^bene tutte, qufjle. ofacc- 
produGOiy) il ceppo basso:, di granfilo :Èt^- 
nero 9 je^ fàcili a Boaroìre^ e ^rappoii ttietti) ì 
e serrato .di granello , e<^Dae il vM&càitXk^y. 
e!l mammolo* Mail moseaddlo (che ino 
ne$^s(^4n sujia sa^olooihatia ac^o&ala ge^s 
ziosissimo sapore )i^ tb£to altro vitigàor, cm^ 
t^mc^: la nèfabiat'^ ja/3'^gbdav TuabesÉttVDt 
{cantato a Ori^àte^ ^^ra, Occidènte «<{itfillLi£ 
che ^jc^^ROiio y^ji^^y^ ct%i»e:.>daHIjhnarue^I 



.r» 



il 



beUenibgMcbt e^U* «t^bbÌM^^ m vigitò . Si" 
dodbo imoora |Àa^Uire le Vili iie^canrnpi ]^a^' 
$ij^rcheii^Bnb pcK^ fertili' v e cavato t ma-^ 
glÌ0al!l^dVfjbi)Oghir\ magri; e cosi per ton^* 
tFono ptiel) nefv > meno ne* freddi e umidi 
q«BÌkL> cke Inoftiip poca midolla e i gra-^ 
n^buBcdftj^ ' e ne' caldi e secchi ^ quelle che 
neihannoiassai^ e i *^ranelK delicati di sot^ 
tìl faìi^éia;. V Tutti i terreni ossosi in qua* 
lunifiif» sìfto o di pkuio o di poggio , pur* 
chfiLtia iayórandogli , per |>iantaryi , si fac*- 
ciAìaimaoyere le pretre dentro al terreno, 
ricevono ìx. Viti Uetamènte , e generano sa* 
p«itr/ fi f goliardi vini. Ck>sà le terre- sparse 
dt.imiinEiSii sasselli , e mesticati di scaglie 
o . pìb(3W . che si fendano ( come dove fa il 
vìn-^tì Ben^) e similmente queUi do^ oc- 
ecffTB spezxare.^?andÌ8mni massi, e cacciar' 
soitd i mr >:>pe^ , dsndodochè non ftp|>aTÌ« 
somo .bunèy giovu^ < aUe Viti , e £atnno 
IraimimBi . Le terre scdei^t>se e amare rìon^ 
aowkiU/pf^c^ìto per le Vki^, come il dol- 
ce. e e "di. Iya«^ sapore ,'dove appresso nasca 
aocpu^ àéhe ^e bcMià da bere , dovendo 
fsiw) .taèa' i) sapor ^^éd* vino , quale délk 
tevMK dmi tatto ci^sdle marine fanno ^ buo- 
muiaiip,:^i]par cagione di erudir aere sdno; 
leuimi;fuo«t^. mjodo isaporne • Amano te 
Soderìni CoU. delle Viti 4 



Sa 

magrezza medÌDcr^, ^^ÌGoeme;io:!^a^wiftu^ 
e Stt^f^urc siano |)iàaititté sél |prasM> Wieno » 
sì&uti delk |)»fitreìiiMÌitteào , eidè iàidtor^ 
non uohe pietre^- €'tefea assaii cLsHb'wioH 
na , benché nd sàasn ^oasi iblttelKi?^ ia^ 
poco -meno come ne^'MMstrì, p#o«aiia^«i 
nissìmOé Ogni terreim doine^lbot liaoiio |>è^ 
piante d^ arbori fruttiferi 8* a£(à alle '%K|i ^. 
sia iti che po^fioue di ^àto si vo^ìAt^^opiu^ 
che sia asciutto ; cade è che^ nam rifiotti 
il tufo e teschio puro. E le TitiV dbe'^nri^ 
facoian bene verdi e fresche coi g^onlw 
grossi e grandi , non ronchiosi o brtlccolo» 
si, ma lisci, belli e ddicati ,< 'di fruMi^ «iì^ 
sai dan chiaro «eguale che sia ptìr^tfd:^^ 
GK spini e i roghi ^datmo^ indino di tel«i 
atta alle Viti . Qtiella che pel caddo r a 
fende e ha gran crepature , e oaAtiira fi» 
ìe Viti, come ^^cora per II f rutti ^ se ^ gi^ 
non vi fosse comodità di adaèijufitrla , iessen^^ 
do per altro di sostanza e forte . È recipìeuM 
per le Viti quella terra , che con la jgrai^ 
setEza ha sostanza e lag^erezza. e non ^im^ 
ve „ ie ancoraché ella sia di sopra: ddnie ^ 
se dentro* è grassa e sostanziosa ,• sarà ^btko<^ 
ifò, perchè quella di sotto nutrica beneJai 
piante ,> e quiàla di kopra , secondo i tempii 
ben Stende dal freMo' e ^1 ealdo 41 omì 
& buon profitto n tutto ol^e vi' s» semim^v^ 
il' terreno» « ohe ^ di^ 'So|>i^ * è obdO&Oi i e. «oitot 
oattivoc, Mppsmdolo o ^ai^^jla^^l^l^ w^E^itì> 



* »^-. . f ' 






( kttOtK^tìiStìia xaida la.lj'tsta^ - ;y 

( ^^\ oGicfiicUteavee ie Vttti iS |eiurmiD in %\xui i 

I modi jdt bi^p' £[mdai»6Qto ^$^ f h^ ai^ivr ^i& 
I i» ÉDoJ^ JÙQQjiiì a est f med^sioi ( ; oude i iiim 
3 :n^ ,pime .di lUmi^ , mmào t poco pia à\mk 
I l^isek^QÌaiiltYtfQ, 8teM> i fvim Bomun^igbi ^; 
I di'cpoca^'diirata» ddbi»€a« di Ihiqa s^po^r^^ 
I ^ |ii^^ci^ .molto atti a &r buoni i ra$paU«. 

j ^id fCìieM^Q r^e volte piglian bèn«,purli^ 

I tetra tcke. ha di sopra arena a di sotto 
j are^^ gli produce assai acconciapaeate , ^ 
I ìbì 7 questi. t^rreui cosi malagevoli a appic^ 
, caliyi: i. tma^ìmóìij si posscmo piantar^ dellf 

I ]iarba?te> siòpoiae ne' paludosi e all'acqua 

iotteposii^ Le barbate è ben porvele 3enza 
I poto? le , e U secondo anno riemwrl^ di ì^Vt 

ra, i^r^va ancora a gettare ira k.cretft 
I m»ai ietame r e nel fondo della fossa quap^ 

4d; si' Javorano, dell' altra terra* Oove sono 
sai^i i^. abboiftdanza conviene scemargli << .f 
ài^t non ne sono» fa bene porre in^rno 
al pie : de* magliuoli tj^ o q^qtaUro pr^r^ 
Istilli,: per k i^gioni^ cbe si dias^ di sojpraj, 
V pctobè. è^ bene isempre chesi f alino il jtó^ 
\ v^., , cacciar delle , . pretre > in fb^do d^lte 
/ iosèer^} e iGui^«iaiiienle ne\ piani , cò«iir?s^nir 
^T^ aitche poQ>endo in fc^Cv, fc^n^rìp.^Mo 
<ion le Jtore^; accomodandoli Jn mod^ «b« 
^«Di^Mireo racauaccbtì pioi^ ^ ma Wtt^ 
Ictraidità.» 84^06 , .e^^ tanto si faccia/ ppi^n^: j 
àà^h, ntìUe. JMftcfect^ e )piti ^ a^ . »e' piani v 
spiagge e e<^te » cbe ne' cpUi sollevati % 



5i 

monti 9 e faiceiido le fóssìè si getti lat . terra 
tmòtia da una banda ; è la cattiva' éàW al- 
tra 9 affinéliè qùeàtà rìimanga di ^^ » e 
quell'altra si stenda stdle^ radici i "rra^ cali 
cinacci e rovine, parche vi sia alqtidf&t<y di 
terra , provano le Viti beùe, e tiitte, tftrd- 
le che fanno Fuva di granello tènero, 
stanno bene piantarsi in terreno renischio , 
e rendono buon vino, e massimaiiàetìtis ai^-^ 
do sotto acqua dolce. La terra che sfadcià: 
presto r acqua è conveniente alle Viti V La 
creta rossa , Y argilla , e '1 gesso che 'la ^trat- 
tengono , è cattiva . Dove è stata altra vòha 
vigna , è male rifarla , per le radici r^t^ 
tevi, e pel terreno indebolito. '^-< 

Bene è dunque cingere il terren ct^ 
do , nuovo , sai valico, o sia di sterpi , di- 
macchie di roghi , o prato , o di bpsto di ' 
querce , più cne di cerri , e fuggansi èetìi- 
pre più che le ginestre; e óve riascotìo '^le> 
felci, che, oltre a che, come è le tignai- 
miche , e '1 cisto , danno indiziò di cattivé*^ 
terra , non si sbarbicano mai . E i magK* 
uoK che si piantano ne' piani , non èi men- 
tano a giacere come si può far ne' monti 
o nelle spiagge , mentre si fa il divelto ; 
perchè essendovi sotto il pancone i nWi si 
smaltirebbe l'acqua, e starebbono di còtt^ 
tinuo molli le barbe che e'mettessono-v é 
per conseguente in breve tempo si^^^tóarti^ 
rebbero. ' tK-tM-u^^-^ 

Considerato adunque beiìe, g^b«Któ> 
l'osservazione d^li oitiini 'sopraddèté^^^il 



53 
IWMW ^^ ?»*^ ^ pKOposilo, per. Je Viti;^ jgu:- 

àfi\ p^Wl » «5 d^JeiwipatQ lo spaiai pHe.si 
de»]^ia[ per. essi ^r^qp^vìai^ da: qupUa iwji^ 
da 9AchQ . tii^i^ Iwi^ ^ ^^ a, coloro clìé; 
bft^^ .,a, . j^vprai:e^ (jUìr 'priujcipio a divcT 

rlv^l il^ tQfircao . dove ell^ loauoc; a stare . 

^(Sciasi ^lAaque. Ia«. fossa quaqto tiepe U 
l^|3^^li^*di detto j»pazÌQ destinato loro» e 
^r^9^ è ^qtiQlto. grande e. disagioso, si può 
%g portare dal icootrario lato dell* ultima 

Ì>f ^^ del dk^lto di fuori , per riempiere 
^.nl^m^ Jipssa di essa , eoa .mrelle o car- 
cij^ r pel. sodo ^ e se è gra^i paese » si può 
gettar fuor del divelto da quel medesimo, 
l^r^ iP lanciarlo stare sopra la fossa, dal 
hifo^ ài JvLori^e farà argine a pie della 
éU^ eht vi $* ha, porre; ma m^lio è farla 
gq^ta^ discosto , sparna^zaiidola nel terreno , 
c^ appiapandovisi la yì si smaltisca senza 
£axr i^isallD y ne si metta mano a cosi fatto 
lavoro » quando la terra è non solamente 
moUe., ^a umida , perphè essendo umidic* 
eia ,la J^erra , quapdq la si di veglie » fiaingo*. 
su o . Iiagoata affatto » sopravvenendole grps* 
6^1 :pi(]^gia inzuppa in guisa, qh^ non dopo, 
qp^oltOttei^^ soUoca i miagUuoli di mo4p. t 
cbe jU^p VX provano, perpl^è non s*a44o- 
xi^estWaHa i^aif.cpn 4^ella t^rr^ rappfillQt(o-, 
l^J^^^.^z(JJica^i peri^r ec di.jue^fi^ el^ggerfi 
giornate seréne e asciutte ; e volendo, ^rlo 
CJ^«¥«l?io r,.èv^u9ft^^a^BpaH tira Tra- 



54 

sera iiiufflidiild e mmmòrUdatò 4£dl^ iriWfcm 
pi<>và«ia, Ftnis[t)er« asCYMtO^ ^lòia^^liO^idB 
mai bene trassinatie li ter^ead iftèlfoi tìè 
per qtieild uè per allt*^ . Perchè^ ^^M^tidd 
a^lcuraréeae , la diritta è far tattici dft^id 
di Estate » nel qual tempo $'iiictK)c0^1a*«^wa 
al S^t^ fofM più ^e plT i f ì^eddi V;^ <JB¥e* 
nendo cotta e stritolata , meritando À ^émef 
sommamente lodato <|nel divelto » ift tei^tm 
del quale ^à ridotta quasi in polvc^ ^ tè 
ohe sia più a dentro sempi^e di quelle ^^fai 
haùno detto gli antichi ^ oche dativo! li 
dirà ; peròhè nel terreno sodo che riinafìe 
sbttò là terra smossa dal divelté non ^lo 
bene a dentro , si generano molti Vàp^ j 
percioèchè le nmiditadi delle SMtanasè ml<i 
sChie e impure , ohe son genersftè da^ eiei^ 
i&enti con Tajuto del Sole e degli ikìwì ^k^ 
neli, e dello stesso cielo, non pè^sotìo'pe^ 
nètràre nelle viscere della terrà , che ntM 
è SòilcTtìta e mos^ còsi hene , ceriate in ^d^ 
la che è per Contrario ^ ne meno unirii 
insieme Iti massa delle barbe , e fbnteuftarte 
al lei*reno^ còmequando Sia il ter<^dopro«i 
fptìSlìssimatoéftìtte divelto .Ne è assai' àncbft 
ii^Ver^è te 4er raccèsi a dentro, a ¥ò}er« 
aV^frè Ife Viti fertili , nia bisogna àhéérà^ tht 
i co0t|bilini itsirtò grandissima dfti^ltòa in 
*ive*lo ^^ottilm^iitfe ,^ tìfeeiòecbè non vi i^i- 
Mangà né sa6St^i>lt^é^a:- mtod"(y ^-dssi* nel 
mèz25ò s tìè^ fetei^ V tìè^ ìziélM gran* si»è j4c- 
e^le, ^e n'Ott siene^^dlSfttte^^e StffitriM^ ^ 
perchè questi impe^imeiùtti aK>ii lasciano poi 



/ 



lepeo^itKmld («pera polti^ a* ma^ooU, ij^n^iU^ 

4ifiiiiófe2<^ta ^ ru^nroiìò <!Qsi ti Yerao » come 
r^sUta^ iiiil^lis6̻o 4ftBao , e maac^no di 
v49Ìr r%Oglio&i^ é dì tanto brutto. Dee 
ftdaaqae-^k primiir fossa detta ess&t larga 
éxLé bjTliK^taa, e Coada tre^ se sia in poggio, 
peod^do sempre nel più se sta ripioo e 
seavez^ % ^ « faol piano due in circa , secon«> 
dopbè^^^ conosce esservi meno o più d^v^ 
Vaìàitàit € clic fi si ritrovi vicino alla cima 
del.>erreiK>> il pancone, cl]^ sono due cose 
okr' a modo aOe Viti nocive , e nel fair i 
dìv^i runa e T altra agevolissimamente si 
eom^oe. JNe viene accanto il dover fare 
r altra fossa msente alla fatta, la quale si 
jmò Botto <pol marrone soggrottare p^ ispe- 
dire il lavora con piik {«^estezza , che cosi 
eapolev^À il terreno sgaiosso nj^^<^do della 
fossa , dove cascato se non è ben disfattosi , 
e ^divenuto come favorato nel cadere , si dee 
^ivi tutto con la zappa o vanga minu^sa- 
re, e .prèstamente rUavorare. Dipcu si ha 
a^ cìtrovace coi ferri il terreno restato sotto 
sì irovinato sodo, e quivi oon la vanga o 
tappa ^ pala ridurlo al piano in fondo 
della fossa mezza ripiena, gettalado sopra 
il t^T^i^ A q^el rfl^ua^io , e di questa 
xn^mera $.^ anderà seguitando M di ver re tut* 
tor il^^iFea^ di quello spaziti , ch»e s'è de- 
lìj^i^a^ Jpier-la piantata adila vìgaa; avver- 
jtcm^it^f f fipe . , èr , megUo , Massimamente n^l 
{>^9Ìo 4n pp^te , spia^ia , eòlie o collina^ 



^ 



pÌMitar di^ mano m'Jtttn^ <^.>ifc 'teiiiìnii» 
giù le fosse a rkinpiem l'iiDa eCBiri|)altr4, 
i .alfigUacJi i ober poi ^iaoftto } U i^^e][te 
oomiaVèiletto^ fon^} tx>itJa j^!ueoib*J^HC- 
cbìai adunque^ «e aieno:statJL Jaglbri^^idalfe 
Vite ooa .esso» cpel {MCO di kimetto^ ith^ 
aiclibmd il Teocbìo', e. gli aati»arlò (cbia* 
nuiTano mallo > óoè marteUino^ omuciosfii»- 
cbè rimax^ndo .ap{»coato jtal .ecppeyao ^i»a> 
do p<H sotto torra.^ infracidi; lomilei^ef^Ié 
barbe che mettono al capo delm^a^ni^, 
obe^son pur assai 9 toccandolo, ailcei». esse 
éi ,^i;iiastano 9 pattscono e ii^racidapo. , 

Appresso a cpesta diiigeiim 000 biao- 
gaa pretermetterne un'altra più imjiortain- 
te, cne è d"^ osservare , che quando ^i pidn* 
tano. nelle £o6^ i magliuoli» si ponganola 
giacer un certo che a discrezicme ^el ) lan- 
dò di esse » dirinando il resto alF aercb» mS- 
fii>e che piÀ, agerolmente abbia a):>polKr' 
mettere -pi^ quantità di barbai sendqcié 
quajati più occhi hanno i magliuoli mMs> 
terra ^ più barbe mettono 9 e tulHaYia^nel 
fondo del divelto. di fosaa in: fossa ^ gei^ 
no . rde' sassi , se non ve ne sienc» .potatati 
d'altrove» e se ve; ne.sieno, disperdi lU. 
maggior parte nel terreno , sicché pochi ne 
rimangano fra la tiorra di sopra e\Sonào* 
£ facendosi pei>> piantarle Viti £Eiaaei aperte ^ 
( perchè ancora/ qi^esto si costuinft) per afe. 
breviare il lavoirp $ ris{)«rmiaf«r «tosa ' ^ 
fare il . divelto ; ma ca»vÌMteecbe^ia>.pift 
buon terreno per JKkrO'i e loro af^opi^^diggi - 




MB^tmtA^ iìaino^ di «ttam)^^ per dSóri^ o 
mt^' éà i^cmo^'i^ho' ^è destinato^ 
i^^ (^HOdi^^Éii^fmeglio ) sumo aperte 
^éóe &> kA^bctfza^in bpeen «dÌJ^iue biwecia 
^ìWkeim j e in^ fsu^ u^udmeméy tiriite 
:^A , % «Qg^ottate pdà , ìciutaado^ yv^&i pian-' 
tàà^ ^i mii^tt)oli {dalFrima e daU^iitera ban** 
Jb^y c^niipEtanda e triiatido loro addossa 
msttOf <& -^ter3NL ^ e <|aeslOw ancora, con che 
le3si:;(fìMipionOf eeìeno cape in pog^o tre 
bt^aocibi», ^le in pano poco . meno , e gettisi 
lo&tmala' teira dall'orlo della fessa un 
braccio j la buona da un lato d'e^a , la 
-oaili^si'dall^ altro al medesimo modo, affin- 
Hokè astrando -elle' à riempiono, in piantan- 
dovi i m^i^ittoH ( osservando sempre euél- 
pm^ , «piaggia , monte , colline e cc^H di^ 
mettere t»n% particella di esse sempre^ già- 
cei;ep)^k huootei dettata su , e V altra degli 
otticdcdle fosse , dis&cendoWe tritandola, 
A pò^sa mandare al calcio de' mdiglttioli , 
oOtte^ìdi'iopra fu divisato, e poi la cattifa 
oxtnott ' bttòna sopra, ohe col teuspo intòo-: 
Teodosi ella ancora' à' Soli , e ootmtuatidc^i 
ii'^ jfiM&^di diventi blaonA' y avendo à^ v«rtetì«a 
di porrp nel fondo buona wilanròà* ^dt **as- 
sr , aeei^ziando^i w foggia * di Jógna* r 1^ si 
4xmosc£l' ché^^ T acqua- w covi, ^ ò^sìet ^wmto 
«dftiìd^moso it térretio y se Ho » alla confo- 
^»; dipoi gMl^ eop^^ é! sassìs iai^^oohè si 
TÌ€«opra«ov*^terrwo di queHe spohde delle 
&|s6^ii5chetjè j»ttst«l©> siftfe e buono, e sopita 
^[iiUisi^fq^^^frsi i> nté^uoH, con 'dar loìk) 



\. 



5» 

terrena mescolalo coi^ i^me iMscchìo $ta*; 
guimiìto n o fioeiru o Tinaecet €}ie anci»». 
questa fa lor hevie, ^ q^ y&mtnenU^ lofjj^ * é, 
ptUa ài biade <^ di ^rano » ma cbe^sia^ ìmr-. 
eka d*un anno o à,\ dtie, e* eia fa 4i tiìio^ 
do germogliar le riddici per eflser.miit^e 
calde 9 accompagnate. daH* umidUlà disila terr. 
ni e vigor del Sole> che opera a f^rli^^pp^; 
presto fruttificare, massiiiiameatei? stt . >i». 
marcito allo scoperto , e non sotto gli, 9mt^ 
mali» siccome quelle pretre postevi ia,£aii^€it 
non più grosse d* un cacio marsodino .d^ 
quattro libbre non solo manterrannOr frer* 
sobe nel gran caldo le barbe delle Viti ^ àta- 
vi riusciranno i vini a^sai migliori ;. e le 
gemme delle medesime Viti indiigpranna 
d'anno iti anno> a^-metter sì , che non sar 
ranno offese da* freddo che lor sopcav^ear» 
ga. È bene anoóm'OMciar nelk fosse, ster--; 

Ei^ ricci di' castagne V manne di .sermentf <y 
iscine 9 cbe mninlengano il terreno soUo ^e^ 
sospesa da potervi meglio abbarbicare, sk> 
oooie gioverà a^ncora non riempier la tossan 
Mtta a xm traUo^,>ma lasciare d'aniio.iii: 
anno sìbò in tre ak^ni a macerar qoelJa 
tetra soda degli wM, e sitagionata gettarvela.^ 
dentro un poco per anno, sicóhc il tersa.- 
anno venga oaimato e pareggiato il ter^ìenoc . 
E posto , come s' è detto , i maglinoU 79^ 

S'aa della fossa si la^ia loro due opeiu^^ 
poi strappandoi^ «on le manl^ si leyi^l^/O- 
la> pò: débìl messa , e tirata kmaa» Takoa^ 



l^lfitfté6^à$ Sópra ravauzo del «àgfìttolo^^ 
se ^ kvtìnitfa ,'««' i3M^' «en^ft* tòoeario , 4ii 
cbtilbitk mk so^ttfì«à^ della* tmsa , poti^dò» 

àà^ìV 6 ViBmgrftiàogU efeschedati mete ^ e 
sbarbando Y^tbù. t %Ì€etó ssafto coitgtiagliàtl 
al t6t¥etìò. I*è prima -che ^1 fw di Maggio 
a dfeé thancà*' <^lfe' tìièssà jóè debi^le, eoa 
lasciai^ r4ltra» é più àncora, fincfaè quelhi 
•mésse' "'sdiYìt invièta a farsi lun^ , perctò 
alìóta; liofi gerittòglierà più , e al Febbrajo 
segaéÀW A taglia via quel poco di mes^ 
elle àta^ita ^pra il magliuolo , col pencia^ 
tà , àtciiòéchè cteseetido il fusto , e quello 
di compagnia , diventino un medesimo pte^ 
de. Ancora deesi lavorare il terreno intor- 
no a* detti magliuoli il primo , e gli altri 
ai^ni*. Ma meglio sarebbe zappargli o' van- 
sargli^ogni mese, questo in piano , quello 
m poggio, e cosi tulli gli altri magliuoli , 
piante- e vigne , cominciando da Febbraio 
fin per tulio Ottobre , ritornandovi parte 
del lor terreno attorno dà Maggio fin per 
t?^tto Agosto , affine!^ non siano trafitte oal- 
r eccessrro caldo le lòr radici , ^ poi eol-^ 
marie ctón la marriC^ innanii al Verno , ^ 
aprirli pòi fuori aWa Primavera , lavorando^ 
alló>à attorno bene , « netjtandoH dall'erbe^ 
eou^ tagliar loi* via ìtitte^ te radici che sa^ 
t^***nò^ fra te due tet^e,'e con mettervi , 
ma un poco discosta dal stto pie ^ il suo 
palo,' cV dte vi si àwe&i a andar ^ . Ma- 
fet^hk xjueste Vìtt^^raìmo due anni, air al-' 



6o) 

sopraiiaVdue occKi v *^ dipoi ¥Ìirfìixoi4j8^n©r. 
i|ìdL> che loro Uso^u^tM^ ^pMO^I^^^to 
thy eteoiiie qadb^Uii jn^eiS|erii^qiO f^^^t^t^o 
tHL (diti» V «i ljeTÌ> I&^ ^ottpone^ BMlf$«i'l ^fò ^^c^ 
ga^ia^da^ lascmsi ambedue t^tmwckigfe Jmlli 
da Qgili tallirà liiesfial 5ch« Ti fit ùi^^am^l^^Mo 
sev^i^puntando^ anoocau qu^leishe jii^Q&onì 
pm^è si faccia 4utt'mìa> J&; perchè 9^*1^' 
tro Febbrajo averaUno tre .aBm>:^;|^u^p^ 
lasciar loro ambedue le m€i$^^ tÌ4'ail4og^ 
ÌHnanzi a guisa di Vite £|tta , é . da^ . fru^ij-r ♦ 
fioare secondo il rigoglio che m h JS^^<^^ 
Ma le buche, che per Ji campi p l»p-; 
ghi della villa per piantare le Yid^oc^g^rp», 
fare , «ano g[uattro braccia per Qg^i MU> > 
e fonde tre m monti, e io piano poQ^^m^ii-. 
co 4 gettaoklo pur la terra lont£yiat^i4^1e 
spottde un buon braccio, per poter ^p^i^: 
come nelle fosse riempierne quanto^ ptùj:^!/ 
pnò^d^lla buona. E avvet'tam, che.si pi^T 
tino-^^osi fette buche per frutti e p^ /Viti^ 
a :^ti ibronconi tra Tun frutto e^Ve^xi^^ 
Neiìo ^scompartimento de' qampi ^ si jbiefftpìnr 
il.fonijbodi sassi ammontati , in coUn9 ^ 1^^ 
6tLfkkòi Facqua sedi , e non covi ^ ^ia^i ».- 
a? fqre linfraoidare )e radici , come dMilsa^ 
ÌB\4ui:r?iraso * E si d^òmo lare queste buche^r 
co^;^^ndi, perchè» aìlrnmenfee le nadkéc 
urtaiido iieL^odonoa $ij diktind;;p^qiÀ ^| 
bene aiaa(»>i^ in^ qiii^itoiy^^i^jpiatitAndo^ sog-/ 
grattarli ^^ Aafcora. e'hai aàiiiaifYJBrtij5fti,;vd*^r> 
ne' pa«8i^c4i. sito^vobe y èk.sgr^ ^ajaj^u^ 



/ 



scoscesa ^ ifipi&fif^ c^o^lfitóiiaè a ^pori^tojt* 
adf^òg^t^orditìe fds^h cb* qssìI si > ponga ;iix'i^€' 
lo , fe^ìCl^ae^'^ia i^«»aayif»rftiim iàuMtr>atesp-f 
còV'g*^s^ <irti^i^à/'xè«iJ8oétengaf^il tew^no 
no> àìl ihdiiidm |[^>i]pQiig(V€QÌdb iànxaoi:«; ìdmìh 
no^ai&élbté^^KCQoi ^l' ajsbmiix^.'pertar H^ia>l7'&^^ 

m^^mduifè o iti piglio do^«e :S^ hanno a piaiKai^ 
vi^gnè 4' ncln div^-re tait»? lo spazio d^ésse^ 
lÀaii^^iièllò ikr assai fosse larghe, Tuna 
dsali*> 'allf a ' looiaaa due braccia e mezza, e 
tréj^'e'^porvì i magKuoli; ma di questo mo* 
do;*4;róvflmdo presto il sodo, non pr<^itano 
a liti -peitìO quanta quelli de' divelti lìberi. 
Ma «selcile saranno fosse ampie, piatitate 
coft^ 4a t^egolà di sopra , varranno bene , ma 
nétf' ^hé^ tanta , quanto ne' divelti , dorè 
la k^ra è tutta smossa , e le radici larga*' 
mé^e'tàgando possono abbracciare il tutto. 
Oi^a valendo piantare al FelArajo lavorisi 
il terreno all'Ottóbre, se non si sia priiua 
di 'Estate potuto lavorare, e volendo pìaut 
tare air Ottobre , sia lavorato prima all' Ago- , 
sto almeno, sé non si sia fatto di Prhna^ 
vera $ e come si sia ,- non si mal>eggi> tniair 
la terrà altramente che a^utta ^e a i tèotipa: 
asciutto , per le ragioni che fiirono^ di sopta 
reeafè: Siccome naii>«ì> pianti mai lammaz^ ! 
zerato-, e con tempo piovoso a inumidifai 
B> di' qui è che la prima isosa che ha a 
fa^e^ ifii valente agvicóltiQi:^ , Tolecdo beuv 
coltivai^ e trattare e tte^-evla sua posse»* 
sione; isi è pensare a' nlodi di sanajolk ^4^1^ 



6a 

cp^U. 4elle veM.§e^tp )Lerr#,. cl^e ftpa^ fp^j 

i». poz^ ^maUuoi,,o,€toa«$a)UQli ?^fifftW*?i i 

«uri a secco, e teWolt^ coi fatti a<^f|l§|jH^ 
o causava il trabp^^^p deir ftequf jrl^^»ÌàiS^ 
fere a^&ai e buoni acquai pi^r ì.paB^IHiib 
fips^ focate per dai^e }ù sSq^àVfUfin^ ^H*^|C^ 
qua , e eoa £are uè' luQgbi da smaltir>][^^b{M)r: 
m acquidocci cpi suoi scolatoi beu fQg{i^t< 
e con ordinare le fosse per i frutti .§ p<tt! 
Is Vi^i similm^pte con carnei, e ]|^t:g|^ ^fi^^ 
gpke f e massimamente )ie' luogbi; do¥^ ,<^Hir; 
corra molta, acquazzone ^ >e api. questi. -iiia*^^ 
niera. spinificando i campì. E in questo ^ ]^: 
sogqa v^^deie di piantarvi ogi?i ^UrsHf q^m 
ene fichi; perchè m poco tempo i^V;f^« 
la cpnfprm;ità dell^ , lor natura , tuifer^i^no,, 
cpu le lopi^ i:'adipi la fogna « essend^^si; tp^^ 
yajl;^, ne' condotti dall'acque giù .p^r.li.dop^ 
ci^^ jui^, barjba di fico più ^ì ceutp: c\um 
qyaj^ta Jbracda bxn^, che lasciatasi ing^s^^ 
{lare areJfc^ guasto affatto quel c^n^k;^ 4 
i^en^Qvfine {hxt^ jpiautar^, per esser, luPgP^> 
fresco , fa,94fn$i p^r loYP le fosse piiV^??^.: 
«^^,e pgng^yi^jSl ,u|ia fossa 4i fi^h^p.^I^^P. 
Wf ? p^^ ?ssejr.gue?t^.fttn^ d^ìgi^n^l 
i«pprta|ize cW rijsgwrdin;p ,l'otlù»aoeftljb^^ 
v^ox^, do\ca3aKp^»,^ l^v^e ;^^ra,J>feq[Vt< 



ébó&b « èì^^ìaimf; (^wi^kfte* potavi- oifìw^ c^ 

oria^^e ^etHÌojgK itìi|ie(St0 fe %trad6^ (li I5tò i 

e i?^é£tìtì:fà , che ^ tión^si |mrgaiio d^aftPac*^ 
q^à ^ t4ite)aii^6no ihfeFnil y e sono mértà néii^ 
nBftfdèiìdù^Kitto ,0 poco, é i poslioei ^i Vén^ 
gòb#^tìièno; onde e di necessità aver Toc» 
dbiòi^à^ Vifaièilier te fosse attempi per. dar 
esitò >fi^iòneVo|e air -acque piovane, che 
rc^Viéiatio 1 eàmpi in poca dolta , e pwtano 
sctó^i^ 'via '41 meglio del terrena eh* elle 
dilavano^; e dovunque elle fanno questo' 
cattivo dle^etto , si dee avvertire di lavorarvi 
al'této^ asciuttò , e quando altri si credè 
che non «ia per piovere, e tanto più si dee 
esser éauttì in ciò e accurato , quanto piti 
^desidera in- tali lati di porvi delle Viti; 
le ^ali per esser di natura umorose hanno 
a^ tìkoja F acque; e isi vede per isperietóa , 
dhene* luoghi umidi iianno cattivo 11 vino, 
è ^5051 pei* contrario , e così per li semiiMi-' 
li e pfer li frutti i luoghi pantanosi tìotf 
rendono; perchè per rettificargli don Vténe- 
talvolta *lare grajmègsiini 'fòssi adèrti', che' 
iltlO^ichino in laghi èv fiiatei micini , 1è -chf?' 
sten latti a rìeetere in àe tutte le fo^c l éhe* 
satì £atte^ per iantfibare i campi .e Ife éam-^ 
psI^iOeeiipati 'dair^cqtìa,ed i pàduH. Ma 
qnfeitìto> fiaia^4>òntà 4e*tiai volendo cóltitàrfr 
a VW'i W ho )pej^ ^MSlaate^ che chi deside- 



\ 



i^ .l>i)On vino pmgftfiiP^^nazzk^in laJbfi^ 
tup^ fl.pìe«^^;fiiasir Grandi ò/^ÌGpeK?\ 
QfUj^ poi ^Q. bralta à'^ttnamnan pon^ 

cb« altroTe, o si rv^rp a . brmux>av per < i 
i caiapi,.o le mandi ia pergola oasi ^mei^ 
(nanamente alia ; perchè Isb Vite otece aiieecik. 
Cfiv tuttavia coi tralci di allargarsi 0r<disM^ 
dersi, è vaga d* abbracciar molto ^paese^ji e 
massimamente in alto» ^ quatito pia i^ 
^ta » tanto pin frutto getta , ma di ^Mtaiiia 
più debole. e minore.; e tenendola* bassa ';% 
Ijiso di, vigna, se le viene a torce' . il 'estete 
proprio ^ ed è forza obe ella faccia^ poto 
VX tal lato» ma baont. La Vite ia se* h* 

?aesla natura » che eUa vuole stare ìnscnM 
ile con Vite; come in Vero è cosa 'fiata.^ 
val6 di tutte le piante d*ogni g^icbe:)^m 
Yoljt^r far buon vino ^ non vttole la Vjfte 
partiqipar di niente altro, che di^esia^Vite^ 
e di essa sosl^mza di Vite , per emer là^Vi* 
te e U :yino tanto gentile, delicato e a^tapatr- 
livOycbe ogiii minima cosa la guasta, ogni 
sito f e «apor piglia di quel che vi si m^ 
sqola ed mcorpora, ,c il ratti^ie • •£ no*, 
che altro osservisi , che ndla vigim » dove 
il terreno produce la marcorelta, quel ^nne 
sapkrà dell' \ste8SO tristo odoce di mareorct» 
Iti; ^cchè, comes!è detto i Vite eoo» Vsle^ 
^ vino con vino, ìuosmu quantità ilistemei^ 
e^ av^ ,grai?i cura i^^asi, o £eu* cbte* «iao^ 



^eecm ;M ipoaoàr>^e#t^iir;^e > ««^dta'^l^ m^ 

j6ÌQioi|iatia[ ^^a; figMa^ ^i ^ te^oti6 ^illttt^ 
£a0nè('tt> sposi > e ^i trovano tuttàm' ab^ 
J>eaiti .^AMOTa si déà'^fMnqe^ àvvertitti» àHfaiì 
^dbe^iiioa Jfxi^iid i^ìio eàf iivò , e si c^mselv 
aripo^s»]! iitDoiio^oiioii^^^Goiiie tatte le botti 
1^ barili /«trlngonote ^ àòpra tutto procufàii^ 
jdrir^^effi eUe non sappiatio di mmfii , o pi* 
tflme^ idi 0edQD 9 cbe noìi ne^ vanno 4C[ue^e 
^àme^cose se non cdiri^^ciarìe e levarne a&- 
!«faer inflmòndato', e volendo sperimentar^ 
jy 4ìffci3eBzè delle fatture deWini fatti in 
4ma?si latic e di diveHùt aiàm^ìél di vigne ; 
faCfiiask £ire, un tino d*%tve di vigna e uno 
d'!uMre^di. pancate » :e tatte di p<^gio e d*un 
vfi^^xxm paese , e faccoasi p»uova di ^p:ml 
òa^m^^soi^ d^ambidue essi vini ^^e sènza 
duUHO^rà migliore quel deQa vigila ; pi"* 
adisr :poi V uva d'una' pancata , o Mignìllare 
iii.4ire/i^ttri^. e quella del filar di measso à, 
nrtta; dnpersè in nn toio, ed in uà atero 
Mogaii «||iteBa de^due filari dalle prodé^^ 
laoèndosi Ja esperienza qnal sia il migliore ^ 
«empra si troverà ilv vìào del filar di mez- 
4» tesser più buono (pia sano più netto e 
jQftà /saporito '. é di più hA .colore, el^r qa^-- 
le^ìdfi* nkie filari. ^ or foprs y perobè viene a 
M<ieo^»re .del. arnsao ìddt'v«ampo^>e quello 
' Soderini Coà^ delle VU 5 



6^ 

& IMI» ÌBI09 y^rài^v)^ jm d^ uip ii yi ><t 

ù^séoA fwngjome del ?fmf> m&imv^: Sfii 
hvùfìjnm % de' c«ppeU>iGGÌ , ji d^H) i^bri^^ott» 
<|a«lii delk gergde ; e per coiicIìii|e»$^ii i;^ 
Tuol buon^ vm6[» poq^ le Vili ^ia liJm|^ 
moatuosa , secchi e msi^utù 9, bo^ai é pif fi- 
d* ogni nemilfo e mollar d* acque j^tagaanin 
ti ; e cm assai vìbo 9. pancate e l|ix>9^Qiii»i 
e metta io pergola.. È heo vero « . ^h^^ 1« 
Tigne ogni dì Tengono £t noja a^ mez^ntiiì^ 
perchè rispetto a.i^aelle cìle fanno po^flr 
Tino 9 e ohi nr'ha e chi ne piaiìter^» ^^ì^ 
faccia a sua mano ne farà bene; ma, uhi 
kJascia a grido di Tillai^, getta Tiala^per 
sa , e avendD duralo la fatica iodanm » le 
Tede. tosto mal condotte ^consumarsi e fim^ 
rej e massime quelle «di pog^i e mopti;. 
perciocché in qcusUe. di piaaio jaterviene il 
c<mtrario^ percnè si mantoagono le Tigim^^ 
t le pancate si spengono; e .toiU>. che sis^ 
la jpancata o la Tigna in essere» a. due cose 
Imogna aTer ^ran opra: T una di non h^ 
sciar «ai semmare su* colti semratte di sori^ 
te alcvoiaf com^ fanno molti impri}^eii^n 
mfnte^y carote , pastinache» radici » I40I9I9 
rosse e simiH ^ perchè i magliuoti col nu* 
trimento che levi loro f* ne patiscono tr(^ 
pò i La seomida è di npn lasciare yraqpftf> 
re {^nta di sople^ akaoa » e massimAmepMl 
tavolhìi, ^igo, raikM^rmo e $al)via9 e ^mifi 
cose ^ald^ » perchè ^spohMMio il .tr^cre^a^ ^ 
p«|gio di tutto le. zucoheY i: <)Qc<^sra^ e a 






fùfù0i ^ il^ |>réz«cpnrfo' e là laftì^ sé^ 
siiiMlai^ <;dn Ja fàs^rìd^ ; non ^ farì^ 
rMal^l- ^^tattuò , come ^aal<^ Ta|)a è ri^ 
^cbìb ^ Qufté^ egli è tèmpo di piotare v^ 
liMM^i èlaocaire | magliuoli per porgM « 
Lc^Ba «cÉdsceite , pastoia la Luaa di <ìeii^ 
iiAJo j e mumdo arriri alia Vite, la prima 
cd^ S^ttadKila tutta, e scorgi come possa 
bàttere la potarne, e kscmle ilsuo càipo/ 
^ sé questo trovi lungo ; come da prima 
8Ì 4ii6$e , spiccane il magliuolo; 3e no ^ Tal-» 
«ro che gti viene appresso , qhe s* ha a^ 
^Hocare per ordinario, ed è- il tero ma- 
gliuolo; e oltre alle condiztoni dette di so- 
pra, "fia mediocivimente sottile e non gros^ 
so uè broceoloso , sodo^ dal basso e noti 
diaria vetta ,' e legando insieme i in^liùoli 
che si son eosi traìscelti , avverlìseasi cbé 
Bori d^ strofini Tun occhio eoli' i^tro , o^ 
sbreghi; é sé s'abbiano a trasportare ijiifd** 
obe poco ^ spazio da lontano , péngisi un, 
]lft»né &ho molle, ebe di quando in quan- 
do si rimmòUi in su la ^gliatiira ^ perchè 
aecoaào lo spasio lontano si rammorbidisce; 
€ guafrdisi dal Sole , e massimaniasite da} 
vento di MeìSBodi e Tramontana.- JjAsìÀstìà 
aàoor t^urà che e' non abbia rimèttiiicci su 
péT^rOlttio d- altri tralci , e avendogli, la*» 
scinsi stare, sebben fossero rigogliosi- olirà 
ÉEiodo « tiè se^ ae tolga saai che un isolo 
par Yifce ,ed il j^imò ,oquel primo doftol 
j^rin^, e osservist quieta regola da chiun* 
^liB Vut^ del' vino i perchè gli altri .afer« 



sa 

menti o ìnànaaaso a &rne un tempo y^^ lit- 
fan poco • Cm quante Tòlte aniene , che' 
circondando minatamente il padrone 'la-^t 
gna sua, trora moHe Titì cKe non fitnno 
tire mai , e di quelle che non (annd'-M^ 
sftm raspolli , e non si rinviene eiii sapfna-* 
dame la ragione! e pure è questa , che il- 
primo tronco che si lascia alle Viti', è il* 
▼ero capo » e il secondo viene a essere il- 
vero magliuolo 9 che produrrà uva assai, e 
presto, u terzo ne farà, ma tardi e poca^ 
e in raspolli e rada , il quarto non mai , e 
chi non lo crede ne può ' far pruova ; ooéet 
si conosce, manifestissimamente quanto enrt 
chi pone lutti i magfiuoK di una Tìte cbe^ 
vi trovi ; da questo per certo procede. ^ 
E chi vuole ancora avanzare in perfl^*^ 
none questo documento ^ quando le Viti 
son cariche d'uve segni le più cariche d'eSi-^ 
se , e in qual magliuolo, e da Tramontana; 
e pigli di quello . E se conviene che sia 
mag^uolo di Vite che scabbia a portar di 
lontano assai ( oltre a quello si di^e ) em- 
piasi un corbello di terra cotta buona , e 
tacciasi per di sotto e di sopra pel mezzo 
passare il sermento, e poi dopo un anno 
si tagli di sotto al corbello , e in esso e 
con esso si pianti, e mettavisi alF Ottobre^ 
cascate le foglie, e se vorrai farlo attacca*^ 
re in la(o umido , come nelle corti delM 
case , e ombroso e difficile , fa' la barbata^ 
a questo modo in un orcio, e potilo kt 
quello, e con quello inclinato. Còsi ^co- 



69 
ra,, i9^^ihi,fwvsi ferp» si lanijo le barbaf^e 
p^. ogai §jb»ro jijs» da trapiantare^ avvqr* 
leiidoi^ ch&, $e. s^ ha a piantare in collina ^ 
dei.^i^rne il aemeotario ia collìaa , :$e i^^ 
poggip iti poggio f se la monte in monte ^ 
co»t dell! asciutto , caldo y; umido , seqco hassi 
a , o^s^rvar^ ; e tuttavia nel più magro , sec* 
CO' ^ staittato luqgo della possessione; e ciò 
sMia "% Care sul divelto , o nelle fosse al mo- 
do de(to di sopra; solamente non s* hanno 
a ca^ar tanto sotto ^ perchè dì li a poco 
si possano più agevolmente levar via , per* 
cha non ha a esser quella la stanza loro , 
»a un deposito . Ancora volendo piantare 
w; sul divelto di monte ( perchè in piano 
si -può adoperar la gruccia ) mentre si fa , 
seim stendergli nella fossa , e di mano in 
maao« piantandoli riempierli ; si fa d* ave- 
se nn jpalo di ferro voto uguale in cima 
come di sotto dalla punta, affinchè fittolo 
in term faccia il buco col cavamelo dentro 
dì se,. e non istivàndolo dalle bande, come 
fa il palo pieno e massiccio ; gettisi in fon* 
do di quel buco sei g]!*anella d^orzo, e 
i:iempia$i il pertuso di terra cotta , o poi** 
yere di terra buona , o arena o vinaccia 
in parte pillandogli bene attorno la mate- 
ria , « cosi s'attacch^à sicuro, e i magli- 
uoli si trascelgano d* ottima bontà di sorte 
di Viti e yarj ; siccome anco di diversi s* ha 
apiaittar k vigna» perchè se uno non pruo- 
va in,;q^el}'^nno, fa l'altro, e vi pruova, 
né mai piantando magliuòli si patirà che 



7^ . 

ùetko stocd o «flEHBiaccaatr per .^oi|^IÌ!]^^c 

«À ^ .jbnnèggk e Sbl manate; e^ee pw 

emrfitne mf aitaeoargU «Ut ^pM^ck fi: stai* 

Scrii ^ già attòrcagli iul pooo 4 sk fialto 
H* nhimo intorno mff cecino : ma .aidb^pep 
nmdo quel palo yoto> non oecoonrcDà^ e 
atia86ÌmaaMate te ti fitecia fabhrfiotr;>g0M^ 
quanto un braccio^ e fain^ ti bisogno;, e 
nel terroio mmo» si £aocia lare un. farro 
todo a uso di sucobìello in pixnta, téie 
diicosterà i sassnoli - in che «li ifatop]^ 
totlo 9 ksciandoU apertura espedita da mani- 
dar ffà il maglinmy 9 il qmh » eacca e 

rga giù sempre diritto » se non se qoai»- 
si péne avanti» à, riempiano le ^osse né 
po^ a giacere 9 come da ^ma si disMi; ma 
ponendolo torio da quivi in su, s'offimde 
poi troppo a scahare e sappare » urtandmria 
aentro . Se '1 teiTcno <sia secco e calda» ^< ^ 
«stremamente magro ove si pianta la Vitec» 
non si riempia amttp la fos^, ne meoorH 
perinso sopra il divelto si riempia tcitto a 
un tratto ^ ma di tempo in tempo , seooo^ 
4Ìo prende I* umore e 1 vigore in se ; ma 
se sia umido e fireddo e grandementegra»» 
-§o , rkm]piasi affatto , e st rituri de'div^iti. 
E in tutti i modi che le Viti si piantino, 
o fosse 4y divehi^ ó titro dove hanno a ^a^ 
te sempre, si pÌAnlino tuttavia doppj i ma* 
jgliuoli» e afferratovi r Uno e F altro, levisi 
HìA^A mm vigoroso e vagn^te, e questo 
m metta in un altro div^to'a parte ^per 
barbate, mettendoli lontani V uho daU^àlt»^ 



/ 



fi 

ttvmnma barbate iatù di due mnà. KeMiio» 
gki aridi e luacìiitti^ seaeki e.cakb è m«g)Ì0 
znaiit»- i nHi^iaoli ndQ'Autuimo per iftit 
MiòMe jo ywnB. ; ^wchò non $<^ '^éàlg ^ 
su tutte l'atre piante cbe si pongono ' al^. 
d'Att^ttPffO» obre 1^ i^gìem dette, di m^ 
pt»4 r godono n^ terreno^ pm>6tiio lùr.d0« 
mitOi e naturale 9 il benefizio di tatto H 
Verno ^ addomesitcendo in qnd tempo la 
3ai^ . baiiie eoa. la terra , e traendone ipkA' 
VumMe the è loro abbastanza ^ con esso 
inteatftaaieadosì per germinare aPrin^vera^ 
tidla ifuale 9 piantaiMosi , le loro barbe non 
Ifitntto molto tempo a distendersi e farsi 
eemìclie alla terra , e in un tempo hanno 
m £ur due ^etti , metter sotto le barbe ^ e 
mandar fuori S(»ra le foglie « È buona 
ipiamata dal fin d'Ottobre sino a Gennaje 
BLÌÀjam crescente ) e a Luna scema banno 
e essere staccati i magliuoli ; cosi per- la 
Primavera V ndla quale conTtene ^ subito 
épicoati dalla Vite , piantai^li nel terrene 
per far buone barbate, perchè averanno 
maggior vigore e form a mett» sotto e 
jQpra» che non eli «tati colti ^^ talendo sem- 
pre a mente »vc»Qe i magliuoli che hanno 
f^ oc^ pia fitti, soM> piò fertili che gK 
altri , Scendo sotto terra più barbe , e fuori 
inuu^orì messe e^ ute « E 3 tempo veipo 
iMlo spiccargli dalle Viti è quando comin- « 
eia^ i sarmenti ad aver pinati un po^fi^i 
ecfibi^ e. che A seM^ono di .<^«nint»Lare a 



\- 



7» 

gonfiare^ e i} jMiitare ^ Brudais^rt; AMMrr4 

fave aie* para fraddi a ,inxiidi.9 e^oncf 4PQ€h 

<p«lle lerre i) pà .^^Uei voU^ chf^iWBO^: 

6it»ata alla mdu?i;de'moifttÌToln a,Lafa^leir 

Poneate eXianKwt^im^ e ndle ba«|e >piiirtt 

n$T^p dora jnaBtaiido^ nall'Antnanb^w ^^' 

i^inciaiAO it i|>War fuor le barba ^ e, pw. 

01$^ aottiK e molto deboli , iu br^re q^^ 

ruwdità (i(li corrompe e iDfraciUa^», patelle- 

avendo le Vita o alt4*e piante a jigaHarefpoi 

alla Primayera imore barbata.» ed essenérl^. 

la terra asciutta e riseoca dagli ardati ti jwtni . 

Soli dair Estate, non possmio cce^cera^wA^I- 

patiscono e non vanno innaasi; e pm^iò^ 

bene in tali terreni servirsi 9 in ^saói^Uo ^ 

magliuoli 9 delle Viti barbate: ma netta Pri«^ 

mavera smaltito il rigido Verno e V lioiìée 

Sioggé col favor del Sole» e in tal teinpo 
iseccata e rasciugata tutta quella liunidazsr 
xa che elF aveva nell' Autunno » e poi nel- 
r Inverno raccolta in seno » quella terra 
ffeddosa e piena d^ ùmido ammansata e ^adU 
domesticata e risanata , accetterà per la be»- 
nigni^à della stagione convementemeito uoa 
pure Je JÌMirbate , ma i magliuoli a fruttìfi* . 
cai:vì . ragione voi meato • Dove sia di££ciie^i 
e rp^o.e aspro terr^no^, s* impiastri di bo*- 
vina il magliuolo ^ e sfeaso da pie ^ vi si 
componga uentro quanto più si poterne ^ 
granelli d^orsoo ^ e cosi in tutti i rami .de?: 
[rvitti, fic^(MEidone . (^ci o dodici « Il perni j: 
melo , e ciriagio e UjEispol^ s'appiacbenmn©,r 
e ^e sia terreno aaciiititoV adacqui m^fottdioìt 



7* 

no^^del^ €^iinuo\ perchè nulk & più til^ 
fef¥^6^ ohe' Tadiieiparet dà priMa^ m^ 
cctiiMftfe oontimi^re m dò , sìa che nr '^ck 
Di^iffe ^te^ Viti o le piatite mm abbiàDO i^ "pà^ 
tire del' ^eeoo. Aggràr^si^ ^naucb si ^n^ 
tmtx^ r loro intorno la terra asduttd, e é 
caldii ^cdbè la tocchi per tutto . Ne* luoghi 
e terréol secchi è megU^ porre barbate , più 
aéc^riciatmmie difendendo^ elle dal Sole , 
ch« ^c^ \ maglifioK , i quaH da sette occhi 
ih su^sono giudicati sterili, non essendo 
rtfiiSKto in. quella parte Tigore di generare. 
IfeUuoghi umidi 9 perchè *1 Sòie possa asfciu* 
gar sempre d* ogn* intomo , piantinsi le Viti 
più reide , e coù ne* Iati secchi e inagrì ; 
perchè ricevano più umidità . 

I magliuoli condotti da lontano » se si 
vede che ^li abbiano patito, tenendogli 
neir acqua rinTigoriranno • Sotto terra si 
deon ricoprire almeno qusrtitr' occhi , im^a- 
stranddgli con la boirina , che oltreché gli 
ajata afferrare , gli difende da* vermini '. 

Scrivono i Greci , che le ghiande sfra- 
ceìiate alla grandezza delle fave , sparse in- 
torno alle radici de* magliuòli danno abbon* 
danea di frutto , e giovalo alF invecchiare 
il Tino. 11 medesimo s* afferma delle vinac- 
ce , ma semplicemente Y arena posta in mo^ 
do ^ ^ch'ella circondi i primi òcchi del ma-^ 
gUutdo , ^sea^ altro ' gli farà metter radici 
e appiccargli a sdfìSciertKa • E volendo fare 
uà aemeflizajo 9 che in ciaptK di cinque anni 



/ 



94 

tnmKoMe^ e se no, comprtito m.lM^llà^ 
ÉEnaài-e spuiose fosse haniftiie l'ime éAr 
raltnrft otto bisBCcia ddF ditMni 4eltii di^Ch 
pm 9 ripiem iKii ^^ cfiiando si pìaatMio^ «n^ 
menati o pia« qiu^ si pongano n<ig^«[^ 
cappati lontani rune dall' altro un.vt^^^iji 
Braccio , e . allerinsi poi ik tempo - i^ t0Kw^{$ 
coi SUOI pal^ sempre secfchi, che i.verij^ 
che s'appiccano, o pali/o canna ^feippN 
fftn nocHmento. E come egli avrajana^< Ice 
anni finiti , siccome s'avrebbonQ a poitai^ 
in foggia di Viti fatte, si yolg^ttiiaiEi ^ Aot 
o tre di quelle messe sotto t^ra pw pi^ 
libiti , crescendole ji(À d'auna in ium# ^.«^ 
còndochè vedrassi che i posti sottf> «le^ 
tano più gagliardo , sotterrandogli in quello 
spuio deir Ottobre <hi juede sqtto^ e lun^ 
Air altro Tnno tre braccia; poi essendo Je 
Viti da Tramontana Tarso Mezzodì per dii- 
rtttnra , si Tolfferanno Terso Oriente t^gliaiii» 
doli due occhi sopra la terra , acconcila 
doli in modo che si possano JaTorare e pa- 
lare , e che runa Tetta noci noj Tidtra.^ 
oome sotterrando il primo magliuolo • kmi- 
tftrio dal suo pie un braccio, il secoipdo 
due^ il tersot tre e -il quarto solamaente 
uno ;^ il quintp due, e il sesto tre« e^ea* 
pre a diriltUTa , e di <^u^ta maniera rauj» 
magliuolo occuperà F altro, ne cijaaa 4i due 
oc^hi sopra terra darà noja àff altra, ansi 
a^^rira^KM) distintamente tutti palati »i e 




» sotfctn^i dnàHlcmiio ànohc nia s&es^ 

dhe feceiànt> magKtioìi jper Iranno s^ente^ 
die sdsbd&e sdrantio loBteie* da ^teinr qh 
h e meìÈiJò braccio, si z^pj^ramio o ìPan^ 
«ratino ageToImatite'^ dandcr lor Mmpre 
un pc^ d^aja<o se ^ terrenD\ddiole o trop 

SO Biagro, di sterco di bae> di pecora o 
i 'pbi^O, o di foglie d* arbori, come quer^ 
tik « cc^ro, soprale quali aUbiano stali»- 
tì^' le 1?àpre o altri anpenti. La colombina 
è Oàidiisima e medio a proposito a far ger- 
W^ììà^e le Viti presto , ma' non è poi biio^ 
Ila à liiigliorare il Tino ^ che £a il contrae 
tfo % Onkna esosa sarà loro V orina Tecebìa 
làiatcitÀ , e se manchi sterco , i favuli e 
'fusrti d' allibi legami faran buono effetto, 
!ripairaiido ancora dal freddo e dagU altri 
minimali rettili, se siano -^ lupini • Il ^mi-' 
«are ancora fra esse all'Ottobre vecce, fave 
^ lupini, e di qtrivi a tre o quattro rùHsà 
Sfangargli sotto gioverà loro , e un pugneUo 
di lupmi cotti dati attorno al pie, gli fo^ 
aiÉ^^nlerà grandemente ^ come osp^ sorte idi 
letame stagionato che si dia loro, e avvera 
t^do di non ne mettere di alcooa aorte 
su le barbe appunto , ma lontano da esse 
^ dal tronco sopifei esse , e cOià agli arbori , 
dftp<3ndo che^^ neÉa terra arenosa e migliore 
queHé àéìsL pecora ^ che altero; e pure an- 
cora &i capra feirà bene , purché nello sca^ 
laise * t^ovvertisoa , obexla terra che è diso^ 



7« 

pi*ft "^èà^ éi mHjo ^ e oasi si mbid, énrfor' 
nuovi a* mttglraoJi ,*e 3tewio nifjutairàct^'^dMt 
col lavorar loro aCtomo^ poni s^ofifen^^o^ 
0'86 8Ì fa quando cominoiaDO . a rnupiip^re» 
non si scuotano gli occhi o si soifr^hiiiak 
Imperciò è bene anticipare allo aajppai^g^-iO' 
Tangargli, e lo scaltan^U d'attorno à <da. 
esser cominciato da* tredict d^ Ottobre ^ gioH 
che avanti la bruma e* s! abbiano aealiati^ « 
Dopo la bruma zappisi o vanghisi intarmo i 
allo scalzato, e intomo air equinozio diiPjri^ 
mavera pareggisi tutto '1 voto dello scabsip. 
Intorno a mezzo Aprile ammassisi la fteira 
intorno al pedale ; di Estate sarchisi «sapesse 
volte , e quando iM* Ottobre e* si scalzano 
e si $<Hioprono le loro radici , e si spurga* 
no e nettano dalle barbacce destramènfa^ 
col ferro , si ricorda quelle barbette ohe. 
baiino messo V Estate ; perchè se si lasoe* 
ranno , la Vite , abbandonate quelle di sotr 
to , di breve vìen meno ; in modo che 
quello che si trova di lor messe uà piedi» 
e mezzo in giù , s* ha a levare « e conviene 
durare a scalzargli ogni Autunno fino in 
tre anni , dipoi lavorargli al solito . Ma co- 
me sieno palati i piedi principali , acciocché 
vi vadano su i magliuoli « si vergeranno al 
Febbràio seguite al modo degli altri ^ se* 
guttando, come s^è detto , di lavorare la 
messe sotterrate a^ suoi tempi ; ^ e poi ai 
Febbrajo che verrà comincisi a cavare tutti 
i magliuoli da Occidente, i quali per aveo 
finito, due anni, saranno talmente grandi e 



\ ^ 



77 
iMilKiti pliche piantandogli altrove e pi^octf^ 

rJwdogKvdsaraniDO' dell- uve in «Dopia . a' m* 
mi ;' pet^cibcdbà quando to. gli leverai |)0r 
porr^f^ ^ '' r «iranno ' più belli phe i pìautq^ 
sfasar biitl dr quattro anni ^ tanto profittano, 
sempm -più in tutto le piante a trasporre 
le giovani ohe F attempate • E cavati tutti 
da qud latò^ caccerai sotto que'tre o quat* 
trO' o*««i magliuoli 9 che vi saranno da por 
giù' per ' pie, facendo la buca capace a ciò,^ 
e^osisetvando tanto la questi e agli altri, che 
a^ pi^ìtni , che è da zappargli o vangargli 
ogni Illese , cominciando da Febbrajo a tut- 
to Ottobre ritornando il lor proprio terreno 
df ìntdmo al Maggio fin per tutto Agosto 
per difesa del caìdo grande , colmandogli 
P^i be»^ con la. marra fino al Verno , e 
aprendègli accora f uoii alla Primavèra , 
con quella vanga , come s* è detto , taglian- 
do 'tutte le radiche che sono agalla, guar* 
dando di non offender loro il pie , e però 
sarà bene recidergli col pennato lontano un 
dito dal tronco, per non intaccarlo > met- 
tendo a Febbrajo un palo o due canne , 
come da la costuma del paese; poi aj 
Mai^^EO. seguente gli taglierai, come s'èdet^ 
to, nel nuovo sopra due occhi , e^ aUora 
palerai , lasciando poi ]a più gagliarda^a^ 
sa* a v^re innaissi togliendo via Tahcra, 
pdi all^altro Marzo potrai lasciar due capi 
per: pie fé ncm è dubbio^ che quante pù 
voke- sien lavorati di mese-^in mese sin al- 
rOttobce 9 apreadogH ^. coiOf s'è detto» fuori 



ajl Fd^bmyoi» e wm^e oAjyE^id^li^^j^^cin 
gi^ndogli cUlk Wrbicoe ^ .ù Waaudd léf^m: 
mm^ che m, nata dil s^pra» tidcjfìià ^^ «oai^ 
tor/ì'U i venniai cht Bf^ìsoota>^^ le W 
gfttnre che s^rw tri^iqpo ^ iififiraliérMiuttoc 
a Luna soema» &caiuiO: . gnuide aowsistot 
cretfceodo «mimjraiacMOle; a tfii f^v^J^SK^*: 
£|ì^ poi si cavino tfittl i sidgUuoitisiifKrilm: 
che d trovino fra la m^tta disile, Viftì»v ia*r 
sdfl^idovi i più keUt e uecesaarj ^r^dtor^m; 
innansi ranno seguiate 9 e Mr facrjd^'oHpil 
per tenere indietro e basse le Vitine ^fmdJd: 
che son pieni di pampani e non mouìo^ 
uva. Alfine poi di <|i:ieMo mese si à^msàtt^ 
pez^re tutti i tralci che hanno Tdavà:^ ^ 
spuntargli bene* : « ^ 

Altri hanno opinione per fare il. ^a^^ 
qaenaajo de* magliadi da farsi pc^istti . a,! 
barbate; che si debba prendere d^^ xeèà,^ 
e piantargli a uao di myello» aTendole ùa>c 
to Catre. per anello spazio che piaQ<Ha , in^ 
lato .fnesoo 9 affinchè i nugfiuoli s^òppiecdik 
no,, e in mediocre terreno , j^rchè il caldx 
i|on<gU annoi» e abbiano di terreno a biih. 
gUovare trapiantaAdogliy e pongonsi pras» 
r uno air altro mezzo braccia, e n^i troppo 
addentro , affinchè con agevolefisaa ùJtie le 
barbe I ii poisau cavare y il che si ;puè«^fare: 
il secondo .o terzo anno^ e traspotsgU dcnos» 
s* è destinato^ e ne* paeapv per fece iao^oikcft»^ 
ni ^ i quaU o sieno .fSiiU iU gambali ao-j'raami' 
di castagni , con più fiarohe :^e* ^^ ^peasa' 
in Cftma» o di travk)€0 di qviatm 



eksrfhì o ma» oercdd n fa^ ptdkmi , e -feg* 
georr e ^pbifsar&ji^sapiBE^nit , e da pie gli 
uoi ei gii filtxi aUiiiisUdàti y 4d^ 
cKdta ^«rii^k 1^ soito'tewt ^ biiOi centro 

ciqpd aMa;>»ttplk;6 f^^ ^o^ 

m 9 comidoi gmepro- ( facendogli aìieo^ 
di > questo » ohe nggge att"* acqua ^gran lem- 
m) m^mo txft'i'aa frutlo e l' altro' tiedle 
tèrne* proprie » che nel canapo han rieevtiti 
i 6r«Mi i o nelle formelle fra Tana e Taltra 
a dévìfitum; aon le ponendo quando gft 
avlMiri.*^ perciiè ponendo qus^do loro ma- 
gfiu,o& je non barbatelle^ le bestie gU pa- 
sc^ono, e nel lavorare si guastano^ ess^ido 
SK:piÓ€OÌi ; che essendo Viti fatte e ben pa- 
late s^faa loro un altro po' di riguardo ; 
olti^ A che tanto ancora s* innalzano , che 
mm V aggiungono 9 che quando la Vite è' 
pasciitfa, e dal bue mas^maBiente o dalla 
ciqìrayt^ han le bocche velenose, èspac^ 
ciata; e cosi facendo lor vezs^ il seconda* 
anno 9 ti faranno deiruve^e avvartiscasi di 
jpcrre queste liarbate diàxisto sempre mtod 
Inraccio ddi broncone. '> 

Puòssi usare ancora un'ago modbo di 
far barbate, le quah à fanaio su per le 
pergole e per le Viti degh ax^bori > oii sar*» 
laKBli delle Viti proprie, pigHando di quel- 
li ^e sono accosto a* ca]^ cl^ s* hanno a 
lasciare , e nel mecae della Vi^ che tu vuoi 
aoc^iciaret e mettad a uso di capc^ttò 



nel fondo d^ uà pomere o cestino pieno di 
grasso e buon terrìccia » e facciasi pa^i^ 
tter di sotto dU s^rà» e a^ostàr heitóék 
Vite 9 e incàlcar quel terrìccio ietiletidolo 
cosi sostentato da palo ' sotto,. oaccotildda]to 
con corde a* rami ddl'arborfe^' o légtii è(^ 
perula » finche cpiel sarmento mi^ttal^likir* 
be m quel paniere , e il secondo apu^;^^^^ 
la liarbata» taglia il sarmento col pànféire,e 
pianta nella fossa » o dorè tu vuoi ogni àbs^ 
insieme ; ma questa sorte di barbatelle .téme 
più assai, ed esse spdpano le Viti e le stor- 
piano , perchè il rigoglio , mediante quel 
terreno, se ne va tutto in quél tralcio,, e 
perciò non è da^isarlo se non per fòrta, 
Tolendo (come sarebbe a dire) entrare w 
seme di qualche sorta di Vite notabile* co* 
me son quelle che si chiamano Maraviglie » 
owe/ro che Canno Tura di Jerusalem,.cnc 
sono grappoli lunghi più d* un braccio , per 
esser lùcuro che ella /si attacchi; e questo 
è più acconcio modo , che per le .Viti e per 
i rosai doppi da dommasco , e per i gelso* 
miai di Catalogna , melaranci , limoai e 
cedri si possa usare. Con tutte queste dib* 
genze che s'usano a procacciarsi e pifov- 
vedersi ài fiare assai barbate, la espeiieiua 
dimostra , che i magliuoli fanno miglior 
pruova per far venire innanzi una vignai 
che non le barbate , ma queste son bi^ofle 
a esser piantate a canto agli alberi lonta^ 
due o tre piedi, come bene lasciarono scrit^ 
to i Greci , perchè lavorando attornp.» ^ 



> ì'$e nano 10 pìàai aioiuilì , e ^iK e<^ 
^-MOtrà» o spiaM« amili «m miglierii oer- 
3ft ^ 'le queroa » 1 fras^ni, e 1 legnò santo 
é^iMsk^ Mpra a^<|ttAli tanno le nd' voleii« 
tierit i oomioii e i samlrnchi , e mpni tutto 
repjpio ^ accomodalo « lutti i luòghi , e 
de* mittileri il ctrìegio » e logIiendo$eiie ah- 
tri che «ien cU frutto , è ben potargli ataii* 
ti che comincino a dar fuor le fqgfie 9 al 

SrÌDcipio deir Inverno e a Luna crescente, 
ia almeno il tronco dell' arbore che iia 
a sodlenesr la Vite v tke^^ terren mdgrò, a 
non co^ gagliardo air altezza di quanto 
possa alzar U bracdo in punta di piedi un 
momtii ; ma ne* terreni grató e potenti a 
dop{^ e più quanto si vogliano ahare e 
crescere. In Terra di Lavoro di Kegno di 
]9i^K SU' quelli arix>ri , che sostentano so- 
pra di loro le Viti che fiinno il greeo , ta- 
lor ve le stendono tanto ampiamente' , chs 
tma Vite sola rende cinque o sei bariK di 
vino » e in questi m può lanciar più rami 
e ftfrjdhe, che non in ^elli, e formargh 
^ù. larghi e maggiori ; m quelK più spessi 
e ristrétti , dando loro il garho della forma 
uguale da ogni banda , sicché amiarisca F a)r 
berò ^ ritondo il più che si può ; ma se la 
scàmtà del terreno e la strettezza del luogo 
costringa a mandarle sopra gli ulivi o altri 
f ruHì 9 come sì vede in quel di Genova ^ 
ovt «1 territorio ò stretto » e 1 terreno scar* 



Si 

le più rasente al trtmcor cdie m pop ^ r e 
««dcMicv.iJ)e imifie ibMaie^, che d*6iBo «urga- 
mix. lopra'i trofib^^ e:#|li altri a tengiLDO 
4>eiie iqf»erti li f aitfi ^ tfegali ^ affinchò mail^ 
^€Q €^0 ^ Tiuò gli ablm a occupar T 0oil>i*a. 
Qnfmao si ipianlatio a quest'oso gU ar- 
Bòli.; se la terrar sia calda » e dove possa 1 
Sole^ pongaBÌ « TrasMUtaua , affiucl^ Tal- 
b^ro »: sopra '1 quale sia la Vito suarta » lo 
difenda alquanto dal Sole ; e se sia freddo 
j^; Mezzogiorno, a causa ch'egli ahbia da 
quella baóida T albero per difesa , e se tta 
temperato a Oriente e Occidente . ^no 
dove s' hanno a piantare le fosse profonde, 
4x>me si disse , tre braccia in poggio , e in 
piano mezKo braccio meno , e la Vite si 
ponga lontaila dal tronco un braccio e mei- 
!to ^ € se« riesca in fondo la terra molto umi« 
-da ia iscavandoAai f pongavisi in fondo dello 
stabbio vecchio mesticato con terra buona 
asciutta , e con ma^or numero di sassi e 
•fìà spesd, serrali nel fondo, calcftndo la 
:terra da basso , e soOo lasciafido* di sopra 
quello <^ si riempie r perchè Tac^ua ^i 
possa pmetrare . Alla Vite , se ben sia tt*a- 
acelta barbata lunga, non si lasci pigliar 
tutta TaltezsEa in un tratto , pefc^ ella 
f^teria sottile e debple , ma si tiri innanzi 
•di tre occhi in tre occhi a poco a ^poco in 
-sa, per darle agio di far buon pè 'e in- 
grossar in: niù dotte ; e cosi s^ osservi , vo- 
lendo manoar una Vite sur use tetto, o in 



^kehà-ètt^oftì^é^^c^ -ts^ un eò«^ dTtÉUr 
caWy'ft fin- fhitt^^'ótokwi.' '^ • - *^ 
I |itóV <*^e s'IiffànD a ékggtt <per le 
Viti •som) TaMaggiifti'éi ^eprò^dl ^fi«^ 
gno, d^arcìpre8tei:éd^òigEÌl€^^ 
àU'aeqtta, é non marcisca, come il frasai 
BO , li |>ino» il maoMl^ylò e 'la seop^ì f^ 
è faiwno né Talloro né il fico cfè-ii^^àleio 
né r albero che s'attaccano, né ilnsoMimé^ 
lo che fa i .vermini che seocan te Viti /d 
tntti si pongano discosto dalla Vili unr ]^èv 
e tuttavia secchi e non mai verdi , * e i^ 
le canne soppasse , eh* elle non possane]^ ^eP' 
terc, perche i freschi spopj)ano'il térraófr* 
e danneggiano troppo le Viti , e -mn^'^lt 
sbucciati , con la punta abbriistolata* i» 
fonrdo quanto vengono dalla terra ici^opet^ 
ti, né sieno più grossi d*una picca, nèpi& 
alti di mezza. 'Se il paese é freddo, fermio 
il - pàio da ' Tramontana ; sé caldo da Mez^ 
giórno. La I^atura dee essere di «naterii 
arréndétole , come ginestra , giunchi e sai^ 
non tròppo grosài , e con questi -noè si 
attinga tanto che recida, e sempre si kgbi 
. trk' T Vecchio e 1 nuòvo , e più in sul ■ vec- 
diio,'che non in sul nuovo della Vite,' tf 
.le .legature ^eno spesse. Del l^a^arè vi soli 
due tempi sén^ danneggiar le Viti , oìoè'^' 
prima' éhe -comincino a dar fuora gli'Oo^ 
chi, o dipoi quando le novelle messesi 

Sot ranno coniòaaiàeitte accostare ò dislèi]^ 
erèi a^pali. - '^^ •- - 

U terzo anno levate le canne ^•fiM:W'pa' 



85 
]ai7«t Vi^ngtiuoli co^paJi^^rofisjL» come a* 
detto j abbronzali^ ^htuQiati. nella* puntai 
' s^.simii di €a(»tafflia,;fiieli tutli pedagi|aoÌi 
la^a^ a: buopa. luuai 9 : ^ eeo^a £dti?o,. siano/ 
diritta ilipìu chersi può ^ e guardisi df. mettere 
libalo di aolto alla Vite r^u quatti^p^ o sei 
dft^'» ^iffiachè non ' ispolpi . e sforzi la ' Vite ^ 
^:)Ktui6siimuiiezile sendo ai caotaguo » il quale 
lia.^u^^fita natura- di attraerè fuor di moda ' 
a:s^»tf^ pongasivda quella banda .che e* non' 
le^ppsaa torre il Sole di mezzo giorno ; e 
OM^visi ancora questa diligenza nel palar 
]e'yiti..Tficchiè i e perchè elle n' hanno mag« 
filar, bidognov eVnesti giovani similmente » e 
iwoiasi ogni, òpera <u palar tutte le Viti 
a!, pali i^ perchè accarezzandole con > essi te 
ne^ .refideranno il ' merito , perciocché chi 
iQi^co spende più ' spende , e men gode a 
litigo 'andare 9 perche le canne. son vane; 
eil ^ piÀ . delle volte si veda che la VitQ reg- 
ga la canna e non la canna la Vite, snella 
non si rinnuova e si fortifica ogni di, e 
Tuffetto si vede a un soffiar di vento stra- 
ordinario r che ogni cosa trabocca ia terra , 
e- la canna e la vite, e la Vite e la canna^ 
e si perde a un tratta la Vite, T^va, la 
canna , e la fatica e la spesa • E perciò 
quello che si £a , si deverebbe acconciar 
^^ene e con tutta quella diligenza che si 
può ; e s* ha più tosto a far manco , . e as^ 
settario bene , come dice il proverbio : chi 
assai abbraccia poco strigne , e conforme 
ali* anti<ìa sentenza : lodate le ville grandi e 



r' 



otóvftle 1» picoéltt ; e quel pcuo %lw' si>i^ 
coimt:lmi^9 roidecà m e8rtQ'pui)frutt04< 

lAMte Hrtornq ^aUe •Viti / If quali vioj^ìiiAqo 
diKgmia pirtaoobfei MatqHutdralIelY^iio^ 
luMMQiiiivno «flsai^ Toltisi cpeHitaseiitta^a^ 
a QMtrarìos lodale il moate e atteinf{efilafc 
piano t nd qmk, e ne] paesi umkiiicsaMie 
Imposti a pioggia k Viti baanq ajemateMi 
nota pia atte cbe ne' collie eta»*lii^hi gjk^ 
e ariosi « e terre l^gaieri e. sottili pertx^aassa' 
dalT ifiunarciret e ne tee^ alti SLJinndiaf^> 
secondo k qualità de*Mti, o pia osmpts^/i 
rie^ Ittoglii renistj ^^ e dove sk tn£o ^^inoa^'^ 
to 9 come in Ci^ri « in Gandk f.éré £aìni>> 
per terra le Viti che nroducano raam;^iK> 
Goinnto, si possono ksciare nn j^5^aè^ 
presso a terra, e quasi su k terra atess»»^ 
nott infangando andie qvsrik qmiKtàì'fakaraf j 
e^ ktpolterc xAm k intride si scnoterollvé^ 
ch^ mk bollire che kn Firre jdi loan aaia«i:^ 
ra nf- tini, ierano.in capo, e spin^^iekaj:^ 
o^ i^Iderk che sia all' uro attaccata; M\ 
SQf|6 :^eyta sorte di Vili i ohe -ran di ioìrt 
niiti$irai(^€o»e qiMlferdi Coraoto « ki^pos^v 
swinSa . kancbo y rapando^ e non. u ^ ^uasla*^ 
nb« E TOkndò orear k Viti,» die ^ regga^Li 
no da per ilora ,^ coii^e >m molli k^faiè 
si trcifa., come ini Piemonte ^ in <Lkigiia^ 
dpob e ini ) alcuna >r^Ìpone c^ Spagna^.^ièrf 
di. > nestierò mfneusàkéi adsi , da; pkeai^; v# 'ò 
ci^^^fiii^ m- tét r tm m dm «i«»gag^krdf»,^do^j 
Te rii;paeaei e I^^wm ìoiiaakKpntì , e^ Mii^ ' 



• ■• « 



ntWL Mite bijftto iuiin.^J]i$of^a^«^ib 
aacfe ft.cioqcaii'ifmitea/^i^batetp^ 

p(tf3tr MitoBriam Ì6ttn^«fWo^ eom«ii^jpi$i^ 
rlè-pmsio al tvoncòs 'èidè dotpMMIi^P r 
wtwe«ti a quattro b sei dito «ìomcr ;i^^Mf 
iR^icaso: al primo ocx^ia» iMCHtìdoneàtf 
s6l<> a ogni gambale Al -tralcio ^ e di ^mità 
vi mvrm ve^ao 4e* buoni fiirae qua^ ttn^ 
I mazeoechio in rotondo a goìsa d^ potiire 
^Kjppetii aeconrìandogH che stteno riie^ 
tu (Ujipaalmente per tntto^ sicché, crmc^a-i 
resti aggravata la Vite di larmentì tva-» 
vàrsaH .con contrappeso pari da ' ogni late , 
ediH^ sì aostenterà da ^r se senz'iaUro pttfo; 
e. si può lasciar loro pw hilandarte liene 
da ogni banda s^te o otto oapi di ^nd oc-^ 
chio solo .in tutto* Questo modo di notate 
si chiama alla fponcts^^ ed è usanaa ancora ' 
di Spagna , e con ^csto modo di fare si 
possono assuefar le Viti adtdte d'ItaKa, h€h 
mtnciando d'anno in anno^ A ridueerle iti 
ques^ maniera, da^-primaf qu«tU*o'capi'a 
quella fo^ia» e poi cmqne , e di mano in 
mèJap sino in otto; ma tuttavia ne' terreni 
polputi é gagiibi'iti , idie. son qneDii: cbe^ 
per tré o quattro -braéeia» in gru son si So*^ 
miglienti a loro ,;stesii , cornea in cima ^ e eoÀ 
k'avipà uve assai » che Tahrenoii dan frutto 
qoatito, queste Viti ^ meo san di vka mino^ 
ret^. pcrenè invec^tano ^bpo non molto i; 



ft' 



'Wtfe nnPie ina tercA>di Imtdam^ato^ e^ii^Wf 

IbsjKe^ lontana JSnna éaU^aitm.ir^rqa'lqrl^ 
tro bmccta ; porche arano U ter reniA qo^^ma 
O cava}U m qua'- mem^ ^^ccdi'araii^v^'j^ 
anocyra riandar* ;tiitUii pkdi dalWrVìtiV ^ 
ritoccarle con la.oaiip^ e^van^^i^e^daimo 
più utile e s* acconciatio assai mef^ ^ .:.[ 
Ne* paesi caldi e tenre^ secehe' 9Ìeno le 
Viti còsi lunghe e distene, che co^lMr^atfc* 
menti possan bene coprire il pie et i!«w^ 
lifinche .il Sole non le riarda •« seodur^js 
ne^ freddi e umidi »eno-m lor^ .f^u irM- 
coke e ristrette , affinchè il Sole e 1 ciWfdh 
scórra idi* intorno ascìiogando rumrae^dbie 
guasta e corrompe* rie* pogf^ e colli et be^ 
alle Yiti che son piantate , Inaiar dallaF^pai^ 
di sopra che guarda aUo insài, le ^Mie 
apertev^oè alla volta del monle,e di^aoHo 
far • loro un arginetto > che éost V a^^ftia 
: dcdla piog^ scorre alle barile ^ le ^auiore- 
^cerefassaiv Anottrala Vili che >saiM dì di^ 
Terset sapore t e chermaiarana irnìdàrasso 
tempoV dèono essf»t poste da .per si&djbl* 
l'altre cb6 matttj:ìauo assai :primaru fi q^« 
le che tardano ^a^i. ;a genxK^ar^^ ricpa 
non SLmtAuTai^^)^^ he^i^sHk* 
k'^ fanno ufre )ai^(^ >nè temono; icosi la 
Inrina « le neUÀ^ le !l :Q$ildo €emé\ V iiàxe^y E 
ae per solile in))aTiaDa»doJe Viti eojiiotafipa 
ov marra o venere; elle^r s!joi|endesfl0co , 
mettasi sopra alla ferita tetra sottUissimsi 



«9 
mesceitottt eon %^sttrc9 dl> reapn o pwora , 

^à ' |6^ sitopfio ^mfpréBtàoA imse oim -ter-* ' 

r4 ^md»^; nla ' 6« % f lembi sarà» sih* -radiei 

|ié4«g^96le sK>pm ^Wi'jpe^'l <^ ^ t«ri;a ' mefeòlata 

Wt*fe6 p ik ' tt ^i6r0o <ihe si piaBte:^^ quieto , 

^piéyòi^^e e^ ealdai» <e '1 nuvoloso seiiaìa f^og* 

:gia^ii]^n è da lì^utarìo; e se sprueeolafise 

irofi>^*>è^^ battlvc ^v e did priufto crescer dalla 

hunh^mftìù^ dieci ^. 

. oj fSb le Viti savantaLO inferme , e che pro- 

dticaMPò ' i"^ «atnpani rubicondi , forlnsì nel 

<igSfì^hale GCH succhiello^ e dentro vi si fic- 

chìtV^ifiar cavlechia dì rovere, ovvero si cacci 

ìidle^ iradiici pia grosse^ sfesse, ovvero sì 

Hacccìai penetrare un ckiodo nel tronca ^ e 

^^«i^cheom ^ò infondere al pedale* scalcato 

4el- lozio^ umano, e {^ù appreso rincalzar- 

ÌO'^\e éi-^sanerannai e queUe che ^oni- re- 

' sidte ^bvottonite pel freddo , cóntmt ^ quale 

^fnieiite ^ meglio che ben coperlarie^ <Qon 

^Usrtà ^ fòffliansi rasente.^ il calcio a tetrart e 

YÌnn^ando nuove messe ^rinviffonratiub; 

>e ie MMst sìa p^só il ganebo vec<3ib , ^tìa^ìsi 

mp»i> a doi^ per «dilato vevso^ i capò» .» ri- 

t^oti il ' tnagliut^' mantenuto vèrdetf/riiaa- 

ifisp!s0ìào^ ^htìx^ a dov« «: octnosoit éhe 

|K)ssa» i^Titflietter la >yite'/^ lannsi undUore ìjq- 

iti&tm ^uaipbe rìàifettì^cio^cfaejtà'^aj? fncaso. 

d r^ooLe<«t6rili è opitxi«we bo^^ eilei. idiveixt'e-- 

iranlib'lf^roeei^^f ^^icqt^Mid^ ::^q<vn> fmte 

^^esoqoe ff^iieùà&fi^^wcietee impiasftraado 

. 0»»^ 'iossiu.ia^ scóttsL p^^mv$mxo^ 9n>iaoghi 



oMOÌvm una pi0br!Bi;it]>0af&iiidi| qqiI; QrM%; 
anaiMit iiccbè %mn idk radicu «.fisuòdapi 
di I^fMembns^.eso.Q^t.ìn. freddii di .Fc^IÌk 
bmjo'ie lo iose^rk'Àil i^ò, sìcmroiiffte^^v 
ma fii^uMttaitdo di impafìSar eoo m\im Wi 
VHe durerà |mù ^ facendo ut^ pia. be^e e i 

Quelle che secciDo V ave , $i ^an^^^o ■ 
con: iscaTar loro bea d* attorno ^ e ancora ^ 
pon^ido nella buca eenere di Vite uteden-^ 
ma o di rovere intriia eoa aceto , o ta^^yiau-ì 
dola presso a terra e coprendola di l^lapqte ^ 
con ben procurar la messa cbe ^Ìla ùk^ 
Quelle .ebe hanno. Ut>ppo grande il rigo^ 
^Ito e se «ne vanno in pampani, ess/endo 
m lati caldi e aperti si ritirino c^ potarli»: 
di Novembre » e ne* freddi si Inruischmo dL 
Febbrajo; e quando non servar jquestQ» si 
scalcino 9 e la scalzatura si riempia di sab- 
bia di fiume , o veramente di c^tieire ; , e 
questo si dia alle radici che s'intaccano e»- 
tagliano 9 méttendo delle pietre fra esse, e 
assai giova aprire e dilatar loro i sarmenti ^ 
teoendosli allargati ^ che il Sole vi penetri 
con facilità. . ^ 

Qu^elle cbe neMùegfai grassi marciscano^ 
ruva» spampininsi daziati trenta di avanU . 
la vendemmia , lasciando sdk> nel mezzo ^r ^ 
difesa qualche foglia . Tanto • faraii^o quat^ ^ 
tro Hbm^e di cenare vecchia posie^^alla «iia- 
radice, e cosi altrettanta sabbia ^ksoiulta ^- 
minuta . 



9^8 

<5é«WÌtfcctótt> H 'frutta >%i^^5toan<yooJP5ii«» 

loK^' poi^ù^ttetoi , ìevsftià(^ tmri gli ttltri y é 
qtilslh «òéléùtw eòi) ' |)^tetti , td^olóeh' ^* 
iitgre^ìifò « m reggttflé & ^r ldi«€^ , e 




sc/ièhàó I^ro ttioltì é longhi capr , cott tv-- 
raf^ bène spaitìli Ttm dsAY altro più che 
si possa V ^ppandok rare, e men Ieumaii*> 
dw 9 con&e quelle de'j^ni, e fiel li^Iagmo 
Iwàt l^a assai campani , ma più ,a quelle 
che nàah^fscon ruva, e a tutte giova assai 
raHéggerirle di pampani , che si conoscono 
e^r^ sttperflai e inutili , purché non si- 
fatièia questo quando sono m fiorì , che al- 
lotta «farab loro nocumento troppo Je piog- 
ge V j^ccòitte la neM>ia fólta e raere fosco;' 
e te- per- questo non si patisce , è bene al' 
leggio &rlo quando son tenere , e anco^ 
quando Futa ha sfiorito , levando sèmpre^ 
coo'ìnaiioe non mai coi^ ferri tutte quelle 
medile H^ pampani che nascono nel lor tron- 
co, e ancora alle radici, se non se qualche 
bc^' sarmento I per lasciare a rinnovar 1^ 
Vitfev Go^s^ hanno a scalcar tutti quei sar- 
mènlfehe nascono nelle braccia , non aven- 
do^ #nì /e? ehe* non s^àbbì^iaK» perciò a la- 
sciik¥e fall^ anno a^ venire i e tutti quelli che 
haiinó ^ rtive > è Ì)ene sea|»èfóare , e tutto 



e>pHl torto i! più ^[^ditaine^ìte pQtai;l€i..J&, 

neirAutunna e a P^iuaa^xera f* e^a qWi^a 
neMuoghi freddi, a <ni.«Uo i;>e'<5aJ4i ^ né!,t^mr 
pere^ non accade» Wè.alU-o èU.brwoaide ,; 
che spartire, staccare e levar Ipjpq 4'a44os- 
so la scorza superflua , e phe sta pe^n^onjL , 
o mak apjttccata, affiwhè .sQtio,4:ift«tt|Tfi^, 
avertendo di non toccar che qìffiìl^. qh^^ 
caW d4 per se, oon un pezzp di mf^^a 

di giaco • > . * ' 

Le Viti vecchie e trasapdate #i possQ]K>. 
riducere e rinnovare se elF hanna prpfonide 
le barbe , tagliandole fiu le due. tfirre, ^-. 
levando poi il più bel capo^ .suraent^. daUa, 
tagliatura y ovvero. facendo una fossetta ap-^ 

Sresso sotto un braccio e mez^ , sotterrin- 
ovi tutto *1 vecchio e cavando fuori il p^<>. . 
VP , e se eir abbian patito di , seccp , sicché^ 
non sten abili a piegarsi , scalzisi il primo, 
anno di maniera . che non iscuopra a offen- 
dersi le radici, e diasi loro del litanie star, 
gionato , potando corto, zappando e spam-, 
pipandole spesso, e avendo dipoi all' altr* an- 
no fatto buon capi , sotterrargli con esse j. 
e se son sane e di buona sorte, seghisi a 
dove enfia o ha nodo , o veramente ta- 
gliandole con intaccare il tronco in mezza 
quattro dita sopra terra, e di quivi s' al- 
lievi la Vite novella , scalzandole e tirando- 
le cosi al principio di Marzo, e levata via 
r asprezza della legatura con #taglientisamo 



9*^ 

miùtita, lé'T Alt^ più teifttlte^, ìn^ésiànfddle 
fra le atte terre? , ripullulèraii«^t>^} tìi* meg)id 
è srftdfcaipe le 'Viti T^cohie dal ba^^^ Welter 
loi* radici, te dopo^'dtté aABi , laseifttc^ stài^ 
il terreno i*ótto' a quel modo, ]:4pianlittrie 
dì titiòvo , sòassando ti i&rteiao , e :fóc^iidow 
^ so|)ra la nuova vigna , seguitando Toivlr^ 
ìie di «appaiali spesso o vatigargK. Le Viti 
vécehìe si tra^iaataHo con risico ; iniperciò 
cavtféle delle fosse dove elle sono con 
pia barbe che si può , si ponganó^ nelle 
ibssie , Volte come prima , avendole segnate 
avanti che elle si cavino, lasciando lon^ 
uno o diie occhi nel nuovo capo , poneado * 
s^ra le lor radici terra minuta e ricotta 
e grassa , o veramente mescolata con litame 
marcito' e umido , adacquandole spesso con 
acc;[aa grossa di litamaccio o di fosso, non 
mancando di spesso zapparle o vangarle. E 
perchè la natura di tutti i frutti, come 
delle Viti , è * di metter volentieri delle bar- 
be a galla nella stiperficie del terreno i e 
così di abbandonare le concentrate di den-^ 
tro in esso, che sono di vero e naturale 
nutrimento , perch' elle durino e si conservi- 
no, così quelle come queste conviene scalzare 
€^ni anno e strappar loro quelle barbicele , 
€f lasciandole scalzate F Inverno ne* paesi non 
troppo diacci , è di grandissima utilità loro ; e 
facciasi *quest* opera ne' dì buoni e che non 
soffi ^{Tramontana , nel mese di Ottobre o di 
JPfev^BAjre ;.n^' secchi e duri facciasi piovuta 



uiia, grossa, aequa. El ricoprirle,,«ia :$(ei|^{nne 
qiliniOo d cpmiuu^ta a risoaldarf ^ f^p0 
per Prhnayera, ^ allora vangitndQ. ^z^^ 
pando tu neo^pia. quella Ibuca di terr^ POtta^ 
p.si.parc^ggi uguiilf scusa alzar, la ^Tr^.^^ 

So^ che la.<laiweggtt9.ecoeUocl%èjdpTe £i 
l Usoguo dar lo scolo ali* acqua^ die s*ha 
a TangaVc a pendio mandando la .4;erra k 
jdto a uso di conùgnc^ . E alle terr^ fr^dof 
e secche è bene , perch* elle possano* rÌ9ì&- 
Ter r umore r vangate eh* cUe. sieiia ^e i^ 
perle, £ar loro intorno, un cercl^ sòlM 
incavato » che 1* acqua possa, nenetr^prc al 
Imsso d*ogni tempo. Ma volendo rkornar^ 
al suo se^no una vigna derelitta ^ trasaudat^ 
e vecchia ^ la prima cosa facciasi patarf 
delta vigna fatta la Luna di GoinaJa, t^ sàk 
Viti deboli facciasi lasciare iin occuio solo^ 
e alle manco deboU due o tre» e faccia^ 
lavorare e scalzare attorno ogni Vite» e la- 
ffliiHele tutte le barbe fra le due terre , e 
facciasi dare a ognuna due giumelle di vecr 
ciuole, o mochi' mescolati o qualche lupiiio 
cotto » e ricuoprasi la buca » ma non affat- 
to't se son crudi» acciocché possano nascer 
re » e al Ma^io facciansi ribattere » riem* 
piendo la buca» e sotterra ambedue dette 
semente nate » a uso di soverscio ; e questa 
sarà la manifattura del primo anno-. E) sì* 
milmente quand* eUe si potano » facciansi 
tritare le potature a pezzi [eccoli, e lascinsì 
nella vigna » e quando TanDO med^imo si 
lavorano » vadano sotterrate ; e cosi si se? 



gtiiti dj/iàr' sèmpréi ^vtjlendolé cdàfìtenéFe'; 
e cosi si Tàrk de pam^ni , lanciandogli m^^ 
fràcidare appiedi; che* eoide ^ dice ]per 

1)roverbio, àUe Viti huorie noi^ di déé dar 
orò he tori'C . Hàécji tin aUro inódo^'^da 
farsi liìpMuoglri^ dote is'tféano pecorai «bu 
far hrx^^fe vangatklo là detta vigna » e far- 
Vi jlaiprat' dentro lupini ^(pando è scampa» 
nato ;' è l'anno d^Iuterno al colmo del fred- 
do dllogàr per pasiuiia qae' lupini a chi n6 
Ka/che è' carestia di pascolo, e vi si Hìan- 
dino dentro a pasturare'» perciocché quan- 
do la pecora mangia e cammina , sempre 
stalla doppiamente, e quel grassume rima- 
ne net terreno della vigna » e vi resta a 
infracidar la harba de* lupini; ta|itte cose 
calde « buone , facendo loro ancora Tos^ 
servama de' sarmenti e pampani • E tutto 
questo d dee fare c^ni anno alle vigne ve^ 
nute meno guaste e disfatte» e non alle 
buone; perche in queste il vino riuseireb* 
be e grasso e debile. Il t^^rzo anno ;snla*- 
mente la lavorerai , ma in canibio di vec* 
èiuole o mochi, si di|i loro della pagliacck 
mescolata con loppa in buona buca al piè^ 
ricoprendola bene» e sopra tutto potan^ 
dola corto » e tenendola a dietro » avendo 
TOglia di repararla e riaverla » che dia vada 
innanzi e duri » e massimamente ne' pae^ 
montuosi e magri» e di questa maniera il 
vino sarà molto migliore . Ne' piani non oc* 
Com governarla cosi . Ecci chi usa » per 
tenerla a dietro , di saettolarla » il che a 



ceite Viti trasàDdaU Ai molid 'KtìlS', '% V 



cagione ancora , primachè ella si . laTori , si 
faccia e legare e palare . Adunque per ac- 
couclameote far questa operaziooe sono due 
tempi destinati per ciù. AH* Autunno finita 
di mre uou solo Ja Tendemmia , ma che 
siano caduti lutti i pampani , e sieuo asso- 
re brinate ì magliuoli , i 
laniera , quando si pota , 
a trascerre per piantare ; 
laverà perGtonajo, Feb- 
Ne' paesi caldi , e ancora 
ielle ViCb 7 



9^ 

nf le.?iu Tolte a MemgiQima m ^|i:^) ì%9^ 
^«Sfio elle riceva U SoW^ è a PCfffos^to.^ppri 
Ur^ nell* Autuima • J^é £red^ e g^^^ 9, f?. 
dqi¥e le Viti àeu ToUe a Tii^moptai^ |i|^ 
Qia9 di Primavera; e.B^\laog^ ^f^ y^vf^. 
pereti nella più teniperaia s 
nada di ^pefte due 9. -pefcifxxhè.y A^jifmf^(ii 
cbponde alla Priaiavera • e In PiMu^il^ al-t 
r Autunno. Ora per ^naodare a efti^t$^ tat- 
to <}uesto , prudentemente con¥Ì0i^e ; cjffi 
V ottimo potatore conferì bene il pae^ 9 ii 
sito , il terreno e la Vite , la qual^ di .prima) 

Siunta standole d'attorno, con un'ocol^ta 
bogna che la squad^ tutta » e gettatp T oc-: 
cluio a quella parte che e* conosce di :<loTere 
scemarla, metta maiu) al pennato per l^eiie 
ingarJbarla; sapendo che potandosi a,l>tioQV 
ora e innan29 allo inferno - la , Vite si ^^ 
rica yìix di legno» e gnando dopo e tardi 
si cariai più di frutto ; e perciò avyerli$c^ 
chi pota • che se la Vite e tanto ferina^ § 
Ibrte che ./ella possa soffei^ire il carico ^ 
pio^i «dopotTIi^vernoi e se è fiacca « 4<^1^ 
a vecchia , che abbia bisogno di ris|x)rar$i. 
e rifarsi » sìa il potare a Jboon* ora , acciocr 
che ella T^^a forti^ta di Iegn4m0 • Sqi^Oi 
alcuni ch^ stimano esser ben uHo, da che 
sia fifùta la vendemmi^ 9^ all^gerir le Vii! 
del carico de' serranti ^ pon, JbvandogU Q^. 
pe se si potasse afl^tto 9 ^fijuchè J^.Piuii^ai^, 
vera , ,l;^ximando ,. non p^rda il miti^m^or/ 



/ 





ittÈéiày^ltó^'e da cominciare il pofaré W 
snfttùIdÀ, «ià qttaQdey sìa disfatta la bkrifirH^ 
^ Sòlé^ è 910110 i sarmenti ìi»vidci€lita>' 
ri^càldtìli';' i Squali s^ hanào a tagfisre^ a tra^* 
-véi*sé ^k>ÌDgià, fitcendo a schimbèsci il' 
«É^Ko ^LÙ^eMo , ^ sopra F cfechie -quanta fe 
ìP'tsìèÉi&^Ta, Tuno e Fallrb; quello pérchèr 
Fticcfiin' |]^vaiia ìion ti à posi , e questo* 
pè&^éfaè'l'óéoliio non he patisca e si scoK • 
Mà'le'V^nè che son poste in paesi caldi , 
sllat bène potarle innanzi allo Inverno » e 
€H3A per contrario quelle che son volte a 
Mezfogtomó e verso il Sole , rimossi dal. 
fcli^or ^el vtnto , ancorché siano in paesi 
fì'èddosi ; acconciamente si potano avanti tt 
T'etno. 'Quelle che son poste al risguardo- 
dì IVàihontana e d'Occidente si' potino a 
Primavera , cosi quelle che son vòlte a altre' 
hàtide dove scaldi il Sole » a Primavera .* 
Quelle che son poste ne' 'colli, manti, pog' 
gi , coste o spiagge , dove sia carestìa jd'n^ 
more , si potino avanti il Verno . Quelle 
del pìaoo o valK grasse e fondate , alla Prt«« 
mavera,come le di età perfetta e rigoglio* 
se. Tardi si potino ancora quelle c^e te-' 
mòno le brine . Se veramente quebti ' due 
iemp^ di Ani unno e di Piroia^era non ser-^ 
vi«serè> a potar queHé che imprese s- hamio^ 
saSvist là più robusta' e; gagliarda paite a 
ptìtaré - àW htvernata , Me ' massimamente ìtt 
Tlfllfe^ à^'Mèzaaodt; ,ttta't*ègliò è ingegnarsi di' 
stó^Wfe^tfe in ttuetìe- 4ue^ péreioccbi 



IO* 

MModo-igeld- £ Pkemime ^ jer 



di • Geiftiia ja , mvi^ ir^opaù-baie ne 'pocorm 
piloto irassinav': le Vdli'^' che :6oiPii4iac<Hde 
e ù- ' iiovinano ; le ^ptrotò" aaoo»i dk^.mewm 
GmuxLjo e Febbraio >«i' dee aTTertk*^ di j^od 
eiitrare a poCarte , che ia giorno manwuBto» 
chiaro e ben «ilto il Sole e «aldni^ e ohe 
non tiri Tramontana ^ o sia ghiaccio oipiog'* 
già « Si potranno ben tirave a terra «dai^ 
arbori quando pove e sono umiédy che 
co^ saranno piegherolì - e incide , uè ù 
romperanno. 

(1 potare, sia <a quale stagioii si ^ògha, 
s^ha a fare nello scemar della Luna^ptip- 
cfaè le Viti non lagriman tanto , iecaetto 
ne' luoghi molto grassi , o Viti grasse ^ *che 
per gastigarle è ben potarle nel crescer? dcjla 
Luna e anco di Primavera ; ma ne^ paesi 
freddi tuttavia a Luna scema di Marzo^se 
caldi di Febbrajo ; benché a Primavera 
Toglia essere più osservata la Luna scema ; 
ma neir Autunno non accade pia chetasi 
to la considerazion della Luna , perchè in 
quel tempo le Viti non lacrimano • Altri 
tengono , che le Viti morbiae e gnasse ne* 
terreni grassi piantandole a Primavera .à 
debba fare a Luna nuOTa , perchè arreohi- 
no più frutto ; altri le potano neltsuo sce- 
mare , dicendo che cosi renderanno -pia 
uva , e le maigre e stentate nel suo cresci^» 
mento ; ma chi pota neir Autunno dee sol- 
lecitarsi d'aver* finito avanti che 'i freddo 
iFcnga» e taglinsi- le^ cime tenere^ non jtuttp 



é«nlarai]òa;»iiSìamxiseiiip» fpokàt& ìeViAp dà 
uha^>nilmQ^)'e questo « it'oq i siaw ma* daototaf 
tDF »maiyQÌiìDpab£ veDg0(]pL la^kienfaiinùto 
iQsderè p ei ai^nasi ; buÀ^ àsv^ttta m pofeiadd 
$€itfipi«TiaUa' «qualità d&lla.tór^a^^ adi iCÌfìk> 
elidei $ìtQfi'^]Fii9iido faociLaisi ohe elkb sia 
raoÈoltaooita; nel aeceo iMissa^ e cosi nel 
oaUo y>'SÌk si* ti vi la Vite innanzi a un traf> 
to^v Qbè divieni debile ) e si formi da piccelj^ 
Si. pdoo. a ipooo , come ha da seguir ^per 
tutto '1 tempo • Le Viti che hanno gli oophi 
spessi y ed. hanno ad allungare , nel potare, 
per : aver » più forza che quelle che gli han- 
no pari ^ e quelle che hanno più distanza 
da occhio a occhio per esser diseccate , han 
bisogno di più corta potatura. Assai lunghe 
s? hanno a lasciar poche volte in Viti de- 
hoU,oosìr nelle nuove come nelle vecchie» 
6 quando si fa 9 sia nel vano e alto della 
Vite 4: perchè Tanno che viene dia si pos- 
sa scapezzare quivi, e quanto si può si 
carichi ti sarmento sopra la Vite , affinchè 
non si marcisca e si regga megtio . £ se la 
Vite è forte e in terren buono, se le può 
lasciaT più capi, purché a spuntino. bene j, 
perohè farà miglior uva che lasciarlo intb- 
tO'9 se ben meno, e.i capi sopra. la Viteia 
terren gagliardo si dividano in sei o otto » 
qodle 41^ si sostentano, da per loro ^eoza 
paK . Alle palate ohe « son più deboli . ^i 
spartisca in djie^e. aHe Viti vecchie $i lasai 
qualche:6apiKiec»l)o>a;mefizo il calcio per ta- 



E 



« qpant» ^no più . gioi*ni »;«j rigBgl)f)S|^Y 

TOérlMcU* più «'iadu^ vier» iJlwWft»oj>«B? 

(^ aa^ta Luna U produrre pÌM.W»tA!4r 

r altre Luoe^ e potando ianan^ A^X^i^ 
(cQme s'è detto ) quelle de^ccJ^u^i^j lV>YÌi 
oiue noa. offese da.Tramoaiaiia.t frij^^t 
miando dì capi quelle che si ccmseryf^iip.]^ 
Tanno a venire» che hanno fatto d^^uvf 
assai f che per non errare ai potra9PO-cc)t^ 
trass^nare, e a que' rimettitioei :dft,.^^jsa 
cìie SI serbavano a rinvigorire la Vìte^ 4 
lasciqo due occhi soli e un sol ti^lciio .|^ 
Vite • È necessario adunque aver? awfxtfpizà 
in. potando al frutto e a'ca]^ per r^f^i% 
avvenire 9 di lasciare i più helli^ e '4vj:qi^ 
servar le Viti. Delle quali queUa .c;fa^ 4 
posta sopra ^i arbori s'ha a. dividere. lot 

?[uajttrp parti» le quali guardino alle ^à^. 
r9 parti dell' universo; e queste 4n<?aioan 
ture essendo di ^attro qualità CQnlparie^ 
riqercano ancora ordine variato sef^oiido' il 
sito Belle Viti ; imperdò queSe vkjIi^ a Tra-^ 
montala si taglin poco, ne si £ac<4^ al leim 
pò freddo , che abbr^^cia le ferite,, i^i^ 
lasciai da questa; h^u^ pochi qs^ , 'fi©^ 
una ^uida che possa rìfi^a^ ]a.V4tf^Hi^ra^i 
no avvenire. Di Wso^Mq^jodi fi Jasp^, 
più capi a difendere, accaldo dplKEstj^ 
'Stian9 Qcwp ^^ ,^e^ ,^ QTféSkm M 

:ìo ^:^-";ai iìt??fdoi BOSS 



-r^ "^ ',• <^ 1^ *"*/ r "f» 



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I«SI 




Tét^m idt; iiitor* , aHe Titi^ che fiifn^ ft 
gi^O'to •{)éf gli atWi , éi «puttana afttbt^ 
w> attttfntt le^ citìiéi di c»si seilz*^dìii*d; ^ 
«landò' ògtfì '^raque anni, potendo conipot-^ 
te^e, e dando j^èmpre nuoTO frutto tttttd 
([àeV teiiìpo acconei a quel modo, e còri 
tanto righilo*, che taluno arhoi^c d' utià 
Vitte'éblà o due, rendè cinque o sei barili 
di greco « Radasi via con ferro il muscd 
che si troTa nel pedale , che anno ja le Viti 
e le iàbbruttisce . Tagliai via ancóra que^cà- 
tordìi , ck>è quel iegnettp secco dell' anno' 
pàsfeate j e= se le Vili saranno in pergola o; 
ih brbncofai alte da tcn-a cinque braccia i 
e quella elevata altrettanto , le lascerai quat-*^ 
tro ^pS , accomodandoli che vadan sopra* 
5t^ verso Oriente'. Suole talora nascere un 
capo tra li due bracci delle Viti nel- mez-i 
M óve eliaci divide. Questo recìdasi vìa,* 
che danne^ià la Vite , ma se sia più ve-* 

Snente e gagliardo che runo de' due éapì 
e' lati della Vite , tirisi questo nuovo in- 
ìianzi , e levisi qaeHo. Lascerannosi acco- 
modatamente i capi per produrre fuva ntìf 
^ne^O'de'^due lati o braccia ' delle Viti , i 
^ùali frtìttificheramio senza uojat la Vi-* 
te , cotfie gK ul tinti pressò la -Vite , -e 'ra-* 
ftenté il terreriò ; rWi se. Ièlla ara stesa t 
capi più 4el dovéri^ lèiitànl, e con le brac-- 
èia '-aVrà avanzato chi la sostiene , lascisi 
una robusta messa appresso al tronco » per 



tji ), a^ poooyare Ift V^> al]t?;q.i^linWmg«€ 
^ l^iffO. cosi aMe PfTgpla , : c(HB^ o»! ^PW- 

f^pianp pù 4f Jor patu,r^ pa.rtQrlrfi^;<^je vi- 
yeré.E ^ in potamLp fi'mcoatr,a ^^(filenna 
Vite, che ab))ia.del secco vermio^ote^ pe- 
no di formiche » sc«^pi$ele tutto qff^jseoto 
e tristo impiagato sino al vivo « lev|ind^jjii 
ogni parlicella magagnata , elplta. di p(|j^pl)a 
acquosità o morcnia che esce da» r ^ <^' 
monte delF ulive , avanti si macìpipo ^ (i|9- 
scolata con terra cretosa , e qu^sta: ^ £m#k 
ben rimesticata insieme impiastri Voìim^, 
e ^ yì bagni air intorno • Ancora le foglie 
di sambuco e d'ulivo bollite x^^^^cqgi^f 
miespolate con creta rimedieranno s^qm^ 
taglio f e quando per lo potare s^ . owto 
tempo lagrimassero troppo , o per altria 'Oa- 
gione di lor difetto, scalzisi loro le bacbe, 
e ritrovata la più grossa radipe s'intacchi 
sotto , e lascisi scoperta a sgocciolare per 
parecchi di , poi si ricuopra con terra colta 
minuta « E se alla Yite cascano le, foglie e 
X frutti avanti tempo , le sarà utile strofinar 
prima le; sue radici con cenere di cast£^no 
e sarmenti ♦ e poi riempiendo il voto con 
queste lasciarla. Un corno di castrato , vec- 
chiia ridurrà a se^ tutte j. le fo]f miche 4 ^\^ 
Viti saranno tempesta^Q da loro,, fi.iippia- 
strando dovunque. e}le ,lwwqapo,, Ui^.fe- 
rìranno» e ja un .^li^^tj'e^ di «^tratc^ .luMe 



cottcèrrcràiiiio ; e i vermini abòora ; sòttfer- 
i*àttd%9o' in mezzo ^ sicché ut restì liri ^dèò 
fetori ;* e bagnando te Viti norvelle còlF àctjtta 
cltó ifesti' nel vaso, óve sileno state in nimPe 
le' pèlli de* buoi e' vacche secche , notai Vi si 
acc6s«èrtitìiiO' animali à danneggiarle , ba- 
gnandole toslochè elle abbiano fuori i pàxa- 
pa<ii''la'^eta, tì btìsterà ritoccarle la secon- 
da ' VólttLi tnassimamente se fosse pioviggi- 
nata •' Le formiche r ammazza l'acqua di 
toMese agevolmente ^ e un cerchio di ce- 
nere^faito mtorno ài pie che lo circondi 
IMto ', «e anche un cerchio di cera fatto at- 
tòt%)d ài gambo che lo circondi jtutto , te- 
nnta contmuamente colmo d^ acqua. Pro- 
liimando la vigna con zolfo » cera e mor- 
chia^ ridotti col cuocere come mele, mas- 
simamente negli arbori, peròhè il fummo 
sale 'ili allo, periranno tntti i nocenti ver- 
-fiàim' d' esse , e impiastrandole ne' luoghi of- 
fesi e in gambi, è la pania similmente di- 
stesa per gambo gli ammazza. 

' Se si scoscenda in potando t fiacchi 
rami di Vite, che occorra rappiccarli insie- 
me, lascisi purgar ben la piaga, pòi s'int- 
ptastri con quell'acqua del monte d' «Kve , 
che così fatta bollire assodi come mele, e 
ponendo sopra sterco di pecore ^ vi si metta 
terra minuta e si leghi , se è sopra terra ; 
«e -«oHo j si ricuopra cosi acconcia , se sìa 
lrd^''da ^bestie la Vite, taglisi sotto ài Ina- 
^gnMòf o" pasciuto, che possa rimettere. 
W^catttMfhe sia , ^si wuola' tutta la neve , 



fo6 

9«di]tia< iiaroradtikra. ehetò^fecoii alÌei^TÌgfm.^ 
si -pmò wm poeo* mènou <9d(£E3Édar Jb'tapp^ 
eiraogft^.e aAOor'fm le^ermèQfar,sqpsn«» 
do oominci » atatunr ripro^ qnaK ascpa* 
no* Ne*iaoghi areDfoG&'« deMi si lisyonns 
aTanti piova , pevchà suoetiio nueglioi IlacN 
qoa^ e due vangate oiappate basteu.'lMo.^ 
ma iD tutti i lati qoaolo pia e 2àppatar^ 
Tansata e nurpata la Yìle^- tantot èmeg^ta 
e piò utile a farle far frutlo e monteneiia $ 
siccome è cosa molto lodata mandare ipòpca 
a grufolar nelle vigne ^ ciHitiouando déSa 
vendemmia a Primavera ^ avrertendo che 
vt vadano eolamenle quando è asciutto'^ che 
giova a disradicare la gramigna e le oaUive 
barbe> e disfar le topaje col n^folo e i 
nidi dfl^nocenti animali. Quanto a^grasfOr^. 
mi che si menzionaroiK) di ^opra:, che m 
j>068on dare alle vigne « è superfluo ' dàu^ 
neUerreni grassi e sosta oziosi , massimamen-^ 
te fn luòghi caldi e secchi , che aUbrnébi 
troppo e iet lor male ; ma nelle terre fiac-^: 
che e deboli dà gaglìardia e le ajuta^ come 
neHe- leggieri 5 deboli^ af&ticate e vecchie^" 
é a 'cd^ fatte nulla è m^lio, che fatto un» 
^ìoà ■ fbuda -a dove appunto son le .Viti ^' 
seniS darti dentro» fatta la vendenunta « lupi-" 
ni fetidi 9 e a Primayera vangar^, sòtta/ 
pignendoK rasente i lor ^ ^ambi ; avverteafeda 
' che ogni litanie che non abbiaf pasaa^un 
anào a marcirai e infracidare; è tristo i^er. 



V 



)é^^h^ > pcfrcbèr tutto (^neiberà tràffp'^ieri^ad 

ilo^;^'dse'v' ^rwóf)er»e)>idrr t€n»ir poi óqé^ì; 
guNTàpasidi' loro sd'i^iiinfmaf4r'€ ^niaiqJttne]^ 
le , '^ tilflsiimamenfe ia>*Ji)aeUc cdie- irminb 
fl)ipm>'^ alberi y dandola a/ranti FèBI>ra jo ;? 
e-^Ileci'^ù'* ine^TO farìi bene ^ seaJzàtelev 
ipttifii^ìerìe^ di tèrra grassa. E sarà assai ogni' 
tre* ìimpi^ tornare -a riagraismrle con gùeilo 
Kéàsae^di fràcidume, e quando si amperar 
li 'Stame Tecckio , poi^^si discosto dalle Vi ti- 
mi* *lb)aòn* palmo. ^Sonlor baone le ceneri 
dèUé foL^naci e i fiocini delF uve^ la loppa 
dei- lino e de) grano le rinfresca ; ila sega-« 
tara delle -taV cde d' albero , la polrere rac^ 
oJta >per le strade, la terra che avanza al 
salnitro cbe si £a,la scolatura delle foghe^ 
W'fogliaocia avanzata a* bachi della seta, la 
polvere della lana battuta , e quella de* pràti^ 
ald>riùciatì^ i calcinacci minuti acconci Qon< 
Jìtame •e colombina , la pollina di tutti gli* 
animali -di polla jò, le tagliature de* sartia' 
pellicciai i calzolai , la Umatnra segatura 
di pettinftgnoli , i rimbraiciolt d* ógni sorte ^% 
e la limatura di coma , e tutto fa più ope*' 
rassioiie alle novelle Vili , che alle vecchie e 
fatte . E a voler ' imparare e spegnere i 
bruchi delle Viti ^ avendone che patisca^ 
no di s^l maladìmmeV conciandole in 
mòdao r die:: per dite' iabmi pm non fanno- 
frutto V Msogiaa subito farle potar di nuovo » 
e nom'lìificiar loro mot ^niobio > e see^ndocrbi 



son ìe Viti 9' aCiJWWDilarsiv'^ Umtet lux^cpoc 
alte gtiasid dalle 4)i>iiiattei, leisi» ripatif^idi^ 
ttòii pt!étbti àéxì^0i iì{iweUwa^' ^^eaxhèÀm: 
dugfattdé 9r ooncéntbenebbe^ eranaìdeiaiy 
che il più delle voto^/s'ihani^O'a'tagiìiFuda' 
piede V E -per tornare af brucili ^ «eiidp di 
tanta importanza » fa d?aver un. baomipsija 
di guanti^ e stropiecimisi- beat^ià peLpeéa-^ 
le, e doTunch* die aon ^pnenutedi t^uelli'; 
e quando pur non m potesse €aar questo y 
facciasi a buon" ora raituo impaniar le <Vitt 
da ^^lto presso al gambo OTyeoro al^capoV 
che cosi per se s* ammazzeranno • Ancora» 
fiacciano cercare- le , Viti sera e mattina > 
massimamente ne" luoghi a solatio , cfaie qm* 
yì nojano più « e stuzzicando con usa can- 
nuccia , si laccian cadere a terra e si ai^ 
pestino • 

Quando la yigna è gioTÌnetla, bisogna 
legarla lentissimamente o con vimini di 
salcio , d* olmo » di giuestra , di giunco 1 
d^erba palustre , o con paglia molle o altro 
strame', e tutti questi son meglio che non 
i salci ,* perchè questi seccati offendoa la 
Vite, iti Sicilia v'è un' erba appropriata a le- 
gar le Viti, che s'addomanda àfk^eXéèéafOfi 
e Vicelino , accompagnata da' pali dì sam* 
buco e ulivo. Le canne sogliono bastare 
cinque anni in lato freddo . 

Le propaggini che a fanno alle Vitif 
si delle vigne come degli alberi, «soao il 
mantenimento loro senza t* avelie a «ipi*»* 
tarle di nuovo t e tanto più presto yeo^^y 



vigne ^oive^lsia ysódoi >év^V'iìl\ si la^cj^^rc)^ 
qùalciiè fCapOf >pià rlangoloperi ' VìauìtUf (iivvéH> 
nire y hilf> jqualì& ai: ^sa^.poit sot^iif rar^e» ,^lr 
r Mitunno , tainto idt^anti faceadok) veQire, 
quàntp'^' à dove* aTvebbe a e$se23e ^tata 
p(y)ta' la Vite^ segiiendo i T Ordine del sopì 
filare f • e così si &^k agli arbori quando 
òooori'a' dair uno all'altro^ e massimamente 
da qmelli^ da* quali pendendo i lunghitóimi 
sfermend , o son vetti da* pali fitti in terra 
attorno agli alberi ^ os* intrecciano insieme,' 
legando Funa e T altra punta a quelli del 
vicino arbore , che iotrìcato , crescendo in- 
^me, s* aggiungono Tuno air altro ; sicché 
questo sermento lungo generato dalla. Vite 
vecchia , steqdendolo a terra, acconciamente 
può servire a quest' effetto . E ancora scal- 
zando essa Vite vecchia sino air ultime bar- 
be , e chinandola nella fossa col suo fusto , 
si spartisce poi in più parti ad arrivare agli 
arboscelli dove le manchino i suoi magliuo* 
li, e cavate fuor loro le punte , creano col 
nutrimento ddi vecchio cn^po tralci e nièsse 
a mandarle ove fe -di. bisogno ; e quando 
si fa questa operazione, ayvertiscasi di non 
offender le midolle -delle, Viti., che non 
ccescerannOr poi i capi sotterrati ne cosi 
prefitto :nè tanto . Ancora Je. messe che per 
^n^ta effetto si l$i»cóan0 a pie delle Viti, 
tii^e bofte* inoaill^^*e:ftUu^gate^, si possono 



ac»0nM)|dati^im«Beiiate fii>oifaggiaiitt|e;<UMi^(]W; 
rmebno iJU 4|Uella ]K>ntà pec^ liar rfi:*ixtU)Bi^ 
sai i copie ;^eUe i «^q si '' tMscdgowiu <|id^ 

Aànnqjie daqiseDe Viti » idaile qiudii s'dbuiv 
a fMTopaggiaare • il sermento» el^Bfasìn;^^ 
ci^e ^bbia fiuto dell' uve 'quell' nnàko-^yé^' 
ffQBtite e bella; e iaòeiaselè Ja lo^^iiMc 
braccia fonda in monte^ in immoiwi^^r 
laanoo, e quanto più umido • e gmsM^^ 
il luogo, tuttavia men in già ; o ^à^ nel^ 
r asciutto e debole, larga per tutto da^i^ 
ca'viinsi sotto terra alikiena quattro occhi'^' 
qud sarmento a giacere , sicché £iKyri* ùe 
cayi due verso la punta, e gli altri di di^ 
tco che calan verso terra, siaeciechiao^) 
ammaccandogli : con mano^;. e ancora qu^li' 
cbe arrivano al fondo della fossa 4alh cU 
ma , perchè non facciano radici nell^a^^i' 
tagliando ancora tutti gli altri sarmenti d^l- 
le Viti , eccettochè quello cbe se gli ha a 
lasciare per capo ali anno avvenire ; sicché 
il sermento propagginato abbia in tatto sette^ 
ocehi » de* quali basterà anche c}xe ne àti' 
fnori uiio solo, ed è megKo.. E affincbè 
non oSCenda tanto la Vite vecchia spop*^ 
pandola tromKr^ se gli dia nn taglio ^il 9^ 
cond^anno uno alla midolla; il lem) foì 
H spicchi affatto e si capovolga in giù^^f^' 
fondandolo bene sotta terra pdH'chè x^oa 
generi le radici in su, e snella si vMtà 
trasportare aluvive^ questo semtenco^isei^ 
lasciarlo a riparar la vigna, si può j^iótte' 



Mi 

£Q$aacv.:Bi ih «slpo )£ ^ae^laBtii t^giia €L' dare 
è'iappìooQftC» :aUaiyttepi|irii3BUi sopra 4 iO pM* 
sotlooienuF 1m .^^[Mraccic ;ìS& si vògtù^fioì axi^ 
Qom^laBGÌigr ji€fiUr« quivi, \aei uon .quanta 
hìsognì? per ^oriaièfr. yisL con le CF^SG«i;ite 
ra^i ^ > Atte y[iU, veoabié , Tolendo prtopag* 
gmu*le^< «kisogna ^«orizar le radici eoa dili- 
;las:^xii»finQ 9ÌW atfaoeature dell* ultimo )or « 
t<iàidoif e tÌBavdoJe giù n^a fossa con di- 
sareàoAe di non roiufierle e {sbarhaije sS-^ 
£rttjo ^ ' stendere U fusto yecchio nel fondo 
dèUa £DSsa» e cavargli su il miglior capo 
solo •' Voleado lei stessa rianovare , avendo- 
ne e voleodone j^ù d^una, voltata e allun* 
^ta la ibssa « a dove si voglia cavar fuora 
il $erim<wto due occjbu al più o. uno, e con ' 
acutisràoo ferro e diligentemente fenderai » 
daUa forca cominciando » la Vite vecchia « se 
ne caveraoQO sicurissimamente due con non 
perder .tempcT tostochè sia cavata , e ponen- 
dovi atV)rno sotto terra corna di buoi o 
castrati 9 fascine » fuliggine, favuli, sermenti 
triti , o ficcandovi dentro una squilla , darà 
frutto presto , e massimamente potandole 
con riguardo sino in sette anni. Ancora 
tornata la Luna di Geunajo si possono fare 
le propaggini acconciamente , ma di mano 
in m^no elie le Viti rinteneriscono , tanto 
è m^lio; perchè nel voltar questi capi del^ 
le Viti- (che sebbene st turarle « propaggi- 
narle i^on. si «pezaaoio affatto, nondimeno 
g) scoscendono a^M^no ) patiscono meno , 



ut 

né sono fi pericolose « cMae c^oanilo '^éono 
a-ssodate e lodurìie. VoglioDo esser fittte A 
deatro a meao secondo la <|aaltlà de^pKsi; 
ma quanto più a dentro u Ta , meno si 
Tolge e pega la Vite» e porla mimMr mdm 
di fiaccarsi. 

Ecci un modo dell* annestar le prò* 
paggini sopraddette , che se per aorte i tral- 
ci della propaggine che tu fai » nim a^on^ 
cèssero al luogo , o yeramente se ti venisse 
bene di annestar quelle Viti^ questo è il 
modo facile « utile e buono • Pigna uà traK 
ciò della Vite che tu propaggini» e fiigfi 
un* aguzzatura come fanno i contadini a^ 
quelle canne che egli adoperano a meXM 
le Tanghe e le marre , e cosi farai di qud 
tralcio preso di Vite migliore che tu yvnà 
annestare » e sia il primo dopo "1 capo cfae 
se gli la'scia, e cosi augnati combaciagU'in^ 
sieme , sicché suggellino appunto » eontnurj 
r uno air altt'o , e dipoi lega la delta aooe- 
statnra con salcio sfesso e soiterrak» e & che 
ella venga nel fondo delia fossa , e che il ca* 
pò ti tomi lungo quanto ti vien comodo e di 
qua e di là , tanto che e* ti tornino al so- 
lito deUe propaggini lunghe, e ricoprile di 
terra , e non riempier affatto la fossa , ^ 
da* loro qualche cosa di pagliaccia ' o ptJs 
al piede , e sappi che si fatte propag^ 
vogliono esser fatte sul muover delle Viti, 
che fanno meglio, e puossi far questo giucteo 
a quanti tralci ha la Vite , e poi cavarleyd 
lasciarle come tu vuoi. Spicca atìco»a 2 
sermento che s* ha a insetare rasente il ca« 



cavedi^ >ilxsQmBema. d^Uft Vite fia chQf{yu@Ì^ 
anwtBrtwreyje Aeg»; w^ giuncaie soltte^HJ^,,^ 
cavando, fuora il resto che rinuoe^ ahff^ 
oonr|anéo]iaja*>8Waccberàv. . 
>/ i/i £coi JABOora un modo di. propaggmare. 
d6M€t,,ipapof^tO;ve aooora questi si possono 
aauMrtarei ai medmoio modo, avvertendo 
òiie> ool jBifigliuolo che si mette a bietta nel 
sennenlo. della Vite sia conforme di gros- 
se^ , Jegando , come s* è detto , con ^un* 
oOfO'ìcon 'buccia d'olmo, e sotterrar l>ena 
addentro , sfendendo il tralcio della Vite 
che nem^etti sotto , in. cima , dandogli for- 
via di concio o bietta da sfender legne « al 
mdkglittolo che ha a far r inseto , o per con- 
traria;* e. hacci chi appruova più il fare i 
eapc^aiti , che le prc^jaggini a* modi detti di 
sopra ; ma quanto a me non Y appruovo , 
non perchè non sia bel modo e facile ; ma 
perchè, spolpano e snervano troppo le Viti 
vecchie , e massimam^ente ne' luoghi magri ; 
pure dove fossero Viti vecchie , tantocl^e 
josfte dubbio che non si troncassero al 
propagginarle , ma AOn si dee far che in 
Ìuo|o grasso e a Viti rigogliose , e più per 
ne^^isttèt :che per elessione. Il capogatto si 
^ddòmnnda cosi, perp^cbè si piglia un trai- 
icioj.d^U^ Vite ch^ tu vuoi riniK)vare o prò- 
aaggiólHr^9 e quello /che io ho detto, che 
Aa;«r>^ fiere il magiU^lQ, e non si spicca 



/ 



114 

aUramcntc jdaH?iVitc^, e.?^,g|ij5^ W^/ogw^, 

e sì sotterra, che e^.^ocn^ come te ,,prppag- 

gioì cktte di sopra « e dou si 50ti^»\ 

vile secchia ia altra maniera ♦ m^ .$i if^cia. 

Blare al suo sòlito» é il s^qn<Jo, :ap^o .si, 

taglia.» quando ella è ]>arl>ata, ,ra^i^te,.li^. 

Vile 9 e fra le due terre > e non aggìugneiM^ 

do a dove hai disespial*, si ^ud,aifnp^vfi; 

al modo detto percnè v* arrivi ; tj tyjtti^jqu^; 

sti modi sono agevoli » e^ possono ts^ .^n j 

tutte le Viti , e cosi riempiere in : nxh ^an^o; 

tutte auelle che tu hai di mancamento % t 

ogni Vite ti serva . £ ahhi a melile jchf. 

Tanno che son uve assai , tu segni tuUe> 

quelle Viti che non hanno uve a che or* 

oinariamente ne fanno, poche 9 e che soao; 

di cattiva ragione 9 con di pochi grappoli e 

radi 9 e tagliale tutte 9 facendole aniuestare 

r anno che segue su la nuova . me^sa^. a 

prima al modo detto 9 e cosi farai .agli ^Itri 

frutti • Pfe* tempi del potare è mcJto h^OJ^ 

stagione a insetar le Viti quando si jMOta di 

Primavera 9 che fan lacrime le Vili 9, che è; 

qiieir umor coinmosso che le fa appiccare^* 

massimamente della tagliatura che s*'h# «' 

innestare» lasciandole sgocciolar per.diuc i^. 

tre di innanzi 9 che cosi faranno poi una 

gomma che attacca molto 9 e perciò è Jbene 

nel me^e dì Marzo ; e ndle terre e pa«isi 

freddi si può innesta]^ fino a. meizoA{uìJipf 




c^m cne si s^a sorte, o irulto. ^yMr 
dee esser fatto nel principio del crescet 



la 'Vitb, che a dove ha a ricever rìi^seto. 
Ma se egli occorra ìnsetar presso a terra , 
che è quando tu vuoi rìaao'rar la Vite af- 
fatto, fra le due terre, se le può dar 
ben sotto tre o quattro tacche . 

' H tempo giusto adunque dell* insetare. 
è' quando le Viti cominciano a muovere, e. 
annestandosi, come. ben si può a Marzo, 
-vorrebbe essere assettato l'inselo fra le due, 
terre, o verameute più appresso alla terra 
che si può , e còntuttocìo e' si può ioue-' 
stare ' io sa le pergole , arbori , bronconi , e 
per tnito, cacciando Tinsetatura pur alta' 
iri nn cestino pieno di terra , o circondan- 
dola di paglia l^ata attorno , che ve ne; 
sia a bastanza dentro « levando pc» via tut- 
~ to , come abbia le messe lunghe memy brac- 
cio . Ma il più sicuro iiinestarle e men- 
iallace è vicino alla terra, e a* quelli da 
farsi 8u le Viti vecchie abbiasi avverteuza 
di &rte sul più giovine d'essa, cioè sul 
fondamento del capo vecchio , dove si spar- 
tisce: la forca sul gambo della Vile, e' sì 
jngHano le marze' da qijel sermento che tu 



HO 

vuoi annestare, che ha ad esser if c&po> 
all^anno seguente della Vite', pigliando '^= 
dove si scapezza gros$*é a tnòdo; e di Icm-j 
ghezza che vi sieno due òcéht. - ' ' j * 

Le Viti poi chie s^hàtino a innesterei* 
hanno da avere queste condizioni ^pércioo*: 
che non ogni Vite è buona a essere amie^ 
stata , come le tarmate , hucate e rosé , e» 
le tempestate dalle formiche, e le scortec*- 
ciate da morso d^animali , è che non àU)^* 
la buccia per tutto salva , intera e sana ) 
di non essere in alcuna parte magagniate ^ 
ma del tutto floride e vigorose , e più tòsto 
giovani o di mezzo tempo, che vece ni e , pèr-^ 
che le troppo antiche non profitteraima 
mai ne con innesto ne con própaggim of 
altre carezze. A cosi fatte Viti si dee far 
rinseto vicino più che si possa a terrai , e 
se no, in alto; e scelgasi u gambo di esisti^ 
Vite, o ramo fresco, vegnente e rugiadoso, - 
tagliandosi nel mezzo tra nodo e nodo , in 
lato verde sano , e non rognoso o brocoo- 
loso, ma liscio e pulito ; e se sia la Vite 
grossa , adoperisi la sega , levando appresso 
col pennato la riscaldatura e aspi'eta» che 
Io lascia sul legno, se ella sia conveniente^ 
mente sottile , che col pennato si possa in 
due o tre cólpi farle la tagliatura , denfiÉ 
cincistiare o malmenare o troppo branfcicitìr 
la scorza, è meglio tagliarla con -qufeslo^ a 
piano , pareggiato bene . E questa) 'tagliò è 
ùtile che si faccia tre o quattro dì priHUi 
che vi si ponga sopra l' inseto , per d^ 



"7. 

tO'^.sKìo JUgrii^are^ es.^osi si dee usare 
n^' pai^^i gr^assi e upaidiccì , e non intaccar- 
la soltp rìoaesto,» e Quando pur tu vogU 
far questo, non se le^ dia la tacca a tra- 
Ter^^ma s'jiiaprouti un .colpo con lo scar- 
pello *a diritto duella Vite sul suo legno . 
AUri tengono ». che comodamiBnte s' annesti 
la Vite suU' uva in fiori , come si sia , se^ 
coadocbè s* è detto • Fatto questo taglio 
ugìiale 9 e spianato bene levale d* attorno al 
tronco la nuccia che da se si stacca , e 
scorteccia , lasciandovi solo la liscia é vera 
scorza naturale attaccata al legno , accanto 
eoa una > corda rinforzata , mettendo sotto 
qualche difesa di cuojo o cencio o stoppa 
kgata forte sei dita sotto al taglio del tron- 
co scapezssato , o veramente strignere con 
un pajo di tanaglie, che si fabbricano in 
bocca con due semicircoli che si congiun- 
gono poi bene insieme , serrandole per forza 
a' una. vite che le strigne tutto di ferro » 
e queste tengono ancora , che sfendendo il 
gambo non passi più in giù di quello che 
conviene al combagiamento della marza ; 
allora con lo scarpello a pieno dandovi so- 
pra un colpo con un mazzapicchio di legno 
sodo farai tal fenditura, che arrivi per in 
giù fin apprei^o a quella legatura o tana- 
^Q ferme , e se sia sottile il tronco, e 
ancora quando sia un po' ^rossetto , per 
mett9r:vi un^ marza sola è nene fenderlo 
SSL ^ -che^ fendcpdplo nou arrivi all' altra ^r- 
t^.tmy^^a, solft dp g^vtella^ phe ha a nce- 






'Catto,' elle arwi Ifii ^«fijiidiwii^ daJl'j^ii^Vf 
4air al^ra jmrte iq giù ^u^nta f.' fin4p«l<0iii 
e sa ^ grossa ia mamepa che i?i si,l>9s§if 
no accomodar . ifaattronmar^e , ^{iff^p 
croce 9 e lerando lo scarpello a {i9](^]a<fiOr 
CO $ caccia neiì fesso o ne* fe$^ UBfi il^t^ 
o conio piccolo d'o$so .pulito , cl^e^ljeiip 
tanto aperto il luogo , quanto ba^ti ^^ ip^ 
tervi accomodare la marxa ; il che a{l^t^)^ 
fi possa fare più accomodatamente, ^ftc^iv- 
cisi quella teppa d^osso di modo ,, ch^ avc^r 
done più d* una , e adoperandola ^ 1^hm[S» 
ella Yi pigli iu mezxo del legno d^ fìA 
solo, tanto , che ne possa accomodar di ^ai 
e di là le marze, senjea trassioarle più d'uafi 
yóliSL,, Preparata cosi fattamente la Vite ^ 
facciaci d^aver in ordine le marte , le quali 
essepd^ ^^^^ dalla sera dinanzi neU^acom 
phiara dal mezzo in giù , avranno più ii^ 
schezza e rigoglio per, poterle appigliarci 
ficcarne , acconce che tu Tarai, Col tenerla 
Uit pqfco in bocca , quella saliva giawi 
loro tenendole da quella parte q]^ Wi| 
jepitwe giù nel fesso a fs^rle appiccaret or* 
quéste mar?:e; con taglientissimo coltdlot^^tr 
'^ r occhio due dit^ o tre , lasciandole lorQ 
due p . uno , aAgingnerai in fo^i^ A\ ^^ 
jbiétta , tagliandola e scarnandola per M*- 
àexxtro a uso, di Jaglip; di coltello ^ e^ Jaat? 
sottile jn punta ^ ;I^9Ìanido di f4»w.Ja c^ 
sXqÌ^ di dehita gro,s8efi!;a cou }i^ b^cc^ijffiict 
cjowe .uguale ,e, .]^ft ^\\ mia ft|',al%pe.fc^ 



r 



òfltei>def pet fa nià p«te^ dal' iix€«io ^&àiÈ- 
l;rt> tìluteii lè miaòlfeva dar fòrza alfe fep*- 
pa ^ la' qiial baafta fer dì Itmgliém d*^uÀ 
^poéo {^ù' delia grossiezta d^l dito &ro$!K)V ^ 
che tatnto enéri nei -troacp della Vite^s«a. 
Aietmi lagliàiio le marze di tjua edi làst- 
»o iti ^su4 inidono , lealmente lerandònè 
da|r*ufta e dall^ altra temda » e fasciando a 
'qutìlo *là Scorza d' ogn' intorno ; ma è me^ 
^Ife ass'ottigKarlo per indentro , e levarne 
^ant^ buccia , legno e toidollo bis(^ni dal 
mezzo in giù , conservandole dal mezzo in 
«n perchè più serri ^ e meno ^ia aperta là 
fessura £itta alfa Vite , fa quale prima si 
ie^i sotto *1 nodo forte , poi si fenda , af- 
finchè ella non s* apra più del dovere . Di 
questa maniera avendo* acconciate e fabbri- 
cate le marze , tenutola , comìe s* è detto '9 
da questa parte asseritala un po' in bócca 
eolleppolandola con le labbra e saliva*; o 
vertimente tenetidola in un bicchier d^acqua 
fresca chiara ad ammollare , non piùi con 
altm toccandola, quivi diligentissimamente 
y^àssesierai nella fessura , sicchè^ buccia fia 
lédn buccia , e legno con legno combaciàti[, 
ei là iscòr)» sopra tutto ^ tmita di mòdo 
insieme^ ohe paia tntl' una ; al che peir 
fere* appunto si dee avvertire di levare la 
«Abitala >seor2a della-A^te pet^aòcònfodatlasu 
fa ^ sidòó^ttda , ehfe è ([{uella che ' sta sóla ài 
te^attie ;della Vìfè %ttfàccata ; e cosi cacciala 
¥^l»k ttdarte dalF altra j^rte » e k due al« 



\ 



tre jdjoenlrtrioi se quatira s»aia> fruotó 
le due. e poi 1- altre dae assètiaride t ^^^^ 
la aeppa. d'osso , e proYyegfiasì di taaU 
buccia che ìmsIì a coprir il ^sao a da^ 
erak eqppa d'osso per piano, e si pcHb' 
g^ che tocchi sopra Pana marza eFalt^t 
e se siano quattro » un'akra buc<?ia spbt 
cala dal medesimo ayaozo di tronco àccce 
^i da tutti i. lati che si son fatte . le nari 
ze^e allora legherai insieme strettamente, 6 
fortemente cani cosa 9 servendosi anche d*ua 
altro pajo di tanaglie che tengano .serrati 
tutti questi l^ni , talché si stieno ^afiIìa^ 
dissimamente legati , perchè le Viti oa ^e 
stesse non istringono , e conviene Ifigarte 
forte e serrarle • Altri adoperano salci 
giunchi, o spago , e le serrano avvoltando 
sì , che Tuno spago sia accosto all' altro i 
s^uitando di legare sino a dove erano \t 
pnme tanaglie o legatura di ^pago rìnfoT'» 
zatp ^etto , la quale allora si può scimre 
e levar via; e fatto questo fa' d' avere due 
pugni d'argilla o creta battuta , o di giras- 
sume di terra di fossa umida o di terra 
ordinaria un po' tenera , e fanne una mai^ 
sa attorno l' innesto , acconciandola si , che 
ne sia un .poco tra l'una marza e l'altra, 
ma non cuopra gli occhi alle marze. Ac- 
canto fascisi con buona stoppa o buona pa* 
glia o fieno o veramente musco ; dipoi non 
fo guardare > non lo muovere, no a lo toc- 
care, non gli star d'attorno, finché le Viti 
comincino ad aprire, i pampani ; allora ta- 



glia, levÀ via e sGUopri tdgnt cosar ^ e&fibiando 
per tutto, e m capo a dae ainir lascoata 
Qda tnarza' sola la pia vegnente , at^aa e 
agguaglia H legno. Alcum seaza sfeiKieì**là 
'\^e scostano la buccia dal tronco pruUto 
con ttn ferretto o bietta pur d'osso a avo- 
rio, senza scoscenderlo , e Similmente ac- 
conciando la marza , e facendovi dentro il 
l^no di detta marza assottigliato da quella 
banda , e la buccia della marza sopra quel- 
la delle Vili componendo, legano attorno 
sopra una guardia d' nn' altra buccia accor- 
modatavi , e cosi apebe s* attacca . Scrivono 
alcuni , che quando le Viti dan principio 
a gettar fuori le foglie del mese d'Aprile^ 
si pìgK la cima d'un occbio, e si cai^i nel 
sermento che s' ha a innestare , facendone 
restare le foglie piccole con qualche con* 
cavità, e in questo s'adatti un altro occhio 
fresco accanto , e impiastrato col Utame te^ 
nero di bue ,' senz' altro s'appiglia. Alcuni 
al tronco , ove vogliono inselare , fanno un 
taglio o segatura , riandandolo poi col pen- 
i^àto, e ripulendolo attraverso per l' ingiù; 
e in quello con uno scarpello di meznB^ 
cerchio a uso di sgorbia fanno un foro 
della grossezza che v'ha a entrare >la rnai> 
2a, e addentro tre dita e mezzo » e presa la 
marza l'assottigliano col raderla attorno fin^ 
in sul legno, e fati aia incastrare appunto 
nel pertuso , ve la ficcano quasi per forza 
senz' altro , fattala passare sin all' altra hfkn* 
da , e quivi taglìanda par^gianla • 



lastTiijnenla uniBe 4 ^^tb y eoa dbe» élf^ 
rano i pertusi de^ cocchiamii > itti i^]^ dtKe 
bòfu^^il ipÈtìe smdo cirooiarc /oofoe quel 
d'^aociajo o rane eoa 1 1^ 8Ì .iat%tk h ^p^ 
Ijre^ àowt ooq T^juta dello smeri^' lar 
^ia intorno 9enta £»r punto ^ ^Àtignai^ 
ed ha a esser grosso » quanto è di jDÌsogao 
di £ftre il l)uco per BueUer^i il nu^tidloH 
FoEtst adunque -senaa troncare ik't^mko 
della Yìte^ prima con un succhiello oordit 
iiarie in luogo di esso tondo, lìscie» netto 
e grosso , sin alld midolla 9 &caadQ poi ;ii 
pertuso maggiore con la trivella GMica 4 
con la quale operando^ resterà hea inetta 
e pulito • E preso il magliuolo , ix)odo«^ li* 
scio e conguaf^iato , ed alquanto più grom 
del huco» si taglierà dove è* più gorosaeHo^ 
£K:endolo ben tondo e in lunghezza luoto:^ 
quanto possa ben giusto da ogni- baiidà 
toocando entrare nel pertuso , e ttirellandiQ 
poi talmente 9 che non abbiano a riaiao^ 
fuori se non con due occhi nel halterb 
con. qualche legno » sicché sia hen ficcai 
» e beh eerrato ; e si dee fare il ù»o peB 
isoaooìo a schimbescio pendente a: trayefst^ 
allo ingiù ; e la marza che yi si mette, JMf 
ad esser fitta daUa • banda che le sopreitieno 
i diie .occhi cavati fuori dalla parte di jav^ 

Ga« E si può far quef^ operaztòoe dui 
arzo fino a mezzo Aprile/, rìi^ardaiìtte 
sempre i siti e i temqpi .^^ Conviene ^citi^ 
benà sc<^u* quel foro prima IcdiQ t mi ^ 



0i^l k^mèbài ^'^wcbèì dltraiaeiile per Io 
;;ii^^^cot^i^do dft ^«peli^ dbtfiia sjiria prrienì' 

belli té de*?più iimg})i cÌm siano nella ^nà ^ 
€i>de*^^fi$ti 'Mssi dèlia Vite * rasente il" sao gam^- 
hay^ìl qtELaìe mitzq spaccarlo da: lei lo'trom 
obe^ ili cima àovm è tondo e grosaettó^^ 
6'^i^lj^ lalmcnie bmgo^ ohe arrivi sotta 
CiélirQ almem>: tm mino, e efossolo nec la 
mttSÈO* tSQu più di lunghezza d^an dito^ e 
001^ fendendo r altro 5 taglieiai d'esso k 
àuk baade contrarie della sfossatura da uu 
di Mito 9 dair altro dr sopra sino in stilla 
ftiidoUa, e levata via quella metà a ciasohef 
duvo ^ occhio a occhio gU soprapporrai ^ 
comiQ^ttendogli insieme, e l^aeragii forte 
con ttlci^ sfessi, o giunchi sodi come una 
scoprtto , dipoi sotterragli, come s^era detto 
di sopra^ :Ma in questo conviene eleggere 
i magUuoli che si conSsicciano di grossezea 
ogiiale , massimamente dove, si hanno; a 
comporre, sòprapporre e congiungersi.in'^ 
sieme; perchè meclio $^ unisiea i3 s' attacchi ; 
e ì\i somma sfenoasi il magliuolo da 'un 
occhio ali* ahro^ spartendosi ancora* d'esso 
per mezm il midollo , e taglisi jrasenie V oc-f* 
ehio runa parte 4 e F altra si lasci , .cesi di 
miglio che dalla Vite Thaa ricevere', dipoi 
s assettino e mettano sotto terra , come s' è 
dettiK. E okre a come è detto di tagliar le 
Viti) tiie di ionanzi. c^ èlle s'al^iano a io^ 
Bastare ^ sarà bene piegarla a terra > pe|*chè 



lilfr' 



tiitieli£i Gallida' dicdtlo: n^n >>e$sér ^iaura 
iie^lati timidi '6 ptà^ì ^ ma si ben^ ne' seot 
chi e' asciutti^ rkpèMoi bà >geiiiilio ndeUe 

Viti*. ' ' • - . » -^ . t i .> . - ; •■ ' — , t 1 

Ancora con là mèdeffinax tmYietta Fce»^ 
ce$e forisi la ¥ite in luogo netlo^elideib,^ 
pulito da uùa baitdaf alP altra ^^e pi^ijOB 
capo deUa Vite vicioa , cbe àà bei? folto e 
Tegnente, e che abbia^ fatto gran fratto 
Tanno dinan» , non^ perciò spartito diaUa 
sua madre , e facciasi passare per qo^im- 
co 9 procurando che egli esca daU' ahni 
parte della Vite , e che la vetta sua rìsgnarr 
di allò insù , non lasciando fuori a dove 
passi più di due occhi , cosi unito alla Vite; 
é quando si vedrà che il buco fatto dalla 
medesima trivella Gallica sia ben saldato, 
ricoperto con terra grassa o creta., unito e 
fortificato , taglisi via dalla Vite rasente » 
levando via ancora tutto quel tronco della 
Vite che avanza dal fine del pertuso dalla 
Vite in su, e farà buona^ prova. Ancora 
vicino alla Vite o albero ^' na a far 1* in^ 
seto . / 

Piantisi la Vite o la pianta che ^ bra^ 
ma d' insetaire , e governisi btoe^ fincU 
abbia ben preso , e fatta la radice gaglicff-* 
da . Diasi un foro per la Vite o per un 
ramo delF arbore che s' ha a insetace , e 
sia il pertuso tale 'éheper esso* tentri^ la 
marza senza offesa ; e vi si feccia passare 



* * », ' 



senu ' ta^kdb i6l^ ffit^P ohi0. toccai d^trp., 
al baco lìa scodrb^cu^te.d^ ogni banda uà \ 
pcfco, e ({odio ^ che eti^tia» per unirsi .^ 
di dae aiim> e il riuxèo» per. onde ha ad 
entrare T innesto , sia fresco , sano , liscio pi 
nuovo Mata magagna i vada il foro Ferso 
la midolla ,• € vi s'impiasM'i cen creta o ar,* 
gilla stemperata ^ sicché turi bene e pa^i. 
rinaeto per allo insù guanto più $i può. 
E dopo che si vegga bene incastrato e ri- 
turato e incorporato bene insieme » taglisi 
r inseta dalla banda di sotto rasente al 
tronco deir albero in sul foro, perchè pa- 
reggi unitamente con la buccia e col legno , . 
e si concentri insieme . In cosi £atta manie* 
ra s' imbastardiscono i frutti , e si fanno 
diventare di diverse ragioni e portare il 
fruttò vario a contrarie ;stagioni , e così si 
può insetare una Vite in un cirie^ip, e 
produrrà V uva al tempo delle ciriegie , se 
elle pur siano serotini • S' attaccherà là Vite 
a questo modo ancora nel moro, che è 
tanto alla Vite amico, e vi vera ancora nel 
salcio e vetrice, ma sarà difficile che pro- 
duca frutto : ma la sicura è , essendo due 
Viti {Montate accosto , farle passare con que- 
sto gambo Y una nell' altra , ed essendo di 
diverse sorti , per cp^ fatta consuetudine 
muteranno natura • 

Ancora essendo medesimamente due 
Viti vicine r una air altra, diasi un foro a 
una delle due in un Iato liscio e netto coa 
trivella Francese , e fa* che 1 foro arrivi 



126 

fia alk ■àidolla ; dìj^ rasobia & ^^MK^ft^ 
Vile vkiaa ohm Ifi vuoi mnesliire 4mì^ ^Vim 
ocohìo e Taltno, ^e&lio arrivare^ai'^fbQdO' 
del £Dro« e cbe in fucgeUi Iiei%e^e^{«Uiiiéd' 
si ccmesce eheai^bia Utto bnéott piieè»»'^ 
le sne gemile c(ma royeftoio»^«ttaa€altf4^ 
Vite sua, e fnk ptova ia q«ieU*iultrÉ^4iif^ 
gaba e soHiigliaiua de' capògatU v ^ it-^> ^' 
Pia appresso palisi il Permealo <^e4tf 
vuoi iosetare^ e auaiido tu lo ta&li ^ijfagl^ 
rimaiiere quaUro aiia di vecohìo ^Seli^àuil^ 
dinanzi « e cavagli la midolla che haVi^^^ 
che venga quivi a poter entrare un* ^* 
mento alquanto sottile; e ialto €pwAo\,'é 
sermento che è nella Vtte'^ e che si >¥uo)«^ 
inseiare v bisoraa che si assotdgU dalla pua- 
ta , casduandosi tanto che si a^giaa^i e 
parici con F altro, sicché cavi giustam^u* 
te rper lo buco carato tanto , come sta di 
perluso e di vano ; accanto impiastrisi coa 
argiUa , e sotterrisi in una iosstt &tta ac** 
costo* alla Vite, cavandogli fuor del i&vrmio 
la, punita 9 e in capo a due anni sipnò^o 
laaciarlo 'Star quivi , o lras{Hantai^o aì^to^ 
come/ più piace ; e volendo £ame p»à à' M^ 
a^utìa^Tilla sola, si può col medesimo ^^ 
dine, ed è hene avergli lasciati i sermeitti' 
senca piotare nn. anna^ che sien pia sodi tf' 
sicuri , e il magliiacdo che s* ha a imsestatt 
sìa tagliato nel& scemar della Lunare lài^ 
conservato die nom d gelasti , per inaestii^'^ 
gli poi a Luna crevceate:, e ciò sì ^ymeté-- 
a tutte fe maiiee deUe Viti ^ Odtt^* a ^aàiùi - 



q^tfndo^^^df gli oiOchl'deHe rl^ heneiii^^ 
gi3Qi^tì.>piiin^ xdoMTt gefUQjpimto di £oc|liav' 
c^itan < ,UcKt eliiio mol ta .i iotevo, ra • scudetto . di e. 
q^€^ m^gliuoli^ tìm Jba.a restare per cupo' 
alla ^VfU^i^oa< liiii! ferro di adutbsina punta ^ 
e ^t^ctoiÀ. W.^mìgUor lu^[a ddr ahro sev^ 
vQéit^t^ w ' i^ i tohe s' ha a^ imselare , cava V iJ- 
tro nella medesima, fòggia,- e in suo luogo, 
b^ie^^ggiustato metti vt = quello « È bene an- 
cori, ta i quel caro metter prima una goc-^ 
ciala.diiiBdtela o draganti disfatti neir acqua, 
servefìdo^ dtU' acqua sola, ove siano stati 
a . |i»éupparsi ; ma m^lio è non vi porre 
aljQuji' altra* cosa, e suggellar bene e incas-^ 
sar y occhio , e lasciar fare alla natura • 

Fuor di questo sortendo due sermen-^ 
ti che non abbiano la midcdla fungosa , e 
siano dalla banda di Mezzogiorno , ia qoal' 

Sualità si dee osservare in tutto Uinsetar* 
elle Viti , tignale di distanza ^ d'occhi , fa^ 
zioui «grossezza, presi^ 4^ due vicine Viti, 
6enaE^ ^stoccargli , V una e raltra> nera , e di^ 
sorte anco ineguali , di maniei^a divideod^i,^ 
che gli occhi ancora sieno per lo -meaao 
palatiti ; «meui con manco offesa che siar poe^' 
sibile, e similmeate il legno del magKuedo, 
gli rioommetlerai ^ , che il ^egno e 'gli oo^ 
chi 6Ì confrontino, ii^sieme , e cooafaacino 
apimiitoi;^ dipoi ccm ^iunKSO o giuesUrao 
saloìo t sfesfio legati « insieinfi gli sotterrerai , 
impicistjisiado con argilki le commettiture , * 
la^taj^do iSfogati gli osd» mr fino a mcMo ; 
e ^Ì9Sfii^v9 Qosì lunghi V ohe- tirati a terra 




potessero sotterrarci che dealer, f^^ìi ^ 
punte ^ saria assai miglioi^e tC pia^sipwn 
r iacorporarsi e appiccarsi iasi^i^ , ,^ (Slac- 
cariali poi uniti r uno con Talt^o , e^* 
targU . a modo , felto cha abbia^Q J* m^^ 
auivil e s' avifauna i grajjpoU d'wvA.v^i 
TÌegjgiati . E i nesti^ pcchiu vqglipfto f^ 
fktti come quelli a spudiccioolo « O .^udf ttj) 
che vogliamo dire» ma che combaci \n^i^ 
medesimo luo^o , ed entri appui^tq, ^rP^^ 
ben r occhio m fondo trapassato ^ p^OoPo^ 
finche tocchi a dove ha a rimar^^insjrec^ ,f 
dipoi piglia loto di terra fine , e i^p^U:^ 
vi , attorno un batuffolo di qmell% . t?w* 
grassa » facendo questo delicatamei;it^^./a(;cb 
rattenga Y occhio , se per caso tra^^ ,furi- 
bondo vento, o chfs per aUro non si sec- 
casse, e fermerai bene que' tralci a canp^ 
o paji ohe non si sbattano. Anppraf,|M^ 
d^si un cannone di terra cotta du lindez- 
za di d^ae palmi , e di grossezza qiianta .4$* 
flavjgq^ una mano,o veramente iiin ,001'^^ 
,4jriz3at0 con l'acqua bollente e ben^ ^^^ 
,vfitp., e. togliendo , corno , sfendilo :per ^ 
mes^o ; dipoi rilegatq cpn .corda rinJoi?a^ 
.inaurala bene, e presi cinque sermenti uglw} 
. d'ocpHi e di grossezza di diverse sorti i 
Vjlligw e neri e bianchi e rosseggiajpt» « 
giallicci ^ e cacciave^ dentilo stivaci il# 
ct^e .^oix^ guastino o. strofinino o.spoxW*' 
cino, troppo insieipe , e fatta una £o^f 
misura de' magliuoli da piantatasi nei^a yy 
^^a , e sotterravegli dentro , sifichè^sieji W 



rìn(^léatl cori terra grassa litatxiata ; kniia^ 
fiagH ' e 'a€care22agU , non ayéndo lasciato 
per iiùo piti iche due occhi^ sopra terra J 
alstendendó è aprendo 4^ uno dall' altro i 
sicché fa terrà entri fra[ Punio e raltro** e 
in capo a due o tre anni che egli abhìà 
fatto un corpo unito insieme , scaleagfi 
d* attorco , e arrivato ove finisce di sopra 
il * corno U cannone , se quivi sieno uniti ^ 
ée^ pari , e conguagliata la testa , leva via 
il corno o cannone, e guarda dove sÌ6fno 
più serrati e incorporati insieme; e quivi 
s^agK tutti , pareggiando la segatura col 
penna^9 coprendo con terra minuta e stri- 
tolata cotta , e riempiendo con la simile 
d^ attorno • Quando poi questo gambo unito 
metterà dtie messe fuori , le più gagliarde 
di quelle si v tirino in sommo bene innanzi , 
levando via tutte T altre. Di questa manie- 
ra ih un grappolo d' uva verranno gli acini 
variati • Alcuni vogliono , che , perone aae* 
sto pie di tante sorti metta , se gli dieno 
due o tre tacche sotto nel pie o nelle ra<- 
dici . Fuor di questo piglisi al tempo del 
potare ove siano Viti bianche , vicinò alle 
rosse 9 nere , o altro Vitigno , e prendasi de' 
più sottili il più vegnente sarmento di cia- 
scheduna d'esse due o di tre, e intreccisi 
in terzo T una nelF altra , e si taglino da 
capo ugualmente, e uguali ancora restino 
-gii occhi di tutte due o tre, e leghinsì be« 
ne '- insieme , impiastrandogli d* argilla , di 
sopra lasciando gli occhi liperì, e c^ni tre 
Sodermi Colt, delle FiU 9 



i3o 

dì s* adacquino con «c^ua <U ^ifQte * e^ 
sali due anoi ^ùccbinsi dalie loc^ia^n^ t, 
traapianlinn a dove si vc^ Uoap a^f re . « 
laranno il medesimo . £ se da tra yjfi ^i^ 
cioè si prenderanno ireisarmepùt'^sii^Cv"!) 
deranuo sottilmente, sicché non, À gnÀA 
né tocchi le midolle , e si coogiang^i^àpfl 
gli noi e gli ahrì in modo , cÌk t^ngaiì^ 
gK occhi spartiti c^;uali e bea fatti.,. J'^ 
con r altro fortemeute appoggìabl, i^(;qui 
sicché paja un sarmento messo., .e sf :'^ 
poi eoa vinciglia moi'hida , dimodoobè gli 
occhi restin fuor del Jegame , i|];ipi|istr|L(i4a 
bene con istcrco di vacca , e dì sopra eoa 
buona creta, poi si corichino in una /ossa 
fonda un braccio e mezzo , e degli occbì 



:t3t 

ttw^^' co^ fatta e onliiUta Vite piantao- 
aoBÌ scéVeii nob di^encrétònno. 
. ir^iiodoela regola che r uva non fat^ 
^ntpella ( dltre -a che si trova un» sorte 
^'ma, the naturalmente non produce acì-' 
m.) pigKerai un magliuolo preso da bella 
korte ca Vitigno* e che abbia l'acino' gros- 
kb'j.che sàrì più bejla'cosa > e lo fenderai 
Jtèt'apptinto , dÌTÌdeudolo con un coltello 
ta^entissimo fìuo al recchio o al calcio , 
non. lo finendo di sfeDdere affatto , e con 
là punta del medesimo coltello caverai tutta 
la^ midólla di esso dall' una e dajr altra par- 
tè,' libando disoTeaone di non intaccar il 
I^no ^del seicento , e subito cavato e ac- 
cannellato lo ricomporrai insieme , legando' 
io. foor che ^i occhi.. Der tatto con la 



i3j 

^luoU • , |io 
al medesin 
alle Viti, 
mile pFoys 

' fuor ai m 

margina sei 
può fare « 
legarlo bet 

I nioito rint 

I magliuolo I 

f Alcuni tuti 

i noa cipolla 

I di far venii 

le interla , e Io sotterrano . Alcuni altri Jt 

[ capo delle Yiti potato senza diridérlò tota- 

I • no bene iq giù , e lojano a una 'diati '*> 

I palo, elle non sì volti, e con ceneradHoe 

sugo fatto bollir nell* acqua , e con essa ri- 
dotta a densità di sapa , infondono ^rìetap^ 
no quel concavo ^ rinnovandolo ogni otto dì 
un tratto, Bnchè la novella Tite'facoj# iSifSSa. 
La Vite teriaca poi si crea di duesla 
maniera . Fendasi un cappato magliaolo per 
. tre in quattro dita da basso , e caf'&tote 



i33 



i34 

agnino rinfrancheraniio le Viti ftnte€l^A.lo^ 

e àncora k atelari ^^U*o le ^radici di -<ìcA* 
loqaiirtida . • * ' or* 

Ascorat se suÌHito ehe h Vite^ foi^r^wr 
Ittglìdla, fatte che T abbia, Torrai ia^^Mlft 
iBedesioie uire un* altra Totia qualK %wM>t 
colto il primo frutto ^ &* potarle <|1 ffto^v^r 
aU* usato ^ e (a* lasciar loro i capi ni|:Ip<^ 
giosti, che vedrai cbe co9(iiitéieraai|<è:^j4il 
nuovo a mettere , e prodummvo poi 'ìhWi^ 
di nuore quando raltrCt non più kig^]e'f{ 
ma di Settembre o Ottobre^ e aTrai?Mi0-*'i| 
medesimo sapore • E £ioendo il amìlit/^al? 
V altre Viti , rimetteranno , ccmducwdo tpoi^ 
l'uve, ma agresto ; e contuttoché ciò v«M^ 
ne'hic^ln più tosto caldi che tiepidi. io*' 
lervien k>ro Come a quella di tre volle % cbd^ 
per k> freddo òhe sopravviene » lascilina: 
r attimo lor frutto in agresto. E a v^tept^ 
che qudle maturino , almeno al firie di* 
Mag^o pianta a pie d' un ckiegio prì«aatie- 
<ao . una Vite d* uva luglida , e quando V 1^ 
in p^fezione , farai un pertuso i» detto 
eiriesto col ^ucdiiello alla Francese, sieeo-* 
me 81 dimostra doversi far di sopra^, tanto 
grande^ che v' entri dentro quel tralcio prx)- 
prio che ha a essere il capo della Vite , f^* 
Cendolo passar fuòri » tagliando tutti gli^ri, 
e quello lasciando lungo quanto Io trovi »-e 
il toro sia appunto nel tronco del ciriegia,* 
è non in rami; e vada ìper insù a traverso,- 
Accomanda poi la |]lunta di quel cap(^ tra 
i rami del ciriegio v'e lasdiaìo stav cosi. 



|K^^fe^if à'iwimi 'mnmtnòAf^ messe ^ tan^ 

co fatto , e come sia ben ramiual'^iÉUo f 
ìmtick^ Util pb'ifl ^A(M^ Sfersù^ U Vitie , che 
4ovtÀ ès^ffe il f 9^^nào ' anno ^ e . infoca 
m»m^ì bli^' collidei a' (mtire . Il termi anno 
lià)^}ò ^^fisitto , e avatfli «he &ocì^ ^a«rto »• 
^^È^flrf' beine- ahe sem e congìunga per: 
lwtt(^ffW di|W»i ywta la Vite cke viverà-, sul 
éiì^^òv alroMinariò ddralf^e, e* ti farà 
ytivè;^ e ^màttitepalle quando le ciriegie •- 
Éiccl 'ifci ha fatto questo a un fico , e af- 
iéi^róÀ che s'è rdfinmarglnato meglio e pi4 
|lt^t^ , e' così nel inoro , essendo questi aue 
liliiie^i laile Viti amici : e cosi chi ha fatto 
péÉSsai^ wa. ramo di pesco e di fico per un 
^^ì^^ìoype^ simile produrre i frutti qtian^ 
do:4e^^'iegie .E dlcehio Y uré biandbe di- 
ijte«rfr^nare, e così per contra , passando 
l^^iià per r altra in questo modo ; e a^ 
péi^'^iMitiYirio> le pesche earoce . % queste 
]^ sorte facessero carola da doTer6f,<w 
liièb >1» so> che queste isperieoze io .non 
F ho fatte 9 ma bene ^ho iavellato oobt chi 
fia'hEC .detto d^airerne fatto parte 9 e m'-ba 
a^t*iftdfto d'averta- £ltto nuscir ^ qualcun 
na ; md ^he ruve divenùnò- di' bianche nére 
BKiii'ic^re' stato, ixxa; ordinàrie, come è il 
b>Fiprop<M, <^ fsqtno'gU ahri innesti, e 
qd^b '^dl già n<m. è ^ altro che un modo 
d^^Mefófe^ e m'aggiaiase il? aver veduto al 
1&0^^^'> ah Olivia dà <^92l Santacroce Ro^ 
mfttto «ffisuN»^ giardino aCiervia „ dote ave* 



qh» tutu vi vit^TA^q^ dw|rort>e «GViWif*dd- 
1* uve, softra . quelli , ^ml^ P^^i al .t©tepOf4dle 
£riit{;6 lora^ nia. ^,be9e al^ Mna<po natwnje 
delle ^fi^ti deir.ui^; e a ilare che, la ^(m 
apparì$6e {^ù fanlostUm eoiaraifiglìo^i, ^it^ 
m», levate via dal pedale de* frulla jl^ Vati 
ohe erano state piantate loro appves90 • Ma 
Qosì fatte esperienze di certo sono Ifdtose 
e difficili a riuscire , e se ^ pure riestf cmo $ 
non sono cosi durabili ^ mal voleutieitiseiib 
pre qoti r arte facendosi uscir la mfclum M 
suo proprio maturai ordinario • E pai; quan- 
do anche bene riuscissero ^ non n* è ai £ar 
endica ; oltre a che io taigo che molti soa 
favolosi, come che far passare per ubo 
alloro un rosajo abbia a lar le rose verdi » 
il che io già provai « e non riusci. Er ancora 
vero che quando alcune di queste abbiano 
a riuscire 9 conviene usarvi una diligenza 
^n^ pazienza grande. 

E si trova con tutto ciò fra gli ando^ 
scrittori chi ha affermato potersi innes^ure 
c^i sorte di frutto insieme , e non che 
aitilo un fico con un ulivo , combaciando 
é legando uniti e pari due rami smsissati 
Tuno con Taìtro. E non è dubbio )i^ 
quello della Miglia sul Genovese accanto 
alle Magra essersi veduto un susino viva^ 
sopi^ un ulivo ; ma sono scoi^ialttr^ ^ 
aboriivi che non bastano , né pci^oiiò ht* 
star più che laiito , seiido tanto fuor^ del* 



1^7 
Pa^ naturale • Ci ntterremo adunque alle 

cose sperimentate / come questa che io ho 
apparala da Cristofand Lamberti Lucchese , 
r provatala , riusci hene « e quiesto è uu 
segveib benissimo per far creare la barba 
afi-' tiva , e barba cosi fatta » che mn fili 
lunghi* quasi da potersi con un pettine net* 
lìftares lUnga un braccio e più , e tolta 
quanto si voglia » e si fa cosi : Quando V uva 
è 'spurgata , e appena cascatogli il fiore , 
eh' ella sia crossa ne' granelli , come una 
pkseiola veccia , si pijglia un' erba da' con* 
tadtni chiamata. Cuciculo, e Pettimio per 
altro iHmie » e ordinariamente Cuscuta è 
appellata • Questa nasce ^ e si inantien viva 
e piena d' umore senza toccar terra , e non 
ha barbe 9 ma sta attaccata con la sua ru* 
giadezza su le ginestre e mOrtelleUc , sul 
lino 9 sulla salvia e sull' eptimio ; è rossetta 
a uso di fili di refe, vincida, e tutta ar- 
rendevole 9 che per tutto ha certe boccette 
a uso di fiorellini non aperti; questa si 
piglia fresca la mattina di liuon' ora , man- 
truggiandola poco , e braneieandola il meno 
che si possa, e che v'abbia dato su la ru- 
giada , e si tiene in molle sino alla sera 
nell'acqua, sin a che'l Sole sia suU' andar 
sotto ; e di più si pigliano le fila di tal er* 
ba, e a filo a filo s'intreccia e s' incavicchia 
fra gli acini nel grappolo dell' uva , sicch' ella 
s'aggavigni tra l'uno e l' altro granello ^ ad- 
doppiando i fili il manco che si possa , né 
vi 3e ne ficchi - né troppa né poca , ma à 



i3a 

del grìippolo . $wuMi.\isi poi ^ $(5 p^qh^^i^ 
tempo umidii , -oe" quMttto idi mv tr^t^j^» 
poco d^ acqua :ciiiaB%« e cp9Ì cr^&^i^dpfF uva 
dà nulrraieikio air crba^ la quaW 0#t^( i§h 
rittgiù certi fili, aleno» tvolta $pe8^/e'|ol^)il 
luBgbi un braccio e mee»]^) e. dilie#^ mo?) 
caudo poi il grappolo , d msca^eì^ >a /p^. 
modo parecchi giorni oon qae\fill £wmf 
e 8Ì potrà dare ad intendere a cfaiuttqttetkj 
Tegga i e non abbia notizia di ciò, cke eWfikl 
ìm una Vite, che produca i gi^ppqti».^ 
bati a quella foggia . Deesi elegger tmk 
sorte d^uva d* acini radi , - cmne qudla di 
Jerusalem , detta per altro nome Maravìg^ 
sa , e ancora Y uTa Angiola per esisere^mo^ 
rosa riuscirà bene • Sap]^$i , che qudii;<s^' 
senta che fa su le mortelle e gidetl^rfi» ^ 
meno atta a generar la barbai, che jEboa 
Taltra; e quanto pu s^ annaspa fra' grao^V 
deirura, tanto sarà maggior la ba^^.cbs» 
ella &rà. Ancor non è bene a indugimi a 
compóìrvela tant* oltre , che siano afS^Uo 
cascati i fiori air uve, perchè la loro^nsùi^ 
deiiza nutrisce e fa crescer l'uva co'fifr 
della cuscuta arvìluppata a quella* 

Oltr' a questa non^ sentirà giamipm^i 
Vile male aJcuùo ( scrivono ) se eoìKoio 
incotto con lacrima di papavero si fitrofia^ 
rà (tutta da imo a so^ni^ ; •e hafeci, di'^^K 
che affermano , che ndQ,sià pw'fff^^esfitr^ 
vitìceHa: Vite, se flou ufao stajof4iJn«itaiu« 



\ 



Mttefaté te. terift pdf'iéfi^e^iiftom^^k q^mtjtav 
ai «elrett(y» che nOn roVéliW. ì«torrnQ »! <j|i^i?^ 
e solfe *l i-afttìS ^mi'b<me'^o|^GÌa^.c jM jJ 
^ Ma qtl^»d[é kù tt^n ^vitw che m Uri>ti 
^Bérìà abK^ delle V4ti ^be proditwnc! » vi-^» 
tictìl <l'*fù di paragona ^o tu reputaio der 
ttitlér^ fevélodoi ovvero quella fede gli ^wt 
giunta /ch^ aggiustarr^ si suole alle coso che. 
po^diM esser per- miracolo, ma non già 
Còn-réfifetW; siccome si dice potersi sapere: 
là quadi^lura del circolo , o il yero effetto • 
ddP ialèfeifùià, che tiè l'uno ne l'altro fin 
a oi^ si' è veduto avvenire col vero. • 

Ma fin qui sia detto a bastante della 
coItitiA^ÈfOne delle Viti. Resta che ora par- 
liamo alquanto del modo di trarne ilvmo, 
e Seìh, cura e diligenza che si deve porre 
in abbonirlo e conservarlo . Il perchè ap- 
presso seguiremo della vendemmia, il qual 
tempo* dee essere più tardi o più per tem- 

50 , seeoiido la qualità de' luoghi , de' sit^ ^^ 
e' mesi , delfe positura delle vigne , e della > 
coiìdizione e della natura de' magliuoli phe* 
in €9^ si ritrovano, e per questa ragioae 
*non sèria mala avvertenza di spartir 1© se- 
rotini dalle primaticce, e cosi per contra, 
j)iantando secondocbè elle desiderano le sor- 
ti variate in diversi luoghi disperse^ in- 
sieme. V 

*Ne' luòghi tutti si deve osservare di 
far la vendemmia , che la Luna sia in Cant- 
ere e ii^ Xieòne. o ia Libra, o in Scorpione p 



matiitàto i^uyé ,-è^ baici 'C0ftji'«nui)il»49i 
e con Tortila vecchia innaffiar loro JftrMr^ 
be ; e' zapparli % ik;akM4i ^^ÌMùM^àk^ chi 
VogKa vendeihikdayé avd&li :<Aie JsÌ8iifi.!l'taie|) 
mattrre» :&rà fl vino flc^le e pcKifib^wasl 
bile, e che chi ta^rda a iai* la vendèmauN 
non solamente offenda '4e Vili , péreh&él» 
portano il peso pia del dovere^, m^ pttstèè 
sopravvenendo gragnuola o tempMtae^UMÀt^ 
gran danno al vino. Af£erniaao > aJoanitit^ 
le Viti tengono Tuve mature ia ^pdrfiatbik 
per sei giorni soli , dipòi perde ^ seli jMto 
non sia 9 smarrendo e scemando J! rnHof^^ 
II degno adunque della maturità, non^^t^? 
mente si conosce e comprende alla vi^» 
ma dal gustò , eh* élla sia dolce e iatlbii' ii 
che sr manifesta se Facino deiruva^aoolsilfi 
e premuto sia di color rinfuscato^ dieciiai 
più verderognolo trasparisca ,^^ ma annKèè 
negreggi ; perchè veramente ninna qùbbl pU9 
apportare a* vina<5ciuoK il colore, e ^igBlfi^ 
Tuva matura. Alcuni altri preso /Còt^dito 
grosso', e con quello che gli è accanto^^il 
granello dell* uva, e spiremendolo fppiQi ^ 
n'esce senza alcuno attaccainento*idel,$u^ 
tenerume , netto e pnlito e ignndb ,ote% 
gòuo per mianifesto^ segnale^ cbe^ dteosil 
matura; e restandovi appie^eato pnidbsafii^ 
sua carne di dentro , tengotio ^ chè^m^ M 
arrivfita alfine della saa'matnrità ^EalcMtf 
di un racimolo del gràf^poloi^cavtfito'^ui^ 



mài^iià dipoi ia^c^pora .i^ q qp^ij^roaì 
afi{wrtit(f> tinsi 'fifiMir yo|Q9.è mdi4p ,€^€^ d)^^^^ 

al) Obline* lu^^i oqJdi ^ «asi^utti ». Terso 
^DAlitnqne. ^rte 4e)^;CÌ6}Q tì sien |)ianiate 
le^Tt|(tie>^ Vna a^ ^endemfivare assai più ia- 
nam ndkr itt quelle . d§f luog^ temperati , 
&MkèikB'iif^ quieste $iea Toke a Mezzogiorno ; 
e hxtkt porti fvedde assai più tardi di tutti 
q«idli 9 > ^^€Ì]^ indugi quivi a maturar 
P>wra'm:SuUe Viti, il più ehe si può. Que* 
glt'olie »T6Qdemmia piovendo cerchi di con- 
f)tttairl& pcesto , perchè hasta poco » ed è 
vÉta buono • E per . questa cagione si dee 
cogliere Tuva libera dair acque t dalla ru* 
giambi e dalla guagza , in tempo e giorno 
sereao e quieto » temperato e caldo ; e se 
tia -tCBute a sts^ Tuva ammontata » o in 
itoo modo troppo al Sole, sicché sia al* 
l|«afita riscaldata 9 lascisi raffreddare » per*- 
ebò efla non riscaldasse e guastasse il vino 
posta nel tino cosi calda a pigiarsi. E deesi 
avvertire, di coglierla condotta a debita ma- 
turezta 9 e non ^ mai acerba o agrestini. Per 
la troppa maturezza resta il vino torbidic- 
cia 9 ei ' naturalmente non rischiara affatto » 
^ lo. la troppo sdolcinato ,; e per la sua 
4roppai smaccata dolcezza ristucchevole , sic^ 
^òòmeiJa .non matum di poca, retta e debo- 
le. iQnelll ^dhe ndla Riviera della Sjpezie 
'£mdeiìo liL razzese e , Tamabile » fanno 1 uno 
^ Yi^kfQ >d' uA vitieno. mc^^imo • /percioc* 



*4> 

ohe Ydlendo £Eir r^iMBile» qaMnAi>H^QMÌ 
matuì*» storcono il piccMcdo a éwe ^a^m 
éitaooàto «ile ^d» « lotti i gittjppcdi, afeo» 
dogU spamjpaiiati bene, che il Sole "viubatt» 
•oprfr f Jàsekiido$;K M^ perqi|iiic|ie«^rmf 
dipoi gK colono fr far T aotohito • E iràkih 
do fare il razsese, qaamdo è pur niàtmif, 
h spiccano dalle Viti BtùB^aìtn^^^e^uàà 

Eiò fai^ a chiunque* ta vogUvii^o per 
re il vin dolce sens* altra ttiaai£iaiii^^Mi 
per fare il \ino ba&tabile e buono 9 odsi ^ 
poggio come di {Mano , ella si d«ie eodilp^; 
re poco più che mediocremente mémhi 
gettando ^ia con avvertenza i grani nuifci 
e guasti ^ la tempestata , la secca-, V^nài^ 
na, le foglie che talora s* intricano m^^ 
acini, e ogni altra bmttura o schtfixzaa 
dee levar via , che sebbene il vino b^tte&éo 
ha forzai di purgare e levare in capo/O^ 
cosa i è tanto atto a imprimere iu so s^es» 
e incorporare le male qualità, «he ogtii^iri^ 
sto seto e corrotto gU nuoce . Acciato a 
qiiesto si deono t^asMrre e metter 4i^er9à 
i vitigni che fdnno diverse sorti d' uve « ^ 
di questa maniera s" aranno i vini àiUtP^ 
siati» e -si conoscerà distintamente Ì4 dìve^ 
sa' qualità loro. È ancora s^no éékìovo 
compiuta maturità ,> quando il ^raneflodi 
dentro ^a mvrtato colore ; alla bianoà .^j'' 
Io , alla fossa rosso'; alla ùera nei'O v ^ ^ 
milmente quando Tuva bianca • pi^e^^ 
giallo, la negra negrissimo; e ktifMsa^rò»^ 
sissimo, e la v^*derogn(da verde, é^<^ 



mitur^taimo Vuvq im^jè. Viti , $^ ^m^x^Q 
, MjittriiW)^ pei jde* *wi Ae^Uei v^iideai,lkua^ 



allxiim ,adpMe ianno yim ga^Jìardissinù » $ì 
Mssooo^^màr 1' uvie,.i)om^ iauno, ue^grao^ 
^|i^i»d;!ttì(^dì murati I cb^ tengau bene ; 
ubi iàoy^ (HO» si^aio i vitti cosi gagliardi , è 
mmlioi vendemmiar ne* tini ^ e tini stri^tti 
in^^^^poo^ e larghi in fondo v che non is va- 
pori t si: dwmo accomodare in logge aperte ^ 
a.ia $latoze. grandi e capaci, al primo pia* 
no delle oase della vill4> dalla banda che 
risgnarda Tramontana , e sia di queliti cor 
paciià.in 'grandezza , che^sia per essere «as^aì 
aUft quantità, del vino ehe si giudichi dor 
v^em.racco^iere nella pofisessioGe, ord^nanda 
in -modo t tini o le vasche v che avendo 
80tlo:,que^o luogo accomodato U cantina 
6Mterranea in volta , per canali o doccioni ^ 
ch^ dallo zaffo del tino o canale « a dirit-* 
tura ^rri^ndano sopra il cocchiume delle 
b^ti»:, che. vi si concino di sotto / e a que-^ 
ato 3*aBt^tta un caonooe di legno » che ar-^ 
ri'fi 4^Wu pertuso all'altioa sesto, e per 
ap{junto,^ conunettendolo .di sopra e di aot^ 
tO; <^9of4Ni si ver$i ; p e veramente s^^ado* 
p^rs^sma: c^ika !^ is|«9Jo mHH>nciavcbe toc*- 
chi^er.>jEMP|iv4 % PPfeer fieire questo effet$o>» 
p^o h «vjAii^»^ cne «Ì9i 7 spando, la si musa 



144 

per la grosscztt di qadU pertosata. K 

quesla maniera si mantiene meglio il yìno 
nel suo vigore , e rattiene in se meglio il 
fumo e la forza * non essendo e^ tanto 
diguaoato , dirotto e travasato , e varrà i 
patir meno • È ben vero , che quando 3 
vino si tramuta vei^ne » mentre ancor bol- 
le « e non è ben chiaro o fatto f non rioc* 
ve. danno deir essere trambustato ; ma io 
tutti i modi quella sarà sempre nuuz^r 
comodezza , e ti riuscirà con minor uiici 
senza comparazione più presto T imbottare. 
Ma raccomodar la tinaja a questo modo 
dee esser fatto da coloro che raccdgooo 
grandissima quantità di vino » che per li 
poca f mediocre e ragionevole , si può mu- 
rare la vendemmia dove più torni comodo^ 
pure al primo piano della casa , volta s&o^ 
pre a Tramontana ^ e fEir la cantina ove 
pia piace , volta pure al medesimo modoi 
È come si sia , le tìiia je e le cantine stanno 
meglio più pulite e più accomodate coQ 
volta di sopra 9 che aitrameate • Ci sedili 
delle botti e tine sono ancora da potei^ 
mutare e acconciare a suo modo , e mi* 
gliori fatti di buon rocchi di travi air^ 
temsa che bisc^na , che non murati ; bencb^ 
molti e per quelle e per questi gli appro- 
vano più di pietra per h. stabilità e itf 
schezza ; ma questa non dà noja a^ tini , 
imperciò si possono fare come altri tnde; 
E murandosi vasche e canali » awertiiossi 
d'andargli restringendo verso la bocca »d 



V 



Burai^li più tosto di muro fatto di piètra 
che di mattoni', e ali* uno e alP altro sia 
r arricciato e rintonacato doppio, e i sassi 
e i mattoni ben conveutati insieme , e tut- 
tavia al coperto nella stanza detta. 

L'indugio nella vendemmia è tuttavia 
giovevole a migliorar la bontà del vino e 
Èirlo più durabile ; e tutto in ciò ben di*^ 
scerne il buon giudizio di chi con diritto 
occhio lo considera . E tenendo per fermo, 
che chi vendemmia a Luna crescente abbia 
più vino dairuve, ma di men durata as- 
sai, che nello scemare, se all'Agosto, Set- 
tembre o Ottobre sopraggiungano caldi e 
secchi grandi , si deono lasciar passare que- 
st'afe, e dopo la prima rinfresca tura di 
pioggia si vendemmi ; e soprastando di sei 
o otto dì , dacché si vede Tuva esser ma- 
tura > ma non ismaccata , vendemmisi più 
lo^o cosi, che danneggiar con altro indugio 
e le Viti e 'l vino . 

Alcuni tengono (e cosi si trova scritto 
in lingua Costa , lingua in iscrittura alla' 
Greca somigliantissima ) che e* sia, e massi-^ 
me ne' lati di pianura , da vendemmiare 
dopo li diciotto o venti di della Luna , 
avendo per c^inione, che e i vini fatti con 
questa regola diventino più gagliardi e da 
Eastare , che e' non sien per lare alla Luna 
crescente . Ancora non larà che giovamen- 
to^ essendo sicuro che non piova, lasciar 
fuori air aera per tre continui giorni Tnve 
Sodèrdni Coh* delle ViU tQ 



ooH«^ stese o «mvioiitate come A j^ , oc* 
ooipe scerre le nere dalle Inaiicne » e le 
gentili e minute dalle grosse e dure di 
sQorzaf non mestìcundo più cl\e di duf 
0orti interne ; e meglio sen^pre è , che, à^BO 
tutte trascelte e poste disgperse, come s'è 
àk sopra divisato . E chi vuole il vin bian- 
co polputo e possente » faccia Yendemniar 
r uve bianche a Luna crescente ♦ comiucian- 
do tosto veduta la Luna con buon \m^ 
e senz' acqua addosso 9 avendo tuttavia ri- 
guardo che e* nou si vendemmi fra le due 
Lune , ne sul dar la volta , che simil giao- 
co li fari il vino , e non t' impacciar ne' no- 
stri paesi con vasche o canali ^ che vi sva» 
pora deoiro, e scala troppo il vino ssiar- 
rendo la virtù . E se pur vi sia tanta ^ 
bondanza d' uva , che sia necessario adoperar 
le vasche o i canali 9 siano stretti in bocca 
il più che si può ; e altr^ i tini , e cosi 
in questi come in quelli si poili l'uva con 
}e bigonce più salda che sia possibile » senza 
pìgiarvela dentro , tanto quanto se ne fa > 
che è meglio portarla sempre tutta mifp^ 
senza . premerla punto nel tino o vasche, e 
poi tutt^ in un tratto tagliarla e pigiarla; 
te fa' d'avere a uso di pio uno istrumento 
\xi foggia d^ una vanghetta leggiere ? sottile, 
che rada h&\^ » e con questa farai aminO" 
stare, il vino parecchi giorni » e di xnolt^ 
Volte da mattina e da sera , affinchè la vi- 
naccia non riscaldasse e laeesse pigliare i* 
ìx^QOO ^1 jyìnp , t^an4o bgne i rasp <^ 



. . . . w 

detto strumento , e pigiato poi ancora bene 
co* piedi, lascialo riposar qualcbe giorno , 
secondochè tu pensi che -sia di bisogno , a 
secoado le terre a discreùone , pendendo 
sempre nel meno che nel più ; e fa* che tu 
non usi quel modo dello STiaare e pigiare 
a un tempo , se tu vuoi che 'Ivino ti basti 
air Estate e non &ccia i pie gidllì, che 
la causa di faralt al vino nasce da ^uel 
grasso che esce dall' uve quando si pigia- 
no, svinato che tu hai, o mentre che tu 
Tuoi sanare ; e cosi quella vinaccia che di 
già per lo bollire e fumosità del vino ha 
preso il fbocO, spremuta che tu l'hai, sem- 
pre ve ne rimane delle forti , il che fa di 
tulnto pigliare il fuoco al vino , che quan- 
do è nuovo non apparisce fuoco , ma pos- 
sanza e grandezza , che è quello che per 
lo pia cercano ì contadibì, a' quali molte 
Tolte occorre venderlo al tino , e ha più 
spaccio, e ritenendolo per loro uso com- 
porta di molt* acqua , e fa loro maggior 
parata ; e perciò è da lasciar questa .«san- 
sa ^ Ile mai è da attenersi a* consigli de' con- 
tadini , perchè s 
lerO avere , e tro 
lóro proprio , sen: 
]« terre, o ad al 
pietisi che ^1i e 
fthe chiaro, e tu 
ftffitichè nella ho 
<ìhetto e vi grilli 
«tfltlntifà'il vino. 



148 / 

te 9 tenendo pur tempre, come s* è detto» 

rm cura alle due Lune e alla Tolta d'esse, 
se allo imbottare, e a tutto 1 man^ 
che occorre al y ino , osserverai que&U) , gli 

r* sverai infinitamente , e lo manterrai asssi. 
volendo yin piccolo , lo farai vendem- 
miare a Luna scema e con poca Luna, 
e quanto manco Luna avrai , tanto mei^ 
sapore e colore avrà il vino ; e se quasdo 
tu vendemmi la Luna sarà ali* ultimo fine, 
crederai risolutamente che il contadino le 
rabbia adacquato , tanto piccolo e scolori- 
to sarà. 

Dee adunque ciascuno usare o^i di- 
ligetiza in simili af£ari, perocché il vino da 
averlo buono ad averlo cattivo ognun sa 
che divario vi sia , e avendolo cattivo » il 
difetto si darà sempre al padrone , conie a 
uomo dismpito , stracurato e senza gusto, 
e avendolo buono , tutta la lode sarà la 
sua; perchè i contadini, come s*è detto, 
son tutti intenti ali* utilità loro , e i padro^ 
ni de* luoghi , o quelli ch^ p^r essi n'iian- 
no la cura, deono aver la mira $dl*ntilee 
ali* onore • Questi cosi fatti viìii è opinione 
che s* avvantaggino nel crescere per noa 
iscemare nel bollire , e bollendo non con- 
sumarsi da* raspi che rodono , e più maturi 
divengono, e più digesttbili per 1* Estate,^ 
più ancora passato 1* anno , se sia in paesi 
e vitigni che lo comporti; ma se conviene 
mutargli o a Novembre o passato Marso, 
k>ata yh tutta In lorpo^attura e sporgi 



\ 



149 

tramutagli m vaselli ben netti , àpazzati ^ 
puliti* e mondi. 

E per fare ancora i vini piccanti , sa-^ 
ponti e dolci, ajuta assai dopo la prima 
sera, che sien messi , come s* è aeito, i grap« 
poli interi nel tino, e tagliati e minuzzati 
coli* istrumento descritto di sopra , pestare 
con istanghe o con mazzapicchi rotondi , 
dbie abbiano la caperozzola piana , almeno 
un dì si e un di no , e si lascerà riposare 
per due aliri dì avanti che sMmbottino. 

Alcuni cavano, pestata che sia e ta^ 
gliuzzata r uva posta intera co* suoi grappoli 
nel tino , cosi destramente, ma non affat- 
to , la metà del vino , e lo pongono in una 
tinozza, coprendola ben di sopra prima con 
un panno lino o lano , e poi con tavole 
sopra a traverso, ch^ non isvapori, finche 
sia ben pesto e pigiato nel tino il restatovi 
dentro , e dipoi vi rimettono dentro quella 
metà della tinozza con bigonciuoli con più 
prestezza che possono ; facendo e rifacendo 
ciò un dì sì e F altro no, e cosi vengono, 
a fare un vino di diverso colore , odore , 
sapore e potenza ; e questa manifattura gio- 
va assai ne* piani e m que* lati , ove sieno 
le Viti sopra gli arbori ne* luo&hi umidi , 
rettificando assai e riducendogh a maggior 
polso , e ne* luoghi grassi molto gli ritira • 

E a is^xe un buon vino si mette tanta 

somma d* uva buona trascelta , canajuola 

o. altra di buona razza in un tino, che ren- 

da un tanto a discrezione, e cóme sarà 



1-5» 

bollito dtw o tre di, avendola poelùwmO 
pigiata e men minuzzala con rutnimento 
( e altri avendo gran cojMa , pigliano quel 
vìdo che esce dall' incalcatura dc'graj^ 
BOprammessi Tuno ali* altro ) cooTÌen cu^ 
tatto 1 vino cke n'esce, e porlo in nn at 
tro tino ( ebe dì grandexza sìa ugnale a 

Snello , e questo ben finir d'empiere d'un 
nona , di eondinone pati a quella di pri- 
ma 1 che sia han pestata co' piedi; e in ^ 
Ito secondo tino , come ^li sìa diventaton 
bau chiaro , imbottarlo , awertendcdi ck 
potrai ancora porvi una certa muntili 
d'acqua» subito cbe tu la levi dal primo 
tino; ma sia l'acqua postavi a. una certi 
discrenone, e ancora prima uà pochetio 
in sul primo , lasciarlo bollire e schiarirti 
come 6 è detto , e poi imbottarlo ^ con ^ 
8Ì ponga sempre alla rata del vino o del- 
l' uve cbe vi si mette sopra al secondo ti- 
no, la quantità e misura dell'acqua. Mi 
volendo poi lare i vini mescolali con acqat, 
come u costuma a Bolc^na e per tolti 

?uasi la Lombardia , si dee subito poste 
uve nelle tine^ mentre sono i gr^^ 
interi , senza pigiare o altramente arerfe 
tì Tacmia che e' ti pare cba 
rtare il vasello e la qtttliU 
o, ed essendo le nve buoas 
rìno, non vi vorrebbe essere 
larta o qnìnla parte d'acqua, 
:e cbe l'acqua uon fa inai 
né crescer tanto il viuo « quant» 



tBi 
ne e stata (>òsta déntro » rispetto tUk boi* 
lìttira fatta cottnunemente • 

Alcuni a questa mescolane àggiunàOM 
lio un poco di sale ( come sAria tanto che 
He tocchi un^ onòia per barile ) avanti che 
nel tino egli abbia Cominciato punto a bòl^ 
lire • E alcuni volendo fare acquetta alla 
Romanesca 9 dirompendo il vino e diguas* 
zandolo bene con un baston tóndo dal coc« 
chiume per quattro Ore , vi pongoùo aa 
po^ pia sale e acqua per metà cofr* ordine 
sopraddetto , e quello e questa passati tre o 
quattro di, lo imbotterai, che sarà chiaro 
e delicato • E quando ti venisse bene di' 
farne del più piccolo , cioè di manco possa 
e vigore # tarai pigiare co* piedi benissimo 
tutti quelH raspi che vi restano , acini e 
fiocini , e vi porrai tant^ acqua , quant^ era 
la quarta parte del vino , a che poteva 
riuscire il tino, e medesimamente passato 
i tre o quattro di, F imbotterai , e sarà buo-* 
no a bere cosi e da mescolare co^ grandi * 
Ma per farlo assai gentile , pongasi in ud 
tino d* uva buona bene stagionata, matura, 
e che sia stata prima in terra distesa er 
sparsa al Sole almeno cinque o ) sei di , 
avvertendo di coprirla con panni bene 
contr* al Sereno , e che non vi piova o vada 
guàafiza sopra o rugiada ^ e lasciala poi , po^ 
sta nel tino , stare un giorno ; e pigiata e 
tagliuzzata una volta sola con diligenza;, 
caverai subito che n'esce, e imbietterai. 



l&Z 

Sgranerai ancora ^ella quantità d^aira, 
che tu TUOI che sia di buona sorte « ossep 
Tando sempre che per ogni dieci bigonce 
d^ uve « tu V* hai a porre due barili d' acaua 
bollente: conrirai subito eoa un coperchio 
che suggelli bene fSeitto di asse , che si so* 
prappongano ; o veramente si metta in un 
tino che abbia il fondo di sopra da potersi 
ben chiudere e serrare ; dipoi statoci no 

£*orno o due, e non piò , lo svinerai, im* 
[>ttandolo in botte pulita , netta e di seto 
buono , e farai che ogni volta che se ne 
attinga un fiasco, che s^ha a emiHer di 
vino , vi si getti sopra prima pieno d acqua; 
e qualche volta quando va allo scemo 9 ^ 
cambio d^ acqua, visi metta di buon vino, 
che così si farà durare ; ma avvertisci che 
di questo vino bisogna attendere a cavarne 
ogni giorno, ancorché non se ne volesse 
bere • 

Ancora essendo cavato via il vino del 
tino , leverai subito i raspi che vi sodo 11; 
masti in cima, che sieno asciutti, e quelli 
ancora degli altri tuoi tini, potendo pestar 
benissimo il ^ rimanente ; ed essendo stata 
Tuva bigonce sessanta , le ne porrai sopra 
dieci o undici d*aòqua ; e coperto ben quel 
tino, ne potrai bere a dilungo da quattro 
o cinque di in là , e si conserverà un pezzo 
con que* raspi senza inforzare • 

Ancora mettendo in un tino sessanta 
bigonce d^uva buona ben matura, lasca- 
raivela dentro per cinque o sei (U sema 






i53 
£sir)e cosa alcuna 9 e dipoi caverai il i^ino 
che verrà fuori , e lo metterai in una tinos* 
sa , pestando subito FuTa del tino compie* 
di 9 e gettandori sopra Tenti barili d^ acqua» 
e più ancora e meno , secondo la sua qua* 
lità ; e fatto questo ritornerai dentro tutto 
quel vino cavato , e pigerai bene poi un* al* 
tra volta ogni cosa insieme co* piedi , e dopo 
tre o quattro giorni F imbotterai, e riuscirà 
molto nuono. È bene tutte Tu ve, pigiate 
che elle sieno co' piedi , poste nel tmo , 
tagliarle coli' istrumento detto minutissima- 
mente , vedendo di tagliuzzare ancora tutti 
i ra5:pi de* grappoli dell* uve , perchè questi 
faranno sempre più saporito e più piccante 
il vino. E a voler far vino d'acini » il che 
è una nuova invenzione venuta da Città di 
Castello f bisogna pigliar delle migliori sorli 
d'uve» e delle più mature e belle che tu 
abbi nella vigna da far vino ; dipoi tenu^ 
tala quattro o cincone dì aperta , spigata 
e stesa a sommosciare al Sole spicciolata 
tutta a granello a granello, empi la botte 
intera per fino al cocchiume ; fa' poi dare 
una scossa alla botte tre o quattro volte , 
che i granelli rientrino bene insieme , e 
quello spazio di lato che per esser avvalla* 
ti resterà voto in cima , riempilo di nuovo 
di granelli, e trilla la botte un' altra voltn , 
e quando la trovi tanto piena che più non 
ye ne possa pai ire, tura la botte col coc- 
chiume fasciato di stoppa o panno lino 
fioche vi entri per. ibrz^ » puntellala e lascia 

' > 

/ 

/ 



InHire , e m capò di quaranta dì comiocu 
a ktre dalla cattnell» aoauto ne Tiene di 
per d); poi quando ena non getta pà, 
riempila di Tin versine , e in capo a oum« 
dici rioomitieia a r&ere per la canneoa^e 
Totata affatto , ]>eeudone ogni giorno. 

Affinchè i vini riescano senza fagoci- 
ta, sebbene sia uta trebbiana o più ga^ia^ 
da, arriva aU*UTa tutta intera nel tinolt 
fami premer subito, scemando quel vinom 
un tino o più tosto in una tinozza , a eanst 
che egli anbia a poter più esalare • Ma^T)e^ 
ehè per otto di o aieci ^i farà della scwxt 
ma assai , non mancherai di levarla €on 
una mestola grande bucala di legno quan^ 
to bisogni, e dipoi la caverai per tal modo, 
che e* non Jpotti Via punto della fèccia se- 
co, che è m fondo, e così T imbotterai; e 
ciò H può fare con tutte V uve nere fa 
medesimo effetto. E volendo fare un via 
puro naturale, che non ^ intricato co'raj 
spi, bolla, e si purghi più presto ; spremi 
a grappolo a grappolo con le mani rùva 
sopra m pevera , che sia messa sopra la bot' 




y Si può cominciare a nere ; e u| 
mano in mana avendo gettati que* gi*»PPp^ 
spremuti in un tino, che tu abbia qttiti 
presso, oin bigonce, dalle quali vi»po^ 
tino , ^tarvi sopra delT acqua a discrezione» 
e farai un raspatino da cavar la sete , ^ 
non già di 4Mrvo akone» < 



tS5 

A fare il vm dolcse con T acqua, por- 
rai due mila cinquecento libbre d uva buoi 
na nel tino tutta intera , e pestata bene ti 

Setterai sopra libbre settecento cinquanta 
l'acqua 9 compartendola in cinque o sei 
mattine, e con la mestola intorno a* raspi 
rivolgendoli ; cavando dipoi il vino che in 
tutto vi sia badato sette di, T imbotterai , 
e sarà chiaro, dolce e piccante. 

Similmente ponendo trenta bigónce 
à" uva nel tino , lasciatecele cosi intere per 
tre o quattro dà avanti che tu le pesti , e 

Sol pestate e tagliuziate collo strumento 
etto , benissimo , mettivi cinque o sei bar 
nli d'acqua bollita nella calda ja, coprendo 
ben subito il tino con tavole, papui e co* 
perte ; e lasciato star cosi tanto che schia* 
risca , r imbottino , e sarà un vin dolce 
frizzante . 

Ancora ponendo , per dir così , it Lu- 
nedi trenta bigonce d uva buona , bene 
scella , matura , e non rotta o punto acciac- 
cata ; il Martedì sera vi porrai sopra alme- 
no dodici barili d' acqua , facendo sempre 
il barile di libbre centoventi , e la caverai 
la sera del Mercoledì, depositandola co^ 
avvinata in una tinozza , afìfincbè esali ; il 
Giovedì sera poi tu la ritornerai so]pra la 
detta uva, e un'altra volta la caverai la 
sera seguente del Venerdì, ritornandovela 
solamente^ la sera seguente del Sabato , e 
cavandola ancora la sera seguènte della Do* 
menica^ la pCMcrai per.q^ueHi^ volta neUn 



i56 

tiiKHEza medesbna, ^ poi dilìgemeiA^te li 
pestata ben queU^UTa, k maltkia dd Lo^ 
nedi tegnente trarrai snbiio sopra il tiiie k 
mcdcrima acoaa aTTÌnafa, lascundorda sUi 
dentro £n al Merocdedi; allora caTandda 
tolta e imbottandda» arrai Tin duaro- sa- 
porito e boono. 

E di più pigliando dieci bifionce d^ora 
simile buona 9 tenutala quindici o sediddi 
sopra la paglia distesa al Sole, difendeodok 
dalla brezza della notte con buone. copote 
lane e line , e procurando cha la paglia che 
alzi quattro aita, sia sparsa sopra taTcde 
secche; dipoi posta nel tino e ben pesUta 
co^ piedi , getterai so[Hra dódici barili di fin 
buono nuoTO schiarito , e passato solamente 
dieci o dodici ore, imbotterai tutto qodlo 
che dallo zaffo scolando venga fuori , e sari 
Tino mantenente il dolce tutto Tanno. 

Ancora pigliando tutta quella quantità 
d*uTa che ti parrà buona e matura e asciut- 
ta , non rotta o macolata , postala nel tiaOi 
la lascerai cosi stare per otto o dieci di, 
affinchè calcandosi bene tra se stessa insie- 
me , renda del vino assai , il quale imbot- 
terai tanto quanto ne venga da per se age- 
volmente , e sarà eccellente : dipcH fa* piglia- 
re al solito que* graj^li interi , e imbotta 
il rimanente . "" 

Appresso questo pìglierai dieci parti 
d^uva firappella matura stata al Sole sq)ra 
la pàglia sotto alli dieci di, e postala nd 
tino jsenza .rompere ^ dopo due di yi g€ttt(«rai 



sopra' cinque o sei Bigoac^ di vin nuovo , 
chiaro » bucmo e non carico di colore ; e 
passate Teniiquattr* ore , caverai tutto quel- 
lo che ne può yenire e Y imbotterai ; rom- 
pendo ancora le dette uve, e ponendo so- 
Sra altrettanto del vino medesimo » lascian- 
ovelo star su due o tre di , e cavandolo 
al modo detto^; poi la quarta e ultima vol- 
ta , pestata benissimo la medesima uva , vi 
metterai sopra altrettanto del medesimo vi- 
no» lasciandovelo star su un di, poi cava- 
tolo al modo detto, T imbotterai^ invasd- 
landolo diversamente; cosi avrai un vino 
dolce e gentile: e di più piglierai otto o 
dieci bigonce d* uva matura buona , e la 

reterai nene 9 e poi empierai una botticel* 
di quel vino che uscirà fuora , la quale 
ben cniusa e cerchiata » posta così piena 
nell* acqua , talmente che ella s' attuffi tutta 
appresso a quattro dita della cima , vi la- 
scerai star dentro per quindici e più gior- 
ni , più e meno , seconaochè sia quel vino 
potente ; e poi farai portare quel vasello 
cosi pieno 9 senza più trambustarlo, nella 
volta , e ti darà vin bianco d* uve nere , e 
si manterrà dolcigno tutto Fanno per non 
aver potuto bollire . 

E appresso pigliando uva buona e ben 
miatura , scelta , taglierai via tutto *1 pic^ 
ciuolo del l^no colle forbici , e tutti gli 
acini agrestini e non maturi , e cosi mondi 
gli inetterai di mano in mano in una ti- 
noam che sia sopra un oarro ^ ali* ombra 



iS8 

sotto un portico , e la manderu girandlole 
ruote con esso la sera alk rugii^, cosi 
segueiida per otto di » dipoi ;c4Yem tutto 

2uel vino che n* uscirà agoToImente , e saii 
dcissimo . Farai anche dipoi tutta quel- 
r uva, che ti darà vino poco difPerentet da 
qu^lo • 

Appresso a questo tu porrai deU'ura 
buona sopra i graticci o asse nel forno tan- 
to scaldato ohe ella rigonfi , e rì^>nfiata k 
caverai meliendovene poi dell* altra , seco»- 
dochè tu vorrai far del vino in quantità, 
e nestaia alquanto la getterai sopra il tino 
imooUaio. 11 quale essendo subito ben chiu- 
so , in capo a quindici ài sarà più e ma 
dolce , secondo la qualità deir uva che tu 
V* avrai messa ; ma il suo proprio è di pom 

Ser ogiìi ciaqùe barili di vino una libbr» 
i detta uva ben qualificata ; e avrai fino 
dolcissimo da durare. 

E di più pigtierai dieci o più «acchetli 
di tela lunghi un braccio e un quarto, 
aguzzi in fondo a uso d' una guglia roton- 
da , di tela di panno lino , anzi più tosto 
di panno lano ordinario grosso , mettendo 
il pelo di dentro, ^usto in foggia tarlali 
e cuciti , di scartoccio , con un cerchio dì 
^gno in bocca che tenga aperto tre quarti 
,di braccio, e acconcia una scala sopra due 
cavicchi alti da terra tre braccia emez»), 
ponendo loro poi sotto una doccia di due 
assi larghe mezzo braccio commesse , quanto 
è lo spazio di que' sacchetti ^ e stia un po' ) 



1% 

L pendio 9, findbè il viao che 9Ìi'ooU ia que'v 
\ Mochetti possa scendere in Uiìììbo postoa 
terra quauto Insogni ; 'é cosi acconcio tat^< 
. fo, porrai ae^ si^u^heltt tanto i^ino pigiato 
. di fresco non bollito « quanto vi possa cà-»* 
pire ; il quale mentre usciràc .'toroido , ri- 
porrai dentro , tanto che esca- dbiiaro ^ e 
; allora' non gli farai altro , finche queVsac* 
chetti non cesseranno di gettar fuori ; i 
quali layati benissimo , tornerai quelli di 
nuovo pieni al lor luogo , avendo però "psi* 
^ ma ' imbottato tutto 1 vino che sarà uscito 
r chiaro : osservando quest' ordine -finché iu 
ne abbi fatto quanto vuoi , e questo vino 
riuscirà dolce e tàntov oppilativo ^ ^ quanto 
quelli che s' imbottano torbidi » e che cosi 
mal purgati A beono • 

In questa stessa maniera si fa alla ver^ 
" naccia cne si cava dell' uva della Vite Ber-» 
" go , imbottandola in bottìcino di tre o quat- 
tro barili , e non più , mutandola la prima 
^ volta in capo a un mese ^ poi ogni due 
f mesi , tanto ch'ella si bea* E chi la vuol 
^ naturale, l'imbotti di sodo senz'altro , poi 
' la tramuti 9 e ha più fumo e sapor mi^ 
gUore. 

In oltre piglierai tanta jquantità d'uva 
stagionata bijiona non pesta , come cape in 
i^na botte , secondo '1 tuo animo ben cer? 
chiata , ed empila di que' granelli sin a un^ 
psdmo, chiudila dipoi molto bene, puntela 
landò il cocchiume con travicello alk volta 
4eUa volta , per difficultare il bollire • E 



/ 



i6o 

CDme senti 4 
unadoozzail 
appo la bott 
lunno a cài 
Io mescioo 
pòi cbiedéni 
un po' di Tt 
. di quello pi 
vernaccia ; < 
Botte tu avi 
dalicalio . 

Appresso questo per dar To^ore del 
moscaleflo al vin nuovo imbottato cbUro, 
vi si pongano de* fiorì di salvj^ seccali al- 
r ombra queir anno ( dentro messi a u» 
sacchetto o pezza di Kno ) come . sarebbe ' 
^'re un pvgtio per barile , ben obìusi sd 
panno, affinchè non esali fuore , .e cbe; 
Tino possa ricevere (^uel sapore, di aios^- 
tello y ma gli liberai talmente al cocebm^ 
me con un filo ohe non pasàuo la m^'' 
della botte , e in oapo a otto dì si tìntui 
fuori, e farà il simile a porvi la seiqan^ 
di curiandoli ; e per a^ugnergli poi geo^ 
sapore, vi si mette poi dentro trogiott'l'^ 
di nocclaolo secco , 
pra, avanti che abb 
mnno questo medesi 
seciclii air ombra, si» 
m4 Bn a nieiaa ,bòtb 
véctii^e di spiccar. l'i 
seiiza pe-starle prima 
mia , come mal à 1 



i6i 
£ara con comodezza questa sorte di vini ^^ 
ìkBÌ a conto di questo a far lavare talmente 
i tini , che non resti dentro bruttezza o 
-\ «porcizia alcuna ; perciocché come il vino 
non bolle pulito , ma spoix>o ^ non è me- 
raviglia che non si conservi; poi secondo 
che giugneranno T uve intere a casa % tu le 
farai bene infragnere co* piedi nella bigon* 
eia 9 e poi di mano in mano le farai getta- 
re ne* lini , accomodati al coperto per la 
pioggia e Sole che V offenderebbero , e mas- 
simaùiente che Ti^no e T altro impedirebbe 
il ben bollire ; ' questo facendolo bollire 
troppo presto « e quello nojerebbe che non 
ben bollisse • Questo si dee sapere : che il 
I vino quanto più bolle lentamente è sempre 
1 meglio. E chi gli vuole lasciar bollire sul 
tino, par che sette di abbia a bastar in 
monte , e cinque in piano • E volendo fare 
un vino che sia di lorza , di sapore e color 
buono, vedi di metter interi tutti i grap- 
poli nel tino , spiccati con diligenza della 
vigna, e subito accuratamente pa<$ti e pi- 
giati e tagliuzzati dopo ventiquattro ore , 
levane il vino e imbottalo nella botte , ove egli 
ha a stare , e quivi lasciato stare altre venii- 
quattr' ore , lo ritornerai nel tino per altre 
Tentiquattr* ore , e così segui per quindici di 
alternativamente , e dipoi imbottalo per af£tt- 
io , e bello • Quando ancora bolliranno i vini 
ne* tini , se tu metterai nel fondo loro a bolli* 
re qualche sorte di erbe di sapor buono , o 
òoderini Cqlt. delle Viti 1 1 



rivuole mapamf^ ». t^o^ i ww k/jIÌ^M#' 
^irofaoi,nam«^. «W^o gteqa* wftbfy 
aelbaslr^a e simili,. Pfe^^^we Attm 
medesimo che h^mio aetif ^rbi^.i;3%a l'^ 
qua che tu pooi^opra i yÌBÌt 6m^l0:pl^^' 
wla cotta pia tost^.cW :<^4»jL^i4594*t 
cara axaoti che à ^poqgft U m^t^ i^jWf 

CoCaim^U ccjriBCensq dopo ol^ ^*^^ 
n lavati con «cqva* hdliujfn «ffiW.wt 
dexitrOf e tieu piepo i tini fikwini^SJ^ 
tanto che tu po^sa, l^yar la s^hiMm»'^ 
rìf^nfia » e ogni aUm bruttura ^^.^ 
las$^ di sopra» e ,por#ai*iL m IpiOam) <W« 
c^tim , perchè generano, poi cer>i.|i^^s# 
Tini ^ che vanno a rischi^ di faff «^'^ 
il. vino; il quale volendo fare d^ie^^vel^ 
e ,utile, seranellerai quella quantità .d^W»* 
c^^colta da diverse Viti . perfette, ^ft^* 
parrà ben asciutta, simwf^ JP petto ^P 
*iend^ sempre a ogni toiieci bigonce à^^ 
«ìpipeiolaU une tógonoe d^acjqua henJ^' 
fat p tornandola subilo wpra }a .bQB^.>fi^ 
la qwtlQ tu Tarai xnessa ♦ e potrai, ^r 
qfMe$^ Tino dopo un giorti4> o diK!t;S^ 
jpU^' che si maivda a f^ttignerne % ^ f*^"* 
i^. d«é metter di sopra altrettanta, ^?%P^ 

Yi(Ji^KJ6whè muti ^pre . ^W^^rat»* 

f^ ujif% ddlla migliore chlK 4 possf^! trP^^ 
jiejf^, far buon irino ^ di scorta 4«ra , ft ^W 
fi^ inplto b<?>e stagionata pella «ia:>»^' 



£iéfeà:^«coafttò geftevi^ sopra ;tìn bai^iré^dir 
«òtiif^ftW^^ ^ècetea p^étttè é niafeurb f bólli- 
mi' dell* ae^tìà à diécreribnc , e <5òsl bòt* 
feiGfté ^é«t»vèlà^ sciprà , &ìcch*eBa si* piéftai y 
e^IèSl?iaftt ftàk-e fin tatito cbè fermi 11 bòi- 

tofeé dbé egli sta rtffVédcbto , fe cdnrindtf 
a béèìièJj * aC^ilàtóm tti -ne cavi viào, ri^ 
, éà^ <^éi» tìltk-éttàtita tt(*qiia , tha mèglio è 
I *kl cè^f vinoj se non ogni vèntiquàttr'ore. 
E *éna torte di coiì fatti vini, contiene 
#ÈÉ*pl*érben puntellare o i^are le botti, e 
«Wfei^ti#e che tutte siano ben cerchiate . Kfi 
a^pessO peirta, e pigiato che tu aMi VvCYà^ 
CÈMt Mbitcì il iiìbslo dalfe grasse, e deposi* 
làlé In' nn tino di buon sito , e cuoprilo^ 
éóA u^ lenzuolo netto , o panno più gràvi^ 
• stllòja^ ^ compónivi sopra déHe tavole^ 
éhe 'Ben-éi cònimettano e Compongane m^ 
sièìitie; che non isfiati o svapori, e lasciaKi 
Éflir^ òtfsì peir quindici o ^enti di , e fra 
taiit^y sehiumafo ogni di, e dipòi imbottali^ 
«ife$éòlattddVi a discreaone uia pò* di vtii 
vfecé*i<# sàntt ^ buotìo , è sarà perftitié ; ■ ' 
-4 B affine^ che sia tìdoràtìssimo, |«g!ì4 
tìn àrai^cie fy nti cedro di mediocre grtìn^ 
d^l^'^ fetedridòvì dentro tantt garòfani btio-^ 
ut «he M tòCchin r^utì Fahro , dipoi mel^ 
tìlé^éllé botte del vino V sicché nott fd 
IdeèM ,' é'chittdi bènissimo la botte ; e lìotf 
▼6lten4o*'t&ntò odore : èà tìt4tea' hxiAnAó 



•p|iia(^e e di j 

le sécche , ( j 

quaDcLo ìmbi I 

soave. Oltre _ _ -. i 

o più o meoo, siccome U TÌen bene, d'ut 
bDODa e ben matura nel tino , é pettat 
bene vi metterai sopra il terzo o poco fii 
d'acqua , compartendolo in . cinque o x 
mattine , colla mestala intomo a* fnsp )^ 
.Tali , e ^poi caverai il di s^uente tatto' 
TÌnp, imbottandolo subito, « rinfiorai» 
e buono con pungente picco . 

Ancora poni sei Ingonce d'ava )ki] 
matura nel tino , o più o meno come i 
pare, lasciandolo così per tre o quattro*' 
iniianò che si pesti , e pestato che egli s> 
benissimo p pori'aivi sopra una bìgcoicia ' 
poco più d'acqua bollente, più omenop" 
rata, èopreodo bene con coperta doppù" 
tino, e dopo veutiquattr' ore imbottai ' 
nrà simile. 

Si (a del vin bianco rosso , col &* 
bollire ne* gusci dell' uva nera , e mettenu 
buona quanUtà della cenere di essi bw 
botte del vin biacco , col mesticarlo I^Mt 
e chiuderla eoo diligenza , e di lì a q<t>' 
rsDta dì Sitti diventato rosso . _ ^ 

E co«à per contrario vin dolce si p# 
fare semplicemente meitcndovi , qu^' 
bolle , d^lr origano ; e con le sole a^* ^ 
ture lasciate stare al Sole per quattro «i 
iacendo loro causare il sereno deUn P"*"! 
f°'\ pigiata bene ìmlibtt^rlp . 



ì6b 

ifto che si. cu 
gli 'arbori ^ 
a bollire in \ 
ne tenga era 
Ulto eli bollii 
perchè resti 
fa "sceme/re ii 
rerà . 

E cocendo un barile di trebbiano ~0 
altro via bianco haono , e bollendolo , fat- 
tolo scemar tanto che si riduca a\qualtro 
fiaschi , ponendo poi un fiasco di quesfo 
sopra un barile di trebbiano, o bianco detto , 
lo farà direntar possente come greco , e si 
dte fare alla. vendemmia ■ 

E così il vin d'uve nere eocendolo di- 
Tent^ bianco, anzi tutto quello che si cuò' 
ce, o sia d'uve nere, rosse e bianche, di^ 
yien ^n bianco * cotto che sia , dimodoché 
ne scemi bollendo un poco più del terzo'. 
E di più mescolando la feccia del via dolce 
nel vin nuovo, 
a^ro , diventer 
jpQÌcbè sieno me: 
tino mettendovi 
e mescolando e 
^rù possente . S 
coìà a odore , e 
io , più e meno 
se nf infonderà 
xaspi . 

Méttendo i^ vino ^ tosto ohe egli sia 



mollD gentile^ In iptco^ j— dcsìimf Tìwmkta 
ai fiirà odoralo e .saporko ^ maltesdÒBbiM* 
^e diiroodella Balralica , lecca ^j£f^liaÌB 
por dstci dl^ e fm oobilo oiyUa eaUa^dbttti 
Ci s^irà di Tivucde . nuMUttofe 9 mflltQodim 
dentro un sacchetto della lor polveiBfKrti) 
e sia il sacchetto di pana» Kno-bèiDCO , 
polito 9 sottile 9 aoooDcip eon ia&>filei|:ciie 
penda dal coccimime sino ' al < ipaezso édk 
liotte,^ quando Ve di priva giunfeH ÌBìhttr 
tato il Tino f che sia alquanto giovine . S» 
Ca ancora alT ombra i fiori ddla Vite km 
Brusca, e sfogliati e tritatigli beoe^ iBStti- 
gli in un Taso nuovo , e quando tu "bòM 
uM^jdìorarle » inetti una guista poraone^^ 
due pugni i]!| tre barili di tìuo*^ eioibi^ 
talo ben chiuso» e in capo a £m4t*oH0 
giorni renderà queir odore» e si potrà .iicr 
re « Si. possono ancora » posti iiel saccèstti 
aajar^ dal eocchiiune a meeaa la- battei ^ 
apeso a uno spago » tanto che *1 TÌna p^ 
da'! ipieir odora ; e perchè non vidUnoi^ 
guazaandoyMa galla» leghiTÌsi insanbe;^ 
pi^ra warmoreccia pulita. ^ 1 ' 

' jl Tino si fa cavne Tecchio dì aatfiOi 

te tti pesterai insieme fiea grecov o^i^^ 
amare fi ^mma di pino per ugmalf po^ 
ne^eppm.in un saeebetto nella .bottkfeo» 
i^lone a proporzioao» e painra veiaaKS^ 

a' 'fini di piano ^ nhetSeà^ 



- si «dar ìdrifiwz» edMcaudo^i :^W aU 
'innief ' di- Meoa ^^ cidia^«dakni& wvnc*^^ ^Oòìh 
xAàmm^dKiì'' ^skàfw^ ^ fcpttsbe medodaodolé , « 
Mneadole^iik' un rsacolfelto al modo tnoiti^ 
.mwàear^ e. -poi .schiarì te ^ cavarlo > rmvasèl- 
;]atid(oIe > ^e a qaestiar iDoamìeva durerà ancwa 
«asBlu V 1^1^^ è diadsaao- e non moho dar ap 

^ r :ì SdnoradciiNai chepoogòtìto per dìmutìi 
tàà * ^ah aontresio ^ se '^ più da comtHeiv^ 
'dJuJe ^ 'approvare il laseiar bollire i tìqì 
inlsid ttuo , quanto possa durare a bolKre^ 
& il vero non punto, o qualche poco; >E 
noit è dubbio che la drrersità de' paesi , ^ 
shoflEione de* luoghi e qualità di Vili- ò' da 
oreder die ricerchi sempre qualche privata 
^6servaztoiie ; onde procede che non si- po9- 
Al dare in • ciò una certa regola nnìversli' 
te» Gontuttociò per la più- parte ddl' Euk*o^ 
pa , ove si tien conto ai procurare i vioi*^ 
tstjmbi nella loro amica Germania , e 'n Fra» 
<eìa e in Tspagna e in Italia per lo più ^ w 
wivGandia , ove si fanno le malvagie , '^^n 
Cipri i grandissimi vini » poco o non punlb 
tk Jascfiano bollire ne' tini y vasche o ^trri 
Tasi dove gli fanno ; perchè quanto p«^ 
^boHotto i' vini» più daventano duri, grossi , 
ièsij^idi ^ fortigni , svaniti « di poca polio" e 
dièbolr , dì più oscuro ^ abbietto «e appanna»^ 
iOf>tcolore^, & di durata minore , e per {fUB* 
atoameora di poco e cattivo mitrbnento'^ e 
mal sani . Approvandosi adunque i 'vini-per 

difetti .M. dolore V dal fs^òireV. dftir^odore, e 



laqiiQ t^pitii^ j^SiOQK^ il«rare-a jbQUk^.p&' 
dono la uMAgior parie 4i tfueste ^^^b^o* 
ni., ' ftiiervaiiaosi e dÌ6ti@cvreii4o fienw^e, 

e. eiò.^ reode anoora aUi.a g^ast&ffii^ìO^ 
fusoanoo. il cokire ^ cosa die iion.;^Y^PP 
a quelU. che d*imboitaiio di soào^ H&f^k 
soiacgU ponto o poca bollir^ y» oltpeqpò^do* 
com questi cocaportano deir acf^^ ih9 
iscemojodo sapore , indino ohiaro ^l hf 
Tigore acqoiatato e maUnuto natui^hoeat!^ 
E chi non sa, che ponendo per ci^^M^* 
no di due tini treola higonce ^ bn^' un 
8tagicȓata per uno , quello che $i>M^ 
boltire, di Irenta^non passerà dìcnoìtf^.l ^ 
che si prova ancora dal vino che slcaoc^ 
che si cmosce bollendo quanto ^i $Qe«^» 
e. tanto più in sul tino che bolle da se 
adaf^o, e T acqua, e tutto che si fa hcXir 
re ,. scema. Adunque si può risolver^f <^be 
p^* bollire i vini quindici o venti difBon 
si conservino ; ma più tosto quanto manco 
bollono ; perchè per T esperienza si vede» 
che a. bolhre i vini sinché cessino , non ^ 
mantengono perciò più degli altri ^ ^^ 
meno 'assai . E ben vero , (me quanb^ pif 
poi fion .lasciati ndle tine, dacché' bqu Ri- 
venuti Creddi , tatito più son per dumre » 
nei, questo avviene perchè ablnano assaiiboi- 
litó^nia si.per essem fatti forti ncBa cimi 
i raspi , i qu^li durando -di starvi , Y inac^ 
liscono, ^siccome posti sopra T aceto S*re^|^ 
Jq fanno tantppià Infpi^are , etaM} f»à» 



ifuànto* puì ^i 9e ne pone quantità % e fàuo 
tln, suolo *d'es^ d*an |Kalmo ^ »]^t% poi-vgi^ 
tàì^doi^ aceto rosso lo fan binmeo . ^ 

• Oa jper &r porfelti vini claretli^o ci- 
riegiuoli latti alla Francese , contiene pri-* 
inamente <iOn(}otti i ffrappoH interi al Imo^ 
pestargli co' piedi nelle Tioacce , sicché $i^ 
no ben pigiati , e subito subito imbottargli 
|Mà netti che si può , ' stoppando bene il 
coecbiume con sK^ipa e pece^ o cenerata ^ 
efae tutto tien forte e non lascia sfiatare. 
Fossonsi ancora queli' uve strizzare al tor- 
ebioy ma meglio e pestarle, e pestando cpl 
mazzapicchio cavarne quel che si può ^ ve* 
Bendo «poi fuori a questo modo il vino 
migliore ; facendo poi vineUi con acqua 
sopra , sempre bollita , alla vinaccia , vi 
resti pestato che sia; ma chi vuole,- em- 
pie più volte il di del mede^mo quella 
botte , finche getti fuor la schiuma dal coe- 
cbiume di sopra , e dipoi si tura af&tto 4 
é più amabili resteranno tramutandogli di 
tre di in tre di due o tre volte, levando 
lor sempre la feccia di sotto ; e questo è 
m^lio che indugiare , come moki fanno , 
uot mese intero a tramutargli , comechè al-> 
cuni abbiano per opinione che il tramutar- 
^•ievi lor forza, quella acquistata dalla 
madre che resta in fondo , e gli mantiene 
Ipgliardi ; ma questi -Uisogna bergli più pre* 
sto, perchè v*e dubbio che piglmo il tor- 
te.. Ma mettendo iu' queste botti 'il terzo 
di mósto dolce 9 fatto al mi)do detto ^ d'uvii 



^< ' 



170 

■Mtam Bore, il ^ndd bob |nw lnHtie per 

« qoaiitità il Yawbur^) 
o 0>lci e Bmaliilif £'«ft|fh 
ohe croante pia toÌIc <mtfifiiìo> pì^MUeffeei^ 
Gate! «re 9 tanto pia «vxà dd puro '^ ^ 
ito; ed ctsesdo il tìbo Bwn cacato 
pnnicherà, e mik ancora pia dtiWkfj 
meno raltiene il aapor de^Ta^».' > ^ 

Essendo FaTO delnrit ejacqnote^ Itaiwi 
bollir più, e le di lieglio aorte apik 
manco , e quanto pia ^asai e aoaM>a 
e di piano, a lascia bollir co" *tSL$mi ^ ni ^ 






dure e di poggio meno • Quanto pm >M 
•* ammosteranno iiuieine , tanto riu^oiiifi» 
^igliardo il Tino e pia puro e pie méi^ 
éosi meglio ancora à conservarà iasienie 
nelle botti grandi , siccome si Tede in Sm^ 
Sfarla Muova di Firenae e ali* Oreta^ cb 
ouitì è nna botte di trecento sesMsa^tatm^ 
buiU 9 e -là di cento cinquanta » e di cento 
più d*una « e » consenra benissimo . 



iKuti per 
poito sopra Tultiina cima della bolla^ 
•ennno del vino , si U conservi - baae el 
(accia Àttitaio; e cori il mele posto in io^ik 
lo m%liori assai . E quanto aiFoUc ^ » Hf^ 
BOscè per eroerienza quanto egli poe$a<s<^ 
pra 1 vino m pomi granati , ^e Io W^ 
tìeìat 'e conserra - pur assai . 

> Il vino passo 9 che da*€preci è tairtd 
lodato '9 si ùl t(AY uve lasciate M)pass^ -^ 
quasi «enare ni sulle Viti, ed ^hwoé 



éno^ tem^ieraftì 






i^) :^Dèto%^«r pbe ìf 6à»c^ Agmanàsgaa ^ atit 
'jcsL*iifìm' t&QoeadeUè^V'aiffii il jtóii» .mosea^^ 
]o jqdbràto . B ^quele di Tag& dqI^ pane ^ di 
&fi lt«tzM> pi^sft'iieaftti gE altri d' tudia »^&i 
rudla dì Mo^tefiosooni « e ^ di PionoibiBo ^ 
taAn:: aoboiia d* uva .noscadellft nort'^ obe 
iebl)^ÌMi^^ pofai uvai^ il Jiquone è .liintQ 
buono, che^4ii«rita il pregio deli* opera» a 
Mtj^^saf^ffsì»: Àicùiil tanno vino 'odorato 
jSì^^tialii^tte ava dxdce seccata al Roh tan^ 
t% «Àe^ éllfi' soeni di ipe$o la met&,spre« 
m^^dbbi p^ bene elMciatala pooo^bellire^ 
imbol^uidb suImIoV'C p€F fare il seccnido 
mno "vi aggtuogonof altrettanto d'ao^pia^ 
q€iìad«o n^ sia 4i^ito di vino • ^ :: 

Alcuni altri più diliganti » i grappoli 
d^u^e sécchi gli cacciano m vino eecelle«H 
te tanfo che ngonfino , poi premuto bene ^ 
imbottano ^el vino che n'esce» m raaoàa». 
to' à^iugnendovì dell* acqua fanno .ili aa^ 
condo * * * i ( 

Ancora seccando F uva sopra i ^tegoli 
ài Sole , sicché scotti ^ e subito spremuta ; 
fa il vino oltramodo dolce . A^ungonv» 
a)em^ quello , che* è chiamato dachiunke l 
avendo seccale Tu^ve con rivoltarle ^jSjpes^d 
m liàògo. chiuso per sette >dà , tenewjlok dai 
t€^r* alta quattro bcaccia ^ sur unr gratic^ 
ciò 9 mettendole dentro a]^ coperto ìa >notte^ 
Ifdttavo giorno pestandole e ^kiandolè be-^ 
He 4 e poco dopò imbottandcJelo £eM^sio itt 
buon sapore ^ odora ^ Si sce^omb^ocoi?^ 
assai uve fatte passe al ik^ft^ e ttoase ii^ 



paniere di giuochi « vi >i. romppx^a gs^ljar- 
aamaate con. baochette,f battute , te^ i^iac: 
colica àJ ^le » si pongoHQ i;ieUe gabbie «ot- 
to lo $trettojo^ e tutto quello che si ^ooki 
A serba » ed è vìa buouo da serb^'C ^^cfae 
ha coìrpo come la $apa; e acauli dxe Tave 
si pigino o pestino, qu^o che si scokda 
per se ^ lasciato bolBre ne^ vasii , doxe Ì 
scola « per quaranta di al Sole si tiene , e 
appresso s'imbotta, e sarà buono. 

Il YÌno che si addomanda di lagrinutt 
si fa ancora in questo modof ma. lascias- 
dolo bollire , subito scplaio dall* uye nm 
pigiate 9 in sulla botte ben chiusa e serrata 
coX cocchiume , lo mettono • E a . far^ un 
yino di poca forza ^delicato da da^e à'ma; 
lati 9 sopra Tenti misure di mosto se nt 
mescoli dieci di acqua, e lasciato bollire 
insieme tanto che fermi , s' imbotti , che sarà 
lov buono e giovevole • Alcuni altri preor 
4ono la metà di mosto e la metà.d'acqi^» 
e lanciato bollire sin che resti T imbqttaao» 
E due :terzi d'acqua e un terzo di w^Q^ 
^(verOiQ^ooiata queir acqua sopra un t^ 
d^.^ve, npn pigiate, e anche postavi, sopK^ 
la 'vinaccia spremuta al torchio sotto la Vf" 
te , e . iiptibottato per mez^ anno , si con-, 
sfjf v?i r^^i^quereUo , bevanda buona p^r 1^ 
Wiigjia- . 

;. È (i^imoneH che dell'uve nere^escit^? 
l^iiiipr.j^ù gii^liardo che delle rosse* ^ p^ 
fioav4 ; d^le manche mediocre « ^ 



J 



\ tao 
\tàn 



P0 

"^ lià |>cfce Greca 'disttnUa t postia m^ 
T?tfo per accótimrlo , non per tftieAsté' le 
fa pia cattivo, dti2Ì'réiUi Buona da^éuràre^ 
e ^ìoVeVoIe allò stomaco più che colF allu^^ 
me, calcina o zolfo. 

Il rino òlriamato ttiulso , si fa col me^- 
scolaV a due barili di viùo*, uno di tnele, e 
moM' insieme cocendold , lo fatino > ed' è 
sano da usare , ma ristuccbevole , nò vuol 
essere mescolato con rin dolce o austero il 
mele • 

La cera è opinione che fa inforcare il 
vino distruggendone sopra la botte buòna 
quantità ; e volendo adoperare il gesso per 
correggerlo e schiarirlo , bisogna métter- 
vene pòco a disoresdone , imbottato che 
egli sìa . ' 

Avendo messi i grappoli interi nel tF» 
nò', quel liquore che da se stesso scolerà; 
ponendolo subito in un vaso invetriato e 
e impeciato in bocca, si manterrà di quella 
qualità che n* esce , per qualche mese te- 
nendolo in luogo umido , ovvero sotterran*- 
dòlo neir arena , e cosi durerà tuttoH lìio* 
ft,o ; ma 1 mosto si conserverà bene in una 
brocSca impeciata , cacciata in fondu del 
pbzSBO , perchè egH non potrà bollire. 

U vino raspato buono si fe ■ còsi . K- 
^iasi una botte ' di dodici barili , ove sia 
f tato dentro il greco , e votata di pochi dì ; 
quivi dentro si pone ottocento libbre d* uva 
sgrandinata della migliore che si ritrovi 
nella vigna , se ha a esser pero canajuolà , 






IT* 

ie ìuittco trdUmim VertM^mf cthhixni^ 

M. ipicciolar ifuest* ùta . à. pigiai il ard^poir 

in ' mano V sopra la pé^a post» aL>oooebrQ^'' 

iM della botte ^ e la ìmMì sotto unì feggir 

o stanoa aperta , of e p^Bsa- il ireiito ii^otH 

taiioy e iri sia freddo » e> con ieifodbioaitii 

ai tàgliki V aetua punlo matiirugi#rio vii gUN 

nello col suo piociuoiO) e -si nranda; ^u ^; 

loaiiO ixk .mano, oirTero spicètohiti:^>^eMfy 

modo: in un Taso grande di legno^diiaohi^ 

grappoli si Totano per la pevera^ oiie4d>l)ia 

no. cannoa largo , nella bolte^ e pienaaleUe- 

ottocento libbre fino a mesaoo , 0i<|ua^ 

aia, si finisca d* empiere di greco iMèaQ? 

ponsi poi lerata la pcTera, iao^kÉUmxÈJuh 

beo^ ( >e ben poi attorno impeciandola oo 

legno Toto di lunghezza di due faracoìàf^^bo' 

un T8SO accomodatOTi in cima della sodb 

siiDia materia a sborrare il bollire , 9 chi 

finiio si tura bene il cocchiume » e in esf^ 

a due mesi si bee; la botte si puntetei o 

lega , o si carica di buoni sassi, cfimé più 

pi^Me, cbe non possa traballare. ' '^ 

y-i Anòora il Tm raspato buoiM 3si fa ctH 
cliendo utc bianche e* nere mescolate , aòi* 
màpoì^ta , perchè sieno tutte di buona hk 
gittse^ e tenendole al Sole per quattro di^f 
spìeoiolarie ed empierne i due tem deUi^ 
bMtè, e tutta il rimanènte riempier di^^ 
gmod yeoebio buono ^ o d'altro Tino *eo^ 
chio eletto, durato fino a quel 4empo«'^ 

s/t Oltre di questo piofia ima bolt^didie* 
ciiibur^i |mtt& mezaa dii uve spiodijdaK^^ 



ii6MM}idnQler kmiiv»!£^vm^ |(rebo?o>xllalfa*o 
Tako> ^ot^tè màf^D^fk^ i^ìì Vunqnenlie etisia 
Tei)gdiO()d€ÌLlB)egÌio'>éifdk, vigna, db^ iti» .ah^ 
BJL15 uè &5caa0;.o bilicalo' riaso^ che Mtte'^ 

jsmwo SiìOjì^tsiùr ohe vi jdana bdUil» deut 
tee i m^reiiftstt } a Jiruiiiàsli % f ettatavi dèii^rQ 
Mftr kI^ pNdmsra calda r<|aanta pia si. fnòf 
cUpoii^coDueÌÀ ii'jsiu) peveriuo ,. puitteUa e 

. Ssmk laiDt' «Tecchiay empi tutta la botte 
coAÈaetBOà :d! acini ^ poi il resto di vin vev-» 
ginev-^ i^>^ barile e .messo d'acqua .boUen-^ 
te» che vi 8Ìea dentro bolliti i. raspi triti 
Tiritwitainente > . . . ^ 

vw. AuGora empi tutta.* la Ix^te di grapjpcrfi 
di buon- uva interi , infondi quanto va va 
wctìì^^ e lafici& bollire col peverìno al so^ 
filo » Poi due di dopo empi tutto affatto 
di mn veroine, poi bevuto riempì di nuch 
To d^L mede^mo per una volta sola • j : 
Ancora tre barili d'acida , tre di vini 
versine, tre. di vecchio buono oon raspi, 
trit^ in m^ixa^ botte piena^di ideimeli. d'uve 
sì . larà tasjwito, buono^ . » : 

. £; ottimo se lo farà empìeiklo tutiaJa 
Inatte d' uva spicciolala di 'ravirusti xicmì^ 
pifìndo: quanto vi cape di buon vki v'eochif^ 
et I vergine 9 con uà barile che visieu^bok 
liù /dentro di. questi laedeabotii ra^i» triii^; 
messi WL ealdi. » o- - 

-'Hi Ancora empiendo mezza! la botte d' uva 
Iw^oav^coic^tii , e taitM/iaittaiiQnté A^of 



17^ 

qua boUente cottivi dentro f raspi d*ako* 

stilli 9 se non delle medesime uve ^^fiate 
minute bollitevi. E puos» ancora boUtre Ù 
raspalo di mosto buono » e lasciai'lo qoiiuii 
Bella botte bollire . Ancora vota che sia ia 
Wte del vino d'acini detto di sopra ^^ 
riempierai d'un terzo d'acqua bcJliuvi den- 
tro i raspi, e il rimanente di mosto bapoa 
Empi ancora mezza la botte di mosto 
buono t e spicciolavi dentro solamente xiii- 

Senio libbre d'uva, e finisci d'en^ieit 
'acqua bollente fin al cocchiume; s«ia* 
ranno uve gagliarde che possau comportar 
tant' acqua , se no , più vino e mèu acqua^ 
e più uve spicciolate , e sarà buon raspato; 
come ancora a mescolare in una botte ^ù| 
vecchio e nuovo per metà , e per %^ 
barile mettervi una libbra di sale e raspit 
e uva spicciolata buona senz' acqua , Io farà 
simile • E riuscirà ancora a pigliar tutto 
vin vergine , poi acque bollènti e raspi e 
sale a proporzione. > 

Finalmente tutto '1 raspato £atto con 
debite porzioni di raspi di vin vecchio o 
nuovo, con acqua o senza, è ecoellentet 
comunque si sia fatto, purché sìsl tatto 
d'uve d'abrostini, se si può , se np caoa* 
juoli; e volendo bianco, san Colombano* 
trebbiano , bracciuoli ; e volendo cdt)rato 
moscadélli o nere o bianche , e bene sva^ 

S orato per peverini stretti di pertusoealti 
i canna , e dipoi finito di bollire per i 
peverini, turato bene il cocchiume t9&> 



fif; 

ràfo' i' e" fàctìàsì sèiliprè nelte miglioH e pia' 
sane botti,' e di bnò"' «i*"" 
*■ E vòlemló 'farlo 
cJìbK -8i nocciùlo, i 
P ùrici ò 1* altro frese 
i*nK)di a quest'uso 
Cttl ' tiialletto", óvver 
sbUbciàtiV ^rìma col 

dee' |)oi*rf« iieBa botte tìn- suolo di queste 
ta<ccb!e e un suolo d'ute spicciolate, aven- 
do lerati ì mezzttli dalla boi ' 
e 'quando con qùest' ordine 
ta , rimettigli il mezzule , e 
finisd d'empier di greco ov 
nò, o mosto e acqua se ti j 
no "per ogni barile di vino 
questi bruciolì, empiendo 
ooocbiuiDe air ordinario , e 
tendo ì brucioli e l'uva sm 
{dtrò, lasciando bollire pel 
tti occorre ;' poi in capo a < 
lo manomettono . Si . può 
quantità di brucioli che tu 
te ìi^Aa botte , che ha a- es 
quilHtà della grandezza ^uà 

Sot^ innanzi a tuUe 1* ifitre 
dia botte, o sì vero posi 
ofae v'ha 'a entrare, quelli 
Qnesd trucioli di tal legi 
nócciuolo secco che altto, I 
di tirare il vino e rischiara 
Ile doveriia mettere su tutt 
-SodeH'ni Colt, delle P^U 



\ 



178 

(rf fanno » o pochi o assai. E dn Tudie (^ 
e* si niesoolin bene insieme » e succi il mo 
cniena sostama ^ ])erchè oitr* a i^elk) lo 
&ccia friz^oCe e piccante , mettendof i nfìr 
Cora i raspi bollenti , ^ altre cose cb^ ii 
Iranno 9 bisogna mettere per lo cocclùvme 
quattro o sei menate d are spicciolate e 
un bioocoletto di brocioU ^ ? cos^ si^aitare 
con gli uni e con gli altri s^a al cocchio- 
ine t ^ poi metterai quanto grepo m nà^i 
acconciandogU sempre » coin^ a* è duetto, il 
suo peverino , mett^do ancora su) raspato 
quando bolle delj' asleruole acciaccate ixub 
ture 4 ovvero pare^cbie sorbe pestie , loa 
meglio è degli api*oni ^ o more nere de' ror 
gbi f in ucm troppa quantità , e ancorii sissà 
granella sgranate. e accopciate di poinogn* 
nato di mezBO sapore « gli darà p&ù ^r^ 
so piccante e soave sapore. 

11 raspato si cous^pra con farlo iu bot« 
tioell^ pioxde di non maggior teauta ^ 
cinque o sti baiali 9 dipoi alaate assai à 
terra con corde, e tenute scJlevate e «o* 
spese nella cantina da QgT>i banda v^ 
mente , nel m^^^TO sosl^iutp dalle ventola 
e bilicata » ebe HÌeuo in pari ^ s^ccbè POP 
tocchino da banda alcuoa* ^ quando nioi 
air Lstat^ bfu'lo 9 calalo in terra àe$irBXD^ 
te , e lo troverai comP da principio buoi 
^o , beeudplo presto » col cayarn<e bu^HicbU 
per volta.» 

Ancoina tenendo la botticella del ra^ 
IQ ili «UJT una ^fstra q loggia Ipi^a 9^ 



/' 



91 balte 9 sempre ohe tira » il Tramontano t 
$i ooiifierTa mi alk Primavera ; e fotta la 
logge e ne* terreni freddi basterà per tutta 
rinTernata a»ai m/f^ìio^ che ntlle volte. 

Ma chi volesse fuor di que^i modi 
ancora il raspato sicuro per Y £state , al 
tempo detta vendemmia metta dai parte 
ienm premerla punto o guastarla » tutta 
qudNa quantità a* uva buona matura che 
tu destini a, questo effetto » e tienla al Sole 

r quattro o sd di ; dipoi ax^iocala alta 
luogo chiuso » rimosso da venti , p al 
palco a chiodi 9 o a stanghe che sieno alla 
rtanxa attraversate , volta a Meszodi » accon* 
cìando i grajj^U in modo che l'uno non 
tocchi 1* altro ; è legandoli per la punta del 
grappolo u^o spago « perche V cUar&hino i 
granelli , e non V arrivino Tun T altro , e 
a Primavera s^ccatcda » e levata via tutta 
quella che fosse macola o fracida , mettila 
nel tino ^ e pigiala e pestala bene , aven** 
done serbato una parte per ispicciolare ; e 
4K>llendo i raspi tutti nel vino, unbotta ogni 
iM>sa insieme a un tratto e presto, con ac« 
conciarvi un peverino un po' più a>rt0 . 
perchè non comincerà cosi presto a bòlti* 
ire , durerà meno e con manc^ pólso ^ >e 
massime se vi mescolerai in cambio di ^in 
nuovo , vecchio ; e a^iugnendo^i ancora 
allora le tacchie, rasperà tanto pia . l^inor 
briga sarà ancora adoperare a auesto, qiuel 
meato Ae avrai conservato ne^vasi irnpe* 
dutti n^l fondo del pooo ^ mettendolo jieM^ 



i8o 

botte, e sopra spiccioIandoTÌ i gtanéDi de* 
grappoli dell* uva conserrata per questo , 
che con sarà manco dispendio di essa , ed 
il raspato riuscirà migliore assai, che d'u^a 
tutta conservata. ^ 

Usano i Germani, e in Ungheria anco 
ra si fa , vino d* assenzfo , di rosmarino e 
di salvia , e tutte queste cose si seccano nel 
forno, se non altrove , e secche si spolt& 
rizzano , e si mettono disperse sopra la bot* 
te di vendemmia avendo imbottato vei^oe, 
perchè boUa con esso , e attragga a se aud* 
la sostanza o sapore , ponendovene pù o 
meno , secondocnè altri ami che e* ne p^< 
Si può ancora questa polvere legare in nn 
fazzoletto lino , e dal cocchiume calarlo a 
inezfo la botte. 

Ancora si può far bollire in una parte 
del vino , assenzio , rosmarino o sali^ 9 ^ 
poi cosi caldo mescolarlo coH* altro della 
notte , avendone cavato qualuna di queste 
parti , delle quali tutto '1 vino in bollendo 
ara preso il seto, e lo *1 compartirà alF al- 
tro , e tanto si fa delle coccole di morteli- 
le , ma vi se ne pone un poco manco 9 6 
sarà ristringìtivo , e più ancora se si farjt 
con foglie o coccole di lentischio • Fassì an^ 
Cora coir abrotano , che giova più allo sto^ 
maco , nella foggia detta di sopra , dove ho 
detto ancora de' modi da fare , che '1 ^in 
bianco divenga nero ed il nero bianco. 
Questo col bollire , queir altro col i^escolftr' 
y\ 4firuye di quella sor t^. 



t&ì 

Ora a Yoìet fare il via dolce, che sia 
natiftralmeate dolce , bisogaa la prima cosa 
porre le Viti in paesi che la natura di 
quel terreno lo produca cosi , e questo si 
è quel terreno che s^addomanda castagni* 
no e focajuolo, e che sia volto a Mezzo^ 
giorno^ e porvi a vigna, e non a pancate 
o arbuscelli o bronconi, e nel porre aver 
cura a* vizzati , e cosi delle bianche come 
delle nere , e piantare delle miglior ragioni 
che si trovi , e che piacciano alla bocca e 
aspettino il dente, e riescano dolci al sa- 
pore, come è la Càuajuola , la marzamina, 
il rasoné e la schiava « il mannnolo nero e 
bianco , la san colombana , i trebbiani , m 
simile gergo e bergo ; e ordinate dette Viti 
in tal terreno ^ il quale per sua natura 
getta dolce e primaticcio, e venendo Tuve 
a buon* ora , e vendemmiandole quando 
l'altre , verranno a esser sempre più matu- 
re che l'altre ; e cosi verrai a fare senz'ai-' 
tra manifattura il vin dolce naturale ; oltre 
a che , come è detto , la proprietà del ter^ 
reno produce di questa fatta i vini , che non 
lo fanno cosi gli alberesi , i calestri e '1 co- 
lombino che gettano tardi per esser di na- 
tura freschi , e fanno vin grandi e sapori^ 
ti , siccome tutti i sassosi terreni , attalchè , 
accozzatevi poi nel farlo le diligenze soprad-* 
dette ^ farà un vino smaccato , non che 
dolce ; e perciò è necessario di dargli il 
vino e frizzante , perchè il vin dolce che 
non ha queste parti , che non lecchi ^ puu' 



ito 

fft , Wci e mor^ , non '▼ale « rìstvoct trop- 
po e vìac a fiistidio • E a yfókr €ur ^{msM 
coDTieiie usare k mcdtsiaa ragola di se 
pra « i|iiaiito aO* amnoslare , e qoaoftd do 
imboitart, e &inD d'imbottarla più tcrs" 
ne che T idtro , affinchè egli bolla adle 
liotti parecdB di , e finito che eg}ì ékk 
dì bolhre , gfi darai due giumelle di aft 
seecba hvone spicciolate per botte di dkct 
barili runa ; e cedendo che non frizfl o 
-^licchi a modo tuo, e non fossi chiaro oasi 
bene t rimeltÌTene due altre gtamdle , e 
sarai consolato . 

Quanto al Tin bianco son ▼«rie Topi* 
nioni come i giusti , perchè a chi {«ice 
dolce e a chi no; pur tuttayolta chi <feie 
bbmco» disse dotce, e jhù, piccante dolce» 
ma non dolce smaccato » melaccluiio o co- 
lato , ma che frìizi così un pochetto non k 
che bene ; e se '1 paese Io produce » ^^ 
gna usar Y arte a torglìele , e questa è h 
prodezza * Imbottato subito non lo kseìare 
stare punto iu sulla vinaccia; tramutalo 
spesso senza lasciarlo svaporare ne* virà do* 
Te tu Io metti , tanto nelki imbottare, (p^^^ 
to nel tramnitarlo. E simili regole s^u^ano 
oggidì a que* vini che si chiamano verd^f 
che sono di viiigno tutte di bei^o . E pei* 
lo contrario se tu lo vuoi far ao|ccf, ch« 
il paese non lo dia , bisogna pritnieramcn* 
te maturar Tute pia che Taitre, lasciarla 
premute stare un pochetto sulle vinactc^»^ 
darai lor# qualche odore del ìrébhì^ff^^ 



t83 

éorn ; è pallido til lo traitìtuti ^ i&scialò 
Vaporare sentti rimetterlo subito in sulla 
ìbotte^ affittchè egli vada p^rdeitdo quel suo 
futntto e grandezza 9 che è quello che col 
tèmpo gli tofiUc^ il dolòe. E àvéado viud 
che ti tiesca dolce fuot* di modo , e che tu 
gli vògU dare il sapore del ukòscadello , usi 
questa regola . Fai'ai seccate V anno di ]M[ag-> 
gio de* fiori di santoreggia ^ e éosi secchi 
ne darai cosi uU pdgnéttò p<r c^i due 
l»arili , e questi gli daranno il sapore e To^ 
dorè del mosòMelIo , é pendi tèmpre iil 
dandogliele Uel podo, che nel troppo. 

Tolendo fare un yin buòno in éòcé- 
dente soti^nità di perfezione , e che schizzi 
m aria , non che brilli nel bicchiere ^ e che 
Ibeèndone e assaggiandone ti bisogni presta 
risolvere » o mandarlo giù o a sputarlo » 
userai ^esta accuratezza • Piglia uve di vi- 
gna vctcchia e di buon paese montuoso » 
<$he siano matuf e a modo e iìOtt ismaccate : 
é userai appresso quest* altra regola di scer* 
tt di detu vigna i migliori vizzati che vi 
^etkó 9 cioè r Uva che tu senta che regga 
al dente più soda che T altra» e di buon 
sapore, che questa ti fata sempr<^ il vinci 

Sitt saporito e migliore , che non Y uva al 
ente tenera e fievole e smaccata; e guar-' 
Àati ilal sangiogheto, che chi crede farne 
vino ne fa aceto ; e così prenderai il pri- 
ieio grappolo che viene alla Vite del primo 
liapo^ e tanto farai a tutte le Viti elette , 
ék cht III vuoi r uve y questa scdta . E non 



\ 



i«4 

ayeildo nella tua possessione Umt^af^ '4ft 

poter fare una cappata simile per £anie 
una doz^na almeno di barili, pro^apcbd» 
daWìcini senza guardarla pagandogli beaCi 
o rendendone loro altrettanta, che si coih 
tentino , che tutto si troYerà da fare. Codk 
preso il primo grappolo lo dividerai per il 
mezzo, e piglierai ruye da mezzo indietro, 
cioè di Terso il gambo, eU rimanente frau- 
da sopra *1 tino ordinario , e fatta qnesU 
scelta con diligenza , e di Viti ancora ^olte 
a Mezzodì , imprima avendo posto Cfira ii 
non vi metter fra e$se punto di pampani, 
o acini infracidati o secchi , o agresiioi o 
mal maturi o maculati per conto alcuno, 
e li fi^*ai mettere in bigonce ayyinat^ ^ & 
buon seto, e mandarle da esse al tinocbe 
sia pulito , netto , di buon odore , sano , 
schietto e ben tenuto ; e di più tieni il me- 
desimo modo detto di sopra quanto air am- 
mostarlo , e abbi avvertenza grande che la 
vinaccia non riscaldi , e per questa cagione 
tu r ammosterai spesse volte « e non lo farai 
svinare, come s*è detto, ma più presto # e 
riposatamente ^ e volendolo per la State , h. 
farai imbottare un pochetto verone , e mas- 
simamente sendo un no* coperto di colore t 
che quel risentirsi nella botte lo fa diminui* 
re di colore , e destarsi , e volendolo pel 
Verno lascialo rischiarare , e co^ chiara 
fatto in sul lino lo imbotterai iti una botte 
stata sempre perfettissima ; e volendo assi^, 
curarti della notte stata sempre buona per. 



r85 
r addiètro, che ella non avesse preso per 
istraccùraggine o secco ò muffa , o altri 
cosi fatti odori , come di cuoia od altro 
tanfo , usa questa diligenza intra T altre , 
per la potissima e principale ( lasciando 
stare le pampanate , cne sono pannicelli cal- 
di , e cose di nullo riìieyo » come il bollir 
con acqua deiaftrovi Y erba vinci , e lavarle ^ 
e le coccole del ginepro, e dell* alloro bol- 
lito con vino e sale, che non ti faranno 
onor mai : ) caverai la botte della volta , e 
la risciacquerai bene con vin vergine e vec- 
chio buono bollito bene , e dipoi vi farai 
por su una bigoncia d* uva ammostata , cosi 
come ella vien dalla vigna , e turatala col 
cocchiume bene, e conficcatovi sopra un 
semicircolo di cerchietto a traverso , e mes- 
sa al Sole in suir aja o sul pratello , e qui- 
vi di quando in quando la farai rivoltola- 
re , e lasceraivcla star tre dì , che tutto '1 
cattivo trarrà via e purgherassi, e tornerà 
di maniera, che ella sarà assai mefi;lio che 
nuova , e sicuramente vi puoi , dipoi che 
Tarai risciacquata e netta con vin nuovo ^ 
imbottare che vino tu vuoi, e questo tei 
mantei*rai per esperienza , e T uve che tu 
ne cavi , mandale al tino oixiinario , che si 
purgheranno benissimo • E per tornare : 
imbottato che tu avrai il detto vino , pro'^ 
curerai di tenerla ripiena , e rivedila ogni 
due sere secondo *1 bisogno , durando la^ 
visita fino a San Martino , col miglior vino 
che tu abbi« £ ogni volta che tu riempi 



i86 

questa botte ^ osserva questa regala , 6i (arb 
•cmpre ridere 4 cìoò traboccare ^ sof&oìdo 
forte sopra il cocchiume » af&icbè si laasdi 
fuora e sputi , se V è nulla di fiorì paa- 
mo o altra ribalderìa , e col dito netta sem^ 
pre bene e dentro e laora intorno al baco 
del cocchiume , acciocché non possa la hot' 
le mai pigliar punto di mufiCa^ o tristo sa- 
pere o pessimo odore; e avendo il modo 
a riempier la botte tutto Tanno^ questo 
terà ottimo $ e ripiena che tu Y hai , fa' di 
turarla bene ó§(ni volta che non isfiati 
traspiri , e sempre nettare il cocdkiaine e 
la botte , strofinandole con invoglia » ch'elk 
mena tmlìte , spe^asate e nette : e imbotta»^ 
dosi vmo di poggio non si sfondino niai I^ 
botti 9 ne mai s* alzeranno , ma come una 
botte è Tota , e non setta pia , stando nel 
suo piano colla cannella , subito si turi be 
ne ai sotto e di sopra , e lascisi stare, e 
di questa maniera avendo latte le diligenie 
dette di sopra » vedrai che vino pre^iosis" 
ttimo ti riuscirà questo . E volendo £iit 
•perien^a dell' altro grappolo dal mezzo ìor 
nanzi ^ detto di sopra , quanto sarà m%ìy 
vino questo , fanne la prova , che satk as^ 
aaissimo differenziato; ed è ragion natura- 
le , perchè la Vite colla sua virtà propr» 
dà prima Fumor suo e la sua sostane 
eST uve pia vicine à essa ^ che alla puut^ * 
e osserverai UncCMra questo m lare il buca 
ifasputtf « 






/ 

/ 



.187 

Ì^)V knààr soU0 le pieJAdi , dette ù 
gallinelle » portano pericolo ^ e ^liseono i 
vini*, e ammara nel euor del Verno, e qnan^ 
do è la Vite in fiori, ^ 96 ne spòglia^ • nel 
solstìzio della State 9 e nd nascer della ca^ 
nioola ; in somma semprechè è o troppo 
C^ìàcr o troppo 'freddo , quando piove ancoi* 
troppo^ 9 e tfttando faor di modo tuona , 
tempesta e balena , e vengono saette , I4 
quali ( è «crittó da alcani, ) che si rimoTe^ 
ranno colf aver posto del ferro intorno al 
cioctóhiume della botte ,' altri coi porvi at-^ 
forno i rami deir alloro • 

AI vino inacetito e inforzato rimedia 
fma pignatta d^acqna da bere ^ diligente-* 
teente tarata coii panno Kno impeciato , 
cicche non versi , e posta nelhi botte , e in 
tre di torna sano» e lasciando Faceto saprà 
d* acqua • 

tfn vetro lungo grosso qu»ùto il eoe*' 
^hiume , che abbia da capo una rivoha piat* 
na che si possa empiere della medesnoii^ 
ftc^^ua 9 e sia lungo- un braccio , posto den^ 
tiV> al vino pei* lo cocdbiume » lo proibire 
dallo inforzare e dal fuoco , messovi quan^ 
do sì vede che sia disposto airuisa o air ah 
tro 9 e meglio f«rà » quafi^o ti $i ponga ck^ 
da sano. 

Alcuni vi cacciano la quin^piagesìnui 
farte di latte di capila sopra 1 vino cho 
V è , e turan bene , dopo cinque o sei dì 
simulandolo . Se egli sappia di secco o ab*^ 
W odor eaMìvOi cacctuviaai dacMo tìmofio* 



i88 

ìe accese , e iri si ^[leiigano, o ferro info* 
calo , o frutto di cedro arso coUa galla ar« 
roslifa • Altri un testo che sia fatto rovente 
per lo fuoco. Altri un vaso pien d'acqua 
TI tengono dentro tre di , o tì mettona 
dentro il seme d^* appio con le foglie. 
Altri tì rivoltano dentro il siero del cacio 
fresco: e il legno di salcio posto in un ba- 
stone mondo fresco gli leva ogni cattintà; 
onde è chi ne fa le hotti^ perchè tultavia 
▼i si mantenga dentro sano il vino . V in* 
cenro arso , ahhrustolato o abhruci^^ lo (a 
durabile , mescolando\i i sarmenti della 
stessa Vite ridotti in cenere vagliata ; cosi 
fa il fien greco pesto e battuto , tenuto al 
Sole 9 e Tuve secche» coli' arena imuK^ta 
di mosto o sapa. 

Il sale arso gettato nel vino vieta die 
e^ non si faccia cercone • U vino che lia 
data la volta , se si tramuta su vasi di bao^ 
na feccia» talora ritornerà. Altri lasdalala 
stare sturata dal cocchiume, la votan mez- 
za , e cosi racquista V esser di prima ; ^ 
quando pure non per questa né per altr» 
ricetta si sanifichi , se ne faccia stillandolo 
acqua arzente • Di simil vino ne potrai fat 
ancora aceto cosi messolo al fuoco , e fat- 
tolo bollire , e bene schiumato metti per 
ogni barile un' oncia di pepe pesto e noa 
libbra di sale » e dateci - un altro bollore 
invasellalo in botte acelata , e sarà buono* 

Alle botti piene di vino ^ che tti sei 
andato dubitando che per conto di ix^ 



t8^ 
o saette , o romor di tempeste o fracasso Ji 
gazzarre d'artiglierie, ch'egli abbiano pati- 
to , convien cavare ad una per una pel 
pertuso delle botti più basso lo zaffo o can- 
1 nella che vi sia , e rificcarlo più addentro , 
i e quivi presso spillandolo attignerne di cjui^ 
ì vi <^ni di un bicchlei^, e per conservarlo 
I eoli* allume di rocca , se ne metterà spolve* 
3 rizzato e pesto mezz' oncia per ogni barile , 
fi se sìa vin gagliardo 9 se debile^ tre quarti 
j d' oncia per barile ^ e di mano in i^ano che 
tu lo imbotti 9 gettalo nel barile » ovvero 
inetti in un barile dodici once di allume 
^ cosi preparato ed infuso, e versalo sopra 
una botte di venti barili : e meglio è an- 
cora risciacquare le botti con questo bari- 
le , e poi imbottare il resto ^eì vino senza 
allume. Puossi ancora mescolare coir allu- 
me ^le per metà. Ancora pigliando quat- 
tr' once di sale e quattro di zolfo pesto 
quando avrai tramutato una volta il vino^ 
lo getterai sopta a una botte di dodici ba-^ 
rili • Ancora mettendo otto o dieci menate 
di scaglie di sassi vivi di fossato nella bot^ 
te di vino tramutato , lo turerai con una 
scodella volta allo insù , impiastrando at- 
torno di stucco di calcina stemperata con 
chiara d' uovo • 

Ma se U vino è guasto , sicch* abbia da^ 
to la volta al sapore e al colore , si può 
rimediare col cavarlo subito che te n'avve- 
di , della botte » e metterlo dentro a un tino 
9Qn pina libbra di sale t e con di#ci uova 



4uiiittate» e gettafeerele deatra oim vA ba* 
sUme girare aUomo con ibm t ^ i^ p^ 
cavar ¥Ìa tuUa la scluitnia» ^ dunw acM 
farà per ire ore rinfor«ai|do mmfrQ il ^ 
l*ar ael basCooe « e aocauto iociJ^aUarlo ii^ 
uoa bolle pulita « 

Aacora iofilzare otto o dieci anmci 
forti» che sieao senza seor» pefideu^ 
dal qocchiame cUe vadano appresso ^ m 
POR toccbiQO il fondo , lo ndui:i3aiwo t ^ 
i^oo sìa guasto molto t e %^ acquisterai 
odoralo seio. Uargeato vìto qalaadc^<& 
Viano in mano che s* attigo^ , iu un vaso 
di vetro ben serrato calato aella boUei 
mezBO » conserva il vino » e lo ritorna t^^' 
ire e«li sta per guastarsi ; ^ tanto fa i» 
boeeaie d' acquavite mescolata con via Jnio* 

no. 

Ma pur ({uando va pigliando » p^^i 
o ha preso un poco di punta , e br» ^ 
)^ aceto t da principio il rimedio è oieso^ 
larlo coir altro dandogli i due teni va^ 
taglio , ma quando è diveuiato aceto , a^a 
vi SI può riparare * Oltre a quello pereb* ^ 
non inforzilo quando cooiincia , per vietai 
re eh* e* non diventi aceto » pi^ia uoa i^ 
nna di noci acoiaccate » e b^e scaldate io 
un forno » iettale roventate nella botte ^ ^ 
accanto tagliatura di salcio verde mondo i 
e facciasi questo con altro nuovo legBO 6 
uOf^i, due o ire volte, turando sempre ''^ 
ne il co^himiie, e ri(mmefà • 



\ 



Poni^iido in uu Vft$o ài terra ben ehiu^ 
^o mosto »no¥o cotto scemato a* due terzi , 
entrovi apezierie buone d*ogni $orte ^ e cac^ 
sciato neVa botte ^r li messeuli, e poi rao- 
4M>noia f eoMerva U vino t e gli darà grazio- 
so odore. E prendendo un buon pesEzo di 
carne salata grassa e lardosa senza magro ^ 
e ben lavata ^ siccb* ella resti senea sale ^ 
pulita ^ netta » ed appiccandola con una 
corda dal cocchiume , e calandola giù nel 
vino di mano in mano che egli s' attigue ^ 
s" andrà fino air ultimo ben coQservando f 
tenendo sempre cbinso bene e errato il 
cocchiume* 

Alcuni perchè il vino si cousei*vi , 6 
iopra tutto non diventi aceto, pongono in 
cima alle botti deir olio sopra il vino a di<* 
screzione, tanto in sommo che tocchi alla 
metà della dc^ il cocchiume t e lo serrano 
bene , Altri semplicemente pece distrutta • 
Giova ancora , ipurchè si rimedii presto ^ 
quando si eonc/sce alcun difetto , tramu- 
largii 9 e ciò si ^ee fare fuor di Luna pie» 
na f che in questa porta pericolo di diventar 
acetoso. A Luna crescente, quand^ella st^ 
sotterra, il primo e secondo di della volta* 

L*olio e migliore in cima del vaso, il 
mele nel fondo e il vino nel mezzo, irn^p 
perciò attengasi nrima forando la botte nel 
mezzo e poi da basso , e quello di mezzo 
aosì cavato resti nella botte da ultimo a 
conservarlo. Quelli eba hanno bisogno di 
liramutarsl ^ tr^Mnutiosi semp^ m miglior 



19* 

delle, sielle ; ^Ornilo ifioi&so^»' kLatM{>^ 
gnf^nàQ la Vit# m^e^^iemméb feirMnÉ 
cka ^|aoliao#eQg9M«tt 4i miitotcBcB Umì 
cibe veu|(a pre^cMi dalle .^ì^piengEiiÉs^i 
da quelle che fC»tto..fl(Mle<alkrta0ìai0i<eflii» 



Stttt 44^iii i vini ebe fiiMO' faeciai»pM 
ido della bolte» ir bea- ÈFmavaaar^aà 
Mia upa^ ¥olU, tnii^piM . Or offalKàd«l 
aJoani vini fjiavé A trsmnlax^ìx i>\taàìÉà 
qaelli che senza tramiiiaegli som rmtm,^ 
Ipra la lor feccia , '$i oonsenavo fEA pd^ 
seoti^ più coloriti e più piocafite. . 9 »:! " 
. Quando sfura Bayea é bei|e asuipofftrt 
1- wìi • Alcuni spillano Je botti* sfoék 
Ostro Ura; chi è digiuno non ba*il gm 
in auo essere, ecpmttnqoe ]ia> troppo^ tifi^ 
gibito^ e bevuto, non dee ass^fflaoe^^ 
no «j ma a metà detta digealioiie eif t€«{i0 

'- u Per conoscere se vi è acqua o'iieésI^ 
fsi alouna (benché T acqua seri vonor che li 
x»^ni£esta e^essamente un vaso loiténf 
4; ^era^^ perchè avendovi messa 4itìt# 
9Ì9P adacquato , per li pori del.Ìeg»Plli^ 
S^^ào esce fuor tutta l' acqua , e^i i* 
paA^^ntro il vino ) nel vino getótwfedsuf^ 
|r6 wp^ perao m^la selvatica, una^esniid^ 
«H kgd^ liscia impiaslrata d'olio, se ^tf^ 
ll^bo fa-^alls^, e questi neir olio mosmsi» 
kp >SOCC|ole di ai^ixar>af^ÌGoate , . efaitft^'^ 
à cb<bm sia a^qtaà o mmwt^^ #\fltì)lftìdd 



«pMAe in Cotido» é V(tAìo non dimostt*anao 
acqiu, sarà s^pale di (^vinoainoero e schiet- 
to» Ma' se la locusta e la cicala» e Polio 
in ^Md 'beslone coU* acqua non si mescolan* 
db staranno a nuoto -sarà il medesimo. AI* 
cuni presa una pignatta nuova ^ ìiella quale 
non SUI «tata eoe alcuna » e per due di te> 
siuta*mena^di vino tenuto appiccato » e sé 
yn sara acqua- mescolata , m certo cke stil- 
lerà r acqua' fuori. Altri pongono il viùo 
che bolle t in una pignatta nuova al sere- 
no 9 e ae vi'^ acqua, si converte in ace* 
to# Altri mescolano il vino nella calcina 
Tiva, e s*egli è pretto la costri^e insieme^ 
e se v^ è acqua la separa e dilegua » e la 
<lis£à come fa facqua istessa . Molti spargo* 
no il vino nella padella , ove sia olio bolt- 
lente, e se vi)sarà acqua v farà sopra ^^ fuo- 
co, strepito e remore 9 editeranno gli schiz* 
si in alto • Ed è ancora chi emt una ^^gna 
non adoperata 9 tuffata nell'olio, sonrega* 
no la bocca del vaso intomo intomo, e se 
Ve' apqua , si raceoclie nella spugna. U 
medesimo avviene dell* olio adacquato • Ma 
§é tu vuoi cavare fuor Facqua aella botte 
incorporata col vino, mettenu in un vaso 
di vino dell* allume liquido , e appresso con 
ima. spi^Aa piena d'oììo turerai la bocca 
del vaso , e ponendcdo pendente , starai « 
vedere se cola acqua o vino. Ancora un 
cencio o bambc^fìa caverà T acqua d*un 
I^ccbiere pien . di vino 'adacquato » mezzo 
Soderini Coli, delle rhi i3 



)a. 4(«|le (anni &k altiond^Kd^k Ipoeìkv^ 
fhinrrp o M ìQÌìinttic ^yim |ier wsa Ja» camif! 

per «Sfa «éner le 'isecuMlo.dbe JcrwDliaiQi^ 
nof^iaàimxdiA tuo, Eanconr soim idi «pifi^ 
ohe ianboU&pe nn» pom 4i.!tuio^^ oticM» 
dato lo gosteno^ ^ iBOoondo/ii iiapBB«i(r 
fluiifeàoo^ Altri pi|[^«noile'ioone|lttreé} 
fondo del oocchiHiae^ r seeoondo (mé^ 
enuo rindifio ifel linawBlr.v^jeiam 
U Ù9r- idd Tino dd odIot di po¥poraiclà&^ 
ira^iO poro^ il viap^ sarà jtietto e 9fl€90^ 
se^ad>bacinato*€ SQKiro e lo^piotcdiriso r ^ 
il: comtaarìo» .0 se il firn* oel tìho^ sMà# 
fDim iM^[ro o giaVo ^è oattiro. mg^^ 
egli abbia a durare af-J^uon essere ;.fl^^ 
laomAoil ootttraioor'^e^qpKllo obr^^^ 
^jiiajaae della fedii dbegli ara^^^ cUd Jb«U^ 
sulnto «lallir ava acerw^ II ^tìbo oI»e tHi 
V ]Pn|aaT«ra. appariape caldo aLignafeOii^ 

^ darà la volta 4 coèii :m ti ooccliMnie ^^ 

vdaido'èjQgiiQ di sioniitTeceia Imakaràtcf' 
èó 9 se^t^QO e ;asciiitto! il èoMraino^ V 
flufNi /odor del Tinot dà fiogno eqpvrwi^ 
ftUitpBHmteniiiionto V Auaeoaile lame di^fiBiQi' 
Jbort^;^ rame aAI^^Uidel cccdmaxsii^ 
-0hé 30 lasgho tre 4^ta V e poste obs locete 
JM^ ì| TÌiio, s^ i30tersmK> joseitttte a pps^t 
jT.aeg^ù di dw:a^> m bagoate:, il conM 
:|3Ìci, ^ ^m^kmrnsoBbtiQte se anrrdiim> la si»^ 
JiH«i »ì fi o y»i g lvm » ^ì: liifiocf^ 



^' ■■ i. « *' 



'* ) ' 



•9» 

fgdìUie iBifelk iN)ttd .«y^didolé sbolÉiite .pri^ 
^toliÀr &koÌMio «atlt'^ K ^dbiaina ^ coqk a^^ 
|^HJm^YV«afitm'libauai e pirta di tno siocliì^ 
m IwaiiciiisgfciBò iti>dnand<rio ^ ^ fascia ^staagcr 
fittohè ibi 'da bara. La: radidbe daU* altaa ^ 
ehm titmo $GtAe f mascolate lul tino » ti-: 
Ttdtmorfl NrinÀ aoOosopm , idae diTOnterà 
pàè&cMe^ % va^rà più aoqoa n^ faeido ; 
'Ckotséinei^: ktoe le betU 1^^ e dà bnteoio 
tidore^iiBa a)reaar£ittaf intorno al coosfai» 
Bfie ' di^ ar^ao'^ di'wrpUlo , calameniò v 
laonlaiìa e palagio 9 sag^a iKiUka ìnraoo« 
Co 9 e «està dcolnno^ nsoyKU|u«la la botte v 
ll^ cataetta : un fiasco d* agresto dato * per. 
iMrf^le nei inno ^ dieci barili lo mantiene m 
jmrgft . ^^ '-■ .♦ ■ ."'i « 

/ <^èando è al. maiio la botte dal ^ià 
Wfei^Vd , che ella si boa ^ metóiri su ^ue mmù^ 
csiàle *di Cttrìaudoli, e poi siempìia affatto 
d^/^iiro Jfva: nuovo*^ e chiusa bene la^botte*; 
di li 3i>paeo rìberai* bonissimo vkia. i /' 
I ' itteaid mnevaU «s^^torenumo i Jfini 
più xiie cosa obe sili ^ sebbene saranno piiJL 
tnbl wui 1 percbè le chiare deir «ovar « iè 
aemmte, gh ^allumi ^ gli solfi ^ i ìgena e^le 
ealcine ' Tite ^ che ' si danno a^vini^deboft 
^pst rmfrancanr^ 4 o a' totfeidi ^per Bcfaifftr 
tbgli 9 o a* ^^ per tirargli , O' a' p^^ai 

£^ a%ioitighar^K , soa còse 'tutte» ebe "dcA 
uno- mai i tini di KltteH'- ^icddtenm che 
sono i detti di sopirà ^XMìdti«^taii4^ 1# l¥Mt2, 



/ 



e team» 9atie tìf cfòrfa^'e» mona ittè^joA 
di ' fieoìò 9 perchè :: hàntto ^miggioK. «éÀti^ 
per )& iiiaggior ^ffi^E^titllav . u , :^ 

' Inolio «i ' meit^ a&oord «peih ocmsewut 
i 'firn che si mndfflM) -£dcd0to «ne^fiisèfait; 
ma-lMogbft poi -qoMido-^^'haMBloia^^beRt 
levata k coperta rompere.il coUo^fdiiaco, 
pw non here il: vino WttO'^fiuyia. ^^^'^ m>^ 
E Tolendo fu^ioft^ id itòtcìnc&iàw 
pra nn buon Tino àllaFì^dnoese^ aiKfo^ 
no o di poggio, iien qttesia i^egola^i^ 
ho detto de* ^ini bianchi o terdéev M]| ptt" 
che questi non son que' paesi>^ e iv««fi>« 
le Viti non si producono qua dì<qudk4rì^ 
tè 9 , ^erò Insogna ayer cura m qiMSb^ 
aua di quel jpoco d^arte^ perchè sfappf» 
sino a qudli . E TdendoM> buono 50pts 

.mano 9 si dee tenere il modo ^dedo^^ea^ 
Vtertfre di non lo far pigiare al tinc^ ** 
culle o alle bigonce , o in modo^ dci9&f 

.ma farlo ammostare co^pnoni ddla^ii^O) 
ftét Hòri cavare il grasso deU' ijve , ^'^ 
▼ergine imbottarlo , e in su quella* tinalW* 
flsl^ nn.buoho acquato » ajutandc^ *o^^I^ 

; ébrosdm spicciolati , che lo faran-^piotì** 
ebtoWr fa^to ; e volendo che abWa 'Uilf|^ 
dìtioìfrre il vino sopraddetto ^lasdalo^stttì^ 
ì^pt dV^iiì suHa vinaccia , e non se fttf <*^ 
i^cnAb non ve lo lasciare st«^r puMò fètiSi 
iotb&ftato lascb^ J>olfire ^ e ogni giowib F 

I séra l^va^ vìa la schiuma e ruMMei^; <M 
e'gèltéP^lr <50CCfbiume> e tiettalo ibenè^J 'i 

, #enl: Ja botte>|iulit* r^ fa ehe ^eHà-sttMiart^ 



pmnlEL 
effetto 

, 4<d<'^'pBT' fai State « aoD gli dare traoiuta 
, qJoiBiai; «pet^dbè i qua la Boi sendo i vini eie- ' 
boli, non awieae^oome a loro là, cb^ ali 
I t«Biiiiétffli(M£aòebdone,q9e4o che e''Toglio-~ 
, ao| iÉiar>q)ia! fatsog^a Qea gli toccare , ma 
, laÉcmi^lì :<9^ttaz!iarQ in- sa quella madre o 
. letto «.'ohe ib altro < modo- né riuscirà, né 
, kampocè basterà, E. pura volendolo al Mar- 
, ZO' tianmtare , essendo neeefisttato , come di 
TBlaaUa catta,, daraìgli per suo letto trt^. 
HiDtato ohe tu l'hai, due o tre pièue giu- 
melle 'd'uve' secche spicfàolate, rinvenute, 
eoa ainr^poAo del medeùmo vino al fuoco ,k 
péhehàvoosì '^tti vini non possono sttwe 






f6Ì 

levato i^ fjftmsÈo^ ecéA Mlte^^Miii totidÉbM 
bene appiecaft^ diia ^leitiÉ^ y dd&^MUk i% 
getti ^ e ai poi fMg^teite 4filj^ ^^ocMM^ateoK 
pwàla eolia cnìara 4dl* tioTo^ ptt*ohil^ibÀt 
àfMf^pkfM , e la ittei^^ai ao{M deWi «Kbi^ 
nà 4 a impiaMr^ ^ Mriif «^ ^Am jibi ^«mI 
^ Tarla 9ìM ptHst pMCfti^ra al^iètifltii^ 
modo aktti&o, a di Mpm iri ^ifwtiiài Miiif 
▼^ ddla cenere asetuHa, p<r^K0qy ìl H%wd t 
glio , 6 sopra lA'^efliìere un petiio di £ptaiO 
o totoglia, d& 000)0 confitta ooft- boUena 
plbcole alle doghe , o eosi ÙLtìOf^ms'jpm 
aa^iuire di bere a pa^ta tuar dte ttua^:^ 
tenterà forte. . r^ . .^. ^.nx.v; 

«Ma^ «e U wio abUà prem la^ woM/fm^ 
pigfia im pnu oaldo» die ^alk^ia esolM^isA 
foiMaO', e eoa qtiesto si tiM'i la boitei o#< 
vero SI tramuti in botti dì bnoa aato yom 
si' ponga dentro un aaecìMto^ entarartiMb^ 
&>oocèiio e anici 4 orvero ooUa aÉlvk^rdba 
ti penda appio49KtA dal oKìCBbiame. il 
infiifrai lanrti armmi finti » quante 
«iMifftti barlU di inno, dm è neBa htM^t^ 
fft0^o|^ star giKU cen un aasaft.jMaiMMofc 
tiv iì^cbò Boii toci^ooll fcHida^«daEÌ0«f 
tisi^tote eo^i feimokftix da dieei di «^nwÉiiT ^ ^ j^^x 
Di |Mùopig)ia uii>eapo^ da ^e tota^ £itfca&i 
pàttStftié* peir mm pertwK^ iatlQ nel eoÉuSbuMk^ 
dentro^ al Tino ^isn mecea faiaociai^ e uiv 
bm^OiObe* aMaaissi lii aèpist , tiitlDic|aSopri«' 
t$k con teiM «a. una eManKta-^ìtaiito^^Uta*^ 



l|p^ «iJlovqjfcralk» a sua esfwp^- ^- ■ ^ -....w 

.in- AMmNi .^id6iptei ^af^i^^ 40£(i hj«ri|i 

lìbbM éi iraiiiHi f0rte^, e^ dieci làS^i^ 4Ìi 

pèm/é< dtur ^^v^p9^ a' piattft 

inMD >mMrp0f aAa wftì^»» ,^ riaqÌMqim - Ut 

M&3W diecMiéa ^ &r il m^deswo, e UlMr^, 
imm:^4^pii^ aUH'HCÌapdb^ d«n*roiM4^ 
fidg^Ki ^ siMroae fi ootoae, «^ dtpoi raaciM*». 
ipandola <$oii forte aceto ballente , «[¥QAJ4> 
W|^iwa^ lievie' sp^^ ev nette r i^lìn a«^ 
écÉm tui^te 4ilibre di aUuine di itiicea , (jm^ 
im i l$à$ìii delta botte ^ e iiDdOrpóratoi bolli 
ìbbA(^0S» Acqua ^ riseiacqaala ì^hv ems^ifr 
^fààMSiSkpfrìA dentro , ^ieefai" ella tì ni&réiiiii. 
OTÌg£i(to; berne fertsM A coecliiiwte, ^'SiuitJI 
imnirétta. ' Questo ia appresso ta^ Otò Fo^quo^ 
èj^ttiaWin;^ con ebe danso raUiuae af'|4^ttn 
%n Totii Hon e vtteglioy Am ààìki.rf^^ 
dentn^.o^iar faeoe le botti ^' le . ,im^ Wf^i^ 
wxusBSèn .ndietdeghr B neHùam gi^o^ ^òr 
^ata]ff^iiài^:ÌNraeoio, ohdcOttsìtf dileiidem>il^ 
tìlMtf^ \m$emaAsL lèegiio^ dalr fir^do^if^ 1^ 
Slaibéi dal esdéb^^^i petriK)pm:0gev^DkB«i^ 
Jtù d' una tacita ^ wxaanieì^w ^i asciaire-v* { ^^* b 
-ì ioSópn^iitto le buèae ^boilì di ca^ti^fm^ 
riydb:y*di Jra^wHTi 'divoot^^ ^ jfdiacàif^ 



«Off 

tape di lai^ , d'All?ta V 4i .^smuI^^ ^^ 

impernile ; e quache qu^^a^ sV^}f ^ |||> J19 
re.. jCftviasi 4?Ue iìadieh#4i giglio ^0i|li^ 
^ liftiì peste sUD6orpQri]¥>,^l^,|)4»9^^ 

da^^ eoa <pella §*4mfemw^ tVfe«io(]p»^ 
lQ3Ópra mesticare Met>o»^^rQlad^,o$^il| 
imnnella ^ immasiraodo ifCOATeau? 




tre . ma ineglio e ch^ sia legnaip^rli^nj 
Sfwbene in I^pagoi^ e aUròv^. ftrQtìtfjiM» 
AO (^ ooiiserTare. i yim.ne^ v^ ^ ié9à 



m^tnaii tabbncati 41 ereta V lA^es^o^M^'am. 
afymii minutale heo, eotti, jqo«i. sì inM^bmr 

iCosi Jl;iiene come ia quelle^ W n^^kMà 
wpye yì si caccia dentro la prìiAa Ni^t4?iii§pA 
j3)QUita con calcina viva, e yì si ias^ijbbJtai'' 
45lMti?o per un dì 5 e dipoi, si lava Jkyp^oqn 
^ cal4o Inaiente 9 dipoi s'imb^;^! QW^om 
.^ SI y^nd^mmi dentilo, e accanto ^Mimr 
liqtti», ma ess^^ndo di legname %mc€bìb&m 
^tftgionitfo,,. basterà «ok> rÌ8QÌa«qi»aria ioS 
-YWP^ " • \ •' . . . j*.-.VTCfga' 

-^ .M notti che versano tr% JW d^gkéo» 
^^ m^uli». o intoiHEio al canaM ^P^e^tea 
^ow^essi qnesti o quftìe,^si rii^a^^i^o^ 
si^ew .fittovi .df^ii^TQ , 90 • g^unpbi , ogfff^^ 
p^ saJa,,qAUa l>aflawigia, e .stoppa, j,,^^ 

-s^qcjM aepHj9»tivi»r^rPaivCM:e:jMac?fe^|^ 



liAr ^emfewtoAo J* lialeitia vìva «di' ttlìdi 
l^U»ncrfi dc^ obìare détl' uov» . Dóve il 
wme è-Jitertu^ dì"durareasfiBÌ ; è l»ii« 
tì'^^n» ^ttodfestnfe JAttì , percHè-qMnW 
«ìj& ^inic^ nuieme è, più si conserra irAiv^ 
ei4i(}h •«étito bastar^, piccole; vcoà si^^fì^ 
ctofittt"):;tÌDÌ\:e'aÌVuo de' legnaim sopntddet^ 
ti tt^ir^UÌ ia 11090», « ,ooa buono .e forl« 
moloi S Si 'poesorio ^noora oercluare co* le^ 
di -'s|:;ri^^ commessi attorno iasìeme » e £ 
mmtt»' 66a temiti goliardi ; e son booni 
ffix&i^i», di ceiTd , franino , (ntano , Cfr- 
flWjgttb 'e^earpìne'. Si mantengono ancor» te 
boni t^scùcquand^e coH* acqua marina'^ 
£^*«bqaa'^e tàa salata; ma mégUoènòtt 
sntariiftF mai le botti con acqiifa i qnandé 
bdnyàd) di bisógne .d'esser i-isciaeqiutév ^ 
£H)d«sl «on boou -vino caldo bollente },« se 
it'htiUi' soia grandi , non finir mai ^Vd- 
tta^ti- sl<feMo , e lasciari dentro del T!fi'lH»y^ 
tta><iu fondo quattro o sei dita alto' 'per 
«Mserirarle ; e le mantiene aocoi'a benle 
cpi^a<^be un poco inacetisce': or quaodb 
«uoi^itubottaiFe votale tutte prima ^ « ^^<l 



cnwÉfiTMin €•! * imefgU i|iMittti| evOettL) 
«uni e copflrti .di.^mi^^ -tiiiiQ^i e,^ 
imuSk^ ^'tìoo '«' imi li jcwraao «9I1 ^ 
^lemùiarTi dcotro . ^cewie w F^l^ 
9dpvm la ^mMia ^ cke JEUN^ iflaso 
itoe cfwwKiti gK >«euì ^K:q4Ìs^;;À 

, pntdé ri poppi; a y|te#f^ci# 
KiUin por iquiUUt^ o ciQ^|pe.4ì<>:f 
co] n«ow>i* ìntb^tte m(^««e» ^ 
^ra ogni TOito Impili ^ eher.-p^ 
yeiMkmftit tinoirpM^OMr mnqae^^ffìi^ 
Bètta metà fiairà buon •flIeItcìf'OMt Qf» i^.M 
M>/a timeU»e » boUìra ei>I auowiri tip^ Ké 
cÙ ^ die riene inlermiiaBiie manlèati^. toPf 
ttif «a'ri-lwrie quelli obe ktfwo «^^ 
^IwakJie mancamento di foc%a0 o cs^ 
aelo^' <die modo di' aeoeo » o abbianoi J^rM 
il fooeo^ o sappiano alqwurtD di i^twai^ 
Ittfti* >i|«ie8ris se non io tolto» ia j^^nftfri 
fìiicappellandogK , cmpe t^e deUo.^ ri'CQih 
Mggeramtti dì modo^ ebe si poiraana «P^ 

«fesli 1^ fiììì il primo giorno che cl^iiì^ 
'^^no' tìmo^ù a Indire ueVtini» nwott 9^^ 
^L si leti ià oapie ki TÌmmia»^ . <j J/fi 
i< «^ lia ^tmaceìflry ^Ttmrkr due ria^ ^^^^^ 
alchmi lodglri sirigiiere al* ìoMlua i« éffi 
i4d9rrdi l^pMì «Qfmpetri dTaaiereUi ^. fste *^ 
tmtgcmo f£i' cevein di ferito ,. che ifjà.»t^ 
raihcri 4ioecitimi t'ua f altro ; «moìNìfti (^ 
i riaff eléaiaga^ yiwto; ^ JMt ct^da^ aaÉadaaiift>t^^ 



fsnù^ìà. ì'¥lttiM^ixiì^i «otti >6 ya^ù ^^ 
acmi , ^aràdb 'tàortHòi;)!^ ^«eoohi » si' dMi«M^ 
»* <^lMiÌbl e tt^^^'ptìllì'^ ^bvtero Jitendar i 0011 

^ ' ' L* ftéista matuf^kr pròpriaiofiièe si i carv^, 
diflte^ '^inàoce < ribaldate ingieiQfe ( éopó <>die 
Mi vt^è^attftiy4i vìq(^, -felaMione avete as^r 
5ai> non J^éciii affaU^ lrsiendoaelo)spre<]Miie 
allo ' %u*iMo^ fauiv ^im una vile gttliatda i 
«d è^^itie^io atitiaf^ i£E|lt» ^i faccniloti«Mttc» 
nti^; ?itta pia buODO è alkif|||are ]a vìaaceia 
àH^ am ^ ai Sole , ItfSoiaMble infoltire amn^ 
ti 4$be «Ile ai scftiopMigano ai torchio. Ma 
il^eì^ beton accio è quello^ che è di "vna 
l^uwio tnfi^yzalo da per se, o clie sia siaa«> 
fttlo «iiforsat*e con arte. Ma avendo tntto^^ 
iritio^ ^e nuiesiiiiaifieBte il faiaiieo , ^aiuira» 
d^kiforflire, e iafoMEUidosi ooauertarsiokb 
ìscbielto e puro aceto , conviene piinueror* 
BQfemte. quando tu. senti ehe e* rxKMf eomhi^ 
ciafe il vino a infovnrè ^ p^eiidetwe dtUk 
Botte ^ dove ^K inlor^ ^ un barHev <fi^^^ 
telo iNillìre al lueoo , ^ando è Jiel «olavqi 
«dei ftieiKM «icaeciarWto aopra , e tu^as* fae^ 
ne; ferehè a qiucsto moda ia&arteikiptilu 
4a8sai, e sarà molto nigfiore f é pLiÌPlaKà;^ 
sa ^«ì ^menerai acuirà m^har^ JL^wttóoì ben 
£>no Mlilò al fiuieo i ekiudeado beileif efatr 
*iè stiligli il ooechìiiani(4 Aiicont sa lìaesicr 
efesie fatto viootaolu iporraLin..runa'ifaott«) 
falla Mtta dr legname éii giveptfooaasi^ìaba^t 
te>cOt di. joefao A>di areihnc«i r dmaiaaayai 



•. • f- 



letìMd^ h. l>otte aU^àltmcx>palcDltdeIfa«ESas»l 
a'teltol, dtyre abbia ^potere - la^JSt^te ìkccale] 
dò » e ofdmaiido il raOÉi>> iil ^apcLodUir^db di; 
botte poésa a^re i) Sdie tantp éài^basìm 
tftiatìto di State « gb ac({uifiMsaraàsfcaÌ9dà 
randerà matiteD^ki&J'aQaiipre )»à o'f otteit) 
dipin quando ne eairi a p ia ett eiMfiwìeDBe iifc 
mano in mano attrt^testoidei ìiiùai Oàniib 
forte 9 r avrai tutlatia foiliwnio.<.>£iJfUfjkn 
stesso operano le botti Mdìiiarie^jjDbrrqoBOd 
state assai tempo all'aceto ; e je -nbi tft>»i) 
no di tinelle cne hanno preso lttntotil%«^ 
tore , eke ogni vmo òhe vi si pon^f i^ 
trò, fa infonare ; avvertendo aemnrbidtfJ 
ir buon aceto si & del buon vìncinaBcpìii 
come vernaccia e tr^biano>^ ^.« imo ^ 
nero.i ^ sopra tutto raccoglknda'i>&nAi^ 
pinoli delle botti del vm.flreco.^'!Of.i^biÀ^ 
tche^o^ a vin greco^ che itiduorzir da fsmss^ 
e cacciando cosi quelle ^ . come queèloi iffi 
u>ti^ vai90 ^ terra ben cotto inv^rìaft) di 
deÀtvov avien^olo Ùirato bene di èopcadbasl 
pe^^' IbiC' impeciatevi y sicché noulvi^^^po)^ 
]^fetìi2*rare pùnto d'acttre ^ ^vi si iarà iW»*'*^ 
àfertó^ne^} e volendolo f ar ^ vialnòsfif 
uto jVi'/iM^ido'^'^tro ^ :.temi.^ili>iBedbfl(iBiv 
ordine' idétto ^da sopra ;t.e jdec^^i .aférciiiN 
nebrdb, thie U botti .d^'aceto^jndrOéiioi^ 
sT Ttìeftimo- ài triamcoyj^ dosi. periìOMito^ 
AatéoVa :j^alsi»gpdo.4opta.i fmpkétìkQéìmo^ 



fij[iM f«|ujMutità ir d^aao0t0^r]»a4k^^ § laA^ìdj^Yi^^ 

te ! tooiti Wìc tpanna^ e ìtdfe il tina idi s^p^yt e^ 

irnvaoBÒétÉÓB siirmneaii^ fulla. la malica ^]pfe; 
'vSè^ i^éovdsm:^^ isnayerli a^to. oUÌiu<^;>i^ 
GOBteo{)ODè»do i jnaq>itdeUa vinaccia Ki^cal-^; 
ààti m:M&tmxjBéprsiimk iiedduo 4i ^^f^^yr> 
ohe iu (ai]l>i Sflsciaflóf ^OdS^ lota^acoio de^tiogi^ 
ro§iiiafti.jtat4i.]B«iemèy;« posti in un solo ^ 
esagera « tutta .porwnia ft$s$à* IH pia 4pa}* 
dfflidfi al -fuoco 9 e-TOvéntaodo ferri 4* 4^0* 



oiajd t^e^^ofi iofomiti spcgnenddi parecchi 
"volte nd tìuo, lo faiaano divaatar forici ^; 
tarando beae Ja boMe dbe ella noa i^apor^ 
];ii^}*e> fn)l6ndolo più sano e di migliai? . 4at; 
pote %' ¥Ì spegnerai demtro tegole infoó^^ 
o inaittani : nmm roTentati e candenti ,,L^v 
wme 'snóora mentre sono* attacd^te ^^1^^ 
fiamiBè, gettateci dentro cosi aeoes^^ %t^M^ 
iafioisare il vino* . j. . ^a-,-, ^ 

£. volendo di sulnto far dii^n^^ ua^j 
disvia bianco o nei*c^ ^Q^t((^ytla^ 



ó^^^BswfreidéAe radici di hietc^-6ecQbaiS{M^ 
yasiinallke\ a geltavel&f dmitro ^ ifìbe i» * ì^l^^i 
spano ile» sfaranno infioriMr^:*. P%I|si.ff^i@ff4^ 
uuiibatiieidi'bnoii vino; biaiU30, e:jb§n;^1^7i 
8aii»ibo6ca,Bietbasi niia>graen i^Ukjs^^)^ 
cpm: ai ifiioeo ^ e qaxnàù Iella bpJle Ipiip^yr 
caiKotaìà: destro ' il ba!t;ile m quel m^4<>: j4e4^ 
iio^fft«befii sarmo ^ zeu lo i^stiÀ/.^M^. gt*aiK,9ftlr^ 



UKcvi lientro' cniottaa o jcÌBqiie itr^tr^td > ' 
. \Jkaemm |»^ki»k» ekt^nSiiJiltfi^,^ 

B0Bt^ comkde è sioi*e qnaudo whtiìm 
a niKLaete , e agresto bta Bgrcr:^>e»gbiifir 
de 'selvoticbe priflut ohe iwi tarino ne-^fgàfì 
te> toUe ^uesie cose liene uassaoi^ 'mm 
iBOrtajo «U metallo da tpetiali ^ amiièpi'ìir: 
oorporìtio e s*ùbpqsiìii0>cq1 òu^iMr atei 
cbe si trovi , e di cantmiio ^^ vi $£^feltfÀt; 
esae ; e nim Tdeada tocR per &£^ f»;. 
eovpo elle d tenga inaene.^^ aart^;^ fi^ii 
aasM sugo di araiu». finrfti e* Itmoob^^^ib^ 
urne pioooli pastelli a poiigaiio a ieèoans<l 
Sole*4 e quando ^si vorrà. fare aflde^» ili^ 
8oelÌTÌn ' 6lei»peraia eo* paiù mi ffi»f^ 
nn^ iti «ttita quaiitità^ quanto «ipwr^pa^ 
IvdemTO a discreztoile, che sìa per mù^nf*^ 
lo 4 eqoeilo £ai e pro^a berne mMet^^ 
mto in botti , che «ien iatle di gmepr^'l 
mrbd : 4$ ancora ten^otdo continiiayoHj^i^^' 
haston di ginepro mondo , o di »^*^ 
tra alla botte ddl' aoeto ^ lo larà tMi^ff 
infonare^ avender turata ben la hotte^l^ 
gfet ancora agresto d'ui^ molto àcerbfk^^ 
m >ne. faicdano pam impastali con ibno^^ 
^ éotto bmmOy e Rasciughino all'onéfl 
e: posti, in una quantità dicevole ^^^^ 
riiuMtìeàtivi dentro ^ A'tnfortem ; el fl^ 
Simo £wà il lievito ^ló di farinn mhs^ 
AiMDira avendo posto^ del vino che^m 1^^ 
nMt\ > die tu vccU .fiM?ne ; aOeto . so«i li 



torchia^ U>-£fcpà^tlbeittneìai»etov £ xst Am 
safMteijdie k ÌMH;ti afeu£Jl ttene Fai^to» 
, n^n^ V4iiÀi«» a^ Imcc mai totte pieèe d% 
I ^pìaftlo''V6 ne cGqK ^ ma sì taetijg;aao j^ener 
j 8iflo 4t me») 4^ Jamndo amiora i raspi dd-t 
, l^wvBjBcm imam Tiao, le ponpndedt jt asciai 
I gftre ^ a^^^eeoar^ a lento Sole ^ anpoi noice*^ 
ì I«(ìt^t7 fintar accio iu^uu/vasacc» ti tran 
, hùockà sopiatil «ìao» dìveaterà aceto* for^^ 
tiniim<» ^Tandolo turato lieue.. Le* radici del 
rftfiìno .Tedesca spotsemaMo poste nel tì« 
lio^ che aU)ia preso la puata , £Eioao miisaK 
)»l(e - aeeto ^ mar il oasMÌo . meaaovi dipoi deti< 
tirm l& ritoraa- a^esser quasi Timo . Le barbe' 
4)eUa TiiaUie seecfae all' ombra ^ e fattatie 
Mlv^re^ e messa :nel< viiìo> lo & di tfàMo^ 
diwnt^ aceto : e i' acetosa seoea apcdveriiH 
{4tav &rà li medesimo • E le persiclie molli 
etmetè^ messe in uu ^raso con ono aroo^^ 
9CÌt0 e coiaio 9 quella colatora posta laqpnr 
il afillo 9 io éàTk aceto. £ .pigliando ficèv^ 
^veodbi secchi , e orto brustolato , midoìié 
d^'eadrot e poeto tot^ in on vase> a mar^ 
oire> ^poi • pittato per iatamifflìa 4 ^pMm 
colatura ^ferà aceto buono ^ sen» ^Iggì^i^wt: 
^: "duo;^ e taoto fii il jg^no luescoiatoJ «01»; 
aoqoa; marina e pio^Mma, cola$o. U HKée^ 
Simo fauno i ficbi freschi macerati hii^Ij? 
r^^topaa^ e colati. * Ancora ipigliaodo ^aeetff 
£(mtÌ8mio liolKto, sicdià j la :l)er2a palta aó 
ne* colmami^ e «ggiognendido al^ ah va uosa 
eì«(q%c,^4 iìtt# ti9iiqh£ofti#sim#f Bfr c^ 



*o8 

barile diacelo non molto forte» mdtki 
deatro un* onda di [nlalro ffreco ,be& pe- 
fto 9 e lo Cfiurà inforzare Benissimo, tuta 
inamente avendolo prima faQx> bcdlire a 
nn boccale di altro ac^o» e caociatofdo 
sa bollito • Altrettanto ÙLrk il galbano , e 
similmente i fiori di sambaco secchi il* 
r uggia 9 sfMjd in baona quantità por li 
botte : k radici di gramigna Tecchia, m 
secche 9 foglie di pero salvatioo, radb'di 
rogo o smiio » aero di latte posto tra In- 
no 9 lo tanno inforzare e diventare aedo 
mezz agro* 

Avendo fatto mettere nello str^jo 
quantità di raspi quando n'escano, mettili 
solli selli in due tini , e facendovi star sopit 
il vin guastò di ventiquattro in Tentiquattr^ 
ore t e poi sulF altra mutandolo , £iicenao coi 
finché sia divenuto ben bianco e inacettfo^b 
imbotterai , e ben fòrte diverrà , e Uanoo di 
vin nero , e tanto pia se avrai posto dd^ 
r aceto ben forte prima sopra que* ^ni & 
raspi , dii^nta F aceto fortisdmo , meiteib 
dovi dentro i vinacciaoli asdatti in graa 
guan|bità • Il pilatro greco tvuA esser bollita 
m aceto, poi m^scmato coir altro; le ro^ 
salvatiche, che haniio le foglie un poc0 
rossettie o dorate , pòste nelP^useto lo ima» 
fortissimo. Altrettal possanza hanno i fiori 
del sermoUino sp^ccicdaùvi denU^ • I ^^ 
di nipitella. sono di Icnr natura molto acotif 
e nelT odore penetrativi ; imperò ifOBonà^ 
ne cinque o sei musiate in un barue d*sc^ 






Hnyitfi^ ^b^^i'Àtis^ì'iÀte^ ^'gUM^^^^^ é^ ^agènte ^ htak- < 

^ * ciPìglì^^clé d^e rò^ rosse da éoanttsl-' 
^toO'4p fees6h«^^*Éec6tie; in taso di «arili 
idbttiir|[ii¥éli^ktJ9 , «iiiesse m aceto< lnaiic(^ buo- . 
m¥^ f€fi^li^»^ìSte)e roàte ;qUftraYita ' cU > porMi- . 
&Aoi03i^Mihng' 6i^ie ^er barile spieeiolate , fst- . 
raritU)(iàceto i*o^to eccellente , asstd |iÀ die 
^ÈùSM^ ì&riì^tìììa^ h^ùthe da dòimnaseo^^^ 

delle quali le scempie sono a (^ésto elfet- 
icp^ &€ine ' i t) * tu^to di * più ' odore i e migliori 
òÌM^'^fe ^ppte domaseaine } e dopo- q^arcm* 
wta |gi«>itai cariasi dell' acéto , è <|Msio Id 
*po^aia:^ooaserir0r5t ia vaso di Tètro turato 
iame^^e-toliuto ui lato fréddo, e ^^ìatìdo 
nau^^^viciBri^ gi^na^, di ciucila cerna qtiàle 
:si «ìu^iìo' i ipeaii fini , >déUà miglior ene ^ 
4t>^ì',fevsiimeita in quattro fiasehi d* aceto 
'Iniou^ bianco ; e vi si lasci starei aveèdogli 
«usatH tenendogli trenta^ di al Sole ; wi si 
400 werva^ i» vnsi di Tetro , o in mie' fiaschi 
«^«oe^ I^^ltieo ; E quando si- Tuol tare dfrp- 
MUintg da domimasco » mettasi^ due ptign! di 
Kgm^ sféccvoiate con ì{wel fioretto gmtkr per 
^aseè oli buon aceto » e lascisi state as^ 
tempo )kfc afille ^ Potiaoido anoora in teDf fias^ 
diivotro -due pugni di fi^i di salvia , wo- 
^Qitfttndo .'i .fiaschi ' al modo de^,: il rara 
i^iaeeu^ geaitlUsimO. Una ìneiMtta ^^ace^ 

t Sóderìm Cole, delh ì^4ti - ---ri^ * 



ZI0 

to roiftto fa condintOTito per iof ersare , pò- 
sia bollita aopra F acelo ordinario: e ag- 
giungeodo^i a bollire gengioi^o » Boce ino* 
scada » garofSani » cannella e sale a discre* 
zione t risciacquato il iraso con esso darà 
odore e sapor di forte a tutta la botte 
empiendola poi di buon aceto • Fassi anco- 
ra aceto ordioaiio e buono pigliando paoe 
arrostito intinto ndl* aceto forte f e poi 
asciutto e spolTeTÌizato^ ponendo dentro li 
Tino un pane per barile di vino che co- 
minci a informre., che lo farà inforzare 
affatto ed esser buon aMtd>^I rami di fi- 
co tagliati colla buccia , e latuficcio inpa- 
sudi minuti, cacciati nella botte deiraceto 
lo faranno forte tanto più ; i nodi dell' abete 
cotti a bollire nel vino » poi ptosta qaelh 
pentola con essi boUendo nel tìbo , uddo 
aceto eccdlente: scorze di mele appiaolee 
di pere cotelé e di pere moscaoelle sec- 
che o fresche 9 p dell'origano poste perno- 
Ioni in un sacchetto in buona quantiUi àat 
tro air aceto gli daranno il lor nuono odore 
naturale come al tìoo. E eoa come delle 
pere e delle n^ele drogai sorte strette al 
torchio se ne fa Tino , somigliantemente 
cpiesto Tino si può fare inforzare per dce' 
to t tenendo peno fin a mezzo il Taso do- 
Te egli dentro si pone, e poi oicciato^i s(h 
vra a discrezione pilatro Rreco spoWerizsato 
iÌE|tto bollire in un boccafe d'aceto bucmo» 
e mescolatolo con quello , e tanto si & co* 
fichi forti spremuti. 



L*agr^to YÙxA essét d^uve tutUr d'una 
Iktta 9 e si deono cogliere i grappoli avanti 
ohe abbiano punto del matura . A far agre* 
Sto ordinario si colgono i grappoli interi » 
e si premono bene nel tino prima co' pie- 
di, poi con un pestone di legno , e subito 
cavatone più netto che si può , avendolo 
latto passare per un panno lino posto sopra 
alla bigoncia , s* infiasca , mettendo per cia« 
ficfaeduu fiasco mezz' oncia di sale , e lascian* 
do per quindici di sturato il fiasco « tenen- 
dolo al dole , e dipoi si turi e si tenga in 
lato asciutto • e tanto si faccia a proporzio* 
ne , tenendolo nella botte • L* agresto fatto 
di moscadello è miglior deir altro ^ e odori- 
fero ; e delle Vili che fanno V uve di tre 
Tolte f è appresso a questo perfetto • Piglisi 
adunque aekV agresto , di Viti di tre Tohe 
massimamente , o altro di sugo assai , e acer^* 
ha bene , e non gbezza , dipoi si ptSsta mo}-* 
tO bene, e se ne cava il sugo in mortajo 
o in bigoncia, dipoi si lascia riposare in un 
vaso invetriato , dove si lasci stare per tre 
ài al Sole : accanto a questo fatto pacare 
per istamigna , gettisi via la bozeima , e 1 
chiaro che u*è uscito, si metta a cuocere 
in una gran |»^atta bene invetriata al 
fuoco , e si lasci cuocere finché sia scema» 
to per metà ; dipoi si muti in un* altra t>i- 

Eatta , e si metta di nuovo al fuoco cne 
Ha bene , e che torni pur per metà , e 
iéi*bisi in vaso dì vetro, mettendovi un 
^oco di sale a discrezione , e ^1 vaso si^ 



2ì% 

fiasco Mratò con iMmbagia niuscliìata ^ t 
sarà agresto delicatissimo per eli bisogni . 
pigliasi ancora T agresto quando e beh gros-; 
so, e in sul Toler maturare, dipoi si pesta 
in morta jo di pietra con pestello di Ic^o, 
e nel pestarlo mettavisi alquanto diesale; 

Sìa appresso mettasi al Sóle per due o tre 
i , dipoi si riponga in Tad inyetriati , chiosi 
che non t* entri V aria , e poncqido nel collo: 
del iiascO'in cima un dito d^olio buono, 
si consenrerà meelio. 

Ancora farai ben cuocere l'agresto 
tanto che scemi una debita porzione , e 
faccia un poco di corpo come una pasta; 
deesi prima salare , e accanto s* adoperi in 
pezzi come altrui vuole. Ancora T agresto 
che SI conserva secco si ùl co«i : toJgasi 
r uva agt'issima e acerbksima , pestala bene 
e spremila , e fa* bollire quella colatui^ 
tanto che s* assodi ; dipoi ponlo in sn gli 
asserelli a seecare al Sole , e riponlo a tutti 
gli usi in vaso di terra cotta invetriato. 
AJtri mettono a indurìre l'agresto sprema^ 
to al Sole caldo , poi ne fan confaccette i 
e serbanlo a quel modo in lato asciutto , e 
Tuno e r altro in pestandosi e spremendosi > 
à. dee insalare a discrezione . Mettendo a 
impassir l'agresto al Sole per quattro Q 
cinque di , e dipoi pestato si ponga nelle 
gabnie fitte nello strettojo , e quello cbe 
se ne spreme, si conserva , insalandoto Bfi 

50C0. Deesi avvertire , che scegli è&t^ 
i sortef d'uv^ che nonconswvino il tino 



ai3 

^la State, bisogna dare tre libbre di sale 
per barile , e se per contra bastano dite . 

Il sugo del mosto si fa con pigliare 
dLella miglior uva da mangiare che sia nel- 
la ; vigna 9 stagionata e ben matura ». dipoi 
colta si tiene al Sole per tre di ; accanto 
si sgrani e si passi per ntta stamigna f infra^* 
gnendo in essa colla mano aggravata igra* 
ni dell* uva , e lo scolo che n -esce , si con- 
dÌ8ce> con farina » garofani , cannella e zuc- 
chero e altre spezierie; posto a bollire si 
iw^hiumì , e cotto bene si ripone e si con- 
serva in vasi invetriati • In questo medesi- 
mo modo s* acconcia la mostarda ordinaria, 
e *1 visciolato , e si fa eccellente • E a fere 
il sugo semplicemente si passa pqr istamigna 
il grano deu* uva , e in quella colatura aven- 
do infuso un pugnello o più di farina a 
discrezione , si metta a boUire ar fuoco len- 
to 9 ponendovi dentro un pò* di zucchero ^ 
e si schiuma in bollendo con diligenza ^ e 
scemato il quinto , si pone a tiepidare e si 
mangia . Prendi once quattro di ottima iri* 
de o fihiaggiuolo, e un pugno di seme di 
finocchio , uno di farina , uno di pepe , e 
once due di mirra troglitide ^ e once una 
e mezzo di seselio, e once due d* appio, e 
pestando bene insieme si dee tutto mòor-- 

5 orare col vin bianco , quanto basti , facen* 
o bollire, e ridotto ogni cosa in pastèlli « 
leghisi iti paùno lino calandolo n^Ua botte 
di buon vmo bianco o nero , chiudendo 
bene la botte ; dipoi quattro di ^ aprila e 



ar4 

beine ogm mattina tin biccluete , e s^ 

salutifero, massimameate fatto in mosto , 

Eia assai deir ippocrasso ,^ che narde e ab- 
nicia il fegato , sebbene questo è al 91* 
sto pia soa^e» e £msì in questa manien; 
ponn a macerare in quel vino t di che tu 
Tuoi £Eu:*e r ij^pocrasso « il quale dee t&eré 
Tino maturo , dolce , rosso o bianco , e ia 
quella quantità che tu ne tuoi fare , t di- 
scretione succherò , cannella in canna ot 
po' acciaccata , g^roiSeini in ^l^ere poea 
quantità » o sodi acciaccati , chi k> tqcI )jà 
acuto ; e alquanto di musco 9 chi lo Imima» 
e laseiatoTdio stare per due o tre di » si 
strizza forte colle dita, con una pezsa lintf 
tuito quel Tino , con quella materia clte 
ha incorporato , dentro un altro Taso di 
Tetro ; lascisi un po' riposare e schiarire , % 
si bee • Alcuni cuocono per un poca nd 
vino bollito tutte queste cose^ dipoi passa* 
lo tutto per istamigna fitta , lascian fredda- 
re a berlo ; ma è migliore al gusto ^ello 
che non sa punto di ìx)tto , purché aa fat* 
to di perfetto ed eletto Tino. 

Bollendo il mosto sicché ne scemi la 
t<erza parte diTenta sapa , e Tolendola un 
poco duretta, e non Santo liquida^ met- 
terai neV mosto delP UTa spcciolata. ; e. 
Anpora pet fi^r^ la mostarda ivr t^ 
bollire; il , morto camolato sopra una t>al4^ 
dir ran^e , piena ^' uTr spiociokte ^JieifcBW- 
lu^ e buone» cicche tutta queSa 9|at«vii 
iOi^ la terz^ part^, e^L.pass^^^ 



2l5 

per" istamigna , e la riporrai in vasi di terra 
intetriati ; e secondo la quantità che se na 
vorrà adoperar^ , se ne cavi in un altro 
vaso 9 e a discrezione vi si stemperi dentro 
la senapa , prima disfatta in aceto con un 
poco di pepe; ancora mescolandovi dentro 
pere cotogne cotte nella sapa , e passate per 
istamigna t o veramente mele appiuole e 
m«ilagrane di merzo sapóre » migliorerà in 
tutto di condizione 9 e sarà più gustevole. 
Ma sopra tutto pigliando delle coccole 
di mortella mature in comoda quantità, e 
pestandole bene nel mortajo , e dipoi pas* 
sandole per istamigna « e ìnfbiidendo quello 
che se ne trae, nella mostarda / la farà 
ottima , e secondoch* dia si vorrà o piti 
liquida o più soda , si potrà , bollendo » far 

{»u o meno scemare , secondo che si vede 
arsi o rara o densa ; e sopra tutto si p« 
Slino uve di buona ragione per porvelt 
entrò spicciolate , e avvertiscasi tosto pre^ 
muto il mosto fresco, bollirlo per ciò; 

E qui non mi pare a sproposito il di- 
re , che r acqua della Vite che lagrima 
quando si pota » bevutrprima , assicura dat» 
r imbriacarsi ; come sette o otto mandorle, 
amare, mangiate prima» e ancora quattro 
o sei cime tenere di cavolo mangiate ih^ 
hànzi; é dopo ripara ali* imbriacMzza U 
mangiare ' schiacciate latte col mele; é^tbi^ 
1^ ^r aèelò fa ritornare in sana lÉfte^fe 
titì: imbriaco , e tkké aìtìri non sa^pAa Miti 
inno , 'àvet^né bevuto assiu; o^drà^ìivtttr 



Si6 

mangiato il suéchìo del ra£Eino o dell* iride. 
Ancora non gli nocerà la forza del yìqO a 
chi ara mangiato prima del polmone di 
capra arrostito : e 1 cavolo crudo intinto 
nel mde» fa che chi abbia bevuto dd mù 
aasaif ritomi a se : e ancora una graaqaaB- 
tità d* acqua . bevuta prima « riparerà :ehe 
altri beendo assai lono non s'imbriachi; 
e di tnù avendo bevuto prima un bicdiier 
ffrànde d^oKò, scorrerà tutto 1 vino cksi 
Bea per le vie dell' orina * 

Le sorti dell* uva giu^amente si £- 
stinguono in due maniere, e la prima di 
queste è audla che . ordinariamente si cù- 
numa per cibo ; le quali per se sole è 
opinione « che sd>bene possan fare buon 
vino 9 siccome elle son buon uve e pro- 
dbtte da vitigno di buona ragione , tuttavia 
ne fanno poco; ma in effetto quello ch'elle 
fanno , è buonissimo ^ sebbene sieno in paesi 
e luoghi cattivi. Cosi ho sperimentato io 9 
e massimamente deir uve san colombaDé , 
le quali fanno un viuo simigliantissimo del- 
l' acqua, come quello che viene delle vigne 
del Reno a Fiandra, per ingannare, aoac- 

3uando con esso Tal tre vino chi si glp^ 
'esser bramoso del bere, e va alla bauda; 
ma per la quantità non son degne d'essa 
poste in comparazione di quelle (Aie sono 
appropriate dalla natura a far il vino , ì^ 

2ualì per lo più non sono cosi piacevcJi e 
elicate a mangiare , come quelle ; sebbene 
anche fra quelle ne simo delk bucme/^ 



' 217 

rstevolfi e saporite , come la eanajuola » 
morgìano ,' il raf£ajone e '1 bergo , Tuva 
che si chiama corsa , rotonde quando son 
mature; e *1 trebbiano d*ogni sorte, e mas- 
simamente il Perugino , che ha proprietà di 
bastare, sebbene è acquoso assai: e tutte 
queste son le principali per fare assai vi^o 
e buono, e massimamente le canajuolf^ e 
le schiave , le quali son quelle che gli an- 
tichi tanto celebravano per vino da durare , 
dette da loro amerie e falerne ; queste di 
vero riescono e buone a mangiare e ab- 
bondanti per far vino , ma per questo solo 
copionssime sono il trebbiano d' ogni sorte , 
il rafifone , il morgiano , la barbarossa , la 
rinaldessa , il sangiogheto aspro a mangiare, 
ma sugoso e pienissimo di vino; el Rimi- 
nese , quando è ne* luoghi , che egli ama e 
desidera, come è in ispiagge, colli e piani 
non troppa grassi , é sopra tutto 'alla vista 
delk marina , come il raizese e la bracciuo* 
la : il greco ancora è molto profittevole qcI 
render vino, o sia egli nel suo natio pae- 
se , o»e , come ho detto , si trova da una 
Vite sola sopra albero essere uscito bene 
otto o dieci Darili di vino , come a Tenra 
di Lavora e attorno a Napoli, e traspor- 
tata altrove ancora rattìade la na|fa virtù 
della si3ir^ gran ^ fecondità f ma amft asfsai 
r andare in alto, come anche il tli^iant>^ 
e Tistessa per^olese di^Tiv^H. E di t^of 
tutte le* sorti di Viti par lor naittr» deside*-^ 
iano'4*4inditjr m k^, % d* abbifaccìaM is$m 



ii8 

paese , come a ^ede al Portico di Romagna 
una Vite in pergola essersi distesa più di 
mille braccia, e caricarsi per tolto a^UTai 
e in Palermo una che ha il pedale aUt 

S rossezza d* un uomo , alta da terra otto a 
ieci braccia sopra un cortile dintoraato da. 
logge de* frati cordiglieri , più di <nnquanta 
braccia in quadro per osni lato , e poche 
se ne troTano che desiderino di andar liasr 
se , o star terra terra , come }e Viti che 
fanno Y UTa nera passera di Coranto , e le 

EASserine bianche , e queste e quelle soa 
uone a seccare in grappoli interi, e spio- 
ciolate, e tanto fanno le Viti che fan la 
malvagia , delli quali vini un bocca] solo 
condisce una botte di sei baiìli di vin bian* 
co di que* paesi , e lo fa esser tutto nuBd* 
vagia , a tal che sola e pura è uva phe 
fa un vino potentissimo , e questa Vite ne 
fa poco nel suo paese di Candia e Cipri , e 
meno assai produce trasportata negli altrui i 
e si diletta a andar terragnola. Sono^ddle 
moscadelle nere e bianche , quelle, ne Xan^ 
no pochissime, e queste assai; quelWsono 
tutte d*una sorte di grosso granello tondo ^ 
e fra essi de* piccioli minutissimi , queste di 
granello un po' ritondo e schiacciatov e di 
grappolo di acini ben fatti e serrati insìo* 
me . Sono delle Napoletane dette moscadefle 
grosse di Nap^t d uva buona a mangiare^ 
ma di poco vino . Ne sono ancona étìi» 
maremmane - giallose e grosse , idi^ ternuù 
assai vino, esdo^i molto Imone a 



2tQ 

e odorifere. Il vino delle nere riesce colo? 
rito e odorato assai , e la stia uva è molto 
delicata , ma iioa troppo da serbare . 

Il mammolo i mion TÌiigno per vino , 
cod il rosso come il »ero , e non è spiace» 
vole ben matmx> a mangiare , siccome Toiw 
tese e la rinaldesca, e cenaste bovl ottime 
per far vino, e abbondaiiti » siccome il mar-^ 
zimino e l*uva mostaja , cke ne fa assaissi^ 
mo , e la zuceaja ^ e a mangiare non è pun- 
to afl^adevole « ma aspra e piena d'acquo- 
^tà msoave • Dell* uve di Gerusalemme se 
ne vede poche , e non altrove che in ripo* 
stissilài giardini , e perchè i grappoli si al-* 
luDgano verso terra talora un braccio e 
mezEO , si addomandano per altro nome 
maraviglia , facendo i racimoli tanto granr 
di ^ quanto sono i grappoli d'altri vitigni ; 
va in alto volentieri , rende poco vino , è 
buona a mangiare ^ e a questo la san co^ 
lombana tiene il primo gcado y la quale 
annestata in* sulla Vite mosca^lla diventa 
air odore più preziosa e delicata , e dì se 
stessa migliore , ia , come s'è detto, un vrao 
che par acqua , ma di gran possa e fumo: 
l>uona è ancora la nera di questa sorte, 
ma non quanto la bianca . Appresso questa 
la galletta bianca , addomandata dagU anti- 
chi t^colare^ per la sottil Sua buccia» 
ddksata carne e gentilissimo sapore . La 
filetta nera non arriva a onesta bontà « 
L'uvn paradisa è ottima^ $e1bbene ha la 
.^cosza grossa » piando tta h^u fatta gialla 



220 

e matura, e baala non meno , cbe la per* 
golese o duracine , la quale e a Tivoli et in 
altri luoghi posta , amandogli dia buoni « 
ma non troppo grassi , si mantiene intomo 
aOe case in snir istessa Vite » e a pergole 
Ìm9se^ come a Tivoli dopo rAutonno al 
principio deiriuTemo, e quasi come nd 
9U0 proprio natfo paese , fino a Natale. An- 
cora di ([uesta n* e della nera , ma la bian- 
ca supera questa d^ogni bontà , ama d'an- 
dare m alto, e in pei|;o]e e in bronconi. 
Altre ce ne ha , che , perchè grosse sono , 
grosse si addomandano, s* adoperano a sfen- 
dere , e sfesse a seccare , e queste sono an- 
cora di tre volte e di cinque , e Tuva an- 
gela e zibibo bianco e nero • Ma fra quelle 
che si desiderano conservar fresche, sono 
le corbine e le ansorie, e a queste non 
cede la barbarossa , della quale ne abbon- 
da- la Lunigpana , e oltreché per esser seda 
di granelli e radi , fa buon vino , r^ge al 
dente, ed è ottima al gusto, ma genera 
sempre pochi grappoli e déboli capi ; in 
monte fa oltra, modo bene, e nelF asprezza 
d*es$o è saporitissima; conservasi tutto Tan- 
no , colla solita cura di appiccarla capo^nè , 
in stanza chiusa che sia asciutta • 

In Lombaixlia è lodata assai V uva 0rop- 
pella, che è simile, o quasi quella che si 
addomanda gallazzone. Sono in pr^o.per 
far vino le voltoline , le schiave nere grosse 
di grano , e queste spiccandole dalle Vili 
a Luna vecchia nel Mezzodì , non molto^ 



\ 



/ 



appiccate al palco capovolte , basta* 
li : Cosi fa il varano ; T orzese e 1 



miature 

no assai 

sangiogheto son vitigni lodati per far del 

*vino assai ; siccome le Viti ti*ebbiane che 

fanno grappoli grandi, e le corse bianche. 

I trebbiani sonò fertilis^mi o ai terra ò in 

Sergola y ne mai fallano , e se ne trovano 
elle nere ; ma le migliori sono le bianche, 
siccome le lugliole che sono atte al cibo , 
e primaticce , alle quali secónde vengono' 
le lugliole agostine, che son dette pisane 
di grosso grànello , alle quali è simile X uva 
Francese ; le veruuòce , siccome le malvagie 
ne fanno poca , 'ma è il vin loro di polso 
buono^ siccome i buriaui, e quelle biabche 
del contomo di Portercole, ove nasce un 
generosissimo vino , di fòrza uguale al gre^ 
co , ma di più gustevole ^ soave sapore '^ 
U bergo che & la verdqà ', è vitigno ap 
prezzatissimo , come le pizzellute di Roma , 
e a Napoli Tuva gloria o mela, perchè è 
schiacciata come le mele. Ma tutti i vitigni 
di qualsisia sorte d* uve s' alterano secondo 
la qualità del paese , del sito e terreno ; 
imperciò è bene conóscere la natura loro, 
e secondo quella andargli componenda e 
corregi^endo insieme • La verduschia , il 
mammolo nero e bianco fanno i grappoli 
piccoli , e di granelli ben fitti insieme ; ama* 
no i luoghi secchi , fuggono T umido e 1 
jnano • 11 cesenese è vitigno , che fa gran 
copia d*uve * e di vino , r^hiede terreni 
caMi' e; asciutti^ e non ^liardì né grassi •> 



9ZZ 

L^uva grossa bUaoa , sebbene se ne può far 
vino« il quale non dura però anche molto « 
san uve facili a marQÌre> e san più ac- 
comodate a seccarsi fesse « che a far aWro. 
U ciri^uolo dolce è un vitigno che ha i 
grappo» luoghi e radi, il grauello grosso» 
e più peloso che altra s6rte d' ave che 
«eno , il saper suo è dolce e odorifero 9 e 
cosi rende il vino , fa bene in • paese « ser- 
re calde. L'uve 9 che chiaman d*oro, se 
ne trovano assai nel Bolognese » sòmigUano 
Beir ingiallare le san colombane mature 
smaccate , son buone in cibo e fanno gu- 
stevcde vino • L' uve grosse rosse fauno i 
ceppi delle Viti alte , e quelle che son ben 
nere e grosse, come lugiiole, e n'è d'una 
sorte che maturano ancor di Luglio, /che 
le domandano premice , le vespe le man* 
giano volentieri , e per questo stanno bene 
ove riseggano le pecchie , come le mosca- 
delie f le quali sono ottime a seccarsi al 
Sole e nel forno , e fanno ordinariam^itè 
ìli <^i paese , sito e terreno , come il treliK 
biano e la brumeste » cioè pergolese neia 
o 4iorbina che non rifiuta alcun terreno. 
La cervdliera ò Un vitigno d'uva nera^ 

E^ssa » rotonda e di gran grappoli » va ve- 
tierì sopra gli arbori , come tutte Y ove 
luanche. 

Il vinoso ne' racimoli somiglia il cirie- 
ginolo alla Innghesta e grossena , alcuni Io 
chiamano orsese , sta bene ^mescolato col 
cetenese, fa buondato vino » ^ non fallisce 



aia 

mai» carne U sangiogliEeto. Il vitigno del 
via. saiimartlno di Spagna , e delle malvagie 
fanno i grappoli serrati » e TuTa rotonda » 
TOgll^no terreni grassi e asciutti , e co^ 
tutte le sorte vitigni, che fanno il grappo- 
lo serrato e minuto, rendono miglior vi-^ 
no cbe le contrarie a queste , siccome mi- 
^Hor vino esce del cattivo vitigno posto in 
Buon terreno, che di buon vitigno posto 
in cattivo ; ma sempre è da ingegnarsi in 
tutti i paesi di piantar buoni vitigni • £ una 
sorte d^ uva chiamata irene molto umida , 
e comechè le Viti in terreno umido e gras^ 
so sieno sempre le Imu abbondanti d' uve , 
tuttavia fanno meglio in pergole. L^ uve 
castigliane in (spagna sono celebraiisame , 
e cosi in Portogallo le che fanno il vino 
di riva d^ avia . U uva palombina è negra 
e bianca , e anche in molte parti è cnia-* 
mata Y ìheto negro ; ama il terreno , come 
s* è detto amare il ciri^uolo dolce , falle 
gran nocumento il Sole , e meglio matura- 
no le coperte di pampani, e m luogo al- 
quanto ombroso . L' aere sopra V acqua sa- 
lita ba proprietà di dar sapore a* frut tie 
ali* uve che gli sono d'attorno ; onde è che 
ì vini ehe s<mo raccolti alla vista del i^re , 
sono di più forza e di saporitissimo sapow. 
Il raffone e '1 moi^iano se ne caricano tan^^ 
to più piantati in lati grassi e di piano; e 
di luogo asciutto e di monte non se n^ ca* 
ideano tanto, ma fanno il vino più buono, 
n^ j^oé ftinjàjSL durare* L'uve passerine nere 



xi4^ 

di Goraiito amano tèrrèm ^sciatti e areno-^ 
si ^ siccome elle desiderando di $t^ Jterrai- 
§nole» basse e senza* palotim qud paese di 
Cipri e Caodia t ove 'el|e al^ndaao ; e q|in 
£anno bene in pergole è bronconi : seocansi 
al ^le agevolmente , e seccate pigU4ado 
con mano ixn grappolo iniero » e ^irisctan- 
dolo coir altro , SI spicciolano a gr/aneUo a 

Sranello • Ecco V abrostino , o colore pi^ 
otto dalla natura per supplemento di tjat* 



gli uomini^ e qualche yoka per coprire. le 
maMe de* villani e deMoro padroni. E di 
yerò si può dire » che . questo viziato sia 
una tutela e conserva a tutti i vìni^ pe^^ 
che non si guasta mai , ed è sen^re ia 
ajubo a acquistar colore, e tirarlo di fona 
e .di bontà .'Ma fu procreato e dato dalla 
natura a' vini come il medico, o.per ^ 
m^Uo la yirtà de' semplici agli uomini che 
aon cascati in alcuna indisposizione , .o che 
tuttoché sien sani , hanno jdi (purgarsi bi- 
scolio. Serve a' vini debili, vale assai. per 
gU acquati e raspati ; anzi il raspato fatto 
di ^ui^ vitigno solo è eccellentissimo . St 
zie trova del bianco ancora , il quale ùi il 
medesimo effetto al vin bianco, che fa il 
n^ro al nero. E la, véra si è, che chi non 
n^.h^ per le sue possessioni , ne pìanli in 
qgni modo as^i, non ^ essendo il più. utile 
e 1. più proficuo vitigno dopo questo » e b 
VieSQoli sul tino^ pigi^indo insieme il tutto. 
r^Q^ mi piace il serbargli per dar onlcffe 



a2S 
a^ vini ]^cr fargli coperti , percliè il vino 
coperto e carico di colore è grave , grosso 
grasso, talché meglio è darlo spicciolato 
alle botti e in buona quantità, perchè 
bollendo te lo farà scarico di colore , schia- 
rirallo, e lo farà conservare e stare in 
cervello. Si dee ancora sapere che i raspi 
triti, posti a bollire nell'acqua o nel vino 
per porre in sul raspato , sono di più sa- 
pore , e danno più raspo al vino , che non 
gli altri raspi . Sonone di tre sorti : dolci , 
agri , e di mezzo sapore , ma quegli agri e 
aspri sono i men buoni . I dolci sono più 
degli altri amabili ed aggradevoli , e questi 
8* addicono più a migliorare , dar sapore , 
ed avvivare e far risentire tutte le sorti 
de' vini , e dandone un boccale per barile 
gli acquisterà bastante colore , e qualche 

Eoco di grazia e sapore . Sono alcuni che 
mno notabil differenza dagli abrostini a ra- 
•verusti, ponendo quelli fra le domestiche 
\tve, e massimamente i dolci, che son rari 

5er lo più di granelli , e questi agri e aspri 
i più minuto acino e più serrato ; come* 
che sia , tutto si dee lasciare maturar bene ^ 
« poi colto e tenuto un poco al Sole ado- 
perarlo; e volendone piantare e farne en- 
^^«ca , conviene appostare terreno arenoso 
e fresco , e mandarlo su gli arbori o broi^- 
coni tenendogli sempre alti , ,e ne' piani 
rende sempre gran copia di frutto , pian* 
iandogli rasente le vigne pel primo filare, 
benché s' attacca e vien bene in ogox sorte 
iSoderirU Colù. delle Vici i5 



di tffPtma. fca yite kilipasea: o ki«ifrtM8irtf 
cioè la YUe silVatioa « la quale naice da^p^ 
se B€* pia folti boschi « n^s^mamanCe -di^Ob 
aaremin^ < e oua sorla di TUigiio cbf- noft 
conduce Ture » matmilà, mot fiic^[&do^/i| 
grtjrooletlo formato la coiaduce yfioin^t* 
qoah sono odoriferi , e quando piò me^ìéiff 
no odore 9 &i deono co^Uere e secq^^at*» 
Fotobra 9 poi fti conserr^ao in va^ per '^iiM 
re odore al vino ; ma meglio sarà fare f/^ 
lare a bagnomeariei delti fiori ^ l^i^m* 
brusche , e di mieU* acqua ne darai uiMl 
gnastadetta per botte V anno di Verno» ,0* 

quando vuoi manometterla 9 , |>oco iflwaapsir 
ai qualche di, che farà al yino '^come^ ik 
liscio alle donne , e miglio odore glì^ data v 
c^ non le mele appiè , il musco U ^Inagr 
giuolo^ * Di questa lambrusca n* è tua^' sùtrm 
itma , che è propriamente la Vite saWatie^ 
€^ conduce r uva sempre agresiìna, ipai-^ 
ilula e rossiccia , la queJe amano a^si^. glif 
i:féce)li nella raguaja , e il fiore di ^ueat^ 
secco ;è jbttono a* medesimi effetti : ae A^ 
trotina deUa bianca e della nera y ed è : {(inu-r 
t% migUore assai la lambrusca bianca- dcfiUftt 
i|^a^ a turiti gU u» .J^ detta labrusca , per^ 
c^^ p^iBoemìo , appella locchi , ed esc^ o^kk 
6owt»e 4abbja* della terra : n' è comòs^i ti^^Me 
la'^irja « ma 4>uii|«e son quelle doe nlisoo?! 
no :neir isola di Cipri »fFafisepe uii vina ^b^ 
8<cplaiido. due libbre di questi £ori iti^/|i||iy 

txmxo €^ barile di tno^ ; che^ per -f^^^^ 
ijiuyi^iu^ freddò. ìkìke&ii^usismssmio ^-eci^ 



■^ 



wMtìty^^^^iÒ to tifeik*'^ Èi Af&K^ taf* 
fl^àkc^àkUni'iMi^sai^i iper la Vite j^^Vòy 
é>'per c^atràrió) e fer frutte dellVu^ e 
di^r^itrò detto nibolimisi • lo ho ]|^vàtO'W 
Mrti terreni^tolvatichi ^ àspri^ taagi4 ^ ^a§^ 
dbsi'e oaitm a piantar di queste salVaUétìil 
Viti 4 è dipoi al terzo anno, cbe han pt^ 
fio jpiéde , annestatele ' del vizzalo eht ho vo^ 
hktò 4 (i Vhan fcCtto s(^a buonissima Hii- 
eeìtà i ^ : 

'^' ^ R^tà a dire incile maniera ù possano 
Matitenei'e e' conservare Y uve e staccate 
dalla Vite e in sulla Vite lungo tempo ^' 
BOU' prestando molta fede , ne più' che 
tanto ' approvando ciò che si trova scritto di 
Galieno Imperadore . Quale affermano » per 
aHro iàssat veraci autori^ che egli déssfe in^ 
Wa banéheito uve , che erano bastate 'fré*i 
sehe' 'tre anni, superflua ostentazione djh 
cosa che non era punto necessaria; feidhk^ 
le -medésime, che sono durate ùtì ànnò^V 
sono'fc istesse, e ancora forse |»ù 'belle dt^ 
éfùeìle m tre anni ^ le quali crederò òj^é^ 
volmente, che tanto tempo esse sì manlJè-i^ 
ttesdero ^Ive in una brocca impeéi^tlì é^ 
cacciata nel fondo del pozzo , più' (àxé^ irt^ 
^tra maniera • Ma F uva veramente ^^oii*^ 
afet*verà in sulla Vite assai; se to abbi^^pian^ 
ta^ ié Yìà ne^ cortiK deikt casa ras^e éU#^ 
logge^ \o' &iestre , accomodate si , dbe Ì- tt*aW 
eì ><;o* ^rafmcdi' le producano sotlO la loggia ^^ 
c^ohè'-si tiri il sermeiiElo die n' è càrioo V' 
dèoftro alla «tanaa per hk fioeslra t oo(À-%'é* 



2*8 - : 

sterà appiccate t frcscn aHa ^te tm graft 
pestò ; e se vespe o altri^ animali coioto^rre? 
ranno a gaastarla, turìnsi diligenlen^ente 
attorno iti cartocci di cartapecora o di' pafi« 
no Kno incerato • Ancora tirato d* «ma Yit^ 
della vigna il sermento pieno d^nve , e sp^m* 
panatolo di ttitti t pampanì , sicché vi àexko 
su soli i grappoli dell* uva , e facendo una 
fòssa a proporzione della lunghezea del ser* 
mento, e accomodandovelo dentro ìtk mo* 
do che i grappoli non tocchino uè di qua 
né di là 9 e si stiano sospesi al memo deUa 
fossa , avendo ferma' la vetta del .«ermeoto 
alla testa della fossa, e dipoi coprendo «so- 
pra con legni fitti a* traverso, che si toc- 
chino r un r altro , e gittandovi della terra 
9opra acconciandola a comignolo » sicché 
Tacfqna spiova , vi si conserverà ^oasi sin 
air altra di queir esser eh' eli* era 9 quaado 
elb vi si messe: e volendo star più ia:sul 
sicuro , facendo fare una cassetta di casta- 
gno o di arcipresso o d'olmo, s*acconaiodi 
nella fossa col tralcio carico dell* uva den- 
tro, e poi sì ricuopra, come é detto ^t e 
basterà m^lio e assai più . -E oaccadwio 
grappolo per grappolo ciascheduno in ma 
boccale inipeciato e rivolto sc^tosopra, 9 si 
Sri mantien dentro • Una Vite bassa ijG|t€xa 
tio' suoi pampani , eh' abbia molti grapppH 
d'ùVa , con tavcde eonnnesse benQÌn$iem.e, 
e cbé entrino attorno attorno in terj:^» 
avendola fatta quadra^ da: tutte .quatta Je 
bande 9 e gettandovi sopra della terra assai. 



229 

si manterrà fin al muoyer della Vite tutta* 
Tìa fresca , cóme qoaodo sotto la i^i si ^il- 
5eV Ma a far cosi questo, come Tistltro 
detto di sopra , conviene eleggere titigm 
che iSaceiano uye da durare, come pergo- 
lese , sancolombana , trebbiano , paradisa » e 
tutte altre - dure e sode da bastare . E a far 
éresG^e in un fiasco spogliato della veste 
tin grappolo d* uva matura , piglierai il 
fiasco o guastada » e vi metterai il frappa- 
lo nel tempo che 1^ Viti sono in non , e 
fa' che detto vaso sia colla bocca volta ver- 
fio la terra , e legalo alla Vite di sorte che 
zton possa cadere , ovvero accomandalo a 
un palo si, che venendo vento non lo 
possa scuotere e < fracassare ; cosi lasciato 
stare sbanderà ingrossando dentro, e vo- 
lendo conservarlo per un pezzo , tui^a il 
Taso *eon pece senza guastare il picciuolo ^ 
é basterà assai , e massimamente il zibibo 
doda e la paradisa . Ma a voler ben copiir 
écrvar Tuve colte, bisogna con grande av- 
^rtenza da' venti d' Agosto a' dieci di Set- 
tembre ne' luoghi temperati e caldi , ne' fred- 
di /tiù poco più tardi a I^una scema spiq- 
carie daUe Viti , e corle asciutte e di n^ez^io 
di , e lasciate stare al Sole per tre di , di- 
fendendole dal sereno ddla notte « ripo];)e 
sulla paglia a ^i^cere , sicché l'ufi .^grajp- 
polo non tocchi l'altro in una stapza.in 
palec^ secca e asciutta , chiusa sicphènQu 
T* entri punto d'aria,, e coperta hei\e 4i 
pampani , cjbte si seochina loro acM^^^^'^ 3i 



\ 



.fuò^ ancora farvi m^a» l^^.c^U 9ff9i^ 
::pi^ ^. assettarle sogru Tssi , goi/q^ s'^4s^^<i 
e dipoi Xwr un giaa. fw^P l?he .le,.f,i^ifq^ 
ÌMtne (ti sopra*, e non.^'apiu mal que^ 
f truffa 9 «e nofi quajndo 4^ . le . TUoU e joÌ^u 

le tenere caTate , Mrclie 4 <^^i^?f4w9^ 

Si conserverdmouo aApCNca la , ufx g^ 

ti)i$simo fiena • ricoperte da,, essa sìc^if ^^^ 

pra, ma sia il fieno ben. trito e sppss5)t .d^jl^ 

pobrere ; hisogna corle $a.ne , . non p^Ji^ 

- macalate o malmenate » M}^Q^ filpr d^l do^ 

Tere matui^, ne agrestini^», e se .qpialcb^ 

volta ve n* è qualche granp-p nj^f^ppplo cli^ 

sia ^asto o ma ga gna to ^ ^p^isi oail* ajltra 

incorrotta e sana; sieno colt0 av^ti la picg^ 

già., ovvero dopo che ella sia seguita a| 

qualche dì , e ficchisi in . di chiarp e ^e-^ 

reno , e in tal otta« che sia fiaita la ffftaz- 

9a o rugiada; e se si dia d'otto di inns^ia 

una storta al ^appolo déiV uva che s^ ha s^ 

serbare, nel picciuolo, s! appassirà al Sól^^ 

e scemerà, Tumore che la,£^..qonromppre^ 

Tacilo non sia ne molto igrg^Q ne mol^ 

minuto ^ e di vigna di terrcbo asciutto ^e4 

^rnsi, hexj^ asciutta , di scorza dura, e *1 gi^j^. 

polo luf^ e raro. Ancora di terreni ^»^en 

nosi ^più alta a basare, che de*contrarj, 

a<fue^ti« cosi colCa, come s*è detto, s'at-^^ 

taeci^uo al palco a <;oppia a coppia , co^ pie ,« 

cioè legando i grappoli per la pu^ta , e^ 

i^U/(in$i appiccare in , guisa « che Tun grap. 

po^ p^nda ;e^1o ingiù più dell' altro , ai 

nu^d^cJs^ r uno non,. tocchi T altro ^ eia 



«la àWa^^fe di fritte insieiiie, perette 
^àgtìVóìmèiife te ^fkrtbbona guatane . Appiè- 
tótélisofpti ì ^t^riat Vpiem di grana dttre^ 
^)^rÌ «^e sbttérrate c<m destrezEa ae* ménti 
^'tftìsoi ùBi^fiiò lì pane del forno qt&cido 
irttépidlsce , vi sì pónga della paglia, e sopra 
lattei e'ia^iavele stare per un' óra , più i> 
ictóàtf;' tàtitb che à** appassiscano , o verm- 
ifietilfe ponvcle sopra asse o graticcio di gì- 
ììeitra Verde : da*^loro poi un tuffo nel mo- 
sto, e ponle al Sole tanto che ss* asciughino, 
appiccale dipoi in luogo asciutto . Ancora 
|>u6i mettere V uve alquanto incotte al Sóle 
nel mosto bollente , e come abbiano avuto 
tifi altro tuffo, al Sole riponle al solito , e 
Satanno perfette-. L*uve state ie^e ad Sóle 
ci ùOn$ei*vano nella sabbia , ponendevele l 
tktì sia stata rasciutta e ben fatta secca al 
Sole. Stese sopra una' gran quantità di pam* 
pani già secchi al Sole, e coperte x;on altret- 
tanti pampani si conservano bene ; e iielle 
J^entole di i^pa, di mosto e di mele faranno il 
medesimo. Subito colte l'uve che tu vuoi 
6ei*bàre , da' loro , dove V hai staccate ndla 
fà^iatiira uno frazzo di pece strutta , a 
tìosì ponle nella stanza topta e sotto » coper*-*- 
té i:^lla paglia , e si conserverà t> nò liitigo^ 
teoÉrpo. In qualunqtie Vaso ancpiW 6hé ttt* 
fc caccerai , che de litro non- vi si tocchin 
Tun r altro i grappoli , serratolo btì>e iit 
Bocca, e con pece che non vi possa pede»- 
1^41^ l'acqua , poste in fondo dd pozzo; vi 



232 

basteranno per un pezza ]Hà fioescfae « bdk^ 
intere e.sane » che ia altra parte ; uà q^uan* 
do elle se ne cayano, è dì i^iestiere diairì- 
buirle in quel dì ^ perchè subito ,yisto Y aere 
elle si guastano • Alcuni bollono le cenei^i 
de* fichi salvatichi , o delle stesse yiti jiet 
r acqua ^ nella quale attuffano i ^rappoA^ 
e raffreddati gli mettono tra 1 fieno tritai 
o segatura d* abeto o farina di miglio • Ai- 
cuni acanti a questo le cacciano nelF acqua 
marina bollente • Ancora attaccati i grappoU 
con file 9 attaccati a canne posti sopra ì tim . 
del mqsto, sicché non lo tocchino, impregnali 
di quel fumo, messi pm colle medesime can- 
ne in luogo asciutto, dureranno lungamente. 
Ancora intridendo una poltiglia col loto della 
fornace ben pesto e sbattuto, dandovi co' 
grappoli un tuffo dentro , e poi appicean- 
dola in luogo asciutto vi si conserverà V uva 
lungo tempo, e volendo mangiarli si lavino 
coir acqua fresca tuffandoli tanto eh* egli si 
nettino • E se con sugo di porcellana gli 
spruzzerai intprno ,. sicch' ogni granello ne 
senta uno sprazzo , appiccandole poi iu lato 
asciutto si manterranno lungo tepipo ; ma 
dandone un tuffo neir acqua calda , che vi 
sia mescolato dentro delF allume , acquisterà 
virtù di mantenersi assai . Si conservano^ 
r uve ancora ponendole sicché non si toc^ 
chino in vasi o pignatte di terra cotta ben 
turate di sopra con pece o stucco fatto di 
calcina viva» o chiara d*uova ,4ui grappo- 
lo per pentola o ya^o » e durano lung^ 



2^5 

• mente ; e volendo- meg1k> asslcttrarfe/ ti si 
citxxmditìfo di tinacciaoli , e co' medesiim 
vinacciuoli si acconcino in altri vasi gran^ 
di a suolo a suolo . Ancona quando la Luna 
sta sotterra $ taglisi il sermento pien d' uva 
eia' serbare, e si attacchi steso in luogo 
ascintto senta scuoterio , purché fra essi si 
vadano sempre levando le corrotte e guaste, 
senz' altra manifatttira si mantenranno a 
dilungo . Alcuni la rinvoltano nella cenere 
delle Viti. Alcuni le serbano nelle botti 
cerchiate e di buon seto attaccate a coppia 
a coppia, sicché non si tocchino insieme, e 
accomodate eh' elle sieno , tirisi i fondi di- 
nanzi , chiuggasi bene la botte , conducasi 
in luogo asciutto , e si caveranno fuori do^ 
pò lungo tempo le medesime. Altrettanto 
avverrà acconciandole al coperchio d^una 
cassa , e poi mandato giù , serrandola bene 
per tutto , e calafatandola colla pece ; e un 
anno intero basteranno , se avanti eh' elle* 
s^ attacchino in lato asciutto, saranno state 
per un poco affogate in acqua disfatta col- 
r allume di rocca fredda . 

E per conservare Tuva secca buòna , 
che gli antichi passa chiamavano , conviene 
pigliare i grappoli dell* uva gròssa bianca , 
che sia di dolce sapore , e con acini radi , 
a Luna scema e tempo asciutto , scossa e 
consumata la rugiada , e pianamente si dit 
stendano su le tavole , che i grappoli non 
si noino Tun T altro; dipoi abbiasi un pa*' 
judo a fuoco pen di ranno fatto di cen^- 



tZ4 

re di i crmeni i » lé^ oone aia ^ ft4iiit>(J9fà^ 

lore TF » affondalo 4^ tre tre i^^iqonti^ 

^ppdiJegau tnekmiè^e ^^m kstóhni^Btfl^ 

ttnoochetto tinche Vwr^ perda di cblon^i 

jiè di nuovo vi «i Timetiatio ^^vél»m i 

cuocaoo aiCaito , seado di lmogtt# d^wuf 

laoderala discrcnooe ^ co^ cavate^ Vassatii^ 

no su* graticci, sicché die flOdi ^hi^éaiy 

Tuna Talira, e dopo itt ore ^ kdiN>lUiKr 

in modd, die i grappoli 4ion d^ttaottf^ 

tatto al lato medesimo, che V tun^^a soidW 

ao e non le conwnp, di£md«i|dole ' ia nm^ 

te dal Sereno e dalla pioggia ; com« poi ^ 

'Vì^oiìo secche quasi affatto, si ^pipongaiìidi 

in vasi inretrialissimi inrandoM e ìvigessiBnido^ 

loro la bocca. Sono alcuni, che le mettono 

iniiOonserva fra le foglie di Vite, ^ di fico 

o di platano a suolo a snoio né* irast . E 

cosa oota , che un poco d' olio all' uvesec^ 

che aggiugne grazia , sapore e t^oloré. AUr^ 

( « questo è meglio di tutto ) T uva grosse^ 

afendono con cokeQoV ^ ne caTano ì £òr 

cini,e in sudasse di l^gno distesele le see^ 

cano al Sole , e secche bene le compongo* 

ncr, intrise tutte di mele un poco caMo ia 

Taso di Tetro o di terra cotta invetriata, e 

altri con zucchero e anici ve le assettano ; 

e questo mede^mo facendosi a tutte le sor* 

te d*uve secche , le renderà al gusto più 

piacevoli, e al corpo più sane. Ma TuTe 

secche ordinarie sono molti , che prima che 

le pongano fresche al Sole , dan loro un 

tufto neir aòqua calda ^ e dipoi ve le met' 



^85 
toaori^È&fCstte ^ e andmdo : tempi contiarj> 
la cacciai^o sopra i, graticci xiel forno, mei* 
Kanigntfinte a cpiesto. dTfietla scaldato. A yoìes 
fare l*uva eeoca Imoiia, darai una storta 
ìA gràffio della miglior uya ohe*sia ne&a 
TÌ^à?^ Ad picciuolo d^ esso 9 e seccato sulla 
Vite y lo , metterai alF ombra appiccato o 
9t^$o ft^* pampam sécchi » o si metta in un 
ya$o. fohfi 3tia in lato ftsciutto . Àncora si 
spi^iolaiio « si mettono insieme fra* pam^ 
pani legali con iscorza di rogo , gettandovi 
por entro quando si fasciano un poco di 
slrutto mele. Trasceglievano gli antichi Tuve 
per conservarle, o sospese, o nelle piscine 
riposte, o nell'anfore o ne* vasi pieni óxi 
vinaccia • E siccome le genti barbare , e^ 
sopra tutto fili Sciti , per fortificare le mem^". 
bra a' lor figliuoli , tostochè erano uscitr 
del ventre delle lor madri gli attuffavaao tre* 
o quattro volte alla fila ne' fiumi grandi 
dieU' acoue fredde ^ somigliantemente licui^ 

f;0 ordmò che si lavassero, tosto venuti iii 
uce, col più gagliardo vino ch^ si trovas*. 
se 9 per fortificarli ; al che fa buonissimo 
ef&tto il greco e la malvagia^ il vino di. 
Cipri 9 e tutti i più grandi • 



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287 

TAVOLA 

V 

delle cose più notabili^ 
che si conteogono nel presente Trattato. 



jtL hrosdno vitigno e suo valore e 

lode 224 

Aceto come si possa fare di subito 2o5 

Come di rosso tomi bianco 168 169 

Come senza vino 2Q7 

Come di vin guasto 208- 

Aceto s' inforza o per natura o per 

arte 2o3 

Aceto rosato come si faccia perfetto 209 
Acqua se sia mescolat,a col vino come 

si conosca 192 

Acqua di fi&ri di lambrusche^ e sua 

proprietà 22(6 

Acqua arzente si fa di vin cercone 188 



Acquetta aUk Ramanetcaoùme si^fii^è^'^^ 

eia ,:"-.> \i5r 

'Aere^qiude ^omien che siati gt&mo^ \ - 

che si pianta 8q 

Agostine we .- *. . A. vj^^j* 

Appesto come si faccia in parf >nM^^ 2n 
Agticùltore ^jìm ^cum "d^' primieréi^^'^ ^ 

mente as^re intorno aUe viti * - iBj 
Alberi recipienti per le viti in luoghi ^^ 

rUev€iti . ^\ 

Quanto debba per tale effetto alziP- 

re il loro pedano '^ ^ ^% 

Come si debbano piantare 83 

Amabile vino come si faccia x*4fl 

Angela uva , e sua perfezione : >2r2Qu 

Annestare a capogattù 112 ii3 

Ansoria uva zzo 

Assaggiare i 9ini di che tempo sìa 

meglio jgi 

Assenxia come si adoperi per dar sa^ 

pore al 'vino \ 180 

Skuxo variamente creduto nwerttor. del* ^ 

le^uiti r .. /3a 

Fu dopo Noè per molti secali ' :: 3o 
Bmia come si possa far nascere jn % 3 
, igrappolidsi^tà)e: :. v ^-. ijjjr 

Mtaiarossa twa ^ e ^ua qualità ^. : \ 220^ 
Barbatelle di viti^i^mada d^fatie^ a^,:,y:^\J 
toccare facihnesUé .0 0^ ^£8^ 

^ £!o/7ia si cavino dalle ixUi Mtff. o n v> rj^ 



\ ' piante ' :> 80 

Bergch^^m^ijiial Mii%àj^^^iiuca^ & ■sua^"-i'\ 
qualità ^ 22t 

£ot$i di qual legname cofnodamende \ 

Nu^eboame si^ purghino per empierle 2ob 
i ^ementi\^come si ristagnino 200 

jBron^à^i^^ e iprQ acconcime * 78 

£f fuchi come si spengano facìlmen-^ 

te. > . - 107 

Bjucioli de nocciuoU .conferiscono a 

tutd i vini ■' . 177 

Brumeste uve zzz. 

Buriane uve zz\ 

'-^ • . C • . ^ ' - . 

:• . ' ' ' ' . • 

Canna è ptdo disutile per le viti 8S 

Capo delìù vite ^ quale sia il verace- io3 
Capo da lasciarsi in potando quando 

è fra le due braccia della ¥ite joS 
Capogatto nella vite quando si usi ii3 
Castiglione uve 223 

Cenere di sermenti^ e sua proprietà 3o 
Cerchf per le èotti . , . sct^ 

Gercone , come si impedisca che^ non^ 

V : corrompa H vino % 1B8 

Ceseneù w/e . i . ^ ^iax j 

Gftiare per rischiarare d vin bianco -^igS 
Ciriegiuole iwe\ e hr» proprietà v ^ àtfZ\ 
Ciriegio^ che produca uve '-^ ' ia5H 

Claretti o ciriegiuoW aiia'PtViìwese^f^^ 

; 7 come si. frodano .169 



^ B40 



Concimi {fuaU sicno pia proJktevoU ^ 

le viti 107 

Congelare per CQnòscere le ^ualkA 

dé^ P^ini 194 

Garbine ìwe^ e lor qualità zzo 

Corse lA^e zzi 

Cristofano Zjomberti nominato . , sdj 
Cucicido erba iSy 

Cuscuta erba . , idrf 

D 

Dii^elti piantati anzi a fosse f cks ^ 

X uccia fruttificano meglio 38 

co/ne si /accia 53 54 

Duracine wa^ e sua proprietà zza 

E 

• - • • , - 
Erbe medicinali e odorifere i)ome a^nt- ^ . 
feriscano il valore e odor loro 
a vini ^ 161 162 

F 

Fatturare i vini per rischiararli e dar 

loro vigore .167 

Fichi non sono da piantarsi nelle fos^ 

se delle Diti ^ e per qual cagione 62 
Fogne utilissime alle viti 5i 

Formelle per le viti^ oome s^ umettino 60 
Fosse per porre magliuoli di qual lor- 

ghezza e profondità . ■ &7 61 



\ 



•41 
Formichai le fuali umpe^fano le vif- 

ti ^ come si spengano 104 io5 

Fuoco de sermenii di yiie 3o 

G 

Galletta wa^ e sua bontà 219 

GaUazzone wa^ e sua qualità zzo 

Oermani popoli ebbero le Mii e gli 

uli^i dopo ^Italiani 3i 

Gerusalemme m^e^ e loro proprietà 211 
Ghiande come giovino alle viti ji 

Giorni per ciascun mese prosati /elici 

o no per piantar viti o arbori 46 
Govemime quale è richiesto dd ma^ 

gliuoli jS 

Grappoli d^uve come si possano far 

nascere colla barba i3j 

GroppeUa uva é/ual sia :^^o 

Grosse y odi tre volte Vf/e 9 e loro pro^ 

prietà 220 



Jivia^tardire i frutd come si pos^ 

sano 124 

Imbottare i vini se sia meglio innanzi^ 
o dopo che hanno ben bollito si^ 
tini 167 

Innestare a capogatto Ì2S 126 

Innestare a gemma izQ^ 127 

Innestare a occhio 128 

Soderini Colt, delle Viti 16 



Innesto da ^ual banda della s4le si 

debba collocare izj 

Insetar le viti in qual tempo sia me- 
glio 114 

Inseto in qual parte della vite sia da 

farsi ii5 

Jnseto a marze come si accoìfMfdi^ 116 
Ippocrasso come si faccia y e qui^uio 

s'usi 214 

Irene m^a qual sia » e sua proprietà zz3 



Lagrima nno ^ come si faccia 172 

Lagrimazione sos^erdna delle wti co^ 

me facilmente si stagni 104 

Labrusche o lanArusche u^e , e loro 

proprietà z^ 226 

Laii^oro delle viti con quanta 'diHg&%za 

si debba procurare .45 

Legami delle viti di che sia Umilio 

a farli 108 

Lìbero fu dopo Noè molti secoli 3o 

Lodi della vite - 3o 291 

Lugliola w^a^ e sua qualità zzi 

Luna deve essere osservata in piantar 

le viti e i frutti , e perchè 48 

Per qual cagione sm detta cresiugr^ 

o scemare 43 44 

Come si osservino i suoi quarti 44 

Come si OsS servi essa in pptando 100 
' Jn qud. Pianeti debba essere tì//br- 

che vendemmiasi 189 



243 

Come^^ debh^.cfiser^ per siendemnda- . 

re - > -. . _, 145 

MagUuoU si coUoQono nelle fosse in 

: , varie fogge 38 

. \QuaH esser debbano , e (Tonde sùao 

catì 38 

, Subito staccati non è bene piantarli 3g 
Come lungamente si conservino per 

trasportargli in lontani paesi 39 

Quando sia tempo il più acconcio per 
piantargli , e quando per istuC' 
cargli » . . 67 

Poco riUeva se J%on hanno del vec- 
chio 47 
Senza il vecchio si deono mettere 

n^ divelti 55 

Come si pongano ne* divelti men- 
tre si fanno 55 
Come si deono governare il prima 
€mno 9 come il secondo^ ed il ter- 
zo appresso 5g 60 
Non patiscono seme alcuno semina- , 
to in fra di loro » se non alcuni 
pochi 66 
Lor governimo v 75 
Come si pongarÉo nel semenza/o 78 
Mahaglay dove ^ e come nasca 3x 
Mammolo u^a^ e. sua bontà 219 
Maraviglie uve , e loro proprietà 219 
Marze per annestare di ijuàl tempp ^i 

colgano 126 127 



\ 



H4 

Marziminò un^a^ e sua ^fuàlità aig 

Maturità delT u/^e quando sia in per* 

fezione^ e come si conosca 140 

Mezziminerali per conserva de^ vini 

sono di mal effetto igS 

Morgiana m^a^ e sua bontà 2a3 

Moro che produce u\^ ^ ^f25 

Moscadelle uve di piti sortì 218 

Mostaja uva^ e sua bontà 21 g 

Mostarda come si faccia in varie guise I14 
Mostarda di coccole di mortella 21 5 

Muffa o altri mahàgi odori come si 

tolgano via 'dalle botti. ' i^ 

Muffa come si tolga via dal vino ' 198 
Mulsò vino come si faccia 178 

N • 

NocduóR che fimno vermini » i quali ' 

consumano le viti 84 

Noè ihventor della vite fu molto pH^ ' 

ma che Libero So 

O 

Occidente nocevole alle viti 35 

Odore di moscatello come si posM - 

dare al vino jSÌ 

Odori malvagi conte' si levino al PiHù^ x85 
Oriente ne^ vcfesi temperati javotwolé 

alle viti 35 

Orzese wa olÈimu per far vino 219 



i4à 



Palare le viti di che tempo sia me- 

glia 84 

Pali di qual legname sieno TìUglipri $4 
Palo di ferro voto dentro 9 ottimo strur 
_ mento per porre magliuoli ne^ di- 
velti 69 

Palomhina uva^ e sua qualità^ pro- 
prietà e bontà 2i3 
Paradisa uva^ e sua perfezione ^2Ig 
Passerine di Coranto uve^ e loro prò- 

prietà 223 

Pergola come acconciamente e pre^ 

sto si possa aliare 96 

Pergolese uva , e sua proprietà zzo 

Pesche senza noccioli i33 

Pesco come si acconci perchè frutti^ 

fichi insieme col ciriegio i35 

Pettinilo erba a che serve fra P altre i37 
Piantare magliuoli in varie fog^ 

. g^ , , 69 e ségg^ 

Piante traportate di lontani paesi so* 
gliono tralignare nella seconda 
stirpe 32 

Pizzellute uve zzx 

Potare alla Francese 87 

Potagione {piando sia in tempo 84 97 
Potar bene , e quello che per ciò fa- 

re convenga 98 

Potator mancino fa goffa potatura iQi 



\ 

\ 



V 



Premici uve 1t^ 

Propagarli si /anno in varie forme tati e seg. 

dome si facciano di viti i^ecchie ^ sti 

. Di qiuU tempo si facciano xti 

Come si possano annestare it^ 

Come si annestino a capogatto zìi xi% 



R 



* » < • - . 



Kaffone wa^ e sua bontà 223 

Ramo scosceso iti potane » cònie si 

rappicchi " ' tK& 

Ranno di cenere di Vite a che è 

buono 3o 

Raspati fatti in varj modi lyS e segg. 
Raspato senza vin vecchio come si 

faccia tyS 

Raspi di abrostini^ e loro proprie-^ 

tà lyi 176 

Razzese vino^ e amabile^ in che sten 

differenti 141 

Rinaldesca uva ^ e sua qualità '" 219 

Rincappellare i vini come e quando 

si usi ' 202 

Rosmarino come si adopri per dare 

sostanti e sapore al vino 180 



Saettolare le viti non è sempre bene q5 
Sale quanto se ne dia per conservar 

T agresto 212 2i3 



J47 

Salvia per date sostanza e sapore al 

nno i8o 

SangioveSo twa , e sita bontà per prò- 

dur vino ziQ zzi 

Sancolombana uva f e sua peTfeùo^ 

ne, 216 217 219 22; 

Sanmartino di Spagna iwa 22 < 

Sapa come si faccia 214 

Sapore di moscadello come si possa 

dare al vino i83 

Sassi richiesti fra le barbe delle viti 32 5 1 

Schias^e nere uve^ e loro qualità , 220 

Secco come si tolga dal vino 187 

Sedili di tini e botti non deono esser 

murati 144 

Seme alcuno non si patisca seminato 

tra! magliuoli 6Q 

Semenzai di magliuoli^ come^ dove e 
quando si pongano e governi^ 
no 78 74 78 

Seneca quanto studio ponesse^ e quaip- 
ta utilità traesse in coltivare una 
sua vigna 4$ 

Sermenti spuntati alle viti fanno mar 

turar V uve pia tardi 148 

Sito della vigna a qual parte debba es- 

sere esposto 35 

Sito ove si pianta il magliuolo^ de- 
ve esser sinngUante al sito d^onde 
si stacca 87 

Sugo di mosto f. e jnodo d^ farlo 2i3 



t4» 



Taeckie e trucioli di noccluola rkcAù^^ 

rana i i^ini t^ 

Tmnf0 come si tolga al vino i85 

Teriaca come dia per le pìU sapore ' 
o odore aW u^e tZ% 

Terra^ e sua (fualieà per piantmvi le 

viti 33 

Terreni a ifual segno si ctmosearw 

amare o rifiutare le viti 5o 

Tinaje dove e come sieno da accomo- 
darsi x4S 
di qual legname o forma si fac- 
ciano ^oi 

Tramontana noòevole molto alle i^ 

e iC siti che le sono esposti 35 

Trebbiano^ a altro vin bianco^ ctmse 
si conservi lungamente manomet* 

Trebbiano uya^ e sua bontà zzi 

Trivella gallica ^ quale si converga 

essere^ e suo uso 124 

Turchi piantano le viti solamente per 

cibarsi delF m^e 3f 



Varano uva^ e sua bontà zzi 

K(^i pet la vendemmia , come e do^ 

ve si deono accomodare 143 



V 



249 
Vasi piccoli comervano meglio il ror 

spato 17^ 

UboUma che fruUo sia 227 

y'er^tsckia ii^a 221 

Vermi che tempestano le vid » come 

si spengano 104 io5 

Vermini de* paU che fanno seccare 

le viti 84 

Vernaccia ìHM ^ e ^pèoi sia 221 

Vernaccia vino fatto delV uva bergo iSg 
Vigna vecchia e^tmsm^dataj come si 

riduca a suo segno g4 

Vinacce , dicono , eSa ^ùvano alle fth 

^ dici de* magliuoli ^ 78 

Vino pia celebrato qual sta 3i 

È proibito a* Turchi dalla legge 

Maomettana Si 

Come si possa ricoglierne molta\ 

ma cattivo , e poco , ma buono ' 66 
Creduto i^enir debole talvolta per 
difetto della Luna 148 

.Come si faccia riuscir fnecante 14 

Come si faccia d'acini i5i 

Come si faccia divenir dolce fatto 

coir acqua i55 

Come dolce e frizzante i55 

In qual modo si faccia mantenere il 

dolce tutto r anno i56 

Come si faccia diverdr bianco » trat- 
to che sia d^uve nere * iSy 
Come si faccia dolce in varie fbg* 



V 



i6o 

Cóme odorìfera j e co^a vittU^ je{t 

i^arìe sorte d* erbe iSg^s se^ 

Come ili bianco di^en^ rpsiSQ, , , 164 
Quale e quando si cuoca i65 

Come si renda gemile ^, odorifero e, 

saporito . ^66 

Come si faccia di nuovo, tqì:n^r^ 

qual è il specchio , ^ 166 

Come si fatturi per dargli chiarezza 

e {rigore - ^^7 

Come si faccia il vin passo .^M^ 

Come il moscatello 171 

Come la lagrima ^7^ 

Come quello per gli ammalati ^ 7^ 

' Come il mulso i^yS 

Come quello d^ a&senùo » di rosma- 
• rino e di sahia 180 

Come quello che sia dolce per na^ 

tura .181 

Come si faccia il vino bianco j8z 

Di qual tempo porti maggior risi- 
co di guastarsi ^-7- 187 
Come si sanifichi nel pigliar la pun- 
ta 187 4? segg. 
Quale e quando sia da tramutar- 
si 191 19:8 
Da quai segni si prendano conget- \ 

ture della sua bontà e tristizia 194 

Come si faccia e si conservi il. 

Francese 1 9^ 

Vinaccia stretta ^oa 

Vinacciuoli 20 3 

Vinoso uva ZZZ 



I 



^ 



Visciòlato come ti faccia ' 2x3 

f^fte lodata i ^ ^j^ 3o 

P^i perchè amino il sasso ^ € di ^ual' 

grossezza V amino 3a 

Dove sènza palo si reggano 36 37 

Vogliono essere poste con altre viH 64 
Onde astiene ohe spesso infruttifere 

riescano 68 

Come si governino le poste aite so^ 

pra alberi o bronconi 81 

Quando per necessità si pongono so^ 

pra gli uUvi 9 come al disagio di 
' queUe si provvede 82 

Come sieno da a^iarsh^ perchè si 

reggano senza palo 86 

Intaccate sotto in lavorando come 

si deono curare • 88 

Inferme per varj accidenti , come si 

curino 89 

Sterili come si fecondino 89 

Se se ne vadano in rigoglio 9 come 

questo si scemi 90 

Se seccano V uve » come si deono 

correggere 90 

Snelle marciscano y o se ne vadano ' 

in pampani f come e quando si 

spampanino 9^ 9^ 

Come e quando si dibruschino 91 

Vecchie e trasandate^ come si rinr 

novellino ^2 

Come si traspiantino 9^ 

(Quando non vogliono essere saet- 

tolate 95 



• <" 



Quando si potino g} 

Non sono da ùraxsinarsi quando 

gela 100 

Come si scompartiscano su gli 0/^ 

beri .102 

Quando non tengono - né faglie né 

frutto^ cernie si medichino fof 

E quando lagrimano soverchia 104 

Come si facciano produrre grappoli 

di varie sorti e colori i3o 

Come si mantengano lungamente 97 
Voltoline uve 220 

Uva senza acini i3i 

Uva gloria^ o mela 221 

Uve fresche per tre anni 227 

Come si conservino lungamente sul' 

le viti 227 

Quali bastino ben lungamente f re- 

sche 22a 

Di quante ragioni sieno 210 

Come si conoscano quandi elle son 

mature 140 

Spiccate dalle viti » come si conser- 
vino 229 
Uve higliole come si possano far pro- 
durre nuovo frutto i34 
Uve d* oro quali sieno 222 
Uve che empiano e si ^^puiturino in 

un fosco ^29 

Uve secche come si acconcino e si 

conservino 229 

Uve bianche come divengano nere <35 



V ^^ 



Zappare là sHèi , di che tempo si fìuy 

eia più acconciamente 76 

Zuccùja uva , e sua qualità iig 

Zibibbo uva , e^sua proprietà zzo 



tl^*im»lmmmmi0immi0mmmmmmmmiÉÌim 



EEROEI CaAABZKffln* 



Fftg. 3o lin. 3r A si 

ii3 20 progaggim pr 

182 i5 giusti gasd 



/ 



V - -, 



Torni alla tigna sua, non ls Aa ihgiuto 

Dbl prezioso TIN GH* EI N*HA RIGOLTO,^ 

Alam. Colt. LA. ut. 



VETTORI. 



BJLEOJU 



CORRlZIOm 



P. 4 1. 3 retundo 

36 2 sue 

44 t% govare 

So Aimot. I I. 4 in 

79 !• 5 gran<Ja 

83 2f colte né rubate 
to4 Annot. i 1. 3 Teramus 
121 Annot, r L 4 imm^geri 
125 L i5 molta 
t32 26 sighifichi 
i€2 Annot I L S muUus 
170 1. S r iiUre 



rotando 

due 

giovare 

un 

grande 

colto nè^ rubato 

Te ramus 

immergere 

molto 

significhi 

multai 

ulive